Uriatinon

Vuoi seguirmi in un viaggio virtuale? Partendo dal Gargano, scoprirai tutta la Capitanata. In un mix tra cultura, tradizioni, microstorie dimenticate ...
venerdì, 16 maggio 2008

Convegno Internazionale
"Riti Mediterranei"

Cerisdi, Palermo - 28, 29, 30 maggio 2008

Alla luce dei brillanti risultati conseguiti dal convegno "Miti Mediterranei" (Palermo-Terrasini, 4,5, 6 ottobre 2007) e delle istanze giunte dai relatori intervenuti, dai partecipanti e dalle Istituzioni pubbliche, la Fondazione Buttitta, in collaborazione con il Centro Ricerche e Studi Direzionali (CERISDI) e con il Dipartimento Città e Territorio dell'Università di Palermo, intende ulteriormente sviluppare le relazioni con studiosi, italiani e stranieri, di Antropologia, Sociologia, Storia e Storia delle religioni proponendo un convegno dal titolo di "Riti mediterranei". Il Convegno prevede di approfondire la conoscenza delle molteplici forme rituali e del simbolismo cerimoniale dei Paesi del Mediterraneo e di rintracciarne le radici comuni e le specificità culturali, allo scopo di rimarcare il ruolo centrale del Mediterraneo negli ininterrotti rapporti culturali tra Oriente e Occidente. Il Convegno sarà realizzato presso Castello Utveggio, Palermo, dal 28 al 30 maggio.

MERCOLEDÌ 28 MAGGIO

ore 9.00

Saluti inaugurali

Introduzione ai lavori

Prof. Tullio De Mauro, Presidente della Fondazione Ignazio Buttitta Avv. Raffaele Bonsignore, Vice Presidente del CERISDI

Presiede Vincenzo Guarrasi

Marino Niola, Università "Suor Orsola Benincasa", Napoli

L'invenzione del Mediterraneo. Archeologia, allegoria, antropologia

Giulio Angioni, Università di Cagliari

Il "bando" della danza nella ritualità cristiana

Gianluigi Bravo, Università di Torino/Piercarlo Grimaldi, Università del Piemonte Orientale

Le vicende della danza delle spade e la sua concentrazione in Piemonte

Isidoro Moreno Navarro, Università di Siviglia

La activación de los rituales religiosos en Andalucía: globalización e identidades colectivas

Elsa Guggino, Università di Palermo

Rituali magicoterapeutici in Sicilia

ore 15.00

Presiede Maurizio Carta

Domenico Scafoglio, Università di Salerno

Le Amazzoni contadine. Il mito delle brigantesse dell'Italia postunitaria

Valerio Petrarca, Università "Federico II", Napoli

Il folklore religioso tra paganesimo e cristianesimo

Laura Faranda, Università "La Sapienza", Roma

Confini contesi: Divagazioni antropologiche su due Madonne nere e le loro gemelle

Francesco Faeta, Università di Messina

Visione, memoria, somiglianza. Simulacri e contesti rituali

Salvatore D'Onofrio, Università di Palermo

Non è santo che suda

Stefano Montes, Università di Palermo

Micro-antropologie del quotidiano e riti mediterranei

GIOVEDÌ 29 MAGGIO

ore 9.00

Presiede Salvatore Nicosia

Jean Cuisenier, Centre de Ethnologie français

Héros épiques, héros tragiques et marins d'aujourd'hui: la figure du devin et la pronostication du temps

Piero Bartoloni, Università di Sassari

Nuovi dati sul rito del tofet

Sebastiano Tusa, Soprintendenza del Mare

Riti e miti del mare nell'antichità mediterranea

Alberto Borghini, Politecnico di Torino

Negli intorni simbolici dell'Artemide Efesia: la quercia e la ghianda in ambito antico

