UNA FIRMA ON LINE PER KALENA!

Promo di Giuseppe Bruno:
www.youtube.com/watch?v=xotDIBbBh0g
FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE:
www.ipetitions.com/petition/kalena
......................................................................................................................
RASSEGNA STAMPA 7 luglio 2009
L'ATTACCO SU KALENA
![]()
...................................................................................................................................................................................
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO SU KALENA
PESCHICI RIPRISTINARE LE PARTI CROLLATE
Intimazione a compiere i lavori ai proprietari dell’abbazia di Kalena
PESCHICI. Alla famiglia Martucci, proprietaria dell'abbazia di Kalena, l'ingiunzione di procedere agli interventi necessari per la messa in sicurezza del monumentale complesso benettino.Ad intimare una sorta di "ultimanum", il Soprintendente ad interim, Attilio Maurano, del Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia.Entro meno di un mese, i proprietari dell'ex abbazia, Vincenzo, Francesco, Maria e Anna Elisabetta Martucci dovranno provvedere all'esecuzione di una serie di lavori riguardanti, nel dettaglio, la realizzazione di strutture provvisionali, nelle zone interessate dal crollo; puntellatura dell’arcata trasversale che delimita l’area presbiteriale dalla navata; realizzazione di copertura provvisoria in lamiera di ferro zincata da collegare alle strutture provvisionali.Il Soprintendente, nello stesso momento, ricorda ai proprietari che "qualora non adempiano questo Ufficio procederà agli ulteriori provvedimenti previsti dalla vigente normativa".In poche parole, se i proprietari non dovessero procedere effettuare i lavori necessari, sarà il Comune che dovrà procedere con proprie risorse, salvo, poi, imporre agli eredi Martucci, l'addebito di ogni spesa. Il crollo della residuale copertura nella zona absidale della Chiesa di Santa Maria annessa all’abbazia, risale a poco meno di un mese fa, scoperto casualmente durante la cerimonia "Un drappo bianco a Kàlena per la libertà di Aung San Suu Kyi" (Premio Nobel per la Pace 1991, Premio Internazionale Torre di Belloluogo 2009), nella ricorrenza del suo 64 compleanno, organizzata da Carla De Nunzio, presidente dell'Associazione" Ideale osservatorio" Torre dì Belloluogo (Lecce) e Teresa Maria Rauzino, presidente del Centro studi "Giuseppe Martella" di Peschici.
A settembre dello scorso anno venne stipulata tra l'Amministrazione comunale e la famiglia Martucci una convenzione quarantennale, intesa che consente all'ente locale la piena disponibilità delle due chiese, o meglio, quello che resta, visto il preoccupante degrado che presentano. Strano ma vero, a distanza di mesi, il Comune non ha neppure la possibilità di accerdervi perchè i propietari si tengono, ben strette, le chiavi.
L'atto del Soprintendente Maurano va accolto positivamente, ma resta il forte dubbio che possa, ancora una volta, tradursi nell'ennesima bolla di sapone.
Infatti, già alcuni anni fa, nel 2003, la Soprintendenza regionale incaricò un suo responsabile (l’arch. Nunzio Tomaiuoli) a contattare i proprietari al fine di definire impegni per l'avvio dei lavori.
A carico deli eredi Martucci dovevano essere eseguiti il risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso e successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio; consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale; impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali; ricomposizione e bloccaggio degli elementi lapidei dell’ambito sommatale della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo in cocciopesto di colore grigio; rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali (in rame) sul prospetto laterale (lato cortile) della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari, interventi di stilatura dei giunti dei conci lapidei lungo le sconnessioni della tessitura muraria; infine, bonifica dei vani della primitiva chiesa.
FRANCO MASTROPAOLO
La Gazzetta del Mezzogiorno 7 luglio 2009
![]() |
PESCHICI SOLLECITAZIONI ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE PERCHÈ ESPROPRI «CALENA»
Mancato recupero dell’abbazia le colpe della soprintendenza
• PESCHICI. Si fanno sempre più pressanti le sollecitazioni al Comune di Peschici perchè predisponga gli atti amministrativi necessari al fine di procedere all'esproprio dell'ex complesso monastico di Calena, ubicato nella piana del centro garganico. Non si contano più, infatti, le prese di posizione di associazioni e cittadini perchè, in tempi brevissimi, considerata l'urgenza, possano essere avviati i lavori di recupero dell'ex abbazia benedettina: un monumento che è tutt'uno con la storia del Gargano a partire alla fine dell'anno mille.
