Uriatinon

Vuoi seguirmi in un viaggio virtuale? Partendo dal Gargano, scoprirai tutta la Capitanata. In un mix tra cultura, tradizioni, microstorie dimenticate ...
domenica, 27 aprile 2008

 


Sei in: Mondi medievali ® La memoria dimenticata. Microstorie

 

sito a cura di Teresa Maria Rauzino

AGGIORNAMENTO SITO MICROSTORIE MAGGIO 2008:


TERESA MARIA RAUZINO:
Quando a Peschici gli slavi ...erano di casa


VIAGGIO VIRTUALE PESCHICI-DUBROVNIK

ALLA SCOPERTA DELLE RADICI CROATE


ANTONIO VIGILANTE: La singolare storia di Donato Manduzio e degli ebrei garganici


LEONARDA CRISETTI: La formazione culturale ed umana di Pietro Giannone


LUCIA LOPRIORE, Ausculum nelle testimonianze epigrafiche


LABORATORIO STORICO ISTITUTO SUPERIORE "MAURO DEL GIUDICE", Il Convento di Rodi Garganico racconta un'antica storia...


ULTIMISSIME


DICONO DI NOI SU PUNTO DI STELLA


RECENSIONE ATTACCO



PIERO GIANNINI, KALENA, IN ATTESA DI UN RAGGIO CHE ILLUMINI LE MENTI


IL POWER POINT "KALENA, LUOGO DEL CUORE", COMMENTATO DA PIERO GIANNINI E' SCARICABILE QUI.







L'abbazia di Kàlena in agro di Peschici in una suggestiva immagine di Romano Conversano




Il sito web è collegato a
STORIA MEDIEVALE DAI CASTELLI AI MONSTRA, iniziativa culturale e didattica a cura del prof. RAFFAELE LICINIO (ordinario di Storia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bari).

Webmaster/Editore:
prof.ssa TERESA MARIA RAUZINO

sabato, 01 marzo 2008

 

Appuntamento a Palazzo Dogana di Foggia lunedì 3 marzo

Itinerari di religiosità popolare del Parco Letterario “Gargano Segreto”

“Chiesa e religiosità popolare a Peschici"

-AA.VV. (pagg. 398) - Centro Studi “Giuseppe Martella” - Fg 2008

 

 

Volume su iconografia, arte e architettura

 


 

Peschici, quindici autori

per descrivere le tradizioni religiose della civiltà garganica

 

di   PIERO GIANNINI 

 


 

 

copertina volume Chiesa e religiositĂ  popolare a Peschici. Itinerari del Parco letterario San Michele Arcangelo-Gargano segreto

 

 

Avere fra le mani un libro di Teresa Maria Rauzino riveste un solo significato: prepararsi mentalmente e psicologicamente a un rapido inabissamento in un universo di microstorie le quali, una volta collegate fra loro, esplodono come i fuochi di Sant’Elia o di qualsiasi altro patrono garganico omaggiato dal popolo. Questo succede con i volumi di cui lei è autrice unica (vedi, tra le tante sue produzioni, la rivisitazione dello storico Liceo Lanza di Foggia, frequentato, tra i nomi celebri, anche da Renzo Arbore), ma anche quando si trasfigura in attenta e pignola curatrice di testi scritti a più mani, in cui inserisce, ovviamente, il suo personale zampino. Come questo “Chiesa e religiosità popolare a Peschici” affidato a 15 autori – quinto volume della collana “I luoghi della memoria” – co-curato da Liana Bertoldi Lenoci, dell’Università di Trieste, per il peschiciano Centro Studi “Martella” nell’ambito degli Itinerari del Parco Letterario “San Michele Arcangelo-Gargano segreto”. 

Parco fortemente voluto da altro “illuminato”, Filippo Fiorentino, ormai non più tra noi, e di recente istituito sotto gli auspici della Comunità Montana del Gargano e delle fondazioni “Ippolito Nievo” e “Pasquale Soccio”.