Rosalia Marino, Università di Palermo

Il Mito di Venere-Afrodite in Sicilia tra politica e cultura

Attilio Mastino, Paola Ruggeri, Università di Sassari

Miti e riti tra Sardegna e Sicilia in età antica

Nicola Cusumano, Daniela Bonanno, Università di Palermo

"E l'altro dietro a lui parlando sputa". Pratiche rituali in Grecia

ore 15.00

Presiede Attilio Mastino

Amalia Signorelli, Università "Federico II", Napoli

Case mediterranee. Miti, riti, sogni, desideri intorno a un oggetto molto materiale

Luigi M. Lombardi Satriani, Università "La Sapienza", Roma

Il linguaggio del sangue tra "murmuru" e nuovi silenzi

Mauro Geraci, Università di Messina

Albania, un mare di libri. Scritture, editorie, poetiche della "transizione"

Caterina Pasqualino, Fondation Maison des Sciences de l'homme

Il richiamo dei morti

Maria Solimini, Università di Bari

I riti della terra madre

Paolo Sibilla, Università di Torino

Diffusione, permanenza e destini di un culto tardo antico. I martiri della Legione Tebea nelle costruzioni culturali e nelle pratiche rituali alpine

Vincenzo Matera, Università "La Bicocca", Milano

Epistemologia e pratiche etnografiche contemporanee: la lamentazione funebre e il paradigma dell'incorporazione

VENERDÌ 30 MAGGIO

ore 9.00

Presiede Silvana Miceli

Vincenzo M. Spera, Università del Molise

Grano tagliato e bianchi lini. Su due riti popolari rilevati a Cipro

Letizia Bindi, Università del Molise

Volatili misteri. Festa e città a Campobasso

Rosa Parisi, Università di Foggia

Simboli, memoria e politica. La festa di San Bernardino e le narrazioni della storia cittadina

Maria Margherita Satta, Università di Sassari

Riti propiziatori e giostre equestri in Sardegna

Maurizio Del Ninno, Università "Carlo Bo", Urbino

I Ceri di Gubbio e i Candelieri sardi. Il caso di Ploaghe

Mario Bolognari, Università di Messina

La festa di San Pancrazio a Taormina

Ignazio E. Buttitta, Università di Sassari/Rosario Perricone, Folkstudio, Palermo

Il circu della vita e della morte

ore 15.00

Presiede Antonino Buttitta

Patrizia Resta, Università di Foggia

Costruire l'immagine di sé. Eventi festivi nel promontorio del Gargano

José Antonio González Alcantud, Università di Granada

Dragones que mueven a risa: Las Tarascas del Mediterraneo de Tarascon a Granada

Sergio Bonanzinga, Università di Palermo

Il tarantismo in Sicilia

Antonello Ricci, Università "La Sapienza", Roma

Suono e rito. Pratiche sonore e orizzonti dell'immaginario

Ottavio Cavalcanti, Università della Calabria

Persefone rivisitata

Fatima Giallombardo, Università di Palermo

Una corsa per i santi

ore 19.00

U Cuntu, "Carlotto contro Polinoro" di Gaetano Celano

Fondazione Ignazio Buttitta

 

http://www.fondazionebuttitta.it
postato da URIATINON alle ore 20:05 | link | commenti
categorie: eventi, convegni, le feste, identità, la storia e la memoria
domenica, 04 maggio 2008

Una sagra in cui l’hanna fatta da padroni assoluti arance e limoni dell’Oasi Agrumaria  

SABATO 3 MAGGIO:

RODI RENDE OMAGGIO

ALLA PROPRIA RICCHEZZA

di PIERO GIANNINI

 

 

Dal pomeriggio del 3 maggio a sera inoltrata, vi hanno partecipato tutti: singoli privati e operatori turistici, imprenditori addetti ai lavori e scolaresche. Una festa di colori, suoni, giochi, profumi, balli, canti e danze (giovanissimi ballerini si sono esibiti in una sfrenata pizzica carpinese ossequiando le tradizioni dei padri).

