Leoluca Orlando chiede al Governo una scorta per il giornalista pugliese, autore di molteplici inchieste su traffici illeciti e reati ambientali. Intanto su Facebook nasce un nutrito gruppo di sostenitori e sul sito di “Terra Nostra” si susseguono gli appelli dei lettori…
PROTEGGETE GIANNI LANNES, VOCE LIBERA DEL GIORNALISMO ITALIANO!

Notizia nota, l’attentato di stampo mafioso ad Ortanova (FG), il 2 luglio 2009, contro Gianni Lannes. La sua automobile (non assicurata contro gli incendi) è saltata in aria… L'incendio ha rischiato di degenerare in un vero e proprio disastro perché vicino vi erano altre auto che hanno rischiato di esplodere.
Lannes, giornalista originario di Vico del Gargano (e che da giovanissimo ha fatto le sue prime inchieste sul Gargano Nuovo, con cui è tornato a collaborare recentemente, pubblicando un servizio sulle navi dei veleni affondate nelle acque antistanti le nostre coste), si batte da anni per la legalità e la giustizia, contro le mafie di ogni latitudine. Apprezzato freelance specializzato in inchieste sul traffico di esseri umani, armi e rifiuti pericolosi, è attualmente impegnato in delicate inchieste giornalistiche a carattere nazionale e internazionale. In questi giorni stava lanciando sul web "Terra nostra", un giornale on line di denuncia sociale ( http://www.italiaterranostra.it ).
A Lannes e ad un suo collaboratore erano arrivate varie minacce di morte di stampo mafioso, e da più parti erano giunte manifestazioni di vicinanza e solidarietà. Ma già due anni fa, in un articolo del 28 settembre 2007, dal titolo "Giornalisti scomodi", il noto periodico “Left Avvenimenti” aveva parlato di intimidazioni a Lannes, autore di numerose inchieste scottanti, mettendo in risalto l’opera antimafia svolta dal coraggioso cronista.
Scriveva Paola Pentimella Testa:
«A qualcuno hanno bruciato l’auto. Ad altri hanno fatto una telefonata. Una settimana fa a un nostro collaboratore gli hanno mandato una lettera, un foglietto con quattro parole: "Sei morto Gianni Lannes". Gianni è di quei cronisti impavidi che ficcano il naso dappertutto. Anche dove per qualcuno non si dovrebbe mai, tra le pieghe della criminalità organizzata o in quella zona grigia fatta di colletti bianchi al servizio di uomini dal grilletto facile. In Puglia, come in Sicilia o in Campania. In più, Gianni Lannes ha il brutto vizio di dare lezioni sul giornalismo antimafia per conto di Libera, l’associazione di don Luigi Ciotti diventata l’emblema della lotta alle mafie. Quelle, appunto, di cui si occupa ostinatamente Gianni Lannes, anche per Left. Servizi pesanti, che sono ora al vaglio dei magistrati di Bari, che hanno raccolto la sua denuncia. “Puglia, morire di lavoro. La mafia dei cantieri”, “La mafia degli incendi boschivi”, sono solo due dei tanti titoli delle inchieste che Lannes ha fatto per il nostro settimanale. Servizi che ora gli impediscono di tornare a casa. Negli ultimi tempi segnali di insofferenza nei confronti dei cronisti ce ne sono stati tanti. È noto, oltre che logico, che la mafia non ami le luci dell’informazione. Roberto Saviano, ad esempio, sta ancora facendo i conti con la criminalità organizzata campana per quanto scritto in Gomorra. E non riesce più ad avere una vita “normale”, da cronista-scrittore che deve andare in giro a raccogliere storie per poterle raccontare».
Già. Ma il caso Saviano insegna quanto sia estremamente importante proteggere chi le luci dell’informazione le fa splendere, con grande rischio personale, sulle linee d'ombra, per informare le popolazioni ignare di ciò che accade loro intorno, e che scontano sulla propria pelle i reati ambientali e non, commessi per scopi di lucro.
L'informazione è il sale della democrazia, ma è un sale che non piace a chi vuol continuare indisturbato, senza il controllo dell'opinione pubblica, a commettere danni, e fa tacere, con metodi mafiosi, le poche voci libere del giornalismo italiano. E Lannes, senza dubbio, è una voce liberissima (… e molto scomoda).
A tutt’oggi, il giornalista, insieme alla sua famiglia, non gode di alcuna protezione da parte dello Stato. Si teme per la sua vita. Ma lui non demorde: ha dichiarato che porterà a compimento le sue indagini: «Un dato è certo – scrive Lannes - proseguiremo nelle nostre inchieste, portando a termine le indagini sugli inceneritori. Tali progetti prevedono investimenti milionari (in media 100 milioni a progetto). Abbiamo individuato il limbo oscuro dove i rapporti tra la politica corrotta (mafia dei colletti bianchi) e la criminalità organizzata si fondono. Noi non molliamo».
PeaceLink ha inviato a Lannes un messaggio di solidarietà: sosterrà la redazione di Italiaterranostra nella sua azione di informazione democratica e di impegno civile.
Ma l'azione più efficace e concreta l'ha fatta Leoluca Orlando, portavoce nazionale dell’Italia dei valori, che ha immediatamente sollecitato il Governo ed il prefetto di Foggia, Nunziante, ad assicurare al giornalista la dovuta protezione.
Lo stesso deputato, l’8 luglio ha presentato al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’Interno un’interrogazione parlamentare a risposta scritta. Dopo aver premesso che la società civile, e tutte le forze democratiche che hanno a cuore le sorti della nostra comunità, non possono non ribellarsi alla logica dell'intimidazione, della prevaricazione, della paura e del silenzio omertoso, e che le voci libere ed incondizionabili come quella di Lannes sono sempre più preziose ed irrinunciabili, per esprimere, pur nella diversità di opinioni e contenuti, il libero pensiero democratico, Leoluca Orlando chiede al Governo «se non ritenga opportuno intervenire con strumenti e misure adeguate al fine di combattere seriamente questi fenomeni che stanno sempre più spargendo terrore nella provincia foggiana, e non solo, e per garantire immediatamente a tutti i cittadini ed alla stampa, in particolare, sicurezza e massima protezione personale (inclusa quella per le loro famiglie), nella fattispecie al dottor Lannes e al suoi cari, significativamente esposti alle rappresaglie mafiose».
