sito a cura di Teresa Maria Rauzino
TERESA MARIA RAUZINO: Quando a Peschici gli slavi ...erano di casa
VIAGGIO VIRTUALE PESCHICI-DUBROVNIK
ALLA SCOPERTA DELLE RADICI CROATE
ANTONIO VIGILANTE: La singolare storia di Donato Manduzio e degli ebrei garganici
LEONARDA CRISETTI: La formazione culturale ed umana di Pietro Giannone
LUCIA LOPRIORE, Ausculum nelle testimonianze epigrafiche
LABORATORIO STORICO ISTITUTO SUPERIORE "MAURO DEL GIUDICE", Il Convento di Rodi Garganico racconta un'antica storia...

CENTRO STUDI MARTELLA: NUOVO VOLUME SULLA RELIGIOSITA' POPOLARE A PESCHICI
Sarà presentato a Foggia il 3 marzo 2008 alle ore 17.00, nella Sala del Tribunale di Palazzo Dogana (Piazza XX settembre), con il patrocinio dell'Ente Provincia FG, il volume di AA.VV. del Centro Studi Martella “Chiesa e religiosità popolare a Peschici. Itinerari del Parco Letterario San Michele Arcangelo-Gargano segreto”, a cura di Teresa Maria Rauzino e Liana Bertoldi Lenoci, Edizioni Centro Grafico Francescano, Foggia, 2008.
Con questo nuovo volume, il Centro Studi Martella vuole dare un contributo di idee sui possibili itinerari storico-artistico-religiosi del "Parco Letterario San Michele Arcangelo- Gargano segreto", che ha visto recentemente la luce sotto gli auspici della Comunità Montana del Gargano e delle fondazioni "Ippolito Nievo" e "Pasquale Soccio".
La Montagna del sole mistica e mitica, che ha fissato da secoli la sua location nella Grotta dell’Arcangelo, ha già ispirato una notevole produzione letteraria da parte di grandi viaggiatori ed intellettuali del Promontorio.
Il tema del V volume della collana "I luoghi della memoria" del Centro Studi "Giuseppe Martella» di Peschici ha consentito la partecipazione di 15 studiosi, dal momento che le chiese, presenti nella cittadina garganica e nel suo territorio, e le manifestazioni socio-religiose ad esse collegate, possono essere studiate dal punto di vista storico-architettonico, storico-iconografico, storico-devozionale e storico-sociale. Tale ampia possibilità di angolazioni interpretative e di lettura ha permesso di ripercorrere la storia di Peschici secondo diverse direttrici che, intersecandosi, si illuminano e si arricchiscono reciprocamente, rappresentando un grande e variegato affresco, uno spaccato emblematico di microstoria pienamente inserito nella macrostoria italiana ed europea.
Uno studio serio e qualificato su uno degli assi portanti dell’identità del sud Italia, con un interessante scandaglio del rapporto tra “saeculum” e “religio”, non privo di un forte richiamo all’attualità, come l’impulso al recupero dell’antica abbazia di Santa Maria di Càlena.
Peschici, perduta nel mare dell’esistenza senza risposta, toccata, a fasi alterne, da eventi felici e tragici, continua a riporre nel culto antico del santo profeta Elia che libera i suoi poveri, pochi abitanti, dalle cavallette, dalla siccità, dalle malattie e dalle incertezze della vita, la speranza di salvezza o quanto meno la speranza consolatrice di un futuro migliore. I modelli della società di massa e consumistici non hanno ancora scalfito questa realtà, consolidata da secoli: un modo di fare e di essere collegato, nella sua dimensione più profonda, alla misteriosa ricerca di sé, della propria identità, del minimo di garanzia vitale.