L'indice va anche puntato nei confronti della Soprintendenza regionale, che non ha mai imposto (effettivamente e non soltanto sulla carta) ai proprietari le opportune misure di «conservazione» previste dalla normativa sui beni culturali nonostante le sollecitazioni del ministero. Il sovrintendente incaricò il tecnico di zona a contattare i proprietari per concordare la data del sopralluogo e le modalità di presentazione degli atti progettuali. Sembrava che si fosse imboccata la via giusta. Infatti, a seguito di sopralluogo congiunto, gli eredi Martucci si impegnarono a predisporre gli atti progettuali volti al risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso; consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale; impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali; ricomposizione degli elementi lapidei ella vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo; rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali nel cortile della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari; bonifica dei vani della primitiva chiesa.
C’era quindi ottimismo più che giustificato, visto che il soprintendente rassicurava il Ministero dicendo che «qualora i proprietari disattenderanno agli impegni assunti, questo ufficio procederà immediatamente all'esproprio». Fu anche quantificato il costo del restauro
dell’intero complesso per una cifra di un milione e mezzo di euro.
La realtà è che quell’ottimismo si è poi dimostrato infondato, visto che a distanza di anni di quelle promesse il risultato è ancora sotto gli occhi di tutti: il tempo sta consumando anche quel poco di credibilità che si deve avere nei confronti di chi, per dovere istituzionale, ha l'obbligo di far seguire alle parole i fatti.
Franco Mastropaolo
La Gazzetta del mezzogiorno 4 Lug 2009

UNA FIRMA PER KALENA!

FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE:
www.ipetitions.com/petition/kalena
Promo di Giuseppe Bruno:
www.youtube.com/watch?v=xotDIBbBh0g
Pagina del quotidiano l'ATTACCO del 16 giugno 2009 che annuncia il crollo a Kalena
L'ATTACCO del 16 giugno 2009 annuncia il crollo a Kalena
TUTTE LE ASSOCIAZIONI ATTIVE DEL GARGANO
---------------------------------------------------------------------------------
CENNI STORICI SU KALENA
Nel cuore della verde piana di Peschici, sorge maestosa un'antichissima abbazia: e' Kalena. Eretta molto probabilmente nell`872, un atto di donazione del vescovo di Siponto all`abbazia di Tremiti, dimostra che sicuramente nel 1023 un edificio sacro esisteva già. Nel 1058 divenne una potente abbazia grazie ai ricchi privilegi concessi da Papi ed imperatori. Dipendevano da Kàlena le chiese di un vastissimo territorio che si estendeva dal Gargano fino al Molise e al Tavoliere. Era, altresì, contesa dai potenti monasteri di Tremiti e Montecassino, ma riuscì` a restare indipendente fino al 1445, quando divenne di pertinenza dell`abbazia di Tremiti. Nel corso della sua storia non perse mai la sua ricchezza ed il suo prestigio. Anche dopo il 1445, Kalena continuava ad essere tappa obbligata per tutti i pellegrini che si recavano sul Monte dell`Angelo.
Rappresenta un gioiello di architettura nel Gargano. La prima chiesa dell`abbazia testimonia un`originale tendenza costruttiva pugliese, caratterizzata dalle ``cupole in asse``, la seconda chiesa (più recente), rappresenta un misto di tendenze costruttive provenienti da tutta Europa, dimostrazione della presenza di molti turisti stranieri in questo luogo sacro.
Kalena ha sempre rappresentato un simbolo del Gargano e non mancano leggende e racconti intorno alla sua storia. Si narra, per esempio, di un camminamento sotterraneo che portava alla caletta del Jalillo utile ai frati per sfuggire ad eventuali assalti saraceni. Si dice anche che da un`acquasantiera, situata in fondo alla navata sinistra della chiesa nuova, giungerebbe il rumore del mare.