Intanto su Facebook è nato il gruppo “Solidarietà a Gianni Lannes, voce libera della Capitanata!”. Fondato il 2 luglio da Pasquale Trivisonne, conta 411 iscritti.
Ma è sul sito on line di Terra Nostra che si susseguono i messaggi più significativi dei lettori. Scrive Liliana Toriello: «Dal nostro territorio, oscurato e non avvezzo ad essere indagato dalla stampa libera ed indipendente, si è alzata la rabbia che ha colpito con atto mafioso per ripristinare il silenzio e il “quieto vivere” funzionale agli affari improduttivi e dannosi per la Capitanata. I cittadini della provincia di Foggia dovrebbero, secondo “lor signori” assecondare, immobili, quanto si è progettato e si continua a progettare a loro insaputa per devastare il nostro territorio. La politica dov’è? E perché non si confronta con i cittadini ? La lontananza delle Istituzioni dai bisogni reali dei cittadini di un territorio è l’ambiente di coltura per rafforzare la mano ai possibili assassini di domani. Non vogliamo eroi ma Democrazia partecipata».
«Occorre che le autorità competenti provvedano immediatamente ad assegnare un’adeguata protezione a questo nostro coraggioso concittadino - scrive Castalia - Lo Stato glielo deve, noi tutti glielo dobbiamo subito. Non ci servono altri eroi da commemorare…».
«Occorre continuare a far sentire la nostra voce con fermezza – scrive Michele De Rosario – Dobbiamo dimostrare che Gianni Lannes non è solo. Al suo fianco, ci siamo anche noi, con i nostri nomi e cognomi, con le nostre lotte civiche e politiche, con la nostra ricerca della verità e la nostra volontà inesauribile di difendere la nostra terra. Chi tocca uno di noi tocca tutti noi».
Pensieri che sottoscriviamo in pieno. Giù le mani da Gianni Lannes! La sua voce libera è fondamentale per il giornalismo d’inchiesta, e per tutti noi! Va assolutamente protetta!
Teresa Maria Rauzino
( Presidente Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici-FG)
Ieri, giovedi 23 luglio, ignoti hanno pedinato per tutta la giornata il direttore di Terra Nostra. Stamane Gianni Lannes ha comunicato alla redazione l’ennesimo ignobile attentato alla sua persona. I freni della sua auto sono stati sabotati mettendo in serio pericolo la sua vita.
Proteggete Gianni Lannes, voce libera di Capitanata!
Dopo una minaccia di morte di stampo mafioso, alle 00.45 del 2 luglio un attentato incendiario ha distrutto l’auto di Gianni Lannes, direttore del giornale online "Terra Nostra". Un giornalista che si batte da anni per la legalità e la giustizia, contro le mafie d’ogni latitudine. Si teme per la sua vita. Stamani Leoluca Orlando ha sollecitato il Governo ed il prefetto di Foggia, Nunziante, ad assicurargli una scorta.
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO-CORRIERE DELLA SERA 20-06-2009
UN APPELLO A BONDI E A VENDOLA PER L'ESPROPRIO IMMEDIATO. LO LANCIA IL CENTRO STUDI MARTELLA
SALVATE KALENA
LA STORIA
L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, sita in agro di Peschici, è fra le più antiche d’Italia. Sarebbe stata eretta addirittura nell’872. Un edificio sacro esisteva già nell’XI secolo, come testimonia un atto di donazione del 1023: il vescovo di Siponto donò Kàlena all’abbazia di Tremiti. Attualmente l’abbazia è proprietà privata dei fratelli Martucci. Per il suo recupero si è mosso anche il Fai (Fondo Ambiente Italia).
In questi anni durante i quali gli enti si sono rimpallati le competenze, nascondendosi dietro il particolare che l’abbazia è proprietà privata, sono stati persi 850mila euro. 350 erano stati stanziati dal ministero per l’Economia durante il ministero di Giuliano Urbani: altri 500mila erano stati destinati alle chiesette e al loro recupero dal ministro Francesco Rutelli. 850 mila euro revocati «perchè l’opera non era stata mai cantierizzata».
«Kàlena è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico a lei affidato», sottolinea la Rauzino. «Ma anche di una colpevole dimenticanza della soprintendenza ai Beni culturali e architettonici della Puglia, l’ente preposto alla sua tutela».
Al ministro Bondi e al presidente Vendola la Rauzino fornisce, attraverso la ricostruzione delle tappe più importanti di una battaglia decennale, quelle motivazioni giuridiche, politiche e culturali a sostegno della procedura di esproprio. Prima fra tutte proprio «la colpevole dimenticanza » della Soprintendenza, che «non ha mai imposto alla proprietà le opportune misure di conservazione».
La battaglia per Kàlena inizia nel 1997. Il ministero nel 2003 sollecita il soprintendente Giammarco Jacobitti a muoversi per salvare l’abbazia dai morsi del tempo e dell’abbandono. «Nel 2003, secondo una lettera di risposta di Jacobitti al ministero - ricorda la Rauzino - i proprietari si erano impegnati a risanare le creste murarie della chiesa e del recinto del complesso, e la sua successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio; il consolidamento e il restauro della copertura lignea della campata absidale, l’impermeabilizzazione e una serie di interventi a tutela». Per questo progetto era stata indicata la somma di un milione di euro. Il ministero diede il via libera autorizzando un contributo ai proprietari «pari anche al 50 per cento» della spesa sostenuta per il restauro. Nulla è accaduto. Le creste murarie nel frattempo sono sempre meno visibili, e la scorsa settimana il tetto della campata absidale è crollato.