 

 

 

Tra banchetti addobbati (uno allestito persino dal “glorioso” URIATINON… Cos’è? Scopritelo da soli, se siete capaci!) e imbanditi in concorrenza con tavolate da pranzo natalizio o matrimoniale e artisti di strada lanciati nelle loro funamboliche acrobazie, si sono sviluppati orgoglio e passione di chi ha voluto riportare agli antichi fasti, nelle loro più diversificate utilizzazioni, frutti che hanno colmato i mercati di mezza Europa osando perfino varcare gli oceani. Erano i primi anni del Novecento, certo, ma sono ritornati, o almeno stanno ritornando a farsi rispettare.

 

Le foto parlano da sole, ha suggerito con la solita modestia l’autrice (Terry Rauzino), che proprio per questo non ha voluto stendere un rigo di commento. E sono talmente tante che non abbiamo resistito a sceglierne una trentina e farne addirittura tre pagine da pubblicare su questo sito. Godetevele tutte! …

 

 

Dimenticavamo la consueta sollecitazione quando si tratta di… politici. LETTERINA - Esimio signor Carmine D’Anelli, sindaco di Rodi, cerchiamo di fare in modo che certe manifestazioni non si esauriscano per inedia. Non ci faccia dire altro, perché entrambi sappiamo (noi forse più di lei!), cosa s’intenda per inedia. Sono così ricche di fascino, turbamento, retaggio, malìa, magìa, che vedersele sfumare sotto gli occhi farebbe male al cuore. A buon intenditor… FINE DELLA LETTERINA

 

PIERO GIANNINI (su www.puntodistella.it )

 

 

L'intero album fotografico della sagra delle arance è visionabile sul blog di Terry Rauzino:

 

http://rauzino.spaces.live.com/

 

 

  

 


 


 


 


 


domenica, 27 aprile 2008

 


Sei in: Mondi medievali ® La memoria dimenticata. Microstorie

 

sito a cura di Teresa Maria Rauzino

AGGIORNAMENTO SITO MICROSTORIE MAGGIO 2008:


TERESA MARIA RAUZINO:
Quando a Peschici gli slavi ...erano di casa


VIAGGIO VIRTUALE PESCHICI-DUBROVNIK

ALLA SCOPERTA DELLE RADICI CROATE


ANTONIO VIGILANTE: La singolare storia di Donato Manduzio e degli ebrei garganici


LEONARDA CRISETTI: La formazione culturale ed umana di Pietro Giannone


LUCIA LOPRIORE, Ausculum nelle testimonianze epigrafiche


LABORATORIO STORICO ISTITUTO SUPERIORE "MAURO DEL GIUDICE", Il Convento di Rodi Garganico racconta un'antica storia...


ULTIMISSIME


DICONO DI NOI SU PUNTO DI STELLA


RECENSIONE ATTACCO



PIERO GIANNINI, KALENA, IN ATTESA DI UN RAGGIO CHE ILLUMINI LE MENTI


IL POWER POINT "KALENA, LUOGO DEL CUORE", COMMENTATO DA PIERO GIANNINI E' SCARICABILE QUI.







L'abbazia di Kàlena in agro di Peschici in una suggestiva immagine di Romano Conversano




Il sito web è collegato a
STORIA MEDIEVALE DAI CASTELLI AI MONSTRA, iniziativa culturale e didattica a cura del prof. RAFFAELE LICINIO (ordinario di Storia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bari).

Webmaster/Editore:
prof.ssa TERESA MARIA RAUZINO

domenica, 20 aprile 2008

E' il nuovo cd del gruppo “Tarantella del Gargano”

 

Sbarca sul web “E llarjulà

 

di TERESA MARIA RAUZINO

 

 

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«Siamo i diavoli alle chitarre; quelli svegli fino al mattino. Siamo "gli angeli che ballano intorno"; la musica che nasce nei paesi. Siamo l'eco delle piazze. Siamo i ragazzi con cui hai suonato a Scapoli, le ragazze che hai baciato a Carpino. Siamo la gioia che hai vissuto a Melpignano, le birre che hai bevuto a Bergolo. Siamo quelli che amano "questa donna", che hanno costruito giardini con "ori fini e acqua sorgentiva". Siamo quelli a cui da piccola hai rubato il cuore, quelli che non ti hanno mai detto una "parola a mmale". Siamo quelli che se non ti volevano bene non sarebbero venuti a cantarti. Siamo i cinque che con lo zoppo Fraccacchione sono andati a rubare le pere. Siamo gli "amanti ritornati", quelli per cui suonano le campane. Siamo le due zitelle che ballano. Siamo quelli mozzicati dalla Taranta. Siamo la “Tarantella del Gargano”.