ADESIONE E CONDIVISIONE
Carla de Nunzio e Beniamino Piemontese (Associazione Ideale "Osservatorio Torre di Belloluogo" Lecce)
Michele Eugenio di Carlo (Associazionismo Attivo Vieste)
ALBUM FOTOGRAFICO SU KALENA
FIRMATE E FATE FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE “Salviamo Kalena!”:
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO-CORRIERE DELLA SERA 20-06-2009
UN APPELLO A BONDI E A VENDOLA PER L'ESPROPRIO IMMEDIATO. LO LANCIA IL CENTRO STUDI MARTELLA
SALVATE KALENA
LA STORIA
L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, sita in agro di Peschici, è fra le più antiche d’Italia. Sarebbe stata eretta addirittura nell’872. Un edificio sacro esisteva già nell’XI secolo, come testimonia un atto di donazione del 1023: il vescovo di Siponto donò Kàlena all’abbazia di Tremiti. Attualmente l’abbazia è proprietà privata dei fratelli Martucci. Per il suo recupero si è mosso anche il Fai (Fondo Ambiente Italia).
In questi anni durante i quali gli enti si sono rimpallati le competenze, nascondendosi dietro il particolare che l’abbazia è proprietà privata, sono stati persi 850mila euro. 350 erano stati stanziati dal ministero per l’Economia durante il ministero di Giuliano Urbani: altri 500mila erano stati destinati alle chiesette e al loro recupero dal ministro Francesco Rutelli. 850 mila euro revocati «perchè l’opera non era stata mai cantierizzata».
«Kàlena è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico a lei affidato», sottolinea la Rauzino. «Ma anche di una colpevole dimenticanza della soprintendenza ai Beni culturali e architettonici della Puglia, l’ente preposto alla sua tutela».
Al ministro Bondi e al presidente Vendola la Rauzino fornisce, attraverso la ricostruzione delle tappe più importanti di una battaglia decennale, quelle motivazioni giuridiche, politiche e culturali a sostegno della procedura di esproprio. Prima fra tutte proprio «la colpevole dimenticanza » della Soprintendenza, che «non ha mai imposto alla proprietà le opportune misure di conservazione».
La battaglia per Kàlena inizia nel 1997. Il ministero nel 2003 sollecita il soprintendente Giammarco Jacobitti a muoversi per salvare l’abbazia dai morsi del tempo e dell’abbandono. «Nel 2003, secondo una lettera di risposta di Jacobitti al ministero - ricorda la Rauzino - i proprietari si erano impegnati a risanare le creste murarie della chiesa e del recinto del complesso, e la sua successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio; il consolidamento e il restauro della copertura lignea della campata absidale, l’impermeabilizzazione e una serie di interventi a tutela». Per questo progetto era stata indicata la somma di un milione di euro. Il ministero diede il via libera autorizzando un contributo ai proprietari «pari anche al 50 per cento» della spesa sostenuta per il restauro. Nulla è accaduto. Le creste murarie nel frattempo sono sempre meno visibili, e la scorsa settimana il tetto della campata absidale è crollato.
«Perché la Soprintendenza non ha operato? Perché ha ignorato le leggi vigenti che consentivano di procedere con il restauro coatto e l’esproprio? Perché sono stati persi tutti i fondi stanziati?». Gli interrogativi che la Rauzino pone a Bondi e Vendola, che difficilmente a questo punto della lunga storia di Kàlena potranno dire di non sapere, di non poter intervenire, di non poter contrapporsi al disfacimento delle pietre nella piana di Peschici.
ANTONELLA CARUSO
I protagonisti Comune, Regione, Direzione dei Beni culturali
Non c’è accordo sulle strategie
«Il mio recente appello, quasi un presagio». Le riflessioni pubblicate domenica scorsa sul Corriere del Mezzogiorno dal presidente della sezione Gargano di Italia Nostra, Menuccia Fontana, e la scoperta per caso in quella stessa domenica che il tetto di una delle chiese dell’abbazia è caduto rovinosamente su un altare con preziosi fregi oggetto di studio, hanno prepotentemente riacceso i riflettori e riaperto antiche ferite. «Proteggete quel pezzo pregiato di storia».