PROGRAMMA PRESENTAZIONE 3 marzo, ore 17 Palazzo Dogana Foggia
SALUTI
- Carmine Stallone (presidente Provincia di Foggia)
- Autorità presenti
INTERVENTI
- Pasquale Corsi (ordinario di Storia medievale Università di Bari)
- Liana Bertoldi Lenoci (Università di Trieste, autrice e curatrice del volume)
- Teresa Maria Rauzino (presidente Centro Studi Martella, autrice e curatrice del volume)
Coordinerà la serata Gianfranco Piemontese (coautore del volume)
Saranno presenti gli altri autori del volume: Sergio Afferrante, Gioia Bertelli, Giovanni Boraccesi, Barbara Coletta, Enzo d’Amato, Michele d’Arienzo, Libera Iervolino, Lucia Lopriore, Tiziana Luisi, Francesco Granatiero, Michel’Antonio Piemontese, Grazia Silvestri.
In apertura sarà proiettato il CD "Kàlena, lo scrigno chiuso" di Enzo D’Amato.

IL MANIFESTO DELL'EVENTO è scaricabile qui:
http://files.splinder.com/db207fe42c9d026c39f7a7ca1921b21f.pdf
L'INVITO è scaricabile qui:
http://files.splinder.com/1df573658d8cf5fd85156453e981b784.pdf
Il CENTRO STUDI MARTELLA
Il Centro Studi Martella di Peschici si è costituito nel 1997 ed ha acquisito personalità giuridica il 19 luglio 1999. E’ formato da studiosi locali e da studiosi esterni al territorio, che stanno attuando un programma di ricerche storiche ad ampio spettro, interdisciplinare. Il gruppo di studiosi raccolto nel Centro ha organizzato giornate di studio, i cui atti sono pubblicati nella collana I luoghi della memoria, centrate sulla tradizione culturale del territorio, sulla pubblicazione di documenti inediti di diversa natura, sulle testimonianze architettoniche e iconografiche dei siti, in modo da inserire Peschici, il Gargano e le tradizioni dei suoi abitanti nella “grande storia”.
Il Centro Studi, oltre alle ricerche di vasto respiro, si batte da anni per una sempre maggiore valorizzazione del patrimonio culturale, artistico del territorio. Svolge una corposa attività di informazione attraverso siti telematici, articoli e saggi pubblicati da quotidiani, riviste specializzate locali e nazionali.
AA.VV. CENTRO STUDI MARTELLA, Chiesa e religiosità popolare a Peschici. Itinerari del Parco letterario San Michele Arcangelo- Gargano segreto, a cura di Teresa Maria Rauzino e Liana Bertoldi Lenoci, pp.400, ill. a colori, Edizioni Centro Grafico Francescano, Foggia 2008, € 25,00.
Per ordinare il volume on line: centrostudimartella@hotmail.com
Info: 380-2577054
Aristocratici Napoletani tra Capitanata e Valle d’Itria: i Duchi di Sangro
Il nuovo libro di Lucia Lopriore, frutto di un impegnativo lavoro storiografico, verrà presentato da Gloria Fazia e Mimmo Di Conza al Museo Civico di Foggia (Piazza Nigri, 1) martedì 29 gennaio alle ore 17,30. E' prevista una proiezione multimediale a cura dell'Autrice.
recensione di TERESA MARIA RAUZINO

L'acquisto del feudo di Orta di Capitanata, attuale Orta Nova (FG), avvenuto nel 1795, evidenzia l'intreccio indissolubile che congiunge sempre microstoria e macrostoria. Con tale acquisto fu concesso al duca Nicola de’ Sangro il giuspatronato sulle chiese di Santa Maria delle Grazie e di Santa Caterina, ad essa annessa. Tale diritto vincolava il nobile casato a provvedere a tutte le esigenze di culto richiesti dal vescovo di Ascoli Satriano; oltre agli arredi sacri, il Duca dovette donare una bella campana.