Elegante e ponderoso, il volume viene presentato lunedì 3 marzo, ore 17, nella Sala del Tribunale di Palazzo Dogana (Foggia, P.zza XX Settembre), alla presenza del presidente della Provincia, Carmine Stallone, con gli interventi di Pasquale Corsi, ordinario di Storia Medievale Università di Bari, e delle curatrici, coordinati da Gianfranco Piemontese, uno degli autori, e preceduti dalla proiezione del cd di Enzo D’Amato “Kàlena, lo scrigno chiuso”, l’Abazia benedettina (872 d.C.) per il cui recupero la Rauzino, presidente del Centro Studi, si è battuta e continua tenacemente a battersi in una “guerra” che dura da dieci anni e solo ora intravede la conclusione.

Tornando al libro, lo abbiamo appena definito ponderoso, ma solo come numero di pagine, in quanto l’interesse che suscita sin dalle prime battute è tale da non fartene perdere una, man mano che gli argomenti si snocciolano con il successivo cambio d’autore.

E così via via si alternano i temi, passando dalla pittura sacra stile Bauhaus di Bortoluzzi, al capitello erratico che narra la sua storia, dagli argenti della chiesa di Sant’Elia (patrono di Peschici) alla visita pastorale di Vincenzo Maria Orsini futuro papa Benedetto XIII, dalle Confraternite alla devozione per l’Arcangelo Michele, dalle vestigia slave nel dialetto peschiciano all’ipotesi “tecnica” del restauro della citata Abazia, raccontata attraverso i suoi lapicidi, la sua statua lignea, in un susseguirsi sempre più intrigante di argomentazioni che consentono di approcciare le manifestazioni socio-religiose, collegate alle chiese della cittadina garganica e del suo territorio, da vari punti di vista: storico, architettonico, iconografico, devozionale, sociale.

Ovvio che il largo spettro, in cui interagiscono le differenti angolazioni interpretative, fornisce al lettore una chiave in grado di ripercorrere la storia di Peschici secondo differenti vettori i quali, intersecandosi, s’illuminano e si arricchiscono reciprocamente, creando un monumentale e “variegato affresco” che si fa lastra radiografata di storie minime inserite appieno nella ben più vasta storia italo-europea.

Uno studio serio e qualificato, dunque, su uno degli assi portanti dell’identità del nostro Sud, attraverso il pregnante scandaglio del rapporto “secolarereligioso”, lesto a rifarsi a un forte richiamo all’attualità (leggi il ricordato recupero della millenaria Abazia). A cosa mira l’accoppiata Rauzino-Lenoci? Ce lo dicono loro stesse: far diventare questa ricerca una chiave atta ad aprire la porta delle emozioni e l’orgoglio della storia, della cultura autentica e della identità del Gargano.

 

La recensione di Piero Giannini al volume  "Chiesa e religiosità popolare a Peschici" è stata pubblicata a pagina 11 del quotidiano regionale "Puglia " di oggi,  1 marzo 2008:

 
 
Ecco l'articolo di Francesco Mastropaolo sulla Gazzetta del mezzogiorno -Gazzetta di Capitanata del 2 marzo 2008:

 

Il servizio di Efendè: Un libro sulla religiosità popolare a Peschici.

Presentato il 3 marzo nella sala del tribunale di Palazzo Dogana il libro curato da Teresa Maria Rauzino e Liana Bertoldi Lenoci:

http://www.efende.it/index.php?id=354

 

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lunedì, 28 gennaio 2008

GIUSEPPE DI VITTORIO

l’uomo, la storia, il pensiero 

  

    

Il progetto Casa Di Vittorio, promosso dalla Regione Puglia e dal Comune di Cerignola, e le Edizioni SUDEST di Manfredonia, inaugurano “LA BIBLIOTECA DI CASA DI VITTORIO”.

 

Il primo volume, del sociologo campano CLAUDIO MAROTTI si intitola GIUSEPPE DI VITTORIO l’uomo, la storia, il pensiero.

L’edizione include il documentario “Cinquant’anni da Di Vittorio” del regista CARLO BOLLI.

 

Previste presentazioni a Cerignola (organizzate dall’assessorato alla Cultura del Comune di Cerignola) e a Napoli (organizzate dall’assessorato alla Memoria del Comune di Napoli).