Il primo appello è proprio di Menuccia Fontana, che invita il direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ad intervenire ora che l’abbazia è sotto tutela così come la zona di rispetto, l’uliveto che la circonda. «Intervenga con l’autorevolezza del suo ruolo, per farci sperare ancora di vivere in un paese dove esiste un diritto alla conservazione dei nostri beni culturali ». Il crollo del tetto è un campanello d’allarme. Non c’è più tempo. Perché il tempo sta lavorando, sta erodendo, sta consumando, sta cancellando.
Si sono detti pronti a fare la loro parte in questi giorni gli assessori regionali all’Urbanistica e ai Beni culturali, Angela Barbanente e Domenico Lomelo, soprattutto alla luce del fatto che nella pianificazione strategica di area vasta che nei prossimi mesi potrà impiegare in vari settori qualcosa come 38 milioni di euro, per Kàlena non c’è neppure un centesimo. Il Comune di Peschici sostiene di aver inviato il progetto e di non aver avuto risposte dalla cabina di regia che sovrintende alla pianificazione strategica.
«La Provincia può integrare inserendo Kàlena tra gli interventi che otterranno dei fondi nella prima ripartizione.
Solleciteremo questo intervento», hanno assicurato Lomelo e la Barbanente, che però ha puntato il dito anche contro il Comune di Peschici che «invece di tutelare un bene così prezioso, programma vicino all’abbazia la costruzione di case con una manovra di 167». Un dibattito dunque sulla necessità di intervenire al più presto che trova una prima indicazione concreta proprio nelle parole del direttore Martines: «L’unica strada è esproprio. Se dovessimo avviarlo noi ci vorrebbero tra gli otto e i quindici anni, mentre il Comune può intervenire con procedure
più rapide». Una provocazione e niente più la ritiene il sindaco di Peschici, Domenico Vecera: «Siamo pronti ad espropriare. Lo Stato ci dia un milione di euro e procederemo immediatamente.
La verità è che in questi dieci anni tutti si sono occupati di Kàlena a parole, ma mai un solo euro è stato stanziato». Parole che stridono con quegli 850mila euro che, con due diversi ministri, erano disponibili e nessuno
ha mai utilizzato.
ANTONELLA CARUSO
:http://farm4.static.flickr.com/3540/3656
Corriere mezzogiorno – Corriere della sera 20 giugno 2009

«Esproprio? E con quali soldi?»
FOGGIA - L’unica strada per salvare l’abbazia di Santa Maria di Kàlena dal disfacimento è l’esproprio. Togliere la proprietà alla famiglia Martucci e dare all’abbazia la patente di un bene pubblico per facilitarne il recupero. Questo quanto indicato ieri su queste pagine dal direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ora che il vincolo è stato esteso anche all’intera area che circonda le chiesette. «Tutti sono stati e sono capaci di parlare di Kàlena, di invocare il restauro - commenta il sindaco di Peschici, Domenico Vecera - , la Regione, la Sovrintendenza, Italia Nostra e Italia loro, ma poi alla fine nessuno ci ha messo mai un euro. E si punta il dito contro il Comune».
Il sindaco ha assistitito in silenzio in questi giorni alle polemiche sollevate sui mancati interventi e sul crollo del tetto sull’abside di una delle due chiese: «E’ facile affermare che il Comune può avviare l’esproprio. E i soldi? Ce li diano, ci diano qualcosa come un milione di euro e la espropriamo subito l’abbazia. Io invece penso che, visto che abbiamo fatto un passo avanti con la prima convenzione con la famiglia proprietaria, bisogna partire da questo per avviare il restauro».
Il Comune oggi, attraverso questo accordo, può «gestire» a fini culturali le chiese e i giardini storici, la parte religiosa dell’abbazia. La gestione per aprire le chiese ai visitatori durerà 40 anni. Ma, strano a dirsi, la convenzione è stata siglata a settembre, ma al Comune le chiavi per accedere a questa parte del complesso non sono state ancora trasferite. Tanto è vero che il tetto è crollato ma non c’è stato ancora nessun intervento di puntellamento per evitare altri crolli.
