Uriatinon

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sabato, 05 settembre 2009

8 SETTEMBRE 2009: FESTA SANTA MARIA DI KALENA (A PESCHICI) CON TUTTE LE ASSOCIAZIONI DEL GARGANO

ASSOCIAZIONISMO ATTIVO
FOR KALENA

Associazioni culturali del Gargano e del Salento (Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo - Lecce)
 Piero Giannini legge le sue liriche dedicate a Kalena (foto Domenico Martino)


Le Associazioni garganiche si incontreranno martedì 8 settembre a Peschici per rinnovare proponimenti e comunione d’intenti, cogliendo l’occasione della annuale festività religiosa dedicata alla Madonna di Calena, il cui simulacro (conservato durante l’anno dai privati proprietari dell’antico cenobio benedettino e restaurata di recente) verrà esposto per la manifestazione religiosa, culmine della festa un tempo molto più sentita di oggi.

La scelta è caduta sul sito che sorge nella piana di Peschici, da cui dista un paio di chilometri, per lo stato di degrado in cui versa da sempre il monumento, ma anche per il recente crollo (giugno scorso) del tetto in legno dell’abside. Incuria e abbandono che stanno gradualmente distruggendo l’unica testimonianza-matrice della nascita e crescita della cittadina garganica.

Si vuole, in pratica, porre sotto una colossale lente d’ingrandimento la fine ingloriosa di un manufatto-masseria fortificata-cenobio benedettino, che ha conosciuto secoli di gloria, potenza e ricchezze, secondo solo all’Abazia di Montecassino e al pari della consorella tremitese. E con Calena, ciascuno dei monumenti a rilevanza storico-culturale che sul Gargano stanno rischiando la stessa fine (Santa Barbara a Rodi Garganico, Sant’Anna a Carpino e Grotta Paglicci a Rignano Garganico) o l’hanno già subita (Monte Sacro a Mattinata), tanto per citarne qualcuno.

Di seguito il programma di massima che attende i partecipanti l’8 settembre:

ore 17 - incontro di benvenuto presso l’Abazia di Kalena (diffusione di volantini su stato di degrado e importanza storica del millenario monumento [872 d.C.]. Opera di sensibilizzazione a turisti e cittadini garganici). Seguiranno le consuete manifestazioni legate alla festa e al culto religioso;

ore 19.30 - incontro e dibattito dell’Associazionismo in Villa Comunale e discussione secondo il seguente ordine del giorno: 1. lo stato di degrado e di abbandono fisico e istituzionale-finanziario di monumenti a rilevanza storico-culturale (Grotta Paglicci, Kàlena, etc); 2. i Sistemi Turistici Territoriali e i Sistemi Turistici di Prodotto del Gargano affinché le professionalità garganiche possano esprimere le loro potenzialità; Gargano e Legalità: presentazione di un documento d’intesa dell’Associazionismo; 3. realizzazione di un documento d’intesa delle Associazioni garganiche che prenderanno parte all’evento per suggerire e favorire una politica intercomunale e di sviluppo del territorio rivolta agli enti locali preposti; 4. presentazione forum realizzato dall’associazione Argod e richiesta mail delle associazioni per invio password di accesso.


PIERO GIANNINI

http://www.puntodistella.it


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In occasione della festa della Madonna di Càlena che cade l’8 settembre, ricordiamo la storia e le leggende della nostra millenaria abbazia, oggi sgarrupata



LA FESTA DELLA MADONNA DI KALENA

Fino ad una ventina di anni fa questa ricorrenza si festeggiava ancora. Non era festa grande, ma tutti, grandi e piccoli, si recavano alla spicciolata, il pomeriggio dell'8 settembre, all'abbazia di Càlena, a solo un chilometro da Peschici.

La gioia grande era dei maschietti che potevano finalmente sfoggiare la loro ròcile (si applicava una rotellina all'estremità di una mazza di scopa che, appoggiata alla spalla del bimbo, veniva tenuta con due mani con una mazza sistemata a forma di croce ). Tra schiamazzi, rumori di ròcile e qualche chiacchierata, si arrivava nella chiesa della Madonna delle Grazie, adiacente l'abbazia che, essendo di privati, per l’occasione veniva fatta trovare aperta.

La chiesa, senza tetto, caduto dal 1943, aveva ed ha un grande fascino sia sui grandi che sui piccoli; sono infatti tante le leggende che si raccontano al luogo ed ai briganti che, si dice, soggiornassero qui al tempo del brigantaggio.

Si visitava l’abbazia, c'era chi pregava, chi batteva un grosso sasso situato in una per sentire poi l'eco (secondo una leggenda i passi dei cavalli dei briganti), chi beveva l'acqua freschissima del pozzo più profondo di Peschici, antistante la chiesa e al centro del recinto e poi tutti nel boschetto a schiacciare noci con i sassi: la tradizione voleva che si mangiassero le noci nuove, ancora annerite perché troppo fresche.

I bambini portavano le loro noci legate in un fazzoletto ed appese al bracciolo della ròcile, gli adulti invece in fagotti (í chimmogghe) ricavati da strofinacci tessuti al telaio.

Sempre alla spicciolata, si faceva ritorno verso il tramonto, un po' incuriositi ed impauriti dalle leggende, legate al luogo, che i grandi raccontavano mentre si visitava l'abbazia.

Una delle leggende che ancora si ricorda è legata al cunicolo che, partendo dalla chiesa, arrivava sulla spiaggia del Jalillo, ottima via d'uscita in caso di pericolo! Ci si trovava direttamente in mare, dove era attraccata una barca sempre pronta per la fuga. Tornando ai ricordi, tale cunicolo non è mai stato attraversato, perché lo impedirebbe una maledizione: si racconta di gente venuta da fuori per tentare l'impresa, che ha lasciato la vita proprio in quel cunicolo, dove “ci sta a bruttabestie” che scoraggia ogni iniziativa.


Ancora un'altra leggenda è legata al periodo del brigantaggio: i peschiciani erano terrorizzati dalla presenza dei briganti, tanto che all'imbrunire chiudevano le due porte del paese (la Porta di Basso e la Porta del Ponte). Gli uomini che, per forza di cose, dovevano recarsi necessariamente in campagna, venivano derubati dai briganti di qualunque cosa; persino del tozzo di pane, pranzo del mezzogiorno.

La leggenda vuole che anche i briganti soggiornassero nel pressi di Càlena; chissà quante volte il cunicolo avrà ridato loro la libertà! Si dice che lì nascondessero il bottino delle loro razzie: si parla di un tesoro che molti, per anni, hanno cercato senza successo.

ANGELA CAMPANILE

Tratto da "Peschici nei ricordi", II volume Collana “I luoghi della memoria” del Centro Studi Martella, Grenzi editore, Foggia, 2000, pp. 65-66




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KALENA, CONOSCIAMOLA!


L'abbazia di Santa Maria di Càlena, sita in agro di Peschici, è da annoverare fra le più antiche d'Italia. Sarebbe stata eretta nell'872. Probabilmente vi fu una prima presenza di monaci basiliani. Un edificio sacro esisteva nel XI secolo, come testimonia un atto di donazione del 1023: il vescovo di Siponto donò «l'ecclesia deserta in loco qui vocatur C(K)àlena, cuius vocabulum est sancta Maria» all'abbazia di Tremiti, fornendo tutte le necessarie pertinenze: un orto, una vigna, dei terreni da coltivare che permettessero ai monaci benedettini di poter vivere senza problemi, trasferendosi in terraferma.

Nel 1058 il cenobio divenne una potente abbazia. Via via che papi ed imperatori le concedevano ricchi privilegi, i suoi beni si estesero oltre l'area garganica fino a Campomarino e a Canne. L'abbazia di Monte Sacro, presso Mattinata, era una di queste ricche dépendances, ed ebbe un secolare contenzioso con la casa-madre, che non voleva concederle assolutamente l'autonomia. Per rendersi conto dell'entità del prestigio di Santa Maria di Càlena, basta ricordare che nel 1420, quando era già in declino, i beni in suo possesso consistevano in circa trenta chiese del Gargano Nord, con relative pertinenze di mulini, case, terre, oliveti, diritti di pesca sul Varano e diritti feudali sulla città di Peschici e sul Casale di Imbuti.

Contesa dai potenti monasteri di Tremiti e Montecassino, essa riuscì a restare indipendente fino al 1445, quando fu inglobata definitivamente a Tremiti, sotto i Canonici Lateranensi. E' certo che l'abbazia di Santa Maria di Càlena accolse molti pellegrini, famosi e non, che sbarcavano sui litorali del Gargano Nord per recarsi al Monte dell'Angelo. I redditi derivanti dalle numerose donazioni dei fedeli le servirono indubbiamente per assolvere degnamente questa funzione di ospitalità.

Giuseppe Martella, citando l'abate Benedicto Cochorella (che nel 1508 scrisse una "Cronaca Istoriale di Tremiti"), afferma che l'abbazia si rese importante e ricca per concessioni e privilegi di principi, papi, imperatori e fedeli. Questi, per recarsi alla miracolosa grotta dell'Arcangelo S. Michele, facevano lungo il cammino la prima tappa a Càlena e dopo presso i Santuari siti nella montagna garganica. I monaci benedettini coltivavano, in un esteso orto botanico, innumerevoli varietà di erbe officinali proprio per curare i pellegrini bisognosi di cure e di ristoro.

