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ANTONIO VIGILANTE: La singolare storia di Donato Manduzio e degli ebrei garganici
LEONARDA CRISETTI: La formazione culturale ed umana di Pietro Giannone
LUCIA LOPRIORE, Ausculum nelle testimonianze epigrafiche
LABORATORIO STORICO ISTITUTO SUPERIORE "MAURO DEL GIUDICE", Il Convento di Rodi Garganico racconta un'antica storia...

Un ricordo di Stefano Capone
di Antonio Vigilante
Lo sentivi parlare, Stefano, e pensavi che questa città non è solo quel che sembra. Lo sentivi parlare col suo filo di voce, osservando le ombre, e ti dicevi che quell’uomo fragile non rappresentava solo sé stesso, che non parlava solo per sé stesso - che qualunque cosa dicesse, stava costruendo qualcosa per tutti. Qualcosa di non ben definito, forse. Qualcosa di fragile, quasi certamente. Ma qualcosa che era, per questa città di arroganti maneggioni, pioggia su campi arsi dalla sete. Basta forse poco, davvero poco, per sperare. Basta un uomo capace di parlare con un filo di voce mentre tutti urlano. Basta un intellettuale che fa la sua strada con umiltà e sacrificio mentre tutti sgomitano ed esigono poltrone.
Stefano Capone è morto questa notte, dopo aver festeggiato, ieri sera, i quarantotto anni. Gli devo la presentazione delle mie Quartine. E tante altre cose, che sarà il tempo a dirmi.
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Un profilo di Stefano
di Lucia Lopriore
Non si può parlare di “Cultura” senza pensare a Stefano Capone, venuto a mancare prematuramente il 27 maggio. Studioso di grande poliedricità professionale, si è distinto nel campo del sapere, spaziando da argomenti inerenti la storia moderna, il teatro, lo sport. Capone ha diretto numerosi spettacoli teatrali e collaborato con più case editrici, ricoprendo al loro interno incarichi importanti. E’ stato direttore della prestigiosa collana editoriale: “Documenti, Studi e Ricerche sul Regno di Napoli”, delle Edizioni del Rosone “Franco Marasca” di Foggia.
Si laureò nel 1983 in Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Napoli, riportando la votazione finale di 110/110, con una tesi in Sociologia della Letteratura: “Documenti dell'impresa teatrale del primo periodo dell'opera buffa” (relatore prof. Michele Rak).
Negli anni compresi tra il 1987-96 Capone fu docente ordinario di materie letterarie presso istituti superiori di secondo grado, ma la sua passione era insegnare all’Università. Tra le attività didattiche (svolte presso il Dipartimento di Filologia Moderna dell'Università degli Studi di Napoli nel corso di Sociologia della Letteratura), figurano la conduzione di un seminario su “I teatri della melocommedia” nell’anno accademico 1985-86 e nel 1986-87 su “La melocommedia e l'opera buffa nella Napoli del '700”. Nel 1993 animò un ciclo di lezioni su “L'impresa teatrale della commedia per musica” presso il corso di Storia della Critica Letteraria del Magistero di Arezzo (Dipartimento di Letterature Moderne e Scienze dei Linguaggi).
Già nella sua tesi di dottorato aveva disquisito sull'opera comica napoletana, di cui fu profondo conoscitore. Secondo Capone, questa forma poco conosciuta di spettacolo musicale e teatrale era stata di fondamentale importanza nella storia della letteratura, della musica settecentesca e del melodramma ottocentesco. Le sue influenze avevano determinato varianti del gusto, del costume e del vivere, alimentando una maniera teatrale europea (l'opera buffa), il dramma giocoso goldoniano, il dramma per musica mozartiano e il mito della "scuola napoletana".
Questa ricerca di Capone, basata sull'indagine diretta delle fonti primarie verbali e musicali (libretti e partiture) e su documenti d'archivio, ricostruisce la storia di un genere unico e realizzabile solo a Napoli in un preciso momento storico (l'avvento del viceregno austriaco). L'analisi dei reperti archivistici e della storiografia tradizionale consente all'Autore di ricostruire anche il percorso imprenditoriale dell'opera comica, di tracciare i profili dei suoi autori, impresari, musicisti, addetti ai lavori, di delineare il suo spirito di opera moderna e collettiva, di identificare il suo pubblico e di stabilirne i costi di gestione.
In questo mio ricordo, mi sembra giusto ricordare Stefano Capone, personaggio “chiave” della cultura cosmopolita e non solo foggiana, con una breve recensione di tre delle Sue opere più significative, dedicate al teatro, alla storia del Regno delle due Sicilie e della Rivoluzione partenopea del 1799.