La curiosità storiografica di Lucia Lopriore, autrice del volume Aristocratici Napoletani tra Capitanata e Valle d’Itria: i Duchi de Sangro, Edizioni del Rosone, Foggia), è nata proprio dalla visione/ricognizione di questa campana quando, notando che era marcata dallo stemma araldico dei de’ Sangro, scoprì che il prestigioso casato era stato legato, sia pure per un breve periodo, alla sua città natale. Di sicuro interesse storico si rivela il suo accurato studio svolto sulla linea dei duchi di Sangro per l’intreccio delle strategie sociali, familiari, politiche e culturali che la famiglia adottò per marcare il proprio status sociale. La partecipazione attiva dei suoi componenti alla vita politica nazionale ed internazionale e la celebrazione dei matrimoni, volta all’espansione dell’asse patrimoniale, pone in luce aspetti che rendono bene l’idea del modo in cui si svolgeva l’intricata strategia per garantirsi il massimo potere.
Nel corso della ricerca archivistica e della ricognizione sul campo, che l’hanno portata a ripercorrere tra Puglia e Campania i luoghi dei De Sangro, la Lopriore si è resa conto che la letteratura specializzata forniva notizie solo sui rami principali del casato: sui duchi di Vietri, di Torremaggiore, sui principi di San Severo, di Fondi, solo per citarne alcuni. Nessuno degli storici accreditati aveva mai esaminato attentamente la linea cadetta dei duchi di Sangro, quella dei marchesi di San Lucido. Le loro res gestae erano praticamente sconosciute.
Assenza di notizie dovuta al fatto che in passato l’asse ereditario nobiliare negli Stati europei era basato sulla legge del maggiorasco; difficilmente i genealogisti accreditati studiavano i rami ultrogeniti, relegati ad un ruolo marginale. Da qui l’approfondimento volto a soddisfare le curiosità dell’Autrice, ma soprattutto a fornire notizie preziose agli studiosi e ai lettori desiderosi di conoscere la storia di questo ramo dei de Sangro.
Un lavoro, quello della Lopriore, che ha richiesto un notevole impegno per le innumerevoli difficoltà incontrate in sette lungi anni di ricerca. Ma mai, come in questo caso, “andar per archivi” è stato così produttivo, oltre che entusiasmante. L’importanza degli archivi, lo sappiamo bene, è data proprio dalla possibilità di rinvenire tra le tante carte, spesso nemmeno inventariate, fonti essenziali per la ricostruzione del passato altrimenti condannato all’oblio. Per riportarlo alla ribalta della storia.
Per questo lavoro, ricordiamo che l’Autrice ha analizzato una notevole mole di documenti custoditi negli archivi di varie città; numerosi, quindi, sono stati gli spostamenti ed i contatti avuti con istituzioni di tutta Italia: a Napoli (Archivio di Stato, Biblioteca Nazionale, Archivio Storico del Banco di Napoli - Fondazione, Museo Duca di Martina, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, Museo Civico "Filangieri " - peraltro chiuso al pubblico per restauri); a Roma (Archivio Centrale dello Stato); a San Basilio - Mottola (TA) (Hotel Casa Isabella); ad Ascoli Satriano (Archivio Storico della Curia Vescovile); a Martina Franca (Biblioteca Comunale "Isidoro Chirulli"e Archivio del Gruppo Umanesimo della Pietra).
Qui, grazie alla consultazione dell'archivio privato, di dipinti, foto ed altro materiale appartenente alla famiglia de' Sangro, e donati alle due istituzioni citate dagli eredi, l’Autrice ha potuto ricostruire anche le più significative vicende riguardanti la famiglia in Valle d’Itria.
La ricerca ha dato esiti importanti, portando la Lopriore ad approfondire via via la storia araldica del nobile casato, dalle origini fino ai nostri giorni. Non diversa da quella degli altri nobili fu infatti la vita sociale dei duchi de Sangro, discendenti dai Marchesi di San Lucido. Con qualche sprazzo di notorietà, che li ha portati alla ribalta della storia moderna e contemporanea.