La presenza di pellegrini stranieri all'abbazia di Santa Maria di Càlena è documentata dai resti delle sue fabbriche conventuali, visibili a tutti ancora oggi. Critici e storici dell'arte come Emile Bertaux hanno analizzato, nelle loro pubblicazioni, le due chiese presenti nel complesso badiale: presentano rare ed interessanti tipologie di architettura pugliese, europea ed extraeuropea. Se la prima chiesa dell'abbazia si inserisce infatti nel solco di un'originale tradizione costruttiva pugliese, quella delle cupole in asse, la più recente seconda chiesa, che si addossa all'edificio più antico, fu costruita con soluzioni architettoniche di vasta circolazione europea ed extraeuropea da quelle maestranze itineranti di scalpellini, di origine borgognona, che percorrevano nei due sensi, con il traffico di pellegrini e crociati verso la Terrasanta, la 'Via Francigena'..

Giuseppe Martella, in "Peschici illustrata", citando un documento del 1275 (un privilegio con cui Carlo I d'Angiò concede a suo fratello, il re di Francia Luigi IX, del legname tagliato nei boschi garganici) rileva che soltanto due porti dell'Adriatico erano adibiti per l'imbarco di legname per la Francia: quello di Manfredonia e quello di Peschici. Questo interessante dato lo autorizza ad affermare che 'a Peschici a quel tempo esistevano delle strutture portuali che evidentemente erano ben note, se non paragonabili a quelle sipontine, tuttavia valide e attrezzate per imbarchi di materiali... Differentemente il porto di Peschici non sarebbe stato citato nel documento angioino'.

Lungo l'itinerario 'classico' della Via Sacra dei Longobardi vi era la cella della Santissima Trinità di Monte Sacro, nei pressi di Mattinata, che appartenne all'abbazia di Càlena dal 1058 fino al 1198. Secondo Adriana Pepe, è proprio nel quadro dei rapporti con il santuario del Monte Gargano, che il possesso della Santissima Trinità di Monte Sacro assunse un particolare interesse per i monaci benedettini calenensi. Una lunga e difficile contesa nel corso del XII secolo (1127-1198) oppose l'abbazia alla sua antica 'cella', che si era resa, di fatto, indipendente (Prencipe, 1951, pp. 43-49). Oggi Monte Sacro risulta molto decentrata, rispetto alle altre pertinenze di Santa Maria di Càlena, ma un tempo non era così. La Alvisi, con il sussidio della fotografia aerea, ha individuato una fitta rete di strade mulattiere che, sin dall'antichità, collegavano i centri abitati della costa settentrionale al porto di Siponto, e il cui utilizzo dovette intensificarsi con lo sviluppo del Santuario di Monte Sant'Angelo.

Intorno a Càlena, luogo-simbolo dell'immaginario collettivo di Peschici, non mancano suggestioni e leggende Dall'abbazia, un camminamento sotterraneo portava alla 'caletta' del Jalillo: serviva ai frati per sfuggire alle frequenti scorribande saracene. Da un'acquasantiera, posta in fondo alla navata sinistra della chiesa nuova, giungerebbe il rumore della risacca marina. Si racconta anche di un antico tesoro di Barbarossa. Forse, era l'ammiraglio turco Khair ed-Din, attendente di Solimano I, che assediò Tremiti. Una leggenda popolare narra che Federico Barbarossa, in cammino verso la grotta dell'Angelo, vi fece una sosta dolorosa: seppellì nella cripta la sua figlia prediletta, ammalatasi durante il viaggio. Le pose, come singolare cuscino, un vitello d'oro.
Questo tesoro prezioso gli abitanti di Peschici lo hanno cercato invano, dimenticandosi che è in piena luce, sotto i loro occhi...


TERESA MARIA RAUZINO


ABBAZIA DI CALENA (Peschici-FG)

Portale murato abbazia di Càlena (Peschici-FG)

L'abbazia di Kàlena oscurata dal recinto e dagli alberi ha perso la vision di una volta (foto Teresa M. Rauzino)


Plein air Chiesa nuova Càlena (foto Teresa Maria Rauzino)

Particolare abbazia Kàlena




Una testimonial per Kàlena: Stefania Presutto
Abbazia di Càlena (foto Domenico Martino)
FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE “Salviamo Kalena!”:

http://www.ipetitions.com/petition/kalena/


Il Promo dell'iniziativa è su You Tube : "SALVIAMO KALENA, petizione online" a cura di Giuseppe Bruno:

http://www.youtube.com/watch?v=xotDIBbBh0g

il TG3 su Kalena:

http://www.youtube.com/watch?v=-aRDpLHpb5M&feature=channel_page

postato da URIATINON alle ore 00:41 | link | commenti
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martedì, 07 luglio 2009

 

UNA FIRMA ON LINE PER KALENA!

A Peschici (FG) l'abbazia di Santa Maria di Kàlena, una delle più antiche d'Italia, sta crollando nell'indifferenza generale. Aiutaci a salvarla!
 
FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE:
www.ipetitions.com/petition/kalena



Promo di Giuseppe Bruno:
www.youtube.com/watch?v=xotDIBbBh0g

FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE:
www.ipetitions.com/petition/kalena


RASSEGNA STAMPA 5 luglio 2009
Kalena. Il risveglio della soprintendenza di Bari

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RASSEGNA STAMPA 7 luglio 2009

 

L'ATTACCO SU KALENA

 

 

 attacco 7 luglio 2009 su Kalena

 

 

 

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 LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO SU KALENA

 

PESCHICI RIPRISTINARE LE PARTI CROLLATE

 

 La sovrintendenza ai beni culturali dà un ultimatum

Intimazione a compiere i lavori ai proprietari dell’abbazia di Kalena

 

PESCHICI. Alla famiglia Martucci, proprietaria dell'abbazia di Kalena, l'ingiunzione di procedere agli interventi necessari per la messa in sicurezza del monumentale complesso benettino.Ad intimare una sorta di "ultimanum", il Soprintendente ad interim, Attilio Maurano, del Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia.Entro meno di un mese, i proprietari dell'ex abbazia, Vincenzo, Francesco, Maria e Anna Elisabetta Martucci dovranno provvedere all'esecuzione di una serie di lavori riguardanti, nel dettaglio, la realizzazione di strutture provvisionali, nelle zone interessate dal crollo; puntellatura dell’arcata trasversale che delimita l’area presbiteriale dalla navata; realizzazione di copertura provvisoria in lamiera di ferro zincata da collegare alle strutture provvisionali.Il Soprintendente, nello stesso momento, ricorda ai proprietari che "qualora non adempiano questo Ufficio procederà agli ulteriori provvedimenti previsti dalla vigente normativa".In poche parole, se i proprietari non dovessero procedere effettuare i lavori necessari, sarà il Comune che dovrà procedere con proprie risorse, salvo, poi, imporre agli eredi Martucci, l'addebito di ogni spesa. Il crollo della residuale copertura nella zona absidale della Chiesa di Santa Maria annessa all’abbazia, risale a poco meno di un mese fa, scoperto casualmente durante la cerimonia "Un drappo bianco a Kàlena per la libertà di Aung San Suu Kyi" (Premio Nobel per la Pace 1991, Premio Internazionale Torre di Belloluogo 2009), nella ricorrenza del suo 64 compleanno, organizzata da Carla De Nunzio, presidente dell'Associazione" Ideale osservatorio" Torre dì Belloluogo (Lecce) e Teresa Maria Rauzino, presidente del Centro studi "Giuseppe Martella" di Peschici. 

A settembre dello scorso anno venne stipulata tra l'Amministrazione comunale e la famiglia Martucci una convenzione quarantennale, intesa che consente all'ente locale la piena disponibilità delle due chiese, o meglio, quello che resta, visto il preoccupante degrado che presentano.   Strano ma vero, a distanza di mesi, il Comune non ha neppure la possibilità di accerdervi perchè i propietari si tengono, ben strette, le chiavi.

L'atto del Soprintendente Maurano va accolto positivamente, ma resta il forte dubbio che  possa, ancora una volta, tradursi nell'ennesima bolla di sapone.

Infatti, già alcuni anni fa, nel 2003, la Soprintendenza regionale incaricò un suo responsabile (l’arch. Nunzio Tomaiuoli) a contattare i proprietari al fine di definire impegni per l'avvio dei lavori. 

A carico deli eredi Martucci dovevano essere eseguiti il risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso e successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio; consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale; impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali; ricomposizione e bloccaggio degli elementi lapidei dell’ambito sommatale della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo in cocciopesto di colore grigio; rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali (in rame) sul prospetto laterale (lato cortile) della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari, interventi di stilatura dei giunti dei conci lapidei lungo le sconnessioni della tessitura muraria; infine, bonifica dei vani della primitiva chiesa. 