«Il tetto era purtroppo già pericolante, non appena ci consegneranno le chiavi faremo le verifiche del caso. Ma voglio essere chiaro: per noi Kàlena è una priorità. Come amministrazione abbiamo presentato il progetto per i finanziamenti del piano strategico di area vasta - sottolinea il primo cittadino - ma non siamo stati noi poi a indicare le priorità. Noi non siamo presenti nella cabina di regia. Non si può pensare che con il bilancio comunale si possa restaurare quel bene. E mi auguro che alla fine non cada tutta a pezzi. Che non rimanga, come ha scritto qualcuno, un’agonia di pietre».
Restano dunque le incertezze sul futuro dell’abbazia, che è stata dichiarata monumento nazionale nel 1951 e che era stata indicata come uno dei pezzi importanti dell’arte nell’Italia meridionale sin dal 1904 dallo storico Emile Bertaux. Un’abbazia con la prima chiesa, quella cosiddetta vecchia, con le cupole in asse che quindi si inserisce nel corso della tradizione pugliese; e la chiesa «nuova» addossata all’edificio più antico e che fu costruita secondo modelli architettonici presenti nella tradizione europea. Una tradizione che ha il suo punto di contatto nella via Francigena, che le maestranze di scalpellini che dalla Francia si spostavano verso i regni crociati, percorrevano nei due sensi, fermandosi anche a Kàlena.
Antonella Caruso
Corriere del Mezzogiorno- Corriere della sera 18 giugno 2009
http://files.splinder.com/ca2b2e137d3554749f1229678c696a5e.pdf
..............................................................................................................................................
Sul caso interviene il direttore regionale ai Beni culturali, Martines, che ricorda: «Noi abbiamo posto il vincolo»
«Abbazia di Kàlena, ora tocca al Comune muoversi»
«L’abbazia e l’intera area sono state vincolate. E il ricorso dei proprietari è stato respinto.
Ora è tutto pronto per l’esproprio»«Ma se dovessimo avviarlo noi, l’iter durerebbe dagli 8 ai 15 anni. Il Comune di Peschici può agire più rapidamente ed efficacemente»
Suggestioni e leggende su Kàlena si sono intrecciate in questi anni alla carta bollata, ai ricorsi, alle trattative senza fine. E mentre tutto questo si consumava, nella piana degli ulivi di Peschici l’abbazia risalente al’872 si sbriciolava lentamente, inesorabilmente.
Mentre nell’anno Mille papi e imperatori le concedevano ricchi privilegi; in questi anni la rivendicazione del legittimo diritto di proprietà da parte della famiglia Martucci si scontrava con la volontà del Comune di Peschici
di valorizzarla, ma al contempo con una certa ritrosia ad operare scelte coraggiose e decisive. Il crollo del
tetto dell’abside, i cui calcinacci sono stati scoperti per caso nel corso di una manifestazione di sensibilizzazione
per Kàlena, ha riacceso i riflettori su uno dei beni architettonici significativi della storia religiosa di Capitanata.
Santa Maria di Kàlena, si legge nelle molte pubblicazioni che le sono state dedicate, è certo che fu crocevia di
molti pellegrini che giungevano sulle coste del Gargano per raggiungere il santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo.
«L’abbazia di Kàlena è un bene molto interessante, certo non può essere paragonato a siti di interesse consistente e notevolmente superiore, come la cattedrale di Lucera per fare un esempio, ma è chiaro che è indispensabile intervenire per salvarla», sottolinea il direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines. La sovrintendenza da anni ha vincolato l’abbazia e recentemente ha anche posto il vincolo paesaggistico nelle aree che circondano le chiesette. «I proprietari impugnarono con un ricorso questo vincolo paesaggistico. Ma il ricorso è stato respinto. Per Kàlena la soluzione migliore sarebbe l’esproprio da parte del Comune di Peschici». In questi anni spesso è stato invocato proprio sul terreno dell’esproprio l’intervento della Sovrintendenza, ma ciò non è avvenuto.
«Se dovessimo avviare noi l’esproprio, l’iter durerebbe dagli otto ai quindici anni. Il Comune può intervenire
con tempi molto più rapidi», sottolinea Martines. «Voglio ricordare che noi predisponemmo un progetto per
un primo intervento di restauro ma nelle more degli accordi con i proprietari il finanziamento venne meno e
non potemmo più operare in nessun modo».