Don Nicola de’ Sangro ebbe un ruolo determinante nel
I suoi successori si distinsero per le loro gesta eroiche; suo figlio Riccardo, terzo duca di Sangro, sposò Maria Argentina Caracciolo, che ereditò il titolo di duchessa di Martina Franca dopo l’avvenuto decesso della madre, Francesca del Giudice Caracciolo. Il nome di Riccardo è legato ad una rapida carriera militare. Dopo la Restaurazione il sovrano, per dimostrare la sua riconoscenza per la fedeltà dimostrata, promosse Riccardo tenente colonnello del primo reggimento Lancieri. Riconoscimenti gli furono conferiti nel 1843 con l’investitura di cavaliere dell’Ordine di San Gennaro. Ferdinando II, che lo volle al suo fianco nel maggio del 1848 durante la campagna nello Stato Pontificio, il 15 giugno 1849 lo promosse Generale. Nel 1855 Riccardo de’ Sangro fu nominato maresciallo di campo ed aiutante del re ed ebbe il comando della divisione di cavalleria leggera e delle Guardie d’Onore; nel maggio del 1859, durante gli ultimi giorni di vita del re Ferdinando II, egli fu il suo più assiduo assistente. Confermato in tutte le sue cariche dal nuovo re Francesco II, lo seguì a Gaeta, imbarcandosi con lui il 6 settembre 1860 sulla nave Saetta. L’8 ottobre 1860, per premiare il suo fedele attaccamento, il giovane sovrano lo promosse Tenente Generale. Nel castello di Gaeta, assediato dalle truppe piemontesi, contrasse il tifo, ma salì agli onori della cronaca con il titolo di difensore di Gaeta.
Durante il secondo conflitto mondiale, il suo omonimo Riccardo de' Sangro diede alloggio nella sua villa di Ravello a Vittorio Emanuele III e alla regina Elena. Nel dopoguerra, insieme ad alcuni membri dell’aristocrazia napoletana, tra cui la nipote Maruska Monticelli Obizzi di Sangro, figlia della sorella Isabella, egli contribuì alla ricostruzione del patrimonio artistico del Museo Filangieri danneggiato dalla guerra.
Nel 1978 un altro Riccardo, seguendo l’esempio dello zio, donò al Museo Duca di Martina di Napoli quel che restava della collezione di ceramiche ed altri oggetti in suo possesso, appartenuti a Don Placido de’Sangro, duca di Martina, integrando, così, la pregevole e cospicua collezione dell’antenato.
Oggi la linea maschile dei duchi di Sangro è estinta. Prosegue in quella femminile, rappresentata attualmente dai pronipoti di Riccardo, i nobili Notarbartolo e Parisi Avarna.
RAIMONDO DI SANGRO, IL PRINCIPE PIU’ FAMOSO
Il più noto esponente della linea primogeniturale di questa illustre casata, che senza dubbio ha lasciato un ricordo indelebile, fu Raimondo de' Sangro, principe di San Severo. Esimio letterato, esperto nelle arti e nelle scienze, si distinse per la sua perizia nel progettare e dirigere opere di architettura militare e fu tenuto in gran conto dai regnanti d’Europa. La cappella del principe, intitolata a Santa Maria della Pietà, fu decorata con colori preparati dallo stesso Raimondo, che nel 1753 fece scolpire dal Sanmartino il “Cristo velato” che rese celebre la cappella in tutta l’Europa. Il procedimento per marmorizzare il velo del “Cristo” e la rete che ricopre la statua del “Disinganno” (collocati nella cappella), fu opera di Raimondo il quale, grazie a un complesso procedimento chimico, riuscì ad ottenere su queste opere gli effetti ottici di particolare suggestione. Nel succorpo della cappella sono tuttora custodite le famose macchine anatomiche che nel 1764 Raimondo fece costruire dall’anatomopatologo Giuseppe Salerno, utilizzando scheletri umani autentici con spago, cera e filo di ferro per ricostruire il sistema circolatorio, da mostrare ai medici dell’Ospedale degli Incurabili affinché non incorressero in errori dovuti alla loro scarsa conoscenza dell’anatomia. Molti altri furono i successi di Raimondo de’Sangro in campo alchimistico e scientifico: inventò particolari tipi di inchiostro indelebile (utilizzati poi nella sua stamperia) e complessi sistemi per la costruzione di un teatro pirotecnico. Praticò l’esoterismo e fu anche in grado di predire la propria dipartita. Negli anni compresi tra il 1750 ed il 1759, Raimondo si lasciò convincere da Guglielmo Moncada a far parte della Massoneria, vi entrò nel giugno 1750 e fu riconosciuto “gran maestro”; fu lui a suddividere i massoni partenopei nelle distinte logge "di Sangro”, costituita da nobili e “Moncada”, composta da borghesi e commercianti. Avversato dai Gesuiti, dopo alterne vicende, Raimondo decise di lasciare la Massoneria, ma i confratelli lo accusarono di aver rivelato la loro identità al sovrano. Ingiustamente.