 

 

Claudio Marotti

 

GIUSEPPE DI VITTORIO

l'uomo, la storia, il pensiero

 

prefazione di Giovanni Rinaldi

 

pp. 184 - Libro + DVD Video  

ISBN 9788890254345  euro 15,00

 

La biblioteca di Casa Di Vittorio

Edizioni SUDEST, gennaio 2008

 

 

«Avviamo quindi oggi anche una collana editoriale, la biblioteca di Casa Di Vittorio, che l’editore Franco Mastroluca con le sue Edizioni Sudest ospita e promuove, per aprire un dialogo di riflessione e approfondimento, anche didattico, su quanto Di Vittorio e la storia stessa del movimento sindacale italiano hanno rappresentato all’interno della più generale storia sociale dell’Italia. La specificità di questo primo contributo, il lavoro di indagine e analisi di Claudio Marotti - insieme al lavoro cinematografico di Carlo Bolli - è proprio nel taglio sociologico che allarga lo spettro di presentazione dell’opera e del percorso biografico di Giuseppe Di Vittorio, collegandolo ai più diversi movimenti sociali e di pensiero del secolo scorso. L’attenzione primaria del lavoro di Marotti è all’equilibrio esistente tra determinismo storico e azione individuale, tra percorso collettivo e percorso individuale.

Marotti alterna continuamente i riferimenti alla storia del movimento sindacale con la storia delle grandi idee, anche filosofiche, che hanno provato a determinare i cambiamenti che hanno reso il “secolo breve” lo snodo principale del cambio epocale vissuto dalle grandi masse di diseredati. Di Vittorio diventa protagonista delle lotte per i diritti ma anche il simbolo di una “cultura” del cambiamento che vede in primo piano i valori universali dell’umanità: la dignità dell’uomo, il diritto all’inviolabilità dell’uomo, la parità a tutti i livelli tra classi sociali, popoli di diverse provenienze, generazioni. Tutto sotto il segno del primato dell’uomo, nella sua condizione di lavoro, nella sua libertà nel lavoro, nella sua libertà dal bisogno e dallo sfruttamento. Il “racconto” e l’analisi di Marotti si accompagnano anche alle testimonianze e ai documenti che chiudono ognuno dei capitoli del suo lavoro e sono parte integrante dello stesso, così come la sua stessa passione e impegno si rispecchiano nelle immagini raccolte da Carlo Bolli nel documentario allegato a questo libro. Immagini e interviste in cui la narrazione diventa il mezzo più adatto a rappresentare la particolarità di Di Vittorio, leader carismatico amato dalle folle, ma anche eccellente e fine politico, esempio di coerenza biografica e di vicinanza tra base rappresentata e direzione d’avanguardia».

Giovanni Rinaldi

Direttore progetto Casa Di Vittorio

 

Schede autori

 

CLAUDIO MAROTTI

(San Leucio del Sannio, BN), sociologo, lavora alla Regione Campania – Settore Politiche Sociali ed è Responsabile degli “Interventi a sostegno della condizione giovanile” in Campania.

Si occupa di problematiche sociali, in particolare di disagio minorile e giovanile e dei soggetti a rischio.

Ha svolto numerosi studi e ricerche su questi temi, sulla progettazione sociale e territoriale.

Ha collaborato con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (Facoltà di Sociologia).

Dal 2005 è Giudice Onorario presso la Corte d’Appello - sezione minorenni - di Salerno.

Nel 2006 ha pubblicato La specificità del movimento sindacale italiano (Morlacchi Editore).

 

CARLO BOLLI

(Roma), docente di linguaggio cinematografico all’Università degli Studi di Perugia.

Inizialmente curatore del montaggio dei film “Vietnam scene del dopoguerra” (1975), “Figlio delle stelle” e “Bambulè” (1979). Successivamente regista del film “IL PRIMO GIORNO DI SOLE” (87’ - 2006 - Prod. P.E.C.A.) realizzato con 30 studenti appena laureati e premiato al Festival Internazionale del Cinema di Salerno 2006, del mediometraggio “CIAO FEDERICO” (2006)  omaggio a Federico Fellini, del cortometraggio "UNA GIORNATA QUALSIASI" con Edoardo Bolli (40' - 2007 - Prod. Investigation),

 

 

Scheda documentario

 

CINQUANT’ANNI DA DI VITTORIO” regia Carlo Bolli, 36’, 2007, Produzione HD - Perugia.

Fotografia Mariano Antonelli

Montaggio Bruno Rocco

Collaborazioni: per l’organizzazione Agostino Marotti, per la regia Edoardo Bolli, per le riprese Fabio Lepore.