 

 

FRANCO MASTROPAOLO

La Gazzetta del Mezzogiorno 7 luglio 2009

 

APPELLI SU KALENA DOPO IL CROLLO DEL TETTO ABSIDE:
postato da URIATINON alle ore 20:34 | link | commenti
categorie: salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa
domenica, 05 luglio 2009

Seduta straordinaria del Consiglio Comunale per salutare l’Arcivescovo che va via

Municipio di Peschici. Intervento dell'arcivescovo Domenico Umberto D'Ambrosio al Consiglio Comunale Straordinario del 24-06-2009 in suo onore.
(Foto Domenico Martino)

Un Consiglio Comunale straordinario per onorare la figura del figlio più illustre di Peschici, Monsignor Domenico D’Ambrosio, in partenza per la Diocesi di Lecce.
Un Consiglio che inevitabilmente si è trasformato in una seduta monotematica sul degrado inaccettabile di un monumento secolare. Quale? …. Ma l’abbazia di Kàlena, naturalmente…
“Un caso spinoso”, rimpallato da tutti senza che si arrivi alla parola fine. Un caso di ordinaria indifferenza che offusca l’immagine della Perla del Gargano e su cui l’Arcivescovo è intervenuto varie volte, da un decennio a questa parte, per sollecitare in modo “forte” l’attenzione delle Istituzioni di vario livello, oltre che della Cittadinanza tutta.
D’Ambrosio si è lanciato sempre, lancia in resta con noi del Centro Studi Martella, in tutte le battaglie per salvare l’abbazia. Una volta, quando fummo querelati insieme ai giornalisti Antonio del Vecchio, Franco Mastropaolo, Enrico Ciccarelli, per aver posto il caso Kalena all’attenzione dei lettori, l’Arcivescovo non ci lasciò soli: lanciò un provocatorio: «E mi autoquerelo anch’io!». Lo fece sulle colonne de ”La Grande Provincia”, che stava sostenendo attivamente la causa di Kalena, ospitando gli interventi delle Associazioni e dei maggiori intellettuali di Capitanata, a cominciare dal prof. Filippo Fiorentino, che inviò un articolo da Napoli, dal suggestivo titolo: "Càlena, sostanza delle cose sperate" e volle che la pagina fosse illustrata dallo "scatto" di un altro grande innamorato della nostra abbazia, il pittore Romano Conversano". Quasi un sogno, Kalena, vista dalla Grande Quercia...
Kàlena, Kàlena, Kàlena. Croce, più che delizia, di tutti noi… innamorati "pazzi" e crociati di Kàlena, come Enzo D'Amato, autore del primo dossier/denuncia: Kalena, un'agonia di pietra... che dette il nome al primo libro del Centro Studi Martella, curato da un'altra "pasionaria": Liana Bertoldi Lenoci.
Kalena, sempre Kalena... Lo aveva detto varie volte, Monsignor D’Ambrosio, che se ne andava con un sogno ... infranto da tante, troppe promesse!
Ecco perché il nome dell’abbazia è stato evocato in tutti gli interventi dei membri del Consiglieri comunali di Peschici. Quasi a chiedergli scusa di non essere stati all’altezza della situazione.
C’è chi ha evocato il nome di Kàlena per rimarcare i meriti dell’attuale amministrazione, che l’anno scorso ha firmato finalmente una convenzione con i "possessori" del Monumento, dopo tanti anni di rifiuti … ma soltanto per accedere ai fondi comunitari per il restauro. Fondi che non sono venuti, purtroppo, e che non si sa se verranno mai…
Ma non è più possibile stare inerti… tra cittadinanza dormiente e titubanze reverenziali verso la “Proprietà”.
Tra tutti, degno di rilievo, è emerso il fermo intento dell’assessore alla cultura, Leonardo Di Miscia, di risolvere il caso in modo drastico: «Visti gli ultimi episodi (il crollo del tetto, i lucchetti alle porte delle chiese, il degrado totale in cui versa il complesso abbadiale), l’unica via percorribile per un rapido intervento di risanamento e restauro è l’esproprio!».
Esproprio. Anche questa parola fu evocata in tanti convegni dalla passata amministrazione….
L’Arcivescovo l’ha sentita tante volte, questa parola, lanciata sui giornali e nei pubblici convegni dall’ex sindaco Franco Tavaglione, dal 1999 fino al 2008! Ecco perché, dopo aver pazientemente ascoltato tutti gli interventi in suo onore, e salutando tutti prima della sua partenza per la Diocesi di Lecce, ha caldamente raccomandato alla Cittadinanza e ai nuovi amministratori di Peschici:
«Kalena? Che dirvi? Non ho da aggiungere nulla a tutto quello che avete detto… però cercate di fare in modo che alle convenzioni, agli scritti, seguano i fatti… Kàlena non sia il chiodo fisso di alcuni “esaltati”, ma diventi veramente l’impegno per il recupero di una pagina di storia significativa, patrimonio di tutta la comunità. Questo impegno non c’è stato finora, bisogna dirlo! La stragrande maggioranza non se ne cura proprio di Kàlena… Se ci fosse stata una sensibilità comune, non si sarebbe arrivati a questo punto…».
D’Ambrosio promette che seguirà il caso anche da Lecce: «Ce la metterò tutta, continuerò a fare quello che posso, ve lo garantisco. Non scriverò più sui giornali perché ho parlato troppo e ho visto anche troppo… E qui apro e chiudo… »
«C’è stato un momento in cui mi sono impegnato io direttamente come vescovo, concordando una convenzione tra la Diocesi, che mi sembrava più logico, e la famiglia Martucci. Mi stava aiutando nella stesura il dr. Michele Di Bari ed eravamo arrivati a un punto buono… Sembrava che tutto potesse andare avanti ».
Il riferimento è a quando si era appena insediato a Manfredonia e riunì gli eredi Martucci per avviare un “comodato d’uso” che permettesse alla Diocesi di operare fattivamente per il restauro. Ma tutto si bloccò: ci fu una “chiusura” della famiglia…. Poi si sa com’è andata….
Soldi stanziati dal Governo e mai spesi …850mila euro perduti… Anni e anni in cui il rimpallo di competenze e responsabilità ha aggravato in modo intollerabile il degrado di Kàlena, fino al recente crollo del tetto dell’abside della Chiesa Nuova, e ai lucchetti e le catene alle porte… per non mostrare al mondo lo scempio…
La chiusa dell’Arcivescovo è un pacato j’accuse verso i “possessori”, di cui mette in dubbio la titolarità della proprietà: «Non è più tollerabile che un bene di tutti sia malmenato e maltrattato da pochi… ammesso che sia vero che il titolo di proprietà sia proprio quello giusto… I punti interrogativi ce li metto… sempre.... Adesso però la situazione è questa! ».
La chiosa finale è un invito a persistere nella rivendicazione del restauro e della fruibilità del più importante monumento di Peschici, non lasciando andare avanti da soli, a condurre la battaglia, soltanto pochi Don Chisciotte, perché i mulini a vento ce ne sono sempre stati tanti, e in futuro non cambierà nulla...
L’invito è all’attivo coinvolgimento di tutta Peschici: «Che sia veramente una battaglia combattuta da tutta la Comunità e non da pochi eroi, “innamorati” di Kàlena. Se si coinvolgerà la Comunità, siate pur certi che dei risultati si otterranno... Non demordete! Io sono con voi, non può essere che così…».


Teresa Maria Rauzino


L'articolo è stato pubblicato sul quotidiano "L'Attacco" 30 giugno 2009.
Abbazia di Kàlena (foto del pittore Romano Conversano)
Abbazia di Kàlena in agro di Peschici Foggia (foto Romano Conversano)
Abbazia di Kàlena in agro di Peschici Foggia (foto Romano Conversano)
Peschici Abbazia di Kalena.1999. Prima Visita ufficiale di monsignor Domenico D'Ambrosio a Kàlena con il prefetto di Foggia Gabriella Sorbilli Lasco e altri rappresentanti Istituzionali.
Li accoglie Francesco Martucci.
Municipio di Peschici. Consiglio Comunale straordinario in onore dell'arcivescovo Domenico Umberto D'Ambrosio.
(Foto by Domenico Martino -New Punto di stella)


Municipio di Peschici. Domenico Umberto D'Ambrosio mentre assiste al Consiglio Comunale Straordinario del 24-06-2009 in suo onore.(Foto by Domenico Martino -New Punto di stella)
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categorie: appelli, salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa
domenica, 05 luglio 2009

 

PESCHICI SOLLECITAZIONI ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE PERCHÈ ESPROPRI «CALENA»

 

 

Mancato recupero dell’abbazia le colpe della soprintendenza

 

 

 

 

 

 

   • PESCHICI. Si fanno sempre più pressanti le sollecitazioni al Comune di Peschici perchè predisponga gli atti amministrativi necessari al fine di procedere all'esproprio dell'ex complesso monastico di Calena, ubicato nella piana del centro garganico. Non si contano più, infatti, le prese di posizione di associazioni e cittadini perchè, in tempi brevissimi, considerata l'urgenza, possano essere avviati i lavori di recupero dell'ex abbazia benedettina: un monumento che è tutt'uno con la storia del Gargano a partire alla fine dell'anno mille.