Lucia Lopriore, socia degli Amici del Museo di FG, del Centro Studi "Martella" di Peschici e della Società di Storia Patria di Vieste, collabora al portale www.storiamedievale.net del prof. Raffaele Licinio e a “GENEALOGIE DELLE FAMIGLIE NOBILI ITALIANE “ (vero e proprio cardine della genealogia italiana online a cura di Davide Shamà).
Il mito di Ralph De Palma
rivive su RAI TRE
Uno speciale andrà in onda sabato 22 dicembre
L'ampio servizio televisivo, curato dal giornalista di Rai Puglia Enzo Del Vecchio, comprenderà anche interviste realizzate a Foggia e a Biccari e un vasto collage fotografico del campione foggiano, le cui gesta sportive hanno fatto la storia dell'automobilismo tra gli anni '10 e '30 del secolo scorso, quando De Palma vinse la storica
A Ralph De Palma il giornalista foggiano Maurizio De Tullio ha dedicato lo scorso anno - in occasione del 50° anniversario della morte - la prima biografia italiana, con la prefazione dell´ex campione di Formula 1 Andrea de Adamich, pubblicata a Foggia dalle Edizioni Agorà, con la
storia, i dati, le curiosità e le foto del celebre pilota italo-americano.
Ma il record per cui è ricordato De Palma nella Storia dell'automobilismo è un altro, ammantato di leggenda ma assai verosimile: quello di 2.557 vittorie sulle 2.887 gare alle quali partecipò in carriera, una carriera - a differenza di quasi tutti gli altri campioni del volante del tempo - per nulla compromessa da incidenti (escluso uno solo), che nella maggior parte dei casi finivano con la morte o l'invalidità degli assi del volante.
emigrati nelle Americhe e nel resto del mondo, diventando il primo eroe italiano dello sport a livello internazionale.
L’agonia feudale e la scalata dei galantuomini
(Cagnano Varano: l’Onciario, il Murattiano, le Questioni demaniali 1741-1915)
Dopo la lettura del libro di Leonarda Crisetti Grimaldi, cosa va posto all’attenzione del lettore? Quali i punti di forza della ricerca? Il compito è piuttosto arduo, vista la complessità della tematica. L’impianto temporale è di lunga durata: partendo dal 1750, la Crisetti si sofferma sull’Ottocento e giunge fino al 1914, con qualche rapida incursione nei secoli passati e in quello attuale per ricostruire gli antefatti e le conseguenze della questione demaniale a Cagnano Varano. Uno spaccato storiografico che ci disvela status e modi di vivere delle vecchie classi egemoni, oltre ai meccanismi che connotano la scalata sociale di quelle classi che erano state, fino a quel momento, subalterne. Colpisce l’estrema varietà e ricchezza delle fonti utilizzate per ricostruire il contesto socio-economico: oltre alle Delibere comunali,
L’Autrice non disdegna, per l’analisi delle vicende del Novecento, l’utilizzo delle fonti orali, raccordando la microstoria di Cagnano Varano con gli eventi coevi, con l’intento di dare risposta ad una domanda-chiave: «Chi furono i protagonisti della scalata sociale nel primo decennio dell’Ottocento?». Ecco perché scandisce tutti i passaggi che permisero a poche famiglie di appropriarsi illegittimamente dei terreni sottratti ai feudatari o al Comune, “affrancando” gli usi civici per regolarizzare le occupazioni e diventare proprietari. I cosiddetti “emergenti”, nel corso di oltre un secolo si servirono, a questo scopo, della politica e della “nuova” gestione della cosa pubblica.
