Uriatinon

Vuoi seguirmi in un viaggio virtuale? Partendo dal Gargano, scoprirai tutta la Capitanata. In un mix tra cultura, tradizioni, microstorie dimenticate ...
giovedì, 16 luglio 2009

 

Leoluca Orlando chiede al Governo una scorta per il giornalista pugliese, autore di molteplici inchieste su traffici illeciti e reati ambientali. Intanto su Facebook nasce un nutrito gruppo di sostenitori e sul sito di  “Terra Nostra” si susseguono gli appelli dei lettori…

 

 

PROTEGGETE GIANNI LANNES, VOCE LIBERA DEL GIORNALISMO ITALIANO!

 

gianni-lannes

 

Notizia nota, l’attentato di stampo mafioso ad Ortanova (FG), il 2 luglio 2009, contro Gianni Lannes. La sua automobile (non assicurata contro gli incendi) è saltata in aria… L'incendio ha rischiato di degenerare in un vero e proprio disastro perché vicino vi erano  altre auto che hanno rischiato di esplodere.

 

Lannes, giornalista originario di Vico del Gargano (e che da giovanissimo ha fatto le sue prime inchieste sul Gargano Nuovo, con cui è tornato a collaborare recentemente, pubblicando un servizio sulle navi dei veleni affondate nelle acque antistanti le nostre coste),  si batte da anni per la legalità e la giustizia, contro le mafie di ogni latitudine. Apprezzato freelance specializzato in inchieste sul traffico di esseri umani, armi e rifiuti pericolosi, è attualmente impegnato in delicate inchieste giornalistiche a carattere nazionale e internazionale. In questi giorni stava lanciando sul web "Terra nostra", un giornale on line di denuncia sociale  ( http://www.italiaterranostra.it ).

 

A Lannes e ad un suo collaboratore erano arrivate varie minacce di morte di stampo mafioso, e da più parti erano giunte manifestazioni di vicinanza e solidarietà. Ma già due anni fa, in un articolo del 28 settembre 2007, dal titolo "Giornalisti scomodi",  il noto periodico “Left  Avvenimenti” aveva parlato di intimidazioni a Lannes, autore di numerose inchieste scottanti, mettendo in risalto l’opera antimafia svolta dal coraggioso cronista. 

Scriveva Paola Pentimella Testa:

«A qualcuno hanno bruciato l’auto. Ad altri hanno fatto una telefonata. Una settimana fa a un nostro collaboratore gli hanno mandato una lettera, un foglietto con quattro parole: "Sei morto Gianni Lannes". Gianni è di quei cronisti impavidi che ficcano il naso dappertutto. Anche dove per qualcuno non si dovrebbe mai, tra le pieghe della criminalità organizzata o in quella zona grigia fatta di colletti bianchi al servizio di uomini dal grilletto facile. In Puglia, come in Sicilia o in Campania. In più, Gianni Lannes ha il brutto vizio di dare lezioni sul giornalismo antimafia per conto di Libera, l’associazione di don Luigi Ciotti diventata l’emblema della lotta alle mafie. Quelle, appunto, di cui si occupa ostinatamente Gianni Lannes, anche per Left. Servizi pesanti, che sono ora al vaglio dei magistrati di Bari, che hanno raccolto la  sua denuncia. “Puglia, morire di lavoro. La mafia dei cantieri”, “La mafia degli incendi boschivi”, sono solo due dei tanti titoli delle inchieste che Lannes ha fatto per il nostro settimanale. Servizi  che ora gli impediscono di tornare a casa. Negli ultimi tempi segnali di insofferenza nei confronti dei cronisti ce ne sono stati tanti. È noto, oltre che logico, che la mafia non ami le luci dell’informazione. Roberto Saviano, ad esempio, sta ancora facendo i conti con la criminalità organizzata campana per quanto scritto in Gomorra. E non riesce più  ad avere una vita “normale”, da cronista-scrittore che deve andare in giro a raccogliere storie per poterle raccontare».

Già. Ma il caso Saviano insegna quanto sia estremamente importante proteggere chi le luci dell’informazione le fa splendere, con grande rischio personale, sulle linee d'ombra,  per informare le popolazioni ignare di ciò che accade loro intorno, e che scontano sulla propria pelle i reati ambientali e non, commessi per scopi di lucro. 

L'informazione è il sale della democrazia, ma è un sale che non piace a chi vuol continuare indisturbato, senza il controllo dell'opinione pubblica, a commettere danni, e fa tacere, con metodi mafiosi, le poche voci libere del giornalismo italiano. E  Lannes, senza dubbio, è una voce liberissima (… e molto scomoda).

A tutt’oggi, il giornalista, insieme alla sua famiglia, non gode di alcuna protezione da parte dello Stato. Si teme per la sua vita. Ma lui non demorde: ha dichiarato che porterà a compimento le sue indagini: «Un dato è certo – scrive Lannes - proseguiremo nelle nostre inchieste, portando a termine le indagini sugli inceneritori. Tali progetti prevedono investimenti milionari (in media 100 milioni a progetto). Abbiamo individuato il limbo oscuro dove i rapporti tra la politica corrotta (mafia dei colletti bianchi) e la criminalità organizzata si fondono. Noi non molliamo».

PeaceLink ha inviato a Lannes  un messaggio di solidarietà: sosterrà la redazione di Italiaterranostra nella sua azione di informazione democratica e di impegno civile.