   L'indice va anche puntato nei confronti della Soprintendenza regionale, che non ha mai imposto (effettivamente e non soltanto sulla carta) ai proprietari le opportune misure di «conservazione» previste dalla normativa sui beni culturali nonostante le sollecitazioni del ministero. Il sovrintendente incaricò il tecnico di zona a contattare i proprietari per concordare la data del sopralluogo e le modalità di presentazione degli atti progettuali. Sembrava che si fosse imboccata la via giusta. Infatti, a seguito di sopralluogo congiunto, gli eredi Martucci si impegnarono a predisporre gli atti progettuali volti al risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso; consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale; impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali; ricomposizione degli elementi lapidei ella vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo; rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali nel cortile della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari; bonifica dei vani della primitiva chiesa.

   C’era quindi ottimismo più che giustificato, visto che il soprintendente rassicurava il Ministero dicendo che «qualora i proprietari disattenderanno agli impegni assunti, questo ufficio procederà immediatamente all'esproprio». Fu anche quantificato il costo del restauro

   dell’intero complesso per una cifra di un milione e mezzo di euro.

   La realtà è che quell’ottimismo si è poi dimostrato infondato, visto che a distanza di anni di quelle promesse il risultato è ancora sotto gli occhi di tutti: il tempo sta consumando anche quel poco di credibilità che si deve avere nei confronti di chi, per dovere istituzionale, ha l'obbligo di far seguire alle parole i fatti. 

 

Franco Mastropaolo

La Gazzetta del mezzogiorno 4  Lug 2009

 

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categorie: salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa
sabato, 27 giugno 2009

UNA FIRMA PER KALENA!

A Peschici (FG) l'abbazia di Santa Maria di Kàlena, una delle più antiche d'Italia, sta crollando nell'indifferenza generale. Aiutaci a salvarla!

FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE:
www.ipetitions.com/petition/kalena

Promo di Giuseppe Bruno:
www.youtube.com/watch?v=xotDIBbBh0g

RASSEGNA STAMPA E APPELLI SU KALENA DOPO IL CROLLO DEL TETTO ABSIDE:

 

 

Pagina del quotidiano l'ATTACCO del 16 giugno 2009 che annuncia il crollo a Kalena

L'ATTACCO del 16 giugno 2009  annuncia il crollo a Kalena

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categorie: salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa
giovedì, 25 giugno 2009

FIRMATE E FATE FIRMARE
PETIZIONE ON LINE

Salviamo Kalena!

The petition



La più antica abbazia del Gargano sta crollando.

Poche settimane fa parte del tetto è crollata. Bisogna far presto.

Firma questa petizione per chiedere l'esproprio immediato e per permettere gli urgenti e necessari interventi di restauro.

Solo se saremo in tanti potremo farcela: Salviamo Kàlena!


 

 


TUTTE LE ASSOCIAZIONI ATTIVE DEL GARGANO

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CENNI STORICI SU KALENA

Nel cuore della verde piana di Peschici, sorge maestosa un'antichissima abbazia: e' Kalena. Eretta molto probabilmente nell`872, un atto di donazione del vescovo di Siponto all`abbazia di Tremiti, dimostra che sicuramente nel 1023 un edificio sacro esisteva già. Nel 1058 divenne una potente abbazia grazie ai ricchi privilegi concessi da Papi ed imperatori. Dipendevano da Kàlena le chiese di un vastissimo territorio che si estendeva dal Gargano fino al Molise e al Tavoliere. Era, altresì, contesa dai potenti monasteri di Tremiti e Montecassino, ma riuscì` a restare indipendente fino al 1445, quando divenne di pertinenza dell`abbazia di Tremiti. Nel corso della sua storia non perse mai la sua ricchezza ed il suo prestigio. Anche dopo il 1445, Kalena continuava ad essere tappa obbligata per tutti i pellegrini che si recavano sul Monte dell`Angelo.

Rappresenta un gioiello di architettura nel Gargano. La prima chiesa dell`abbazia testimonia un`originale tendenza costruttiva pugliese, caratterizzata dalle ``cupole in asse``, la seconda chiesa (più recente), rappresenta un misto di tendenze costruttive provenienti da tutta Europa, dimostrazione della presenza di molti turisti stranieri in questo luogo sacro.

Kalena ha sempre rappresentato un simbolo del Gargano e non mancano leggende e racconti intorno alla sua storia. Si narra, per esempio, di un camminamento sotterraneo che portava alla caletta del Jalillo utile ai frati per sfuggire ad eventuali assalti saraceni. Si dice anche che da un`acquasantiera, situata in fondo alla navata sinistra della chiesa nuova, giungerebbe il rumore del mare.


 

Kalena tetto abside prima del crollo. Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
14.06.2009."Chiesa Nuova" abbazia di Santa Maria di Kalena (foto Gianfranco Piemontese)
14.06.2009."Crollo Travi tetto abside "Chiesa Nuova" abbazia di Santa Maria di Kalena (foto Gianfranco Piemontese)
Pagina del Corriere mezzogiorno-Corriere della sera 16 giugno 2009
Pagina dell'ATTACCO 16 giugno 2009
Travi del tetto dell'abside crollate sull'altare (Foto Domenico Sergio Antonacci)
Travi del tetto dell'abside crollate sull'altare (Foto Domenico Sergio Antonacci)
Irene Ruotolo mentre recita la sua lirica dedicata a Kalena (foto Michele Eugenio Di Carlo taggata da Gaetano Berthoud con il logo di "Io sono garganico").
14.06.2009."ATTO SIMBOLICO: Un drappo bianco a Kalena per la libertà di Aung San Suu Kyi " a cura di Carla de NUnzio e Teresa Maria Rauzino
Degrado chiesa antica Kalena (quella con le cupolette in asse segnalate da Emile Bertaux ) oggi divisa in due garage-deposito di attrezzi agricoli

(foto Gianfranco Piemontese 14 giugno 2009)
Degrado affreschi chiesa antica Kalena (quella risalente all'XI-XII secolo con le cupolette in asse segnalate da Emile Bertaux ) oggi divisa in due garage-deposito di attrezzi agricoli
(foto Gianfranco Piemontese 14 giugno 2009)
Degrado affreschi chiesa antica dell'abbazia di Kalena (quella quella risalente all'XI-XII secolo con le cupolette in asse segnalate da Emile Bertaux ) oggi divisa in due garage-deposito di attrezzi agricoli (foto Gianfranco Piemontese 14 giugno 2009)
Le catene di Kalena (foto scattata da Enzo D'Amato il 14 giugno 2009)
Le catene di Kalena (foto scattata da Enzo D'Amato il 14 giugno 2009)
Le catene di Kalena (foto scattata da Enzo D'Amato il 14 giugno 2009)
Enzo Campobasso dedica un tanka a Aung San Suu Kyi
14.06.2009. Piero Giannini legge le sue liriche dedicate a Kalena (foto Domenico Martino)
14.06.2009.Michele Angelicchio ricorda un passo della "Fisica Daunica" di padre Michelangelo Manicone, illuminista garganico.
14.06.2009." Lo sconcerto di Teresa Maria Rauzino di fronte alla porta incatenata e lucchettata della "Chiesa Nuova" abbazia di Santa Maria di Kalena (foto Gianfranco Piemontese)
Le catene di Kalena (foto scattata da Enzo D'Amato)
Amianto a Kalena

decorazione esterno (foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD)
stemma dei Canonici lateranensi invaso dalla vegetazione) portale esterno murato (foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD)
visuale di Kalena preclusa (foto Teresa Maria Rauzino)
FIRMATE E FATE FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE

Salviamo Kalena!



http://www.ipetitions.com/petition/kalena/



 

 

ADESIONE E CONDIVISIONE


Carla de Nunzio e Beniamino Piemontese (Associazione Ideale "Osservatorio Torre di Belloluogo" Lecce)

Michele Eugenio di Carlo (Associazionismo Attivo Vieste)

Gaetano Berthoud (Presidente Associazione "Io Sono Garganico" Vico del Gargano )

ALBUM FOTOGRAFICO  SU KALENA

FIRMATE E FATE FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE “Salviamo Kalena!”:


http://www.ipetitions.com/petition/kalena/


Il Promo dell'iniziativa : "SALVIAMO KALENA, petizione online" realizzato dal diciottenne Giuseppe Bruno, è su You Tube:

http://www.youtube.com/watch?v=xotDIBbBh0g



I promotori :

Giuseppe Bruno (studente)

Teresa Maria Rauzino (presidente Centro Studi Giuseppe Martella Peschici)
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categorie: salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa
mercoledì, 24 giugno 2009

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO-CORRIERE DELLA SERA 20-06-2009

UN APPELLO A BONDI E A VENDOLA PER L'ESPROPRIO IMMEDIATO. LO LANCIA IL CENTRO STUDI MARTELLA

SALVATE KALENA

LA STORIA

L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, sita in agro di Peschici, è fra le più antiche d’Italia. Sarebbe stata eretta addirittura nell’872. Un edificio sacro esisteva già nell’XI secolo, come testimonia un atto di  donazione del 1023: il vescovo di Siponto donò Kàlena all’abbazia di Tremiti. Attualmente l’abbazia è proprietà privata  dei fratelli Martucci. Per il suo recupero si è mosso anche il Fai (Fondo Ambiente Italia).