La ristrutturazione dell’abbazia oggi è ancora più urgente alla luce di nuove suggestioni che Kàlena rivela. Da qualche tempo sono al centro di una prima mappatura le incisioni e le simbologie parietali presenti sui muri del sito.
Lo storico Gianfranco Piemontese del Centro studi Martella ha studiato questi simboli e i graffiti presenti. Tra questi erano state notate due «Triplici Cinte Sacre» sull’architrave dell’ingresso absidale laterale destro.
Il gruppo archeo-speleologico ARGOD ha notato di recente una terza Triplice Cinta Sacra, affiancata da una sorta di freccia. Uno stimolo per continuare a ricercare, per sottrarre l’antica abbazia all’erosione del tempo.
Antonella Caruso
Corriere del mezzogiorno-Corriere della sera
17 Giugno 2009
http://files.splinder.com/6d11f9d566fa66d1f8c1979dd00d6b55.pdf
Non possiamo restare ciechi, sordi e muti, soprattutto alla luce di quanto abbiamo constatato a Kàlena in occasione della dimostrazione simbolica per Aung San Suu Kyi.
IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI. LA PROPOSTA D’INVITO
“Dina? Pronto! Sono Teresa. Ciao, … . Abbiamo organizzato per domani a Kàlena una dimostrazione simbolica per la libertà di Aung San Suu Kyi, la birmana tenuta per molti anni alle carceri domiciliari e attualmente in prigione, perché non condivide le scelte del regime. È una dimostrazione a sostegno dei diritti umani. Abbiamo scelto Kàlena per le sue vicissitudini che la portano ad essere reclusa, chiusa ai cittadini del luogo e del mondo, che invece vorrebbero fruire della sua storia. Sai, grazie, all’interessamento dell’assessore alla cultura, Leonardo Di Miscia, troveremo aperta l’antica abbazia di Kàlena e potremo visitarla. Vieni anche tu?".
- “Verrò, anche per cogliere l’occasione di conoscere de visu l’abbazia, di cui ho tanto sentito parlare, nei convegni, di cui ho letto nei giornali e in altre pubblicazione a stampa e su Iinternet, ma che non ho potuto visitare personalmente perché è chiusa al pubblico.”
Questo grosso modo il contenuto della telefonata.
L’ARRIVO A KÀLENA (PESCHICI)
Il giorno successivo, 14 giugno 2009, ore 17,35, sono dunque a Kàlena, con 5 minuti di ritardo rispetto all’appuntamento prefissato. Noto che sono tra i primi arrivati. Scorgo, infatti, Maria Teresa Rauzino e il marito, la famiglia dell’amico Vincenzo Campobasso, Carla Di Nunzio presidente dell’Associazione Ideale “Osservatorio Torre di Belloluogo” (Lecce) e il marito, i promotori dell’iniziativa.
In pochi minuti giungono anche altre persone: amici di Facebook, rappresentanti di istituzioni e associazioni, privati cittadini. Faccio un po’ di foto, per contestualizzare Kàlena, dalla SS 89, nel tratto che dal territorio di Vico conduce a Peschici, per proseguire poi verso Vieste.
Faccio qualche domanda alla presidente giunta dal Salento e vengo a sapere che non è nuova a manifestazioni del genere, che grazie alla sua associazione, ad esempio, a Lecce sono riusciti a restaurare e consegnare al pubblico la Torre di Belloluogo dei Durazzo, che ora intendono realizzare intorno alla torre un parco attrezzato, coniugando storia e tradizione con modernità, che portano avanti altri progetti interessanti, come quello sui diritti umani, che fanno riflettere e invitano all’esercizio delle buone pratiche.
UN MERITO ALLE TECNOLOGIE
Le tecnologie, odiate e amate, hanno comunque permesso in pochissimo tempo di organizzare questa manifestazione simbolica a difesa dei diritti umani e delle “raggioni” di Kàlena. Facebook, se da un lato mette a rischio la privacy individuale potendo monitorare costantemente le persone, dall’altra offre l’opportunità di contattare velocemente gli “amici” e di organizzare eventi, come quello che andremo a commentare. Questa sorta di rivoluzione culturale consentita dalla globalizzazione fa sì che uomini e donne, vissuti in modo separato, attivino il traffico delle culture, diffondendo nuove sensibilità e stili di vita.