Nel 1750, al tempo dell’Onciario, la popolazione di Cagnano, di circa 1850 persone, è concentrata nei quartieri denominati “Entro
La terra è nelle mani di tre grandi proprietari, esponenti della nobiltà e del clero: il principe-duca Brancaccio, titolare della Terra di Cagnano; il duca Zagaroli, proprietario della Difesa della Regia razza delle Giumente; i Canonici Regolari Lateranensi di Santa Maria di Tremiti, che posseggono San Nicola Imbuti, sul lago di Varano.
Nel 1741, nella piccola cittadina garganica, c’è quindi un unico possessore di “sangue blu”: Luigi Paolo Brancaccio. Nelle rivele dell’Onciario è denominato “l’Illustre Possessore”. Il duca, di antica nobiltà napoletana, ha 46 anni. Ha rimpinguato il suo blasone sposando la duchessa di Carpino Felicia Vargas, sua coetanea, che gli ha dato sei figli: un maschio e cinque femmine. Nel Palazzo baronale di Cagnano, la famiglia dimora con la sua piccola corte, proveniente da località dove i principi Brancaccio gestiscono altri feudi: il segretario è palermitano, i camerieri sono napoletani, il “repostiero” è calabrese; non è specificata la provenienza della nutrice, del maestro di casa, dei due servitori, del cuoco e del sottocuoco, del calessiere e del “volante”, che probabilmente sono stati assunti sul posto. Il duca Brancaccio esercita di diritto di pesca nei “tre puzzacchi” sul lago; possiede il grande bosco demaniale in località Bagno, una vigna con torre, pozzo d’acqua sorgiva e uliveti a San Rocco; mezzane d’uliveti, olivastri, orni, un orto di fichi, seminativi, diverse “piscine”,
Luigi Paolo Brancaccio ha ceduto all’Università e affittato la portolania e la mastrodattia; è altresì comproprietario di un “bosco sassoso e macchioso” di querce, cerri e faggi: il Compromesso; possiede la “defensa” di Santa Marena, dove le università di Cagnano e di Carpino fanno pascolare le loro mandrie di buoi per tutto l’anno, riservando l’erbaggio anche alla Regia Dogana di Foggia per tre mesi all’anno. I pascoli sono sufficienti ad alimentare, oltre alle greggi e alle mandrie locali, circa ventimila pecore che giungono dall’Abruzzo.
All’epoca dell’Onciario, poche unità, rappresentate da nobiltà e clero, producono il 56% del reddito del paese, mentre i produttori, ossia il 92% della popolazione, il restante 44%. Questi ultimi sono vessati da tasse e prestazioni da corrispondere all’Università, ai nobili e al clero.
Durante il Decennio francese, i feudatari sono privati della giurisdizione e di alcune prerogative fiscali, ma non di tutti i beni: una parte viene loro assegnata come proprietà privata, un’altra parte è data al Comune, con l’obbligo di ripartirla tra i cittadini che hanno perso gli usi civici.