 

Il documentario è stato patrocinato e sostenuto dal Comune di Napoli (Assessorato alla Memoria), dalla Regione Campania e, nell’ambito del Progetto Casa Di Vittorio, dal Comune di Cerignola (Assessorato alla Cultura) e dalla Regione Puglia.

Contiene interviste a Dolores Feleppa Madaro (Assessore alla Memoria del Comune di Napoli), Matteo Valentino (Sindaco del Comune di Cerignola), Giovanni Rinaldi (direttore progetto Casa Di Vittorio), Giuseppe Valentino (SPI Cgil di Cerignola), Rocco Pierro (segretario Camera del lavoro di Minervino Murge), Angela Tempesta (ex assessore alla Cultura del Comune di Minervino Murge) e a Ernesto Rana, Sabatina Scatamacchia, Matteo Valenza, Michele Sacco, Antonio Amoretti, Pasquale Chiodo.

 

 

INFO:

 

SUDEST Edizioni Srl

Lungomare Nazario Sauro, 8 - 71043 Manfredonia FG

Tel. e fax 0884.536910

direttore@sudest.info

 

 

SUDEST Direzione Commerciale

Via San Francesco, 30 - 71043 Manfredonia FG

Tel. e fax 0884.536749

commerciale@sudest.info

www.sudest.info

 

 

CASA DI VITTORIO

presso Comune di Cerignola

Piazza della Repubblica – 71042 Cerignola (FG)

Ufficio Stampa: 0885.410312 fax 0885.410237

casadivittorio@comune.cerignola.fg.it

www.casadivittorio.it

 
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giovedì, 24 gennaio 2008

Aristocratici Napoletani tra Capitanata e Valle d’Itria: i Duchi di Sangro

 

Il nuovo libro di Lucia Lopriore, frutto di un  impegnativo lavoro storiografico, verrà presentato da Gloria Fazia e Mimmo Di Conza al Museo Civico di Foggia (Piazza Nigri, 1) martedì  29 gennaio alle ore 17,30.   E' prevista una proiezione multimediale a cura dell'Autrice.

 

 

recensione di TERESA MARIA RAUZINO

 

 

 

L'acquisto del feudo di Orta di Capitanata, attuale Orta Nova (FG), avvenuto nel 1795, evidenzia l'intreccio indissolubile che congiunge sempre microstoria e macrostoria. Con tale acquisto fu concesso al duca Nicola de’ Sangro il giuspatronato sulle chiese di Santa Maria delle Grazie e di Santa Caterina, ad essa annessa. Tale diritto vincolava il nobile casato a provvedere a tutte le esigenze di culto richiesti dal vescovo di Ascoli Satriano; oltre agli arredi sacri, il Duca dovette donare una bella campana.

La curiosità storiografica di Lucia Lopriore, autrice del volume Aristocratici Napoletani tra Capitanata e Valle d’Itria: i Duchi de Sangro, Edizioni del Rosone, Foggia), è nata proprio dalla visione/ricognizione di questa campana quando, notando che era marcata dallo stemma araldico dei de’ Sangro, scoprì che il prestigioso casato era stato legato, sia pure per un breve periodo, alla sua città natale. Di sicuro interesse storico si rivela il suo accurato studio svolto sulla linea dei duchi di Sangro per l’intreccio delle strategie sociali, familiari, politiche e culturali che la famiglia adottò per marcare il proprio status sociale. La partecipazione attiva dei suoi componenti alla vita politica nazionale ed internazionale e la celebrazione dei matrimoni, volta all’espansione dell’asse patrimoniale, pone in luce aspetti che rendono bene l’idea del modo in cui si svolgeva l’intricata strategia per garantirsi il massimo potere.

Nel corso della ricerca archivistica e della ricognizione sul campo, che l’hanno portata a ripercorrere tra Puglia e Campania i luoghi dei De Sangro, la Lopriore si è resa conto che la letteratura specializzata forniva notizie solo sui rami principali del casato: sui duchi di Vietri, di Torremaggiore, sui principi di San Severo, di Fondi, solo per citarne alcuni. Nessuno degli storici accreditati aveva mai esaminato attentamente la linea cadetta dei duchi di Sangro,  quella dei marchesi di San Lucido. Le loro res gestae erano praticamente sconosciute.