Dunque, grazie ai mezzi informatici e agli stimoli del mondo delle associazioni, ci siamo incontrati nella piana di Kàlena a perorare la causa dell’apertura di quest’abazia, nutrendo la convinzione che, oltre ai soggetti umani sono/dovrebbero essere liberi anche gli oggetti culturali dagli uomini prodotti.
Che Kàlena e altri beni culturali debbano essere fruibili trova conferma nella nostra Costituzione, che all’art. 9 dei Principi fondamentali recita:
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Il concetto è ribadito all’art. 33, che afferma la libertà dell’arte e della scienza.
UN LUCCHETTO HA IMPEDITO L’ACCESSO MA NON LA MANIFESTAZIONE SIMBOLICA IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI
Nei locali dell’abazia purtroppo non siamo potuti entrare perché un lucchetto con una catena nuova di zecca ne bloccava il passaggio. È la vecchia storia/conflitto tra i Martucci, l’Amministrazione comunale e l’ufficio di Soprintendenza, che non riesce a risolversi. Una lotta portata avanti dal Centro Studi Martella da diversi anni nella persona di Maria Teresa Rauzino – da meritarsi un premio simbolico da parte dell’associazione leccese - senza soluzione di continuità.
IL DRAPPO BIANCO PER LA BIRMANA SENZA LIBERTÀ
Siamo rimasti, pertanto, nel cortile della prestigiosa abazia a fare la dimostrazione per San Suu Kyi. Momenti toccanti durante l’apertura del lenzuolo bianco, simbolo di pace. Momenti commoventi durante l’esternazione delle riflessioni e la lettura di brani opportunamente scelti per l’occasione, proposti dal poeta filosofo Vincenzo Campobasso, il direttore di Punto di stella Piero Giannini, Irene Ruotolo, una giovane e graziosa turista, che ama, fin da quando era una bambina, il Gargano e Kalena, tanto da dedicarle una bella lirica. Momenti di coesione del gruppo, che alla fine ha applaudito e inneggiato “Per la libertà Aung San Suu Kyi!”.
A PROPOSITO DEI DIRITTI UMANI…
Prima di entrare nel merito dei diritti umani, anteponendo il diritto alla libertà, mi sia consentita qualche riflessione sul concetto di libertà, di cui esistono diverse visioni. Tra le chiavi di lettura oggi più accreditate sono la teoria della libertà negativa, riconducibile a Locke e a Mill, intesa come assenza di costrizioni altrui,che pone in primo piano l’individuo, e quella di libertà positiva, afferibile a Kant e a Rousseau, intesa come possibilità di agire e, nel caso della politica, di partecipare al governo della repubblica, di integrarsi nella comunità di appartenenza e di garantire un minimo di giustizia a tutti, ponendo in primo piano la società e i suoi valori. C’è poi una terza corrente che cerca di conciliare le due posizioni, affermando che ogni libertà è al contempo negativa e positiva, che attraverso le scelte di politica estera, interna e assistenziale, è possibile incidere sullo sviluppo della libertà intesa come non- dominio e come partecipazione, come possibilità di contestare le decisioni del governo anche quando questo è legittima espressione della maggioranza. Sotto questo profilo, il riconoscimento e l’esercizio delle libertà individuali costituisce la premessa del consolidamento delle libertà del gruppo di appartenenza, garanzia della possibilità di avere istituzioni statali che esercitino il potere in modo non arbitrario.
I diritti umani sono sanciti nel 1776 dalla Dichiarazione d’indipendenza americana, dove si legge:
“Noi riteniamo che le seguenti verità siano evidenti per se stesse: che gli uomini siano stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di taluni inalienabili diritti, che fra questi sono la Vita, la Libertà, la ricerca della felicità.”
Essi sono stati ribaditi in Francia nel 1789, nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino:
“Gli uomini nascono e vivono liberi ed eguali nei diritti. (art. 1) […] Questi diritti sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza dall’oppressione”. (art. 2).
Il rispetto del “principio dell’uguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli, a prendere misure atte a rafforzare la pace universale”, è sancito dall’O.N.U. (Organizzazione delle Nazioni Unite), 1945, all’art. 1, punto 2.