Nel 1806 cessa il sistema della Regia Dogana e nel 1807 gli ordini religiosi sono sciolti. I loro beni, incamerati nel Demanio dello Stato, vengono venduti ai privati. Una Commissione feudale, che opera fino al
Il Catasto Murattiano del 1813 dà un nuovo profilo delle classi sociali emergenti che producono il 77% dell’imponibile: l’ipotesi del miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini di Cagnano è validata dall’aumento dei benestanti i cui nuclei familiari, elencati nel Catasto Onciario del 1750, versavano in condizioni modeste. Sono in mobilità ex massari, allevatori, coltivatori e commercianti. Produttori sono anche medici, avvocati, notai, speziali, funzionari, parenti del clero. La proprietà si consolida tramite accorte politiche matrimoniali. Il nuovo ceto, sostituendosi alla vecchia classe dirigente, ne assume comportamenti e titoli onorifici, non si pone come forza antagonista; decide di mandare i figli a studiare a Napoli, per elevare il loro livello culturale e preparare la loro scalata sociale.
Cambia la dimensione abitativa di Cagnano. La popolazione arriva a 3820 persone; il totale dei vani è di 1538, di cui 619 siti nella Terravecchia e 919 fuori le mura. Il Comune beneficia delle leggi eversive della feudalità, ampliando il suo patrimonio, entrando in possesso di Parchi e Mezzane, di una parte del Compromesso, delle Terre liquide, della Riseca e del Parco delle Giumente. Ma in queste terre si verificano ben presto occupazioni, dissodamenti e messa a coltura abusivi.
I demani usurpati, la ricchezza mal distribuita, l’attentato agli usi civici, la fame di terra dei coloni, la precarietà dell’esistenza minacciata dalla malaria e dal colera, sono alla base delle agitazioni di massa dell’ultimo ventennio dell’Ottocento, che mettono in crisi varie amministrazioni comunali, costrette a dimettersi per la loro incapacità a fronteggiare gli eventi.
E’ attiva sul Gargano una sezione dell’Internazionale socialista. Qualcosa si muove anche a Cagnano, che nel 1879 conta 18 affiliati al movimento anarchico, il cui leader è Carmelo Palladino, che proprio in quell’anno è arrestato con l’accusa di “cospirazione diretta a distruggere i poteri dello Stato”. La reclusione dura pochi mesi. Le autorità di polizia vigilano costantemente su di lui. L’8 maggio 1881 arriva un pacco, intestato a Palladino, contenente un giornale scritto in francese e manifesti incitanti alla rivolta. Palladino, che era stato segretario pro-tempore dell’associazione napoletana internazionale dei lavoratori, continua a collaborare con la stampa anarchica e, alla vigilia del Congresso dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori, che avrà luogo in Svizzera nel 1887, elabora le sue risposte ai 17 quesiti congressuali. Progetta di scrivere un libro. E’ amico di Bakunin, Engels e Marx, con cui corrisponde. La sua fine è tragica: viene assassinato lungo corso Roma davanti alla sua casa, colpito alle spalle. E’ il 19 gennaio del 1896.
«Il motore della storia – osserva la Crisetti con una punta di amarezza - non è stato la cultura, non è stato la giustizia sociale, non è stato il progresso scientifico. Il cammino verso il riconoscimento dell’uguaglianza dei diritti, della dignità umana in particolare, la riscoperta del valore della cultura e della partecipazione, nel Mezzogiorno era ed è ancora lungo». I beneficiari del decennio francese furono pochi. Non ci fu la mobilità sociale auspicata dai legislatori. Il connubio terra-istruzione-potere politico costituì il trampolino di lancio che permise soltanto a poche famiglie di passare dallo status di massaro, “bracciale”, pastore o piccolo proprietario a quello di notaio, avvocato, farmacista, agrimensore, medico, giudice. Fu così che a Cagnano nacque e si affermò, nell’arco temporale di un paio di generazioni, la moderna borghesia fondiaria. I nuovi padroni entrarono in possesso delle tenute migliori del demanio comunale e le difesero con tutti i mezzi, avvantaggiati dal fatto di occupare i posti chiave del potere. Quasi tutti i possidenti si alternarono nelle varie amministrazioni comunali, mentre ai contadini preferirono cercare altrove una vita migliore, prendendo la via dell’emigrazione.