Si presentano così, nel loro spazio web   www.myspace.com/capitannemo, rivendicando fortemente e orgogliosamente la loro identità (Sime de Monte e tenime la chepa toste! ), i componenti del gruppo di musica popolare “Tarantella del Gargano”.

Sono Matteo Rignanese alias capitan Nemo (canto e chitarra);  Pinuccio Ciliberti detto a cavaripa (canto). Ci sono anche “quei pazzi dei Sud Folk”: Angela Bisceglia (voce). Bernardo Bisceglia (mandola e voce); Peppe di Iasio (chitarra a basso e voce);  Michele Cotugno (chitarra battente);  Domenico Prencipe (chitarra acustica); Michelino Bisceglia (tammorra); Ilaria Rignanese (ballerina); Valeria Totaro (ballerina); Veronica Granatiero (ballerina); Michele Sacco (ballerino).

Sul sito è possibile ascoltare (e scaricare free) 4 brani (“Tarantella di Monte”, “L’aria dli Muntanere”, “Montanara li Strusce”, “Aprile e nun Aprile”) tratti da “e llarjulà”, un cd di nuova uscita del gruppo.

 

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Interessante, nei post del blog, un intervento del leader Matteo Rignanese che, utilizzando il nick name Kudos, spiega ai blogger che “La Tarantella del Gargano non esiste”:

«Fino a qualche tempo fa ero fermamente convinto dell’esistenza di questo brano magico la cui scrittura si perde nel tempo (andate a dare un occhio al "Cantico dei Cantici"). La mia certezza derivava dall’aver ascoltato di persona la sua esecuzione, dall’ averne interpretato i versi nelle occasioni più disparate, dall’aver comprato almeno una decina di dischi in cui è stato inciso con interpretazioni  che vanno dal folk al  jazz, passando per  la musica sperimentale e chi più ne ha più ne metta. Per capirci sto parlando del brano in cui un giovanotto si interroga su "come fare per amare questa donna" e gli viene in mente di costruire un giardino.

Da bravo Garganico sono fiero ed orgoglioso che un brano così ipnotico ed affascinante rappresenti la mia terra e quindi anche me. Il punto è che questo brano non si chiama "Tarantella del Gargano", e sul Gargano di tarantella non ce n’è soltanto una. La "Tarantella suonata alla Montanara" (ovvero "così come si suona a Monte Sant’Angelo) successivamente intitolata "alla Montanara" o più semplicemente "Montanara", e sempre più spesso chiamata "tarantella del Gargano"  è uno dei tre stili di tarantella della città di Carpino; un modo di suonare, la decisione di un musicista di "interpretare"  la tarantella  su cui  tessere i propri versi (una volta improvvisati, oggi rigorosamente fedeli a quanto tramandato dal passato). Su questo stilema esistono innumerevoli versi, alcuni strutturati in canzone vera e propria (di cui la più famosa appunto quella della bella figliola e del giardino), altri estemporanei,  tutti strutturati in endecasillabi.

Così come pure di Stili si tratta quando si parla delle altre Tarantelle suonate a Carpino: La Viestesana (Vieste), particolarissima per una digressione dalla tonalità maggiore a quella minore che avviene improvvisa per 2/4 di battuta; la Rodianella (Rodi Garganico), quanto di più gioioso la musica possa rappresentare. A queste bisogna aggiungere quanto si è conservato negli altri paesi: la tarantella di Sannicandro, li strusce di Monte S. Angelo etc.etc.