Assenza di notizie dovuta al fatto che in passato l’asse ereditario nobiliare negli Stati europei era basato sulla legge del maggiorasco; difficilmente i genealogisti accreditati studiavano i rami ultrogeniti, relegati ad un ruolo marginale. Da qui l’approfondimento volto a soddisfare le curiosità dell’Autrice, ma soprattutto a fornire notizie preziose agli studiosi e ai lettori desiderosi di conoscere la storia di questo ramo dei de Sangro.

Un lavoro, quello della Lopriore, che ha richiesto un notevole impegno per le innumerevoli difficoltà incontrate in sette lungi anni di ricerca. Ma mai, come in questo caso, “andar per archivi” è stato così produttivo, oltre che entusiasmante. L’importanza degli archivi, lo sappiamo bene, è data proprio dalla possibilità di rinvenire tra le tante carte, spesso nemmeno inventariate, fonti essenziali per la ricostruzione del passato altrimenti condannato all’oblio. Per riportarlo alla ribalta della  storia.

Per questo lavoro, ricordiamo che l’Autrice ha analizzato una notevole mole di documenti custoditi negli archivi di varie città; numerosi, quindi, sono stati gli spostamenti ed i contatti avuti con istituzioni di tutta Italia: a Napoli (Archivio di Stato, Biblioteca Nazionale, Archivio Storico del Banco di Napoli - Fondazione, Museo Duca di Martina, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, Museo Civico "Filangieri " - peraltro chiuso al pubblico per restauri); a Roma (Archivio Centrale dello Stato); a San Basilio - Mottola (TA) (Hotel Casa Isabella); ad Ascoli Satriano (Archivio Storico della Curia Vescovile); a Martina Franca (Biblioteca Comunale "Isidoro Chirulli"e Archivio del Gruppo Umanesimo della Pietra).

Qui, grazie alla consultazione dell'archivio privato, di dipinti, foto ed altro materiale appartenente alla famiglia de' Sangro, e donati alle due istituzioni citate dagli eredi, l’Autrice ha potuto ricostruire anche le più significative vicende riguardanti la famiglia in Valle d’Itria.

La ricerca ha dato esiti importanti, portando la Lopriore ad approfondire via via la storia araldica del nobile casato, dalle origini fino ai nostri giorni. Non diversa da quella degli altri nobili fu infatti la vita sociale dei duchi de Sangro, discendenti dai Marchesi di San Lucido. Con qualche sprazzo di notorietà, che li ha portati alla ribalta della storia moderna e contemporanea.

Don Nicola de’ Sangro ebbe un ruolo determinante nel 1795 in relazione alle vicende storiche ed economiche della Capitanata, ossia quando acquistò il feudo allodiale di Orta. Il possesso cessò con l’entrata in vigore della legge eversiva della feudalità del 21 maggio 1806.

I suoi successori si distinsero per le loro gesta eroiche; suo figlio Riccardo, terzo duca di Sangro, sposò Maria Argentina Caracciolo, che ereditò il titolo di duchessa di Martina Franca dopo l’avvenuto decesso della madre, Francesca del Giudice Caracciolo. Il nome di Riccardo  è legato ad una rapida carriera militare. Dopo la Restaurazione il sovrano, per dimostrare la sua riconoscenza per la fedeltà dimostrata, promosse Riccardo tenente colonnello del primo reggimento Lancieri.  Riconoscimenti gli furono conferiti nel 1843 con l’investitura di cavaliere dell’Ordine di San Gennaro. Ferdinando II, che lo volle al suo fianco nel maggio del 1848 durante la campagna nello Stato Pontificio, il 15 giugno 1849 lo promosse Generale. Nel 1855 Riccardo de’ Sangro fu nominato maresciallo di campo ed aiutante del re ed ebbe il comando della divisione di cavalleria leggera e delle Guardie d’Onore; nel maggio del 1859, durante gli ultimi giorni di vita del re Ferdinando II, egli fu il suo più assiduo assistente. Confermato in tutte le sue cariche dal nuovo re Francesco II, lo seguì a Gaeta, imbarcandosi con lui il 6 settembre 1860 sulla nave Saetta. L’8 ottobre 1860, per premiare il suo fedele attaccamento, il giovane sovrano lo promosse Tenente Generale. Nel castello di Gaeta, assediato dalle truppe piemontesi, contrasse il tifo, ma salì agli onori della cronaca con il titolo di difensore di Gaeta.