 

 

«Kàlena non può aspettare oltre. Sta davvero crollando. Vogliamo l’esproprio  immediato ». Coglie la palla al balzo Teresa Maria Rauzino, presidente del Centro studi Martella e autentico baluardo dell’abbazia peschiciana. Afferra l’indicazione sulla necessità di un esproprio fatta dal direttore regionale ai Beni culturali pugliesi, Ruggero Martines, e invoca con due lettere l’immediato intervento del ministro dei Beni e delle attività culturali, Sandro Bondi, e del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. «Abbiamo chiesto a Vendola di adoperarsi presso il ministero per l’esproprio dell’abbazia. E al ministro Bondi di seguire questa strada.

Certo il presidente della Regione Puglia potrebbe adottare direttamente questo provvedimento e sarebbe anche la strada migliore», sottolinea la Rauzino a margine delle sue missive.

In questi anni durante i quali gli enti si sono rimpallati le competenze, nascondendosi dietro il particolare che l’abbazia è proprietà privata, sono stati persi 850mila euro. 350 erano stati stanziati dal ministero per l’Economia durante il ministero di Giuliano Urbani: altri 500mila erano stati destinati alle chiesette e al loro recupero dal ministro Francesco Rutelli. 850 mila euro revocati «perchè l’opera non era stata mai cantierizzata».

«Kàlena è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico a lei affidato», sottolinea la Rauzino. «Ma anche di  una colpevole dimenticanza della soprintendenza ai Beni culturali e architettonici della Puglia, l’ente preposto alla sua tutela».

Al ministro Bondi e al presidente Vendola la Rauzino fornisce, attraverso la ricostruzione delle tappe più importanti di una battaglia decennale, quelle motivazioni giuridiche, politiche e culturali a sostegno della procedura di esproprio. Prima fra tutte proprio «la colpevole dimenticanza » della Soprintendenza, che «non ha mai imposto alla proprietà le opportune misure di conservazione».

La battaglia per Kàlena inizia nel 1997. Il ministero nel 2003 sollecita il soprintendente Giammarco Jacobitti a muoversi per salvare l’abbazia dai morsi del tempo e dell’abbandono. «Nel 2003, secondo una lettera di risposta di Jacobitti al ministero - ricorda la Rauzino - i proprietari si erano impegnati a risanare le creste murarie della chiesa e del recinto del complesso, e la sua successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio; il consolidamento e il restauro della copertura lignea della campata absidale, l’impermeabilizzazione e una serie di interventi a tutela». Per questo progetto era stata indicata la somma di un milione di euro. Il ministero diede il via libera autorizzando un contributo ai proprietari «pari anche al 50 per cento» della spesa sostenuta per il restauro. Nulla è accaduto. Le creste murarie nel frattempo sono sempre meno visibili, e la scorsa settimana il tetto della campata absidale è crollato.

«Perché la Soprintendenza non ha operato? Perché ha ignorato le leggi vigenti che consentivano di procedere con il restauro coatto e l’esproprio? Perché sono stati persi tutti i fondi stanziati?». Gli interrogativi che la Rauzino pone a Bondi e Vendola, che difficilmente a questo punto della lunga storia di Kàlena potranno dire di non sapere, di non poter intervenire, di non poter contrapporsi al disfacimento delle pietre nella piana di Peschici.

ANTONELLA CARUSO

 

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I protagonisti Comune, Regione, Direzione dei Beni culturali

 

Non c’è accordo sulle strategie

 

 

«Il mio recente appello, quasi un presagio». Le riflessioni pubblicate domenica scorsa sul Corriere del Mezzogiorno dal presidente della sezione Gargano di Italia Nostra, Menuccia Fontana, e la scoperta per caso in quella stessa domenica che il tetto di una delle chiese dell’abbazia è caduto rovinosamente su un altare con preziosi fregi oggetto di studio, hanno prepotentemente riacceso i riflettori e riaperto antiche ferite. «Proteggete quel pezzo pregiato di storia».

Il primo appello è proprio di Menuccia Fontana, che invita il direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ad intervenire ora che l’abbazia è sotto tutela così come la zona di rispetto, l’uliveto che la circonda. «Intervenga  con l’autorevolezza del suo ruolo, per farci sperare ancora di vivere in un paese dove esiste un diritto alla conservazione dei nostri beni culturali ». Il crollo del tetto è un campanello d’allarme. Non c’è più tempo. Perché il tempo sta lavorando, sta erodendo, sta consumando, sta cancellando.

Si sono detti pronti a fare la loro parte in questi giorni gli assessori regionali all’Urbanistica e ai Beni culturali, Angela Barbanente e Domenico Lomelo, soprattutto alla luce del fatto che nella pianificazione strategica di area vasta che nei prossimi mesi potrà impiegare in vari settori qualcosa come 38 milioni di euro, per Kàlena non c’è neppure un centesimo. Il Comune di Peschici sostiene di aver inviato il progetto e di non aver avuto risposte dalla cabina di regia che sovrintende alla pianificazione strategica.

«La Provincia può integrare inserendo Kàlena tra gli interventi che otterranno dei fondi nella prima ripartizione.

Solleciteremo questo intervento», hanno assicurato Lomelo e la Barbanente, che però ha puntato il dito anche contro il Comune di Peschici che «invece di tutelare un bene così prezioso, programma vicino all’abbazia la costruzione di case con una manovra di 167». Un dibattito dunque sulla necessità di intervenire al più presto che trova una prima indicazione concreta proprio nelle parole del direttore Martines: «L’unica strada è esproprio. Se dovessimo avviarlo noi ci vorrebbero tra gli otto e i quindici anni, mentre il Comune può intervenire con procedure

più rapide». Una provocazione e niente più la ritiene il sindaco di Peschici, Domenico Vecera: «Siamo pronti ad espropriare. Lo Stato ci dia un milione di euro e procederemo immediatamente.

La verità è che in questi dieci anni tutti si sono occupati di Kàlena a parole, ma mai un solo euro è stato stanziato». Parole che stridono con quegli 850mila euro che, con due diversi ministri, erano disponibili e nessuno

ha mai utilizzato.

 

 ANTONELLA CARUSO

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Corriere mezzogiorno – Corriere della sera 20 giugno 2009

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categorie: appelli, denuncia, salviamo kàlena, salviamo kalena
martedì, 23 giugno 2009

Lettera aperta al Sindaco di Peschici 

Abbazia di Kàlena, urge un moderno Sueripolo




L’incessante, tenace e stimolante opera di sensibilizzazione al recupero, alla salvaguardia ed alla rivalorizzazione dell’antica Abbazia garganica di Kàlena a Peschici, da anni portata avanti “cirenaicamente” da Maria Teresa Rauzino e dal Centro Studi Martella, meriterebbe ben altra attenzione da parte delle Istituzioni. Un’attenzione che è tempo che vada ben al di là del plauso e dei riconoscimenti più o meno formali, e che assuma una volta per tutte le forme concrete di un intervento ormai ineludibile, per la sopravvivenza di una tale testimonianza di identità, di storia, di cultura e di fede: l’esproprio per pubblico interesse.

Lo scempio e il martirio inflitti a Kàlena dall’incuria e dall’impotenza da interessi contrapposti, rende più mai urgente l’intervento di un moderno Sueripolo, che ponga fine alle scorribande interpretative di cavilli legali e regolamentari, e con la spada della decisione renda giustizia a un “bene comune”, che è patrimonio inestimabile, al pari dello stesso Gargano, della Grotta dell’Arcangelo o dei rotoli pergamenacei miniati nei più raffinati sciptoria benedettini.

L’antologia dei protocolli d’intesa e delle convenzioni con le private proprietà non è che una raccolta di fallimenti, di prese in giro e di studiate architetture per rinvii. La cattedrale laica del Petruzzelli, a Bari, ne è la testimonianza più evidente e più “bruciante”, ancora oggi, ad oltre 17 anni da una sciagurata notte di ottobre.

“Tutti invocano il restauro di Kàlena e si aspettano che il Comune avvii l’esproprio. E i soldi? Ce li diano, ci diano qualcosa come un milione di euro e la espropriamo subito l’abbazia”. No, signor sindaco. Kàlena e la sua lunga storia, Peschici e i suoi cittadini orgogliosi, il Gargano, la Puglia e i tanti appassionati in apprensione, per le sorti dell’abbazia, meritano qualcosa di più di tanta sfuggente disinvoltura.

Il problema non sono i soldi. Ma la volontà politica, che dovrebbe farsi sintesi di una diffusa volontà comunitaria, per tradurre in atti amministrativi, nonché in coerenti, conseguenti e concreti interventi esecutivi, le innumerevoli manifestazioni di intenti, che da decenni si inanellano in un miserevole rosario di supplichevoli preghiere al vento. Manifesti, il Sindaco, la ferma volontà di voler percorrere il sentiero dell’esproprio. Si renda disponibile, verso il Ministero dei Beni Culturali, per la delega ad avviarne la procedura. Di modi per trovare ben più di un euro per Kàlena ce ne saranno tanti, se si sa davvero a cosa serviranno.