In un contesto così vasto ricco di sfumature è senz’altro fuori luogo parlare di Tarantella del Gargano; al massimo si può parlare di "Tarantelle del Gargano".

A fare i pignoli poi ci sarebbe da sottolineare che il Gargano con le tarante non ha un granchè a che fare. Quelle che si eseguono e che si continua a tramandare sono delle serenate; a morsi e pizzichi, ragni e tarante (a parte due soli versi della tarantella di Monte Sant’Angelo che fanno riferimento a due ragazze senza marito che il cantore invita a lasciar ballare) non si fa riferimento in nessun verso. Sono tutti versi d’amore, al massimo di sdegno quando non sono canti religiosi.

Sì son d’accordo con voi che poco importa se "nel blu dipinto di blu" sia conosciuta in tutto il mondo come "volare", la sua bellezza resta immutata. Ma così come non esiste "volare" non esiste la "tarantella del Gargano". Anche se tutti continueranno a chiederci di suonarla, e noi non avremo nessun dubbio su cosa suonare! Forza Monte!».

 

 

INFO: www.myspace.com/capitannemo

chicome@hotmail.com

 

IMMAGINI:  

 

http://www.slide.com/r/WIsmp2WTtT85cjY6SglNinkv0_KE-YDp?cy=ms&view=large

 

http://www.slide.com/r/dmuoPCAz3D-ZRbIH3YXSpRetABUcGXUf?cy=ms&view=large

 

 

postato da URIATINON alle ore 22:32 | link | commenti
categorie: gli artisti, le feste, identità, canti popolari, suonatori e cantatori di carpino
sabato, 23 febbraio 2008

CENTRO STUDI MARTELLA: NUOVO VOLUME SULLA RELIGIOSITA' POPOLARE A PESCHICI

Sarà presentato a Foggia il  3 marzo 2008 alle ore 17.00, nella Sala del Tribunale di Palazzo Dogana (Piazza XX settembre), con il patrocinio dell'Ente Provincia FG,  il volume di AA.VV. del Centro Studi Martella  “Chiesa e religiosità popolare a Peschici. Itinerari del Parco Letterario San Michele Arcangelo-Gargano segreto”, a cura di Teresa Maria Rauzino e Liana Bertoldi Lenoci, Edizioni Centro Grafico Francescano, Foggia, 2008.

 

copertina volume Chiesa e religiosità popolare a Peschici. Itinerari del Parco letterario San Michele Arcangelo-Gargano segreto


 

Con questo nuovo volume, il Centro Studi Martella vuole dare un contributo di idee sui possibili itinerari storico-artistico-religiosi del "Parco Letterario San Michele Arcangelo- Gargano segreto", che ha visto recentemente la luce sotto gli auspici della Comunità Montana del Gargano e delle fondazioni "Ippolito Nievo" e "Pasquale Soccio".

La Montagna del sole mistica e mitica, che ha fissato da secoli la sua location nella Grotta dell’Arcangelo, ha già ispirato una notevole produzione letteraria da parte di grandi viaggiatori ed intellettuali del Promontorio.

Il tema del V volume della collana "I luoghi della memoria" del  Centro Studi "Giuseppe Martella» di Peschici  ha consentito la partecipazione di 15 studiosi, dal momento che le chiese, presenti nella cittadina garganica e nel suo territorio, e le manifestazioni socio-religiose ad esse collegate, possono essere studiate dal punto di vista storico-architettonico, storico-iconografico, storico-devozionale e storico-sociale. Tale ampia possibilità di angolazioni interpretative e di lettura ha permesso di ripercorrere la storia di Peschici secondo diverse direttrici che, intersecandosi, si illuminano e si arricchiscono reciprocamente, rappresentando un grande e variegato affresco, uno spaccato emblematico di microstoria pienamente inserito nella macrostoria italiana ed europea.