«Perché la Soprintendenza non ha operato? Perché ha ignorato le leggi vigenti che consentivano di procedere con il restauro coatto e l’esproprio? Perché sono stati persi tutti i fondi stanziati?». Gli interrogativi che la Rauzino pone a Bondi e Vendola, che difficilmente a questo punto della lunga storia di Kàlena potranno dire di non sapere, di non poter intervenire, di non poter contrapporsi al disfacimento delle pietre nella piana di Peschici.
ANTONELLA CARUSO
I protagonisti Comune, Regione, Direzione dei Beni culturali
Non c’è accordo sulle strategie
«Il mio recente appello, quasi un presagio». Le riflessioni pubblicate domenica scorsa sul Corriere del Mezzogiorno dal presidente della sezione Gargano di Italia Nostra, Menuccia Fontana, e la scoperta per caso in quella stessa domenica che il tetto di una delle chiese dell’abbazia è caduto rovinosamente su un altare con preziosi fregi oggetto di studio, hanno prepotentemente riacceso i riflettori e riaperto antiche ferite. «Proteggete quel pezzo pregiato di storia».
Il primo appello è proprio di Menuccia Fontana, che invita il direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ad intervenire ora che l’abbazia è sotto tutela così come la zona di rispetto, l’uliveto che la circonda. «Intervenga con l’autorevolezza del suo ruolo, per farci sperare ancora di vivere in un paese dove esiste un diritto alla conservazione dei nostri beni culturali ». Il crollo del tetto è un campanello d’allarme. Non c’è più tempo. Perché il tempo sta lavorando, sta erodendo, sta consumando, sta cancellando.
Si sono detti pronti a fare la loro parte in questi giorni gli assessori regionali all’Urbanistica e ai Beni culturali, Angela Barbanente e Domenico Lomelo, soprattutto alla luce del fatto che nella pianificazione strategica di area vasta che nei prossimi mesi potrà impiegare in vari settori qualcosa come 38 milioni di euro, per Kàlena non c’è neppure un centesimo. Il Comune di Peschici sostiene di aver inviato il progetto e di non aver avuto risposte dalla cabina di regia che sovrintende alla pianificazione strategica.
«La Provincia può integrare inserendo Kàlena tra gli interventi che otterranno dei fondi nella prima ripartizione.
Solleciteremo questo intervento», hanno assicurato Lomelo e la Barbanente, che però ha puntato il dito anche contro il Comune di Peschici che «invece di tutelare un bene così prezioso, programma vicino all’abbazia la costruzione di case con una manovra di 167». Un dibattito dunque sulla necessità di intervenire al più presto che trova una prima indicazione concreta proprio nelle parole del direttore Martines: «L’unica strada è esproprio. Se dovessimo avviarlo noi ci vorrebbero tra gli otto e i quindici anni, mentre il Comune può intervenire con procedure
più rapide». Una provocazione e niente più la ritiene il sindaco di Peschici, Domenico Vecera: «Siamo pronti ad espropriare. Lo Stato ci dia un milione di euro e procederemo immediatamente.
La verità è che in questi dieci anni tutti si sono occupati di Kàlena a parole, ma mai un solo euro è stato stanziato». Parole che stridono con quegli 850mila euro che, con due diversi ministri, erano disponibili e nessuno
ha mai utilizzato.
ANTONELLA CARUSO
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Corriere mezzogiorno – Corriere della sera 20 giugno 2009

«Esproprio? E con quali soldi?»
FOGGIA - L’unica strada per salvare l’abbazia di Santa Maria di Kàlena dal disfacimento è l’esproprio. Togliere la proprietà alla famiglia Martucci e dare all’abbazia la patente di un bene pubblico per facilitarne il recupero. Questo quanto indicato ieri su queste pagine dal direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ora che il vincolo è stato esteso anche all’intera area che circonda le chiesette. «Tutti sono stati e sono capaci di parlare di Kàlena, di invocare il restauro - commenta il sindaco di Peschici, Domenico Vecera - , la Regione, la Sovrintendenza, Italia Nostra e Italia loro, ma poi alla fine nessuno ci ha messo mai un euro. E si punta il dito contro il Comune».
Il sindaco ha assistitito in silenzio in questi giorni alle polemiche sollevate sui mancati interventi e sul crollo del tetto sull’abside di una delle due chiese: «E’ facile affermare che il Comune può avviare l’esproprio. E i soldi? Ce li diano, ci diano qualcosa come un milione di euro e la espropriamo subito l’abbazia. Io invece penso che, visto che abbiamo fatto un passo avanti con la prima convenzione con la famiglia proprietaria, bisogna partire da questo per avviare il restauro».
Il Comune oggi, attraverso questo accordo, può «gestire» a fini culturali le chiese e i giardini storici, la parte religiosa dell’abbazia. La gestione per aprire le chiese ai visitatori durerà 40 anni. Ma, strano a dirsi, la convenzione è stata siglata a settembre, ma al Comune le chiavi per accedere a questa parte del complesso non sono state ancora trasferite. Tanto è vero che il tetto è crollato ma non c’è stato ancora nessun intervento di puntellamento per evitare altri crolli.
«Il tetto era purtroppo già pericolante, non appena ci consegneranno le chiavi faremo le verifiche del caso. Ma voglio essere chiaro: per noi Kàlena è una priorità. Come amministrazione abbiamo presentato il progetto per i finanziamenti del piano strategico di area vasta - sottolinea il primo cittadino - ma non siamo stati noi poi a indicare le priorità. Noi non siamo presenti nella cabina di regia. Non si può pensare che con il bilancio comunale si possa restaurare quel bene. E mi auguro che alla fine non cada tutta a pezzi. Che non rimanga, come ha scritto qualcuno, un’agonia di pietre».