Possiamo provare ad immaginarne alcuni. Proprio a cominciare da questo slogan: “Un euro per Kàlena”, che potrebbe essere promosso nei musei, nei siti archeologici, nei teatri e nei cinema di tutt’Italia. Sia con accordi sul costo dei biglietti d’ingresso, sia con inviti alle biglietterie alla sottoscrizione volontaria. Si potrebbe istituire un numero telefonico dedicato, come è stato fatto per i terremotati d’Abruzzo. Si potrebbero coinvolgere tutte le Comunità benedettine, attraverso un’iniziativa di solidarietà da lanciare per esempio a Montecassino. Chiamare la Chiesa a fare la sua parte, con i fondi CEI dell’8 per mille, e naturalmente a fare altrettanto all’insieme degli Enti locali. Si potrebbe coinvolgere il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), il mondo delle Fondazioni Bancarie, della Finanza e dell’Industria. Insomma, come si dice? Volere è potere. Secoli di storia benedettina dovrebbero essere illuminanti sulla forza della fiducia e sull’importanza del simbolo racchiusi nel fatidico primo passo. “Non abbiate paura” esortava Giovanni Paolo II. Kàlena lo merita. E, soprattutto, Kàlena ne ha urgente bisogno!

 Antonio V. Gelormini
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Corriere del Mezzogiorno- Corriere della sera 18 giugno 2009

Caso Kàlena Il sindaco di Peschici Vecera: «Meglio il restauro in convenzione con la proprietà»

«Esproprio? E con quali soldi?»

 

  

FOGGIA - L’unica strada per salvare l’abbazia di Santa Maria di Kàlena dal disfacimento è l’esproprio. Togliere la proprietà alla famiglia Martucci e dare all’abbazia la patente di un bene pubblico per facilitarne il recupero. Questo quanto indicato ieri su queste pagine dal direttore re­gionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ora che il vincolo è stato esteso anche all’intera area che cir­conda le chiesette. «Tutti sono sta­ti e sono capaci di parlare di Kàle­na, di invocare il restauro - com­menta il sindaco di Peschici, Dome­nico Vecera - , la Regione, la Sovrin­tendenza, Italia Nostra e Italia loro, ma poi alla fine nessuno ci ha mes­so mai un euro. E si punta il dito contro il Comune».

Il sindaco ha assistitito in silen­zio in questi giorni alle polemiche sollevate sui mancati interventi e sul crollo del tetto sull’abside di una delle due chiese: «E’ facile af­fermare che il Comune può avviare l’esproprio. E i soldi? Ce li diano, ci diano qualcosa come un milione di euro e la espropriamo subito l’abbazia. Io invece penso che, vi­sto che abbiamo fatto un passo avanti con la prima convenzione con la famiglia proprietaria, biso­gna partire da questo per avviare il restauro».

Il Comune oggi, attraverso que­sto accordo, può «gestire» a fini culturali le chiese e i giardini stori­ci, la parte religiosa dell’abbazia. La gestione per aprire le chiese ai visitatori durerà 40 anni. Ma, stra­no a dirsi, la convenzione è stata si­glata a settembre, ma al Comune le chiavi per accedere a questa parte del complesso non sono state anco­ra trasferite. Tanto è vero che il tet­to è crollato ma non c’è stato anco­ra nessun intervento di puntella­mento per evitare altri crolli.

«Il tetto era purtroppo già peri­colante, non appena ci consegne­ranno le chiavi faremo le verifiche del caso. Ma voglio essere chiaro: per noi Kàlena è una priorità. Co­me amministrazione abbiamo pre­sentato il progetto per i finanzia­menti del piano strategico di area vasta - sottolinea il primo cittadino - ma non siamo stati noi poi a indi­care le priorità. Noi non siamo pre­senti nella cabina di regia. Non si può pensare che con il bilancio co­munale si possa restaurare quel be­ne. E mi auguro che alla fine non cada tutta a pezzi. Che non riman­ga, come ha scritto qualcuno, un’agonia di pietre».

Restano dunque le incertezze sul futuro dell’abbazia, che è stata dichiarata monumento nazionale nel 1951 e che era stata indicata co­me uno dei pezzi importanti del­l’arte nell’Italia meridionale sin dal 1904 dallo storico Emile Bertaux. Un’abbazia con la prima chiesa, quella cosiddetta vecchia, con le cupole in asse che quindi si inseri­sce nel corso della tradizione pu­gliese; e la chiesa «nuova» addos­sata all’edificio più antico e che fu costruita secondo modelli architet­tonici presenti nella tradizione eu­ropea. Una tradizione che ha il suo pun­to di contatto nella via Francigena, che le maestranze di scalpellini che dalla Francia si spostavano ver­so i regni crociati, percorrevano nei due sensi, fermandosi anche a Kàlena.

Antonella Caruso

Corriere del Mezzogiorno- Corriere della sera 18 giugno 2009

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Sul caso interviene il direttore regionale ai Beni culturali, Martines, che ricorda: «Noi abbiamo posto il vincolo»

«Abbazia di Kàlena, ora tocca al Comune muoversi»

 

«L’abbazia e l’intera area sono state vincolate. E il ricorso dei proprietari è stato respinto.

Ora è tutto pronto per l’esproprio»«Ma se dovessimo avviarlo noi, l’iter durerebbe dagli 8 ai 15 anni. Il Comune di Peschici può agire più rapidamente ed efficacemente»

 

 

 

Suggestioni e leggende su Kàlena si sono intrecciate in questi anni alla carta bollata, ai ricorsi, alle trattative senza fine. E mentre tutto questo si consumava, nella piana degli ulivi di Peschici l’abbazia risalente al’872 si sbriciolava lentamente, inesorabilmente.

Mentre nell’anno Mille papi e imperatori le concedevano ricchi privilegi; in questi anni la rivendicazione del legittimo diritto di proprietà da parte della famiglia Martucci si scontrava con la volontà del Comune di Peschici

di valorizzarla, ma al contempo con una certa ritrosia ad operare scelte coraggiose e decisive. Il crollo del

tetto dell’abside, i cui calcinacci sono stati scoperti per caso nel corso di una manifestazione di sensibilizzazione

per Kàlena, ha riacceso i riflettori su uno dei beni architettonici significativi della storia religiosa di Capitanata.

Santa Maria di Kàlena, si legge nelle molte pubblicazioni che le sono state dedicate, è certo che fu crocevia di

molti pellegrini che giungevano sulle coste del Gargano per raggiungere il santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo.

«L’abbazia di Kàlena è un bene molto interessante, certo non può essere paragonato a siti di interesse consistente e notevolmente superiore, come la cattedrale di Lucera per fare un esempio, ma è chiaro che è indispensabile intervenire per salvarla», sottolinea il direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines. La sovrintendenza da anni ha vincolato l’abbazia e recentemente ha anche posto il vincolo paesaggistico nelle aree che circondano le chiesette. «I proprietari impugnarono con un ricorso questo vincolo paesaggistico. Ma il ricorso è stato respinto. Per Kàlena la soluzione migliore sarebbe l’esproprio da parte del Comune di Peschici». In questi anni spesso è stato invocato proprio sul terreno dell’esproprio l’intervento della Sovrintendenza, ma ciò non è avvenuto.

«Se dovessimo avviare noi l’esproprio, l’iter durerebbe dagli otto ai quindici anni. Il Comune può intervenire

con tempi molto più rapidi», sottolinea Martines. «Voglio ricordare che noi predisponemmo un progetto per

un primo intervento di restauro ma nelle more degli accordi con i proprietari il finanziamento venne meno e

non potemmo più operare in nessun modo».

La ristrutturazione dell’abbazia oggi è ancora più urgente alla luce di nuove suggestioni che Kàlena rivela. Da qualche tempo sono al centro di una prima mappatura le incisioni e le simbologie parietali presenti sui muri del sito.

Lo storico Gianfranco Piemontese del Centro studi Martella ha studiato questi simboli e i graffiti presenti. Tra questi erano state notate due «Triplici Cinte Sacre» sull’architrave dell’ingresso absidale laterale destro.

Il gruppo archeo-speleologico ARGOD ha notato di recente una terza Triplice Cinta Sacra, affiancata da una sorta di freccia. Uno stimolo per continuare a ricercare, per sottrarre l’antica abbazia all’erosione del tempo.

 

Antonella Caruso

Corriere del mezzogiorno-Corriere della sera

17 Giugno 2009

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categorie: appelli, salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa
lunedì, 22 giugno 2009

 

Non possiamo restare ciechi, sordi e muti, soprattutto alla luce di quanto abbiamo constatato a Kàlena in occasione della dimostrazione simbolica per Aung San Suu Kyi.

 

 

Aung San Suu Kyi libera … Kàlena fruibile!

 

di LEONARDA CRISETTI

 

IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI. LA PROPOSTA D’INVITO

 “Dina? Pronto! Sono Teresa. Ciao, … . Abbiamo organizzato per domani a Kàlena una dimostrazione simbolica per la libertà di Aung San Suu Kyi, la birmana tenuta per molti anni alle carceri domiciliari e attualmente in prigione, perché non condivide le scelte del regime. È una dimostrazione a sostegno dei diritti umani. Abbiamo scelto Kàlena per le sue vicissitudini  che la portano ad essere reclusa, chiusa ai cittadini del luogo e del mondo, che invece vorrebbero fruire della sua storia.  Sai, grazie, all’interessamento dell’assessore alla cultura, Leonardo Di Miscia, troveremo aperta l’antica abbazia di Kàlena e potremo visitarla. Vieni anche tu?". 