Durante il secondo conflitto mondiale, il suo omonimo Riccardo de' Sangro diede alloggio nella sua villa di Ravello a Vittorio Emanuele III e alla regina Elena. Nel dopoguerra, insieme ad alcuni membri dell’aristocrazia napoletana, tra cui la nipote Maruska Monticelli Obizzi di Sangro, figlia della sorella Isabella, egli contribuì alla ricostruzione del patrimonio artistico del Museo Filangieri danneggiato dalla guerra.

Nel 1978 un altro  Riccardo, seguendo l’esempio dello zio, donò al Museo Duca di Martina di Napoli quel che restava della collezione di ceramiche ed altri oggetti in suo possesso, appartenuti a Don Placido de’Sangro, duca di Martina, integrando, così, la pregevole e cospicua collezione dell’antenato.

Oggi la linea maschile dei duchi di Sangro è estinta. Prosegue in quella femminile, rappresentata attualmente dai pronipoti di Riccardo, i nobili Notarbartolo e Parisi Avarna.

 

 

RAIMONDO DI SANGRO, IL PRINCIPE PIU’ FAMOSO

Il più  noto esponente della linea primogeniturale di questa illustre casata,  che senza dubbio ha lasciato un ricordo indelebile, fu  Raimondo de' Sangro, principe di San Severo. Esimio letterato, esperto nelle arti e nelle scienze, si distinse per la sua perizia nel progettare e dirigere opere di architettura militare e fu tenuto in gran conto dai regnanti d’Europa. La cappella del principe, intitolata a Santa Maria della Pietà, fu decorata con colori preparati dallo stesso Raimondo, che nel 1753 fece scolpire dal Sanmartino il “Cristo velato” che rese celebre la cappella in tutta l’Europa. Il procedimento per marmorizzare il velo del “Cristo” e la rete che ricopre la statua del “Disinganno” (collocati nella cappella), fu opera di Raimondo il quale, grazie a un complesso procedimento chimico, riuscì ad ottenere su queste opere gli effetti ottici di particolare suggestione. Nel succorpo della cappella sono tuttora custodite le famose macchine anatomiche che nel 1764 Raimondo fece costruire dall’anatomopatologo Giuseppe Salerno, utilizzando scheletri umani autentici con spago, cera e filo di ferro per ricostruire il sistema circolatorio, da mostrare ai medici dell’Ospedale degli Incurabili affinché non incorressero in  errori dovuti alla loro scarsa conoscenza dell’anatomia. Molti altri furono i successi di Raimondo de’Sangro in campo alchimistico e scientifico: inventò particolari tipi di inchiostro indelebile (utilizzati poi nella sua stamperia) e complessi sistemi per la costruzione di un teatro pirotecnico. Praticò l’esoterismo e fu anche in grado di predire la propria dipartita. Negli anni compresi tra il 1750 ed il 1759, Raimondo si lasciò convincere da Guglielmo Moncada  a far parte della Massoneria, vi entrò nel giugno 1750 e fu riconosciuto “gran maestro”; fu lui a suddividere i massoni partenopei nelle distinte logge "di Sangro”, costituita da nobili e “Moncada”, composta da borghesi e commercianti. Avversato dai Gesuiti, dopo alterne vicende, Raimondo decise di lasciare la Massoneria, ma i confratelli lo accusarono di aver rivelato la loro identità al sovrano. Ingiustamente.

 

Lucia Lopriore, socia degli Amici del Museo di FG, del Centro Studi "Martella" di Peschici e della Società di Storia Patria di Vieste,  collabora al portale www.storiamedievale.net del prof. Raffaele Licinio e a “GENEALOGIE DELLE FAMIGLIE NOBILI ITALIANE “ (vero e proprio cardine della genealogia italiana online a cura di Davide Shamà).