Teresa Maria Rauzino e Liana Bertoldi Lenoci, curatrici del volume, auspicano che la ricerca storiografica del Centro Studi Martella diventi la  chiave giusta per aprire la porta delle emozioni e l’orgoglio della storia, della cultura autentica, dell’identità del Gargano».  

Uno studio serio e qualificato su uno degli assi portanti dell’identità del sud Italia, con un interessante scandaglio del rapporto tra “saeculum” e “religio”, non privo di un forte richiamo all’attualità, come l’impulso al recupero dell’antica abbazia di Santa Maria di Càlena.

Peschici, perduta nel mare dell’esistenza senza risposta, toccata, a fasi alterne, da eventi felici e tragici,   continua a riporre nel culto antico del santo profeta Elia che libera i suoi poveri, pochi abitanti, dalle cavallette, dalla siccità, dalle malattie e dalle incertezze della vita, la speranza di salvezza o quanto meno la speranza consolatrice di un futuro migliore. I modelli della società di massa e consumistici non hanno ancora scalfito questa realtà, consolidata da secoli: un modo di fare e di essere collegato, nella sua dimensione più profonda, alla misteriosa ricerca di sé, della propria identità, del minimo di garanzia vitale.

PROGRAMMA PRESENTAZIONE 3 marzo, ore 17 Palazzo Dogana Foggia

 SALUTI

- Carmine Stallone (presidente Provincia di Foggia)

- Autorità presenti

 

INTERVENTI

- Pasquale Corsi (ordinario di Storia medievale Università di Bari)

- Liana Bertoldi Lenoci (Università di Trieste, autrice e curatrice del volume)

- Teresa Maria Rauzino (presidente Centro Studi Martella, autrice e curatrice del volume)

Coordinerà la serata Gianfranco Piemontese (coautore del volume)

 

Saranno presenti gli altri autori del volume: Sergio Afferrante, Gioia Bertelli, Giovanni Boraccesi, Barbara Coletta, Enzo d’Amato, Michele d’Arienzo, Libera Iervolino,  Lucia Lopriore,  Tiziana Luisi, Francesco Granatiero, Michel’Antonio Piemontese, Grazia Silvestri.

In apertura sarà proiettato il CD "Kàlena, lo scrigno chiuso" di Enzo D’Amato.

 Siete tutti invitati!

 Image

IL  MANIFESTO DELL'EVENTO è scaricabile qui:

http://files.splinder.com/db207fe42c9d026c39f7a7ca1921b21f.pdf

L'INVITO è scaricabile qui: 

 http://files.splinder.com/1df573658d8cf5fd85156453e981b784.pdf

 

Il CENTRO STUDI MARTELLA

Il Centro Studi Martella di Peschici si è costituito nel 1997 ed ha acquisito personalità giuridica il 19 luglio 1999. E’ formato da studiosi locali e da studiosi esterni al territorio, che stanno attuando un programma di ricerche storiche ad ampio spettro, interdisciplinare. Il gruppo di studiosi raccolto nel Centro ha organizzato giornate di studio, i cui atti sono pubblicati nella collana I luoghi della memoria, centrate sulla tradizione culturale del territorio, sulla pubblicazione di documenti inediti di diversa natura, sulle testimonianze architettoniche e iconografiche dei siti, in modo da inserire Peschici, il Gargano e le tradizioni dei   suoi abitanti nella “grande storia”.

Il Centro Studi, oltre alle ricerche di vasto respiro, si batte da anni per una sempre maggiore valorizzazione del patrimonio culturale, artistico del territorio. Svolge una corposa attività di informazione attraverso siti telematici, articoli e saggi pubblicati da quotidiani, riviste specializzate locali e nazionali.

AA.VV. CENTRO STUDI MARTELLA, Chiesa e religiosità popolare a Peschici. Itinerari del Parco letterario San Michele Arcangelo- Gargano segreto, a cura di Teresa Maria Rauzino e Liana Bertoldi Lenoci, pp.400, ill. a colori, Edizioni Centro Grafico Francescano,  Foggia  2008, € 25,00.