Ma il paesaggio agrario, descritto dalla Crisetti nel suo libro, è tuttora vivo. Le Difensole,
Molti agricoltori, pastori, ex emigranti, continuano ancora a praticare l’attività agro-pastorale.
Nella ricognizione dei luoghi,
Una ricognizione cui è sottesa la finalità di fermare l’esodo in atto: con la dipartita degli ultimi anziani che ancora coltivano questi terreni o praticano l’allevamento brado, questa fetta del territorio sarà condannata all’abbandono. Se l’economia della zona resterà al palo - ci avverte l’Autrice, facendo parlare i diretti protagonisti - questi luoghi del Gargano si spopoleranno sempre più: urgono misure per incentivare i giovani a restare, a non abbandonare questi ultimi presidi che conservano ancora intatti i saperi, i sapori, gli odori, connotanti l’identità di questo sperduto pezzo del Sud Italia.
Su questo accorato grido d’allarme non possiamo che concordare. L’esodo è un’amara realtà.
Teresa Maria Rauzino
Per richiedere il volume, rivolgersi direttamente all'Autrice: lcrisetti@alice.it
A Foggia incontri letterari per due nuovi volumi dell’Editore Claudio Grenzi

Prenderanno vita, nel corso di questa settimana, a Foggia due interessanti incontri letterari. Il primo è in programma per martedì 17 ottobre prossimo alle ore 17, presso
...Foggia e
Nel biennio 1944-45, sul territorio della Capitanata erano presenti circa 35 aeroporti ed un numero imprecisato di piste di volo, su cui operavano oltre 2.800 velivoli di diverse nazioni. I nomi di aeroporti come Celone, Salsola, Palata, Ramitelli ed altri, oggi restano vivi solo nella memoria dei piloti che vi erano di base e nei polverosi archivi militari, mentre sono quasi del tutto sconosciuti alla gente di Capitanata e ai tanti appassionati di aeronautica.
Luigi Iacomino, tecnico e storico delle vicende aeronautiche, traccia un ampio quadro panoramico degli uomini e dei reparti che, decollando da questi aeroporti e sottoponendosi a innumerevoli pericoli e sacrifici, in 90 anni di ininterrotta attività hanno fatto la storia dell’aeronautica dalle origini ai giorni nostri.
In questo volume l’autore propone un primo importane nucleo di documenti fotografici, spesso inediti, provenienti dall’archivio costituito con l’Editore Claudio Grenzi per documentare la storia dell’aviazione, e non solo, in provincia di Foggia.
Il secondo incontro è previsto per mercoledì 18 ottobre prossimo alle ore 19, presso la libreria “Edicolè” (Via Duomo, 25), nell’ambito della rassegna “Scrittori in piazzetta”. In programma la presentazione della riedizione del romanzo “Inganni. Ovvero le memorie ritrovate del barone Nicola Scassa di Lucera, carbonaro, poi brigante per guasto d'amore” (Claudio Grenzi Editore) di Raffaele Vescera.
Il libro, che ha una nuova veste grafica, è stato arricchito nel testo e contiene una nota storica di Giuseppe Trincucci, oltre al racconto originale di Stendhal, ambientato a Lucera, cui si è ispirato il romanzo, ed altri documenti d'epoca. La presentazione è affidata a Michele Trecca e vedrà la partecipazione dell’Editore.
Infine, dopo il rinfresco offerto ai partecipanti, ci si sposterà al Circolo “Bellamì” (Via Arpi, 90) dove, alle 21, prenderà vita il concerto del cantautore Nicola Giuliani e Anime Sonore, accompagnato dalle performance visive di Silvestro Regina. Maria Cirillo accoglierà i partecipanti con la consueta e raffinata combinazione artistica e gastronomica del Circolo.
news da www.culttime.it