Restano dunque le incertezze sul futuro dell’abbazia, che è stata dichiarata monumento nazionale nel 1951 e che era stata indicata come uno dei pezzi importanti dell’arte nell’Italia meridionale sin dal 1904 dallo storico Emile Bertaux. Un’abbazia con la prima chiesa, quella cosiddetta vecchia, con le cupole in asse che quindi si inserisce nel corso della tradizione pugliese; e la chiesa «nuova» addossata all’edificio più antico e che fu costruita secondo modelli architettonici presenti nella tradizione europea. Una tradizione che ha il suo punto di contatto nella via Francigena, che le maestranze di scalpellini che dalla Francia si spostavano verso i regni crociati, percorrevano nei due sensi, fermandosi anche a Kàlena.
Antonella Caruso
Corriere del Mezzogiorno- Corriere della sera 18 giugno 2009
http://files.splinder.com/ca2b2e137d3554749f1229678c696a5e.pdf
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Sul caso interviene il direttore regionale ai Beni culturali, Martines, che ricorda: «Noi abbiamo posto il vincolo»
«Abbazia di Kàlena, ora tocca al Comune muoversi»
«L’abbazia e l’intera area sono state vincolate. E il ricorso dei proprietari è stato respinto.
Ora è tutto pronto per l’esproprio»«Ma se dovessimo avviarlo noi, l’iter durerebbe dagli 8 ai 15 anni. Il Comune di Peschici può agire più rapidamente ed efficacemente»
Suggestioni e leggende su Kàlena si sono intrecciate in questi anni alla carta bollata, ai ricorsi, alle trattative senza fine. E mentre tutto questo si consumava, nella piana degli ulivi di Peschici l’abbazia risalente al’872 si sbriciolava lentamente, inesorabilmente.
Mentre nell’anno Mille papi e imperatori le concedevano ricchi privilegi; in questi anni la rivendicazione del legittimo diritto di proprietà da parte della famiglia Martucci si scontrava con la volontà del Comune di Peschici
di valorizzarla, ma al contempo con una certa ritrosia ad operare scelte coraggiose e decisive. Il crollo del
tetto dell’abside, i cui calcinacci sono stati scoperti per caso nel corso di una manifestazione di sensibilizzazione
per Kàlena, ha riacceso i riflettori su uno dei beni architettonici significativi della storia religiosa di Capitanata.
Santa Maria di Kàlena, si legge nelle molte pubblicazioni che le sono state dedicate, è certo che fu crocevia di
molti pellegrini che giungevano sulle coste del Gargano per raggiungere il santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo.
«L’abbazia di Kàlena è un bene molto interessante, certo non può essere paragonato a siti di interesse consistente e notevolmente superiore, come la cattedrale di Lucera per fare un esempio, ma è chiaro che è indispensabile intervenire per salvarla», sottolinea il direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines. La sovrintendenza da anni ha vincolato l’abbazia e recentemente ha anche posto il vincolo paesaggistico nelle aree che circondano le chiesette. «I proprietari impugnarono con un ricorso questo vincolo paesaggistico. Ma il ricorso è stato respinto. Per Kàlena la soluzione migliore sarebbe l’esproprio da parte del Comune di Peschici». In questi anni spesso è stato invocato proprio sul terreno dell’esproprio l’intervento della Sovrintendenza, ma ciò non è avvenuto.
«Se dovessimo avviare noi l’esproprio, l’iter durerebbe dagli otto ai quindici anni. Il Comune può intervenire
con tempi molto più rapidi», sottolinea Martines. «Voglio ricordare che noi predisponemmo un progetto per
un primo intervento di restauro ma nelle more degli accordi con i proprietari il finanziamento venne meno e
non potemmo più operare in nessun modo».
La ristrutturazione dell’abbazia oggi è ancora più urgente alla luce di nuove suggestioni che Kàlena rivela. Da qualche tempo sono al centro di una prima mappatura le incisioni e le simbologie parietali presenti sui muri del sito.
Lo storico Gianfranco Piemontese del Centro studi Martella ha studiato questi simboli e i graffiti presenti. Tra questi erano state notate due «Triplici Cinte Sacre» sull’architrave dell’ingresso absidale laterale destro.
Il gruppo archeo-speleologico ARGOD ha notato di recente una terza Triplice Cinta Sacra, affiancata da una sorta di freccia. Uno stimolo per continuare a ricercare, per sottrarre l’antica abbazia all’erosione del tempo.
Antonella Caruso
Corriere del mezzogiorno-Corriere della sera
17 Giugno 2009
http://files.splinder.com/6d11f9d566fa66d1f8c1979dd00d6b55.pdf
Non possiamo restare ciechi, sordi e muti, soprattutto alla luce di quanto abbiamo constatato a Kàlena in occasione della dimostrazione simbolica per Aung San Suu Kyi.
IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI. LA PROPOSTA D’INVITO
“Dina? Pronto! Sono Teresa. Ciao, … . Abbiamo organizzato per domani a Kàlena una dimostrazione simbolica per la libertà di Aung San Suu Kyi, la birmana tenuta per molti anni alle carceri domiciliari e attualmente in prigione, perché non condivide le scelte del regime. È una dimostrazione a sostegno dei diritti umani. Abbiamo scelto Kàlena per le sue vicissitudini che la portano ad essere reclusa, chiusa ai cittadini del luogo e del mondo, che invece vorrebbero fruire della sua storia. Sai, grazie, all’interessamento dell’assessore alla cultura, Leonardo Di Miscia, troveremo aperta l’antica abbazia di Kàlena e potremo visitarla. Vieni anche tu?".
- “Verrò, anche per cogliere l’occasione di conoscere de visu l’abbazia, di cui ho tanto sentito parlare, nei convegni, di cui ho letto nei giornali e in altre pubblicazione a stampa e su Iinternet, ma che non ho potuto visitare personalmente perché è chiusa al pubblico.”
Questo grosso modo il contenuto della telefonata.