Per ordinare il volume on line: centrostudimartella@hotmail.com

Info: 380-2577054

lunedì, 17 dicembre 2007

Natale com’era…
 
antiche tradizioni  garganiche e pugliesi
 
di TERESA MARIA RAUZINO
  
     
 

Atmosfere natalizie

Erano anticamente molto più suggestive di quelle di oggi. Ce ne accorgiamo leggendo Usi, costumi e feste del popolo pugliese (1930) di Saverio La Sorsa e Folklore garganico (1938) di Giovanni Tancredi, opere fondamentali per gli appassionati di antiche tradizioni popolari pugliesi. 

 Saverio La Sorsa ci racconta che le prime note del Natale, in alcune città della Puglia, si avvertivano fin dal 6 dicembre. Era la festa di S. Nicola e nelle varie chiese l'organo suonava per la prima volta “la pasto­rella” o la “ ninna nanna”. A Ruvo, ed in altri paesi in provincia di Bari, nella cattedrale venivano accese do­dici lampade: dal giorno di S. Lucia se ne spegneva una al giorno; l'ultima nel momento in cui nasceva Gesù Bambino.

Anche Giovanni Tancredi ci descrive mirabilmente le dolci atmosfere che precedevano la festa più attesa dalle nostre antiche popolazioni. Verso i primi giorni di dicembre, nella città dell’Arcangelo Michele, come nei più piccoli e sperduti centri del Gargano, l’avvenimento più importante, quasi straordinario, era costituito dall’arrivo dei pifferai con la zampogna e la ciaramella. Giungevano dall’Abruzzo e dalla Basilicata, in piccoli gruppi di due o tre persone. Erano avvolti nei loro tipici e inseparabili mantelli a ruota. ferraioli).  

Accurata è la descrizione che il Tancredi ci fa del costume tradizionale di questi robusti zampognari dal viso abbronzato: cappelli a cono con le fettucce attorcigliate, corpetto di vello di capra, robone bruno (un’ampia veste di drappo pesante aperta dinanzi), camicia aperta sul collo “taurino”, calzoni di velluto marrone o verde abbottonati sotto il ginocchio, calze di lana grossa, lavorate a mano, e cioce che salgono attorno ai polpacci. Il tutto avvolto da un ampio mantellone pesante di lana blu, con due o tre pellegrine (corte mantelline) una sopra l'altra.

I due “mistici” pastori, uno anziano, l'altro molto più giovane, attorniati e seguiti da gruppi di ragazzini festanti, suonavano le loro “allegre novene” innanzi a ogni porta della città; si fermavano dappertutto: davanti alle botteghe, agli angoli delle vie, sulla soglia delle case, dove le famiglie erano raccolte attorno al focolare.

“Il più vecchio, dai capelli bianchi e dalla barba incolta, suonava la classica zampogna di legno di olivo a tre pive, stringendo l'ampio otre gonfiato fra il braccio destro ed il corpo; il ragazzo imbottava il piffero esile e snello fatto di olivo per metà e di ceraso per l'altra metà con la pivetta di canna marina. Ed entrambi accordavano le caratteristiche nenie in onore della Madonna e di Gesù. Dopo la suonata di ringraziamento, gli zampognari facevano una “scappellata” salutando il capofamiglia con un “addio, sor padrò”, con l’intesa di rivedersi l’anno successivo.

“Il suono melanconico, dolce della zampogna ed il trillo stridulo ed allegro del piffero - conclude poeticamente il Tancredi- si spandevano per l'aria rigida sotto l'arco limpido del cielo”.

La notte di Natale gli zampognari si recavano nella Grotta dell'Arcangelo. Si toglievano per innato senso di devozione il cappello, se lo mettevano sotto il braccio, e suonavano la pastorella, sulle note della bellissima pastorale di Bach. Questa semplice melodia commuoveva profondamente vecchi e giovani. Toccava soprattutto la sensibilità, e “ogni fibra” delle popolane “brune e fiorenti”.  “Una cara tradizione, quella degli zampognari, ormai trapassata, che si rimpiange maggiormente col passar degli anni. Ora i bambini non hanno più la gioia di correre presso i ciaramellari e di circondarli di simpatia e di festa”.