1) - Bello, interessante e avvincente per tutti coloro i quali desiderino cimentarsi nella conoscenza del teatro settecentesco il volume di Stefano Capone dal titolo “Piccinni e l’opera buffa, modelli e varianti di un genere alla moda”, (pp. 229, ill., Edizioni del Rosone Franco Marasca, Foggia 2002, € 15,00). Il testo, annoverato nella collana editoriale “Euterpe” diretta da Pasquale Rinaldi, tratta con estrema puntualità un tema che per lungo tempo ha rappresentato l’alternativa al solito argomento proposto nelle rappresentazioni teatrali settecentesche.
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La “Cecchina” del Piccinni esordiva al Teatro delle Dame di Roma nel lontano
2) - Interessanti pagine di storia racchiude il volume dal titolo “Le nozze del principe”, pubblicato da Capone nel 2002 per le Edizioni del Rosone. L’Autore “ricostruisce le circostanze in cui furono realizzati una Cantata, alcuni diari, suppliche e feste a Foggia, in occasione del matrimonio tra Francesco di Borbone e Maria Clementina d’Austria celebrato il 25 giugno 1797. Letterati e cortigiani, cuochi e musicisti organizzarono nella città della Dogana della mena delle pecore, […] una serie di festeggiamenti per celebrare queste nozze in un momento di gravi difficoltà per la dinastia dei Borboni[…]”.
Per un solo giorno Foggia fu capitale e per tutto il periodo di permanenza dei sovrani nel capoluogo daunio, furono celebrate feste, banchetti, intrattenimenti e quanto altro di consueto si era soliti svolgere a Napoli. I piaceri dell’aristocrazia napoletana furono adattati ad un ambiente che da secoli era ricettivo solo di regole ed usi propri della cultura agreste e bucolica.
Il lavoro è impreziosito nell’Appendice del volume dalla trascrizione di preziosi carteggi rinvenuti presso l’Archivio di Stato di Foggia e nella sezione di Lucera, riguardanti concessione di mutui, o dispacci e disposizioni Reali, bandi, ed infine anche dalla trascrizione della Cantata bucolica dal titolo “
3) - Prezioso e denso di interessanti notizie il volume dal titolo “I racconti della rivoluzione, Documenti per una storia del
Storicamente il 1799 fu un anno che determinò grandi mutamenti nel Regno di Napoli. Il giacobinismo già da tempo dilagava nella capitale partenopea riscuotendo entusiastici consensi soprattutto tra gli aristocratici napoletani che, facendo propri gli ideali di libertà e fratellanza dettati dalla rivoluzione francese, cospirarono contro il sovrano borbonico, costringendolo per ben due volte all’esilio ed, in seguito, a prendere importanti decisioni che ebbero ripercussioni significative negli eventi storici successivi a tale periodo. Ne sono un esempio: l’abolizione degli antichi Sedili e l’istituzione del Supremo Tribunale Conservatore che raccoglieva l’elenco dei nobili conservandone la memoria. Anche
I CONVEGNI
Impegnato nelle attività di ricerca, Stefano Capone partecipò a vari convegni nazionali e internazionali: nell’ottobre 1987 relazionò su “I Conservatori nella Napoli barocca” durante il convegno “Centri e periferie del Barocco”; nel giugno 1988 disquisì su “Esotismo, Oriente ed India nei libretti di opere in musica napoletane della seconda metà del '
LA PRODUZIONE LETTERARIA
Tra le più importanti opere pubblicate da Stefano Capone ricordiamo:
“Li stravestimiente affortunate: storia di un'opera proibita”, in "Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Napoli", Napoli, n.s. XIV (1983-84);
“I teatri della melo commedia”, Napoli 1986; “La struttura dell'impresa teatrale e la produzione buffa del Teatro dei Fiorentini: da Nicola Serino a Berardino Bottone”, in "Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Napoli", n.s. XVII (1986-87);
“Pirandello dopo D'Annunzio”, in "Dittico pirandelliano", Foggia 1989;
“I Conservatori nella Napoli barocca”, in AA. VV., "Centri e periferie del Barocco", Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1990;
“Esotismo, Oriente e India nei libretti di opere in musica napoletane della seconda metà del '700”, Napoli 1990;
“Autori, imprese, teatri dell'opera comica napoletana. Documenti per una storia del teatro napoletano del '700. (1709-1737)”, Foggia 1992;
“Caratteri e passioni nell'opera comica”, in "Il mondo delle passioni nell'immaginario utopico, a cura di Bruna Consarelli e Nicola di Penta", Milano, Giuffré, 1997;
“Le nozze del principe. Diari, cantate, suppliche, bandi e altri generi letterari per le nozze di Francesco di Borbone a Foggia” (1797), Foggia 1997;
“Francesco D'Andrea e il rinnovamento culturale del Seicento a Napoli” (in occasione del rinvenimento di un manoscritto sconosciuto degli Avvertimenti ai nipoti), in "
“I racconti della rivoluzione. Documenti per una storia del 1799”, in "Capitanata", Foggia 1999;
“Una raccolta di libri napoletani del '700 nella biblioteca provinciale di Foggia” in “Editoria e cultura a Napoli nel XVIII secolo”, a cura di Anna Maria Rao, Napoli 1999.