Il riconoscimento e la garanzia dei diritti dell’uomo, in quanto singolo e come soggetto inserito nei contesti sociali in cui si svolge la propria personalità, è alla base della Costituzione italiana. È posto alla base del documento, inserito tra i “Principi fondamentali” all’art. 2, dov’è specificato che i dirittti umani sono “ inviolabili” , per il fatto che nessuno può toccare. Essi sono anche inalienabili, nel senso che non si possono conferire ad altri.
L’articolo successivo estende i diritti umani a tutti gli uomini, senza distinzione alcuna. Afferma, perciò: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
La Costituzione, però, ritiene di dover andare oltre la semplice elencazione dei diritti. Evidentemente alle spalle c’erano uomini consapevoli del fatto che non c’è libertà di, senza la liberta da… (dall’oppressione dai condizionamenti socio-economico-culturali). Il documento precisa, perciò:
“È compito della repubblica rimuovee gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3, comma 2)
Entrando nel merito dei diritti fondamentali dell’uomo, nella Parte Prima, Titolo primo del testo base dell’educazione civica degli italiani, riguardante i rapporti civili, leggiamo:
“La libertà personale è inviolabile
…
Il domicilio personale è inviolabile
….
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili
…
Ogni cittadino può soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale
… .
Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della repubblica e di rientrarvi, salvo
… .
I cittadini hanno diritto a riunirsi pacificamente […], di associarsi liberamente, di professare la propria fede religiosa, di manifestare il proprio pensiero con la parola con los critto, con altro mezzo di diffusione.
Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.
Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
…
Peccato che in gran parte dei casi la nostra Costituzione resti un elenco di utopie! Ma, proprio perché c’è questo rischio, credo sia importante e utile ricordare a noi e ai giovani che bisogna vigilare affinché i principi fondamentali della Costituzione non siano disattesi e non subiscano attentati. Ciò, anche in considerazione del fatto che i nostri figli, al contrario di noi, non avendo vissuto il clima familiare e sociale di autorità e di mancato rispetto delle libertà, faticano a figurarsi realmente cosa significhi una vita senza diritti. Va considerato, inoltre, che i mezzi mass e multimediali, nel trasmettere messaggi pervasivi, riescono a mistificare la realtà e in molti casi a manipolare adolescenti e non, con l’arte della persuasione occulta.
Tratto dal blog di Leonarda Crisetti:
http://crisetti.spaces.live.com/blog/cns!3243267A874736A5!2857.entry

L'Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo (Lecce) a sostegno e supporto della richiesta avanzata dal Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici (Fg), scrive al Ministro per il Beni Culturali, al Presidente della Regione Puglia e agli Assessori Regionali al Territorio e all´Istruzione, chiedendo l´esproprio immediato dell´Abbazia di S. Maria di Kàlena. ECCO IL TESTO DELLA LETTERA:
Noi sottoscritti, Carla DE NUNZIO e Beniamino PIEMONTESE, cittadini italiani, aderiamo e sottoscriviamo in toto, parola per parola, la lettera inviata alle SS. VV. Ill.me dalla Prof.ssa Teresa Maria RAUZINO, Presidente del Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici con la quale ella chiede l´esproprio immediato dell´Abbazia di S. Maria di Kàlena presso Peschici.
In fede.
Prof.ssa Carla De Nunzio
Sig. Beniamino Piemontese
Lecce, 18 giugno 2009
LA LETTERA E´ STATA INVIATA A:
S. E. Rev.ma Mons. Domenico d'Ambrosio, Arcivescovo DIOCESI DI MANFREDONIA - VIESTE - SAN GIOVANNI ROTONDO... DIOCESI DI LECCE
Sen. Sandro Bondi, Ministro Ministero per i Beni e le Attività Culturali
On. Nichi Vendola, Presidente Regione Puglia
Arch. Angela Barbanente, Assessore all'Assetto del Territorio Regione Puglia
Dott. Domenico Lomelo, Assessore alla Pubblica Istruzione Regione Puglia
Arch. Ruggero Martines, Direttore Regionale Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia
Ing. Attilio Maurano, Direttore Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Bari e Foggia
Per conoscenza a:
Prof.ssa Teresa Maria Rauzino, Presidente Centro Studi "G. Martella " - Peschici
Pubblicato da:
Onda Radio