“Una simpatica usanza che va scompa­rendo, facendo venir meno la nota romantica del Natale - sospira nostalgicamente anche La Sorsa - ma, per fortuna, è ancora viva un’antica tradizione: dieci giorni prima di Natale, piccole brigate di suonatori, con chitarre e mandolini, insieme a due o tre cantori, rappresentano, di casa in casa, la lunga filastrocca della “Santa allegrezza”. Narrava la vita e la passione di Gesù”.

Il fascino di Folklore garganico è proprio nelle belle immagini con cui il Tancredi ci fa rivivere un tipica notte del periodo natalizio, che è uno spaccato di ciò che avveniva in tutti i paesi del Gargano, dove la temperatura era molto più rigida di adesso, e la neve era di casa: “ Il vento fischia fra le alte cime degli alberi; sibila, ùlula fra le colonne della inferriata della Reale Basilica e i fiocchi di neve cadono sui rami nudi, sulla brulla campagna, sulle case bianche”. Le filatrici e le tessitrici, “provvide massaie”, chiaccherano allegramente tra di loro, non trascurando il lavoro: fanno contemporaneamente frullare gli arcolai (li uinnele) e muovere lestamente le forcelle (li matassere).

Nell'aria gelida, stemperata dal calore degli ampi e neri camini, si sente che qualche cosa sta nascendo:  rinascono la fede, la speranza.  “Il popolo garganico - sottolinea Tancredi-  ha un vero culto per il focolare domestico. Esso rappresenta un'idea di riposo, di pace dopo il lavoro, ed è simbolo della comu­nione di vita e di affetti tra le persone che si amano.

Anticamente, e la tradizione si conserva ancora oggi in molte case, ogni notte si soleva serbare acceso un tizzone sotto la cenere, per accen­dere il fuoco la mattina seguente. Nella notte di Natale, però,  nelle ampie e patriarcali cucine garganiche, la fiamma del ceppo non deve ardere soltanto sotto la cenere, ma deve brillare sempre gaia e scoppiettante”. Ecco perché, per questa occasione, vengono riservati i tronchi d'albero più grossi e pesanti, in grado di illuminare la casa per tutta la notte. La Sorsa ci spiega il significato di questo rito: il ceppo simboleggia l'albero causa del peccato originale di Adamo ed Eva. Solo consumandosi la notte di Natale avrebbe annullato la colpa, in quanto proprio in quella notte Gesù scende in mezzo agli uomini, per la nostra salvezza".

Specialmente nelle case di campagna, il fuoco veniva acceso con un rituale quasi religioso. Doveva ardere lentamente per tutta la notte e restare acceso fino al giorno del battesimo di Gesù, cioè sino all'Epifania. Avrebbe così allontanato ogni disgrazia dalla famiglia. La cenere prodotta dal ceppo veniva sparsa nei campi, per propiziare un raccolto abbondante.

I presepi  

 

Una tradizione natalizia antica è la preparazione del presepe. Lo allestivano ricchi e poveri, ognuno secondo le proprie possibilità: poteva occupare una stanza intera, oppure una panchetta in un angolo della casa. Il presepe era contornato dalla frutta più squisita, in attesa di essere gustata dal Bambinello.

Racconta Tancredi che in molte case, per ricordare la santa grotta e la nascita di Gesù, si fa il presepe “con monti, valli, burroni, strade di carta cenerina o giallognola ben piegata e schizzata di colori e ornata di erbette e di muschi; con alte fra­sche verdi, fra le quali occhieggiano i corbezzoli rossi e risaltano gli aranci d'oro; con grosse zolle di terra, e con angeli sospesi sull'arco della grotta e osannanti Gloria a Dio nei cieli e pace sulla terra agli uomi