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giovedì, 03 gennaio 2008

Ambigue eroine, protagoniste di un noir  scritto “al femminile” da un/a misterioso/a Autore/Autrice e pubblicato dall’editore fiorentino Maremmi

 

«Black Madame,

la curva del panico »

 

 recensione di

TERESA MARIA RAUZINO

 

 

 

 «Il giallo è il sonetto. Preciso, terso, simmetrico. Il noir è l'ode. Non ha regole formali, né una struttura precisa. Le sue vette non hanno limiti, così come non hanno limiti i suoi abissi» (Michael Gilbert).

 

 «Il giallo è mistero, mistero. Il noir è l'esatto contrario del Paradiso»(Michel Grisolia)

 

  

Recensire «Black Madame. La curva del panico», romanzo noir di una sconosciuta Pàmela Garden (solo come pseudonimo, però, in quanto chissà chi si cela nei suoi panni!), edito in questi giorni da Maremmi, noto editore fiorentino (collana L’Autore Libri), mi è sembrata, inizialmente, una proposta-paradosso per chi, come me, si occupa soprattutto di storiografia.

 

Una perplessità che si è sciolta dopo la lettura, decisamente  intrigante, delle prime  pagine. Ho deciso di accettare la sfida, leggendo tutto d’un fiato le 360 rimanenti, lasciandomi avvincere dal semplice, purissimo gusto della lettura.

 

Ma cos'è esattamente il noir? Cosa lo distingue dal giallo?

 

Il noir trae origine dal crudo realismo della scuola hard-boiled di Hammett e Chandler, sviluppatasi negli Stati Uniti a partire dagli anni '20 come reazione all'artificiosità del giallo classico (quello, per intenderci, della Christie o di Conan Doyle). Un genere oggi molto di moda, che sta avendo una fortuna crescente. Si pubblicano parecchi titoli, sia stranieri che italiani, i media ne parlano, i lettori li apprezzano.

 

Come io ho apprezzato «Black Madame».

 

Ecco la trama essenziale su cui ruota la vicenda. La location è un piccolo centro  imprecisato dell’entroterra molisano, sconvolto nella sua tranquillità e nel suo apparente perbenismo da un segreto che tutti intuiscono ma che nessuno, in mancanza di prove, si azzarda a rivelare. Un’antiquaria di nome Camilla si ritrova implicata, suo malgrado, nell'omicidio di un giornalista, cui seguono altre morti misteriose segnate dalla firma di un serial killer. Le figure femminili oscure, inquiete, che emergono a poco a poco nella vicenda danno vita a un incessante susseguirsi di colpi di scena, nei quali la verità sembra perdere sempre più consistenza, lasciando spazio a un solo interrogativo: chi è Black Madame? 

 

Un romanzo appassionante, ma decisamente non di evasione. Un testo che non diverte, non distrae affatto il lettore, ma lo tiene in tensione forte, lo turba, lo disturba, lo spiazza, come nella tradizione del migliore noir. La Garden  getta sulla realtà della provincia italiana il suo sguardo lucido, impietoso e tagliente, mettendone in evidenza tensioni e contraddizioni, portandone alla luce il lato oscuro, le zone d'ombra, facendo riflettere sui mutamenti sociali, culturali e di costume di un'inquieta e turbinosa contemporaneità.

 

Sondare le pulsioni più oscure che si agitano nella mente umana la porta a elaborare una concezione morale decisamente complessa: i confini tra il Bene e il Male sono labili e sfuggenti, è difficile distinguere i "buoni" dai "cattivi" (le protagoniste sono figure estremamente sensuali, lacerate, ambigue, alle prese con insondabili drammi interiori).

 

Incentrando «Black Madame» sulle lacerazioni e le fratture dell'ordine costituito, l’A. fruga nelle zone d'ombra della nostra società, mettendone a nudo la corruzione e il degrado, le contraddizioni e i conflitti che vi si annidano, un'esplorazione del lato oscuro dell'uomo, una discesa negli inferi del male e del negativo.

 

L'attenzione si sposta dalla figura dell'investigatore e si focalizza su quella del serial killer, che viene smascherato attraverso i procedimenti della “detection”, ma soprattutto attraverso l'approfondimento psicologico.

 

All’apparente trionfo della Giustizia, la Garden oppone un lucido, disincantato pessimismo, che si sostanzia in una visione cupa e tragica dell’esistenza. Come nella migliore narrativa noir, manca il  lieto fine: nessuna luce spazza via una volta per tutte le tenebre, e i tentativi di imporre un ordine al caos dilagante si risolvono in un drammatico scacco esistenziale.