L’ARRIVO A KÀLENA (PESCHICI)
Il giorno successivo, 14 giugno 2009, ore 17,35, sono dunque a Kàlena, con 5 minuti di ritardo rispetto all’appuntamento prefissato. Noto che sono tra i primi arrivati. Scorgo, infatti, Maria Teresa Rauzino e il marito, la famiglia dell’amico Vincenzo Campobasso, Carla Di Nunzio presidente dell’Associazione Ideale “Osservatorio Torre di Belloluogo” (Lecce) e il marito, i promotori dell’iniziativa.
In pochi minuti giungono anche altre persone: amici di Facebook, rappresentanti di istituzioni e associazioni, privati cittadini. Faccio un po’ di foto, per contestualizzare Kàlena, dalla SS 89, nel tratto che dal territorio di Vico conduce a Peschici, per proseguire poi verso Vieste.
Faccio qualche domanda alla presidente giunta dal Salento e vengo a sapere che non è nuova a manifestazioni del genere, che grazie alla sua associazione, ad esempio, a Lecce sono riusciti a restaurare e consegnare al pubblico la Torre di Belloluogo dei Durazzo, che ora intendono realizzare intorno alla torre un parco attrezzato, coniugando storia e tradizione con modernità, che portano avanti altri progetti interessanti, come quello sui diritti umani, che fanno riflettere e invitano all’esercizio delle buone pratiche.
UN MERITO ALLE TECNOLOGIE
Le tecnologie, odiate e amate, hanno comunque permesso in pochissimo tempo di organizzare questa manifestazione simbolica a difesa dei diritti umani e delle “raggioni” di Kàlena. Facebook, se da un lato mette a rischio la privacy individuale potendo monitorare costantemente le persone, dall’altra offre l’opportunità di contattare velocemente gli “amici” e di organizzare eventi, come quello che andremo a commentare. Questa sorta di rivoluzione culturale consentita dalla globalizzazione fa sì che uomini e donne, vissuti in modo separato, attivino il traffico delle culture, diffondendo nuove sensibilità e stili di vita.
Dunque, grazie ai mezzi informatici e agli stimoli del mondo delle associazioni, ci siamo incontrati nella piana di Kàlena a perorare la causa dell’apertura di quest’abazia, nutrendo la convinzione che, oltre ai soggetti umani sono/dovrebbero essere liberi anche gli oggetti culturali dagli uomini prodotti.
Che Kàlena e altri beni culturali debbano essere fruibili trova conferma nella nostra Costituzione, che all’art. 9 dei Principi fondamentali recita:
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Il concetto è ribadito all’art. 33, che afferma la libertà dell’arte e della scienza.
UN LUCCHETTO HA IMPEDITO L’ACCESSO MA NON LA MANIFESTAZIONE SIMBOLICA IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI
Nei locali dell’abazia purtroppo non siamo potuti entrare perché un lucchetto con una catena nuova di zecca ne bloccava il passaggio. È la vecchia storia/conflitto tra i Martucci, l’Amministrazione comunale e l’ufficio di Soprintendenza, che non riesce a risolversi. Una lotta portata avanti dal Centro Studi Martella da diversi anni nella persona di Maria Teresa Rauzino – da meritarsi un premio simbolico da parte dell’associazione leccese - senza soluzione di continuità.
IL DRAPPO BIANCO PER LA BIRMANA SENZA LIBERTÀ
Siamo rimasti, pertanto, nel cortile della prestigiosa abazia a fare la dimostrazione per San Suu Kyi. Momenti toccanti durante l’apertura del lenzuolo bianco, simbolo di pace. Momenti commoventi durante l’esternazione delle riflessioni e la lettura di brani opportunamente scelti per l’occasione, proposti dal poeta filosofo Vincenzo Campobasso, il direttore di Punto di stella Piero Giannini, Irene Ruotolo, una giovane e graziosa turista, che ama, fin da quando era una bambina, il Gargano e Kalena, tanto da dedicarle una bella lirica. Momenti di coesione del gruppo, che alla fine ha applaudito e inneggiato “Per la libertà Aung San Suu Kyi!”.
A PROPOSITO DEI DIRITTI UMANI…
Prima di entrare nel merito dei diritti umani, anteponendo il diritto alla libertà, mi sia consentita qualche riflessione sul concetto di libertà, di cui esistono diverse visioni. Tra le chiavi di lettura oggi più accreditate sono la teoria della libertà negativa, riconducibile a Locke e a Mill, intesa come assenza di costrizioni altrui,che pone in primo piano l’individuo, e quella di libertà positiva, afferibile a Kant e a Rousseau, intesa come possibilità di agire e, nel caso della politica, di partecipare al governo della repubblica, di integrarsi nella comunità di appartenenza e di garantire un minimo di giustizia a tutti, ponendo in primo piano la società e i suoi valori. C’è poi una terza corrente che cerca di conciliare le due posizioni, affermando che ogni libertà è al contempo negativa e positiva, che attraverso le scelte di politica estera, interna e assistenziale, è possibile incidere sullo sviluppo della libertà intesa come non- dominio e come partecipazione, come possibilità di contestare le decisioni del governo anche quando questo è legittima espressione della maggioranza. Sotto questo profilo, il riconoscimento e l’esercizio delle libertà individuali costituisce la premessa del consolidamento delle libertà del gruppo di appartenenza, garanzia della possibilità di avere istituzioni statali che esercitino il potere in modo non arbitrario.
I diritti umani sono sanciti nel 1776 dalla Dichiarazione d’indipendenza americana, dove si legge:
“Noi riteniamo che le seguenti verità siano evidenti per se stesse: che gli uomini siano stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di taluni inalienabili diritti, che fra questi sono la Vita, la Libertà, la ricerca della felicità.”
Essi sono stati ribaditi in Francia nel 1789, nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino:
“Gli uomini nascono e vivono liberi ed eguali nei diritti. (art. 1) […] Questi diritti sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza dall’oppressione”. (art. 2).
Il rispetto del “principio dell’uguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli, a prendere misure atte a rafforzare la pace universale”, è sancito dall’O.N.U. (Organizzazione delle Nazioni Unite), 1945, all’art. 1, punto 2.