- “Verrò, anche per cogliere l’occasione di conoscere de visu l’abbazia, di cui ho tanto sentito parlare, nei convegni, di cui ho letto nei giornali e in altre pubblicazione a stampa e su Iinternet, ma che non ho potuto visitare personalmente perché è chiusa al pubblico.”

Questo grosso modo il contenuto della telefonata.

 

L’ARRIVO A KÀLENA (PESCHICI)

Il giorno successivo, 14 giugno 2009, ore 17,35, sono dunque a Kàlena, con 5 minuti di ritardo rispetto all’appuntamento prefissato. Noto che sono tra i primi arrivati. Scorgo, infatti, Maria Teresa Rauzino e il marito, la famiglia dell’amico Vincenzo Campobasso, Carla Di Nunzio presidente dell’Associazione Ideale “Osservatorio Torre di Belloluogo” (Lecce) e il marito, i promotori dell’iniziativa.

In pochi minuti giungono anche altre persone: amici di Facebook, rappresentanti di istituzioni e associazioni, privati cittadini. Faccio un po’ di foto, per contestualizzare Kàlena, dalla SS 89, nel tratto che dal territorio di Vico conduce a Peschici, per  proseguire poi verso  Vieste.

Faccio qualche domanda alla presidente giunta dal Salento e vengo a sapere che non è nuova  a manifestazioni del genere, che grazie alla sua associazione, ad esempio, a Lecce sono riusciti a restaurare e consegnare al pubblico la Torre di Belloluogo dei Durazzo, che ora intendono realizzare intorno alla torre un parco attrezzato, coniugando storia e tradizione con modernità,  che portano avanti altri progetti interessanti, come quello sui diritti umani, che fanno riflettere e invitano all’esercizio delle buone pratiche.

  

UN MERITO ALLE TECNOLOGIE

 

Le tecnologie, odiate e amate, hanno comunque permesso in pochissimo tempo di organizzare questa manifestazione simbolica a difesa dei diritti umani e delle “raggioni” di Kàlena.  Facebook, se da un lato mette a rischio la privacy individuale potendo monitorare costantemente le persone, dall’altra offre l’opportunità di contattare velocemente gli “amici” e di organizzare eventi, come quello che andremo a commentare. Questa sorta di rivoluzione culturale consentita dalla  globalizzazione fa sì che uomini e donne, vissuti in modo separato, attivino il traffico delle culture, diffondendo nuove sensibilità e stili di vita.  

Dunque, grazie ai mezzi informatici e agli stimoli del mondo delle associazioni, ci siamo incontrati nella piana di Kàlena a perorare la causa dell’apertura di quest’abazia, nutrendo la convinzione che, oltre ai soggetti umani sono/dovrebbero essere liberi anche gli oggetti culturali dagli uomini prodotti.  

Che Kàlena e altri beni culturali debbano essere fruibili trova conferma nella nostra Costituzione, che all’art. 9 dei Principi fondamentali recita:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Il concetto è ribadito all’art. 33, che afferma la libertà dell’arte e della scienza.

 

 

UN LUCCHETTO HA IMPEDITO L’ACCESSO MA NON LA MANIFESTAZIONE SIMBOLICA IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI

Nei locali dell’abazia purtroppo non siamo potuti entrare perché un lucchetto con una catena nuova di zecca ne bloccava il passaggio. È la vecchia storia/conflitto tra i Martucci, l’Amministrazione comunale e l’ufficio di Soprintendenza, che non riesce a risolversi. Una lotta portata avanti dal Centro Studi Martella da diversi anni nella persona di Maria Teresa Rauzino – da meritarsi un premio simbolico da parte dell’associazione leccese - senza soluzione di continuità.

IL DRAPPO BIANCO PER LA BIRMANA SENZA LIBERTÀ

Siamo rimasti, pertanto, nel cortile della prestigiosa abazia a fare la dimostrazione per San Suu Kyi. Momenti toccanti durante l’apertura del lenzuolo bianco, simbolo di pace.  Momenti commoventi durante l’esternazione delle riflessioni e la lettura di brani opportunamente scelti per l’occasione, proposti dal poeta filosofo Vincenzo Campobasso, il direttore di Punto di stella Piero Giannini, Irene Ruotolo, una giovane e graziosa turista, che ama, fin da quando era una bambina, il Gargano e Kalena, tanto da dedicarle una bella lirica. Momenti di coesione del gruppo, che alla fine ha applaudito e inneggiato “Per la libertà Aung San Suu Kyi!”.

A PROPOSITO DEI DIRITTI UMANI…

Prima di entrare nel merito dei diritti umani, anteponendo il diritto alla libertà, mi sia consentita qualche riflessione sul concetto di libertà, di cui esistono diverse visioni. Tra le chiavi di lettura oggi più accreditate sono la teoria della libertà negativa, riconducibile a Locke e a Mill, intesa come assenza di costrizioni altrui,che pone in primo piano l’individuo, e quella di libertà positiva, afferibile a Kant e a Rousseau, intesa come possibilità di agire e, nel caso della politica, di partecipare al governo della repubblica, di integrarsi nella comunità di appartenenza e di garantire un minimo di giustizia a tutti,  ponendo in primo piano la società e i suoi valori. C’è poi una terza corrente che cerca di conciliare le due posizioni, affermando che ogni libertà è al contempo negativa e positiva, che attraverso le scelte di politica estera, interna e assistenziale, è possibile incidere sullo sviluppo della libertà intesa come non- dominio e come partecipazione, come possibilità di contestare le decisioni del governo anche quando questo è legittima espressione della maggioranza.   Sotto questo profilo, il riconoscimento e l’esercizio delle libertà individuali costituisce la premessa del consolidamento delle libertà del gruppo di appartenenza, garanzia della possibilità di avere istituzioni statali che esercitino il potere in modo non arbitrario.

I diritti umani sono sanciti nel 1776 dalla Dichiarazione d’indipendenza americana, dove si legge:

“Noi riteniamo che le seguenti verità siano evidenti per se stesse: che gli uomini siano stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di taluni inalienabili diritti, che fra questi sono la Vita, la Libertà, la ricerca della felicità.”

Essi  sono stati ribaditi in Francia nel 1789, nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino:

“Gli uomini nascono e vivono liberi ed eguali nei diritti. (art. 1) […] Questi diritti sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza dall’oppressione”. (art. 2).

Il rispetto del “principio dell’uguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli, a prendere misure atte a rafforzare la pace universale”, è sancito dall’O.N.U. (Organizzazione delle Nazioni Unite), 1945, all’art. 1, punto 2.

Il riconoscimento e la garanzia dei diritti dell’uomo, in quanto singolo e come soggetto inserito nei contesti sociali in cui si svolge la propria personalità, è alla base della Costituzione italiana. È posto alla base del documento, inserito tra i “Principi fondamentali” all’art. 2, dov’è specificato che i dirittti umani sono “ inviolabili” , per il fatto che nessuno può toccare.  Essi sono anche inalienabili, nel senso che non si possono conferire ad altri.

L’articolo successivo estende i diritti umani a tutti gli uomini, senza distinzione alcuna. Afferma, perciò: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

La Costituzione, però, ritiene di dover andare oltre la semplice elencazione dei diritti. Evidentemente alle spalle c’erano uomini consapevoli del fatto che non c’è libertà di, senza la liberta da… (dall’oppressione dai condizionamenti socio-economico-culturali). Il documento precisa, perciò:

È compito della repubblica rimuovee gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3, comma 2)

Entrando nel merito dei diritti fondamentali dell’uomo, nella  Parte Prima, Titolo primo del testo base dell’educazione civica degli italiani, riguardante i rapporti civili, leggiamo:

“La libertà personale è inviolabile

Il domicilio personale è inviolabile

 ….

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili

Ogni cittadino può soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale

… .

Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della repubblica e di rientrarvi, salvo

… .

I cittadini hanno diritto a riunirsi pacificamente […], di associarsi liberamente, di professare la propria fede religiosa, di manifestare il proprio pensiero con la parola con los critto, con altro mezzo di diffusione.

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

Peccato che in gran parte dei casi la nostra Costituzione resti un elenco di utopie! Ma, proprio perché c’è questo rischio,  credo sia importante e utile ricordare a noi e ai giovani che bisogna vigilare affinché i principi fondamentali della Costituzione non siano  disattesi e non subiscano attentati. Ciò, anche in considerazione del fatto che i nostri figli, al contrario di noi, non avendo  vissuto il clima familiare e sociale di autorità e di mancato rispetto delle libertà, faticano a figurarsi realmente cosa significhi una vita senza diritti. Va considerato, inoltre, che i mezzi mass e multimediali, nel trasmettere messaggi pervasivi, riescono a mistificare la realtà e in molti casi a manipolare adolescenti e non, con l’arte della persuasione occulta. 