 

Due i finali del romanzo, le cui ultime pagine vedono come location il Gargano. Uno più classico, chiuso; l’altro aperto a successivi inquietanti sviluppi che preludono… alla continuazione della storia.

 

Ma il mistero non si esaurisce qui. Resta quello dell’estensore del noir.

 

Pàmela Garden (ricordiamolo: è uno pseudonimo) ha orientato il proprio lavoro verso una concezione dello stesso tutta al femminile: nella psicologia delle protagoniste, nel tratteggio caratteriale dei personaggi, nello stile medesimo improntato a quell’ottica particolare, bagaglio genetico dell’altra metà del cielo. Di lei si conosce solo che è meridionale di nascita e formazione (di quale Meridione si tratti, non si sa!) ma abitante del mondo, e che nella vita ha seguito in parallelo due strade: l’insegnamento e il giornalismo (lo si legge nella quarta di copertina).

 

Basteranno al lettore… curioso questi segnali , oltre a quelli sparsi qua e là nel testo, per scoprire da sé chi si cela sotto i panni di Pàmela Garden?

 

  

 

CHI E’ L’EDITORE DEL LIBRO

  

Giorgio Maremmi è un noto editore fiorentino, cui  fanno capo diverse sigle editoriali (Firenze Libri, L'Autore Libri Firenze, Firenze Atheneum).

 

Maremmi, che stampa libri ormai da mezzo secolo, ha scritto un libro che ogni autore, con un manoscritto nel cassetto, dovrebbe leggere. S'intitola “Avalon - L'agenda dello scrittore”. Conduce l'aspirante autore in un viaggio lungo le oscure e contorte strade del mondo editoriale.

 

Paolo Bianchi, nell’articolo “Avalon, l’isola editoriale che non c’è” pubblicato sul “Giornale” del 30 gennaio 2004, scrive che secondo Maremmi « Il successo di uno scrittore è legato a una “quota d'imponderabile”. Con ciò, velleitari e vanitosi sono avvertiti. Fuori dai salotti della letteratura aristocratica e fuori dalla “Scuola del pianto” («scrittori tetri svirilizzati... tutti travolti dall'autocommiserazione e dal delirio della delusione»), l'unica via da percorrere è quella che conduce, appunto, a una Avalon, una terra cavalleresca e leggendaria, una terra da Re Artù. Lì si trova, ammesso che esista, un uomo editore il quale «non può fare a meno di cercare qualcosa negli altri uomini, anche se non li ama, anche se è un solitario, anche se è un asociale. È convinto che il meglio degli altri uomini, il meglio di un mondo per troppi aspetti spiacevole, ma anche bello perché formicolante di cose imperscrutabili, venga soprattutto dagli uomini scrittori».

 

«È Giorgio Maremmi un editore alla ricerca di Avalon? – si chiede ancora Paolo Bianchi - Per capirlo basta curiosare fra i suoi titoli, 250 circa l'anno, interamente riportati sul sito Internet www.firenzelibri.com. Si incontra di tutto: narrativa, poesia, saggistica accademica e non. Molti di quegli autori, magari, hanno spedito i loro manoscritti a editori che Maremmi stesso non esiterebbe a definire protervi, violenti, bugiardi, dilettanti, contrabbandieri, birbanti. Infine, sono approdati qui. Anche questi autori, forse, sono alla ricerca di Avalon».

 

Noi, non potendo dar conto, per ovvie ragioni di spazio, dei titoli del catalogo Maremmi, ci siamo limitati a segnalarne uno, uscito nel 2008 appena iniziato: “Black Madame”, appunto, di Pàmela Garden, misteriosa A. legata alla nostra terra.

 

La recensione di Teresa Maria Rauzino è stata pubblicata il 3 gennaio 2008 sul quotidiano L'ATTACCO.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Autore: Pàmela Garden

 

Titolo: Black Madame

 

Editore: L'Autore Libri Firenze

 

Genere:  noir

 

Collana: Biblioteca 80. Narratori

 

Pagine: 368

 

ISBN: 8851714428

 

Data pubblicazione: 2008

 

Prezzo: € 18,50

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