Il riconoscimento e la garanzia dei diritti dell’uomo, in quanto singolo e come soggetto inserito nei contesti sociali in cui si svolge la propria personalità, è alla base della Costituzione italiana. È posto alla base del documento, inserito tra i “Principi fondamentali” all’art. 2, dov’è specificato che i dirittti umani sono “ inviolabili” , per il fatto che nessuno può toccare. Essi sono anche inalienabili, nel senso che non si possono conferire ad altri.
L’articolo successivo estende i diritti umani a tutti gli uomini, senza distinzione alcuna. Afferma, perciò: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
La Costituzione, però, ritiene di dover andare oltre la semplice elencazione dei diritti. Evidentemente alle spalle c’erano uomini consapevoli del fatto che non c’è libertà di, senza la liberta da… (dall’oppressione dai condizionamenti socio-economico-culturali). Il documento precisa, perciò:
“È compito della repubblica rimuovee gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3, comma 2)
Entrando nel merito dei diritti fondamentali dell’uomo, nella Parte Prima, Titolo primo del testo base dell’educazione civica degli italiani, riguardante i rapporti civili, leggiamo:
“La libertà personale è inviolabile
…
Il domicilio personale è inviolabile
….
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili
…
Ogni cittadino può soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale
… .
Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della repubblica e di rientrarvi, salvo
… .
I cittadini hanno diritto a riunirsi pacificamente […], di associarsi liberamente, di professare la propria fede religiosa, di manifestare il proprio pensiero con la parola con los critto, con altro mezzo di diffusione.
Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.
Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
…
Peccato che in gran parte dei casi la nostra Costituzione resti un elenco di utopie! Ma, proprio perché c’è questo rischio, credo sia importante e utile ricordare a noi e ai giovani che bisogna vigilare affinché i principi fondamentali della Costituzione non siano disattesi e non subiscano attentati. Ciò, anche in considerazione del fatto che i nostri figli, al contrario di noi, non avendo vissuto il clima familiare e sociale di autorità e di mancato rispetto delle libertà, faticano a figurarsi realmente cosa significhi una vita senza diritti. Va considerato, inoltre, che i mezzi mass e multimediali, nel trasmettere messaggi pervasivi, riescono a mistificare la realtà e in molti casi a manipolare adolescenti e non, con l’arte della persuasione occulta.
Tratto dal blog di Leonarda Crisetti:
http://crisetti.spaces.live.com/blog/cns!3243267A874736A5!2857.entry

L'Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo (Lecce) a sostegno e supporto della richiesta avanzata dal Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici (Fg), scrive al Ministro per il Beni Culturali, al Presidente della Regione Puglia e agli Assessori Regionali al Territorio e all´Istruzione, chiedendo l´esproprio immediato dell´Abbazia di S. Maria di Kàlena. ECCO IL TESTO DELLA LETTERA:
Noi sottoscritti, Carla DE NUNZIO e Beniamino PIEMONTESE, cittadini italiani, aderiamo e sottoscriviamo in toto, parola per parola, la lettera inviata alle SS. VV. Ill.me dalla Prof.ssa Teresa Maria RAUZINO, Presidente del Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici con la quale ella chiede l´esproprio immediato dell´Abbazia di S. Maria di Kàlena presso Peschici.
In fede.
Prof.ssa Carla De Nunzio
Sig. Beniamino Piemontese
Lecce, 18 giugno 2009
LA LETTERA E´ STATA INVIATA A:
S. E. Rev.ma Mons. Domenico d'Ambrosio, Arcivescovo DIOCESI DI MANFREDONIA - VIESTE - SAN GIOVANNI ROTONDO... DIOCESI DI LECCE
Sen. Sandro Bondi, Ministro Ministero per i Beni e le Attività Culturali
On. Nichi Vendola, Presidente Regione Puglia
Arch. Angela Barbanente, Assessore all'Assetto del Territorio Regione Puglia
Dott. Domenico Lomelo, Assessore alla Pubblica Istruzione Regione Puglia
Arch. Ruggero Martines, Direttore Regionale Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia
Ing. Attilio Maurano, Direttore Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Bari e Foggia
Per conoscenza a:
Prof.ssa Teresa Maria Rauzino, Presidente Centro Studi "G. Martella " - Peschici
Pubblicato da:
Onda Radio

Quell’Abbazia di Kàlena, solo qualche mese fa, descritta come maestosa, signora del cielo e della terra, adagiata in perfetta e voluta solitudine, pietosamente conservata dai mille anni trascorsi a seminare storia e cultura, rappresentata da artisti di pregio, immortalata da fotografi di fama, giace ora ferita, e orgogliosa, ignorata dalle mille catene dell’incuria, dell’oblio, dell’ingratitudine.
Testimone offesa, specchio del disinteresse, pubblico e privato, verso la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, immagine simbolica dell’abbandono.
E pur ferita Kàlena continua ad emanare con rinnovata forza, con accresciuta attrazione, con moltiplicato richiamo, i suoi bagliori ricchi di una meditazione devota millenaria, avvolgendo nel mistero dei tempi andati il pellegrino e il viandante, le cui emozioni risalgono ad un misticismo indefinibile che sorprende colui che, oltre la nuda e povera pietra, intravede in essa l’anima di un popolo e il sapere antico di una civiltà estinta.
Queste le sensazioni uniche e avvolgenti che per lunghi, intensi, emozionanti momenti hanno vissuto i convenuti alla manifestazione “Un drappo bianco a Kàlena per la libertà di Aung San Suu Kyi” (Premio Nobel per la pace 1991, Premio internazionale Torre di Belloluogo 2009), organizzata da Carla De Nunzio e Beniamino Piemontese, Presidente e Coordinatore dell’Associazione “Ideale osservatorio” Torre di Belloluogo (Lecce), da Teresa Maria Rauzino, Presidente del Centro studi “Giuseppe Martella” di Peschici, nell’intesa di costruire un solido “ponte ideale” tra la cultura salentina e quella garganica, a suggellare la quale hanno contribuito l’estro poetico di Enzo Campobasso, l’acume letterario di Pietro Giannini, le sapienti citazioni mnemoniche di Michele Angelicchio, il giovanile candore della bellissima Irene Ruotolo.