 

Tratto dal blog di Leonarda Crisetti:

 

 

http://crisetti.spaces.live.com/blog/cns!3243267A874736A5!2857.entry

 

FOTO SCATTATE DALLA CRISETTI A KALENA IL 14 GIUGNO 2009:

http://cid-3243267a874736a5.skydrive.live.com/play.aspx/.res/3243267a874736a5!2860/3243267a874736a5!2866?ct=photos

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venerdì, 19 giugno 2009

Peschici 18 giugno 2009

IL CENTRO STUDI MARTELLA CHIEDE AL MINISTERO DEI BENI CULTURALI L'ESPROPRIO IMMEDIATO DELL'ABBAZIA DI KALENA(Peschici)

L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, in agro di Peschici (FG) è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico in suo “affido”.
Ma è anche lo specchio di una colpevole dimenticanza della Soprintendenza ai beni culturali e architettonici della Puglia, Ente preposto alla tutela dell’ abbazia stessa.

Infatti, nonostante dal 1997 l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sia molto forte su Kàlena, l’Ente di tutela non ha mai imposto (effettivamente e non soltanto sulla carta) ai proprietari le opportune misure di “conservazione” previste dalla normativa sui beni culturali.
Eppure il Ministero ha invitato da tempo la Soprintendenza a muoversi in questo senso.
Il 23 aprile 2003 il soprintendente Giammarco Jacobitti rispondeva con questa nota rassicurante al Ministero che lo sollecitava ad applicare la normativa della legge 490/’99 per l’abbazia di Kàlena:

«Questo Ufficio, con nota n. 23673 del http://www.facebook.com/l/;23.09.’03, invitava i proprietari a contattare il funzionario tecnico di zona (allora era l’arch. Nunzio Tomaiuoli n.d.r.) per concordare la data del sopralluogo e le modalità di presentazione degli atti progettuali. A seguito di sopralluogo congiunto, i proprietari si sono impegnati a predisporre atti progettuali volti alla realizzazione delle seguenti opere:
a) risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso e successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio;
b) consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale;
e) impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali;
d) ricomposizione e bloccaggio degli elementi lapidei dell’ambito sommatale della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo in cocciopesto di colore grigio;
e) rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali (in rame) sul prospetto laterale (lato cortile) della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari;
t) interventi di stilatura dei giunti dei conci lapidei lungo le sconnessioni della tessitura muraria;
g) bonifica dei vani della primitiva chiesa.

A riguardo, il soprintendente Jacobitti faceva presente al Ministero che i proprietari di Kàlena erano prossimi a trasmettere al suo Ufficio il progetto delle misure conservative del bene, concludendo con questa secca nota: “Qualora i suddetti Proprietari disattenderanno agli impegni assunti questo Ufficio procederà immediatamente ai sensi degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99”.

Iacobitti quantificava il preventivo di spesa dell’intervento da realizzarsi a Kàlena: il costo del restauro dell’intero complesso poteva attestarsi presumibilmente intorno ad un milione e mezzo di euro; riguardo poi alla sua funzionalità, la spesa (non inferiore a settecentocinquantamila euro) poteva variare a seconda della tipologia funzionale che si intendeva conferirgli (museo, struttura di accoglienza, ecc.).

Il 19 maggio 2003 il Ministero per i beni e le Attività culturali, Direzione Generale per i beni Architettonici ed il Paesaggio, Serv. III, Prot. N. 17790 rispondeva così al Soprintendente di Bari:
«E’ pervenuta a questa D.G. la nota prot. 7384 del 23 aprile 2003 con la quale la S.V., secondo quanto richiesto, riferisce nel merito dell’effettivo interesse e stato di conservazione dell’immobile nonché sugli interventi di restauro, e relativi costi, necessari a restituire funzionalità al bene medesimo. Non potendo questo Ministero, allo stato attuale, sopperire direttamente alle necessità di restauro e rifunzionalizzazione dell’immobile si ritiene di poter pienamente condividere quanto concordato tra la S.V. ed i proprietari del complesso. A tale proposito si rammenta che, secondo quanto stabilito dall’art. 41 del D.Lgs 490/99 comma 1: “Lo Stato ha facoltà di concorrere nella spesa sostenuta dal proprietario del bene culturale per l’esecuzione degli interventi di restauro per un ammontare non superiore alla metà della stessa”. Sarà dunque facoltà della S.V., valutata la qualità del restauro effettuato dal proprietario, concedere allo stesso, un contributo pari anche al 50% della spesa sostenuta».
La nota ministeriale era firmata dal responsabile del procedimento, architetto Maria Maddalena Scoccianti e dal Direttore generale, architetto Roberto Cecchi.
In questi anni la Soprintendenza di Bari si è completamente dimenticata di Kàlena… Ha completamente rimosso la sua dichiarazione di intenti di procedere all’applicazione degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99.
Gli interventi di recupero ormai inderogabili per la sopravvivenza del monumento non sono mai stati imposti alla proprietà che andava obbligata dal 2003, come da normativa, all’esecuzione delle opere necessarie alla reintegrazione del bene culturale. In caso di inottemperanza, il Ministero era tenuto direttamente, d’ufficio, ad attuarlo, notificando le spese all’obbligato. Non lo ha mai fatto perché la Sovrintendenza non ha mai dato seguito alla sua nota del 2003.
I principi richiamati nella nota Jacobitti al Ministero sono stati riconfermati dall’attuale normativa, vigente dal 2004: il codice Urbani sui beni culturali e sul paesaggio mette sempre in primo piano la conservazione dell’integrità dei beni sottoposti a tutela, la loro valorizzazione ed il rispetto dell’interesse pubblico generale.
L’articolo 95 del Codice Urbani prevede l’estrema ratio: se c’è un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica di monumento, esso può essere espropriato direttamente dal Ministero per causa di pubblica utilità.
Lo stesso provvedimento può essere adottato dalla Regione Puglia.
Perché la Soprintendenza in tutti questi anni non ha mai dato un reale seguito all’invito ministeriale di portare avanti la questione del restauro di Kàlena?
Perché ha ignorato la legge vigente, impedendo al Ministero di procedere nelle misure del restauro coatto e dell’esproprio?
Perché non ha proceduto con celerità al progetto che avrebbe permesso di utilizzare i 500mila euro stanziati dal ministro Rutelli e azzerati nell’attuale finanziaria perché l’opera non era stata ancora cantierizzata?
Crediamo che sia giunta l’ora che la normativa dell’esproprio venga finalmente applicata anche per Kàlena, visto che la Legge è stata disattesa da anni e che il Consiglio Comunale di Peschici ha deliberato di procedere all’ esproprio per pubblica utilità dal lontano 2005. Deliberato mai attuato.
Con l’aggravante della perdita di un vecchio finanziamento di 350mila euro.
Chiediamo a Ministro Bondi di adoperarsi per l’esproprio immediato dell’abbazia di Peschici.
Kàlena non può aspettare oltre. Sta davvero crollando!

prof.ssa Teresa Maria Rauzino
presidente Centro Studi MARTELLA di Peschici

In allegato: Corriere del mezzogiorno-Corriere della sera su Crollo Abside Abbazia di Kalena
.....................................................................................................................
.......................................................................................................
Anche l´Osservatorio Torre di Belloluogo (Lecce) chiede alle Istituzioni l´esproprio immediato di Kalena
 
 

L'Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo (Lecce) a sostegno e supporto della richiesta avanzata dal Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici (Fg), scrive al Ministro per il Beni Culturali, al Presidente della Regione Puglia e agli Assessori Regionali al Territorio e all´Istruzione, chiedendo l´esproprio immediato dell´Abbazia di S. Maria di Kàlena. ECCO IL TESTO DELLA LETTERA:


Noi sottoscritti, Carla DE NUNZIO e Beniamino PIEMONTESE, cittadini italiani, aderiamo e sottoscriviamo in toto, parola per parola, la lettera inviata alle SS. VV. Ill.me dalla Prof.ssa Teresa Maria RAUZINO, Presidente del Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici con la quale ella chiede l´esproprio immediato dell´Abbazia di S. Maria di Kàlena presso Peschici.
In fede.


Prof.ssa Carla De Nunzio
Sig. Beniamino Piemontese


Lecce, 18 giugno 2009


LA LETTERA E´ STATA INVIATA A:
S. E. Rev.ma Mons. Domenico d'Ambrosio, Arcivescovo DIOCESI DI MANFREDONIA - VIESTE - SAN GIOVANNI ROTONDO... DIOCESI DI LECCE
Sen. Sandro Bondi, Ministro Ministero per i Beni e le Attività Culturali
On. Nichi Vendola, Presidente Regione Puglia
Arch. Angela Barbanente, Assessore all'Assetto del Territorio Regione Puglia
Dott. Domenico Lomelo, Assessore alla Pubblica Istruzione Regione Puglia
Arch. Ruggero Martines, Direttore Regionale Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia
Ing. Attilio Maurano, Direttore Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Bari e Foggia


Per conoscenza a:
Prof.ssa Teresa Maria Rauzino, Presidente Centro Studi "G. Martella " - Peschici

 

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