Una manifestazione importante, non a caso voluta a Kàlena, per sollecitare il mondo intero sulla libertà di Aung San Suu Kyi, per richiamare l’attenzione ai tanti luoghi della memoria su cui incombe un triste destino, proprio nel momento in cui crollava l’abside della chiesa nuova.
Una perdita immateriale a simboleggiare il crollo della dignità di un popolo, non la fine di una volontà condivisa di rinascita.
Perché l’alito sublime e impetuoso di Kàlena ferita, in questa notte magica di stelle e di tramontana, messaggeri l’armonico ondeggiare del suo mare e il soffio impetuoso del suo vento, si è diffuso nell’aria giungendo a noi come un canto gregoriano, limpido e chiaro, salito dalle onde e accompagnato come sempre da mille voci greche, diomedee, omeriche, a testimoniare che la cultura dell’accoglienza garganica non può, e non deve, morire qui ed ora.
E ancora una volta, questa nobile “voce del passato, sempre presente, mossa a pietà e supplicante, affinché si liberi oltre il mare, ancora una volta, libero e forte, il nostro grido di dolore”, ci suggerisce, decisa e prepotente, la nuova tappa per segnare la rinascita, richiamare la memoria, ripensare la storia.
Michele Eugenio Di Carlo
Pubblicato da:
http://www.puntodistella.it/news.asp?id=2418
http://www.sanseveresi.com/public/Snews/viewart.php?idart=1637
http://www.stampasud.it/notizie.asp?cat=12&sez=2&art=10182
http://www.montegargano.it/news/Con-Kalena-crolla-la-dignita-di-un-popolo_15061.html
http://garganopress.net/modules/news/article.php?storyid=12280
http://www.ondaradio.info/index.php?option=com_content&task=view&id=13829&Itemid=1
http://www.garganonews.it/articolo296-6/cultura/il-silenzio-degli-innocenti.html
http://cagnanovarano.org/cronaca/122-peschici-crolla-il-tetto-di-kalena-e-la-dignita-garganica.html
http://www.sanmarcoinlamis.eu/content/view/1852/81/
Facebook:
PESCHICI CROLLATO UN ALTRO «PEZZO» DELLA MONUMENTALE CHIESA: L'ABSIDE
L’abbazia di Kàlena sta cadendo a pezzi

La Gazzetta del Mezzogiorno 17 giugno 2009

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martedì 16 giugno 2009 corriere mezzogiorno-corriere sera
Abbazia di Kàlena, crolla il tetto
Danneggiata una delle chiese più antiche d’Italia, risale all’872. Era stata esclusa dal piano strategico provinciale.
Era solo questione di giorni, settimane, mesi. Si poteva evitare ma nessuno, alla fine, ha fatto nulla per scongiurarlo. Alcuni giorni fa è crollata una parte del tetto dell’abside dell’abbazia di Santa Maria di Kalena, a Peschici, tra le più antiche d’Italia, risalente all’872. Le travi, i calcinacci accumulati all’interno della chiesa divorata dall’incuria del tempo sono stati scoperti domenica mentre era in corso l’ennesima manifestazione di sensibilizzazione sul destino dell’abbazia. E proprio sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno c’era stato l’appello di Italia nostra Gargano con Menuccia Fontana che aveva evidenziato come nonostante ci fossero ormai tutte le condizioni perché per queste chiese le istituzioni potessero intervenire immediatamente e concretamente, Kalena è stata esclusa dalla prima tranche dei finanziamenti del piano strategico di area vasta della provincia di Foggia.
Da settembre infatti, dopo una lunga battaglia durata alcuni anni, le chiese non sono più private, sono state date in concessione dai proprietari al Comune di Peschici. Dunque ora possono essere ristrutturate con soldi pubblici. E su Kalena intende muoversi l’assessore regionale all’Urbanistica, Angela Barbanente. «Solleciterò prima di tutto il Comune di Peschici ad occuparsi di questo importante bene culturale. E’ grave che non abbia inserito l’abbazia nella programmazione di area vasta. E’ grave tanto più che il Comune programma invece una 167 che oltre ad essere collocata nella piana antistante l’abbazia dista ben oltre un chilometro dal centro urbano». La Barbanente assicura che parlerà con l’assessore ai Beni culturali, Domenico Lomelo «è un bene importante meritevole di adeguata tutela» e si dice sicura di poter «verificare con la Provincia di Foggia un percorso per Kalena. Quando i Comuni non mostrano una particolare attenzione ai beni culturali è possibile fare un lavoro all’interno della pianificazione strategica».
E alla pianificazione strategica ma anche ai fondi Fas fa riferimento proprio l’assessore Lomelo che sottolinea come «l’attenzione della Regione per l’abbazia non è mai mancata. Se il governo non ci mette a disposizione i fondi Fas difficilmente però potremo intervenire. Per quel che riguarda invece la pianificazione strategica di area vasta, la Provincia può integrarla inserendo l’abbazia di Kalena come priorità recuperando quindi i fondi per la tutela e il restauro». E’ evidente che si tratta a questo punto di una corsa contro il tempo e contro la burocrazia. L’abbazia e gli annessi edifici sono stati vincolati come bene culturale, si attende l’ampliamento del vincolo paesaggistico rispetto al circostante uliveto, che in parte scampò all’incendio del luglio 2007.
La precedente amministrazione comunale insieme all’arcivescovado aveva lavorato senza sosta per utilizzare dei fondi che erano stati stanziati durante il primo governo Berlusconi. Ma il mancato accordo con i proprietari fece sfumare un primo restauro. Ora l’accordo è stato sottoscritto. Deve tradursi in atti concreti la volontà di salvare dal crollo le chiese che campeggiano nella piana di Peschici. In questo anche il parco nazionale del Gargano può giocare un ruolo importante. Il presidente dell’area protetta, Giandiego Gatta fa parte della cabina di regia dell’area vasta. Può quindi, rispetto alla possibile integrazione della lista degli interventi da finanziare, intervenire in maniera incisiva per recuperare la svista.
Antonella Caruso
corriere mezzogiorno-corriere sera 16 giugno 2009
Beni distrutti
Il mio recente appello, quasi un presagio. Il tetto di una delle chiese dell’abbazia di Kalena è crollato rovinando l’altare. Un altare con preziosi fregi oggetto di studio, che ci auguriamo ancora leggibili. Questo bene è sotto tutela ed è recente (richiesto dalla nostra associazione) l’estensione del vincolo a tutta l’abbazia e alla zona di rispetto. Direttore Martines, questo documento da lei firmato è lo strumento a cui oggi la società civile, le associazioni, il mondo della cultura, si appellano. Intervenga con l’autorevolezza del suo ruolo per ottenere quei criteri legislativi che ci possono ancora far sperare di vivere in un paese dove esiste un diritto alla conservazione dei nostri beni culturali.
Menuccia Fontana
* presidente sezione Gargano di Italia Nostra
corriere mezzogiorno-corriere sera 16 giugno 2009
CALENA CROLLA!
15-06-2009
E' di pochi giorni fa la notizia che il tetto di copertura dell'altare dell'Abbazia di Kàlena è crollato. Le travi di legno sono cadute sull'altare e il loro peso consistente ha impedito agli operai di rimuoverle a mano. Ho avuto modo di vedere l'accaduto durante la manifestazione “Un drappo bianco a Kàlena per la libertà di Aung San Suu Kyu”. La porta dell'Abbazia era purtroppo chiusa quindi non ho foto migliori di quelle che vedete. In attesa di ulteriori sviluppi della situazione vi rimando al prossimo aggiornamento.
Domenico S. Antonacci (testo e foto)
http://www.puntodistella.it/news.asp?id=2401
Magazine Carpino Folk Festival

15/06/2009
PORTE SBARRATE A CALENA E TETTI CROLLATI, MA “THE SHOW MUST GO ON”
Le porte dell'Abbazia di Calena inizialmente chiuse non hanno impedito alle professoresse Carla De Nunzio e Maria Teresa Rauzino - rispettivamente presidenti del salentino Osservatorio Ideale “Torre di Belloluogo” e del peschiciano Centro Studi “G. Martella” - di portare a termine secondo programma la manifestazione (foto del titolo; ndr) in onore di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace 1991. Il vicesindaco Domenico Afferrante si è immediatamente adoperato a chiedere le chiavi dell'Abbazia, sulla base di precedenti accordi tra Comune e famiglia Martucci, proprietaria del bene, raggiunti ormai da settembre 2008.
L'assessore alla Cultura Leonardo Di Miscia si è detto dispiaciuto e imbarazzato dalle "catene" trovate alle porte, ma grazie alla signora Cutolo Martucci il gruppo raccoltosi all’esterno è potuto entrare almeno nel cortile (foto 1 sotto). Spettacolo suggestivo, se pur inserito in un contesto di degrado e abbandono, di cui si sono potuti constatare, attaverso alcune fessure di porte “sbarrate” (foto 2; M. E. Di Carlo), gli ulteriori danni subiti dalla Chiesa Grande. Non ultimo, le travi in legno della volta dell’abside crollate sull’altare un paio di notti fa, che hanno “costretto” i presenti all'ennesimo grido di dolore nei confronti di questo Monumento.
Superati i primi momenti di disagio e costernazione, i presenti si sono prestati a srotolare un simbolico drappo bianco (foto 3-4) e tenerlo alto - bandiera di quei diritti umani che non dovrebbero mai essere negati - in omaggio alla “prigioniera” birmana Aung San Suu Kyi (foto 5). Rauzino e De Nunzio (foto 6) hanno ricordato la figura del politico ostaggio del potere attualmente agli arresti domiciliari, dopo tredici anni di carcere, nella lontana Birmania, ma la distanza geografica non ha impedito ai presenti di esserle vicino il giorno del suo 64.mo compleanno in un piccolo grande gesto di solidarietà e sostegno (foto 7-8) per chi della propria vita ha fatto un impegno costante e totale in nome della pace e dei diritti umani.
Lette le testimonianze, di chi non è potuto essere presente fisicamente, arrivate da ogni parte d'Italia e alcune anche dall'estero, la presidente De Nunzio ha colto l’occasione per consegnare a Teresa Maria Rauzino il riconoscimento assegnatole qualche settimana fa dalla sua Associazione nell’ambito della seconda edizione del Premio Internazionale “Torre di Belloluogo” e non potuto ritirare per precedenti impegni (foto 9 e 10 con assessori Di Miscia - sx - e Afferrante). E’ stato un buon motivo, per la premiata, di ricordare le lotte, sue e del Centro che presiede, condotte da oltre dieci anni in qua per “liberare” l’Abazia da una “schiavitù” diventata ormai insopportabile, vista la fatiscenza in cui versa.
Quindi si è passati a un momento toccante con Enzo Campobasso (“Gargano Nuovo”) e Piero Giannini (Associazione Culturale di Peschici “Punto di Stella”, presente con l’intero staff dirigenziale) che hanno recitato alcune liriche da loro dedicate al millenario cenobio benedettino. Il silenzio è calato sui partecipanti e le parole delle testimonianze in poesia hanno avvolto i presenti in un'atmosfera quasi surreale.
Allora si è ancor più compreso che l'amore per questa terra può smuovere tutto. Anche recidere per sempre le catene ai polsi… e alle porte… di chi ingiustamente sia ancora imprigionato.
Michelina Iacovangelo
http://www.puntodistella.it/news.asp?id=2400