Ma l'azione più efficace e concreta l'ha fatta Leoluca Orlando, portavoce nazionale dell’Italia dei valori, che ha immediatamente sollecitato il Governo ed il prefetto di Foggia, Nunziante, ad assicurare al giornalista la dovuta protezione.

Lo stesso deputato,  l’8 luglio ha presentato al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’Interno un’interrogazione parlamentare a risposta scritta.  Dopo aver premesso che la società civile, e tutte le forze democratiche che hanno a cuore le sorti della nostra comunità, non possono non ribellarsi alla logica dell'intimidazione, della prevaricazione, della paura e del silenzio omertoso, e che le voci libere ed incondizionabili come quella di Lannes sono sempre più preziose ed irrinunciabili, per esprimere, pur nella diversità di opinioni e contenuti, il libero pensiero democratico, Leoluca Orlando chiede al Governo «se non ritenga opportuno intervenire con strumenti e misure adeguate al fine di combattere seriamente questi fenomeni che stanno sempre più spargendo terrore nella provincia foggiana, e non solo, e per garantire immediatamente a tutti i cittadini ed alla stampa, in particolare, sicurezza e massima protezione personale (inclusa quella per le loro famiglie), nella fattispecie al dottor Lannes e al suoi cari, significativamente esposti alle rappresaglie mafiose». 

 

Intanto su Facebook è nato il gruppo “Solidarietà a Gianni Lannes, voce libera della Capitanata!”. Fondato il 2 luglio da Pasquale Trivisonne, conta 411 iscritti.

Ma è sul sito on line di Terra Nostra che si susseguono i messaggi più significativi dei lettori. Scrive Liliana Toriello: «Dal nostro territorio, oscurato e non avvezzo ad essere indagato dalla stampa libera ed indipendente, si è alzata la rabbia che ha colpito con atto mafioso per ripristinare il silenzio e il “quieto vivere” funzionale agli affari improduttivi e dannosi per la Capitanata. I cittadini della provincia di Foggia dovrebbero, secondo “lor signori” assecondare, immobili, quanto si è progettato e si continua a progettare a loro insaputa per devastare il nostro territorio. La politica dov’è? E perché non si confronta con i cittadini ? La lontananza delle Istituzioni dai bisogni reali dei cittadini di un territorio è l’ambiente di coltura per rafforzare la mano ai possibili assassini di domani. Non vogliamo eroi ma Democrazia partecipata».

«Occorre che le autorità competenti provvedano immediatamente ad assegnare un’adeguata protezione a questo nostro coraggioso concittadino - scrive Castalia - Lo Stato glielo deve, noi tutti glielo dobbiamo subito.  Non ci servono altri eroi da commemorare…».

«Occorre continuare a far sentire la nostra voce con fermezza – scrive Michele De Rosario – Dobbiamo dimostrare che Gianni Lannes non è solo. Al suo fianco, ci siamo anche noi, con i nostri nomi e cognomi, con le nostre lotte civiche e politiche, con la nostra ricerca della verità e la nostra volontà inesauribile di difendere la nostra terra. Chi tocca uno di noi tocca tutti noi».

 

Pensieri che sottoscriviamo in pieno. Giù le mani da Gianni Lannes!  La sua voce libera è fondamentale per il giornalismo d’inchiesta, e per tutti noi! Va assolutamente protetta!

 

 

Teresa Maria Rauzino

 

( Presidente Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici-FG)

 

Ieri, giovedi 23 luglio, ignoti hanno pedinato per tutta la giornata il direttore di Terra Nostra. Stamane Gianni Lannes ha comunicato alla redazione l’ennesimo ignobile attentato alla sua persona. I freni della sua auto sono stati sabotati mettendo in serio pericolo la sua vita.

 

Indirizzo del giornale on line di Gianni Lannes: http://www.italiaterranostra.it 

 


 

 

 

postato da URIATINON alle ore 23:51 | link | commenti
categorie: appelli, gianni lannes
domenica, 05 luglio 2009

Seduta straordinaria del Consiglio Comunale per salutare l’Arcivescovo che va via

Municipio di Peschici. Intervento dell'arcivescovo Domenico Umberto D'Ambrosio al Consiglio Comunale Straordinario del 24-06-2009 in suo onore.
(Foto Domenico Martino)

Un Consiglio Comunale straordinario per onorare la figura del figlio più illustre di Peschici, Monsignor Domenico D’Ambrosio, in partenza per la Diocesi di Lecce.
Un Consiglio che inevitabilmente si è trasformato in una seduta monotematica sul degrado inaccettabile di un monumento secolare. Quale? …. Ma l’abbazia di Kàlena, naturalmente…
“Un caso spinoso”, rimpallato da tutti senza che si arrivi alla parola fine. Un caso di ordinaria indifferenza che offusca l’immagine della Perla del Gargano e su cui l’Arcivescovo è intervenuto varie volte, da un decennio a questa parte, per sollecitare in modo “forte” l’attenzione delle Istituzioni di vario livello, oltre che della Cittadinanza tutta.
D’Ambrosio si è lanciato sempre, lancia in resta con noi del Centro Studi Martella, in tutte le battaglie per salvare l’abbazia. Una volta, quando fummo querelati insieme ai giornalisti Antonio del Vecchio, Franco Mastropaolo, Enrico Ciccarelli, per aver posto il caso Kalena all’attenzione dei lettori, l’Arcivescovo non ci lasciò soli: lanciò un provocatorio: «E mi autoquerelo anch’io!». Lo fece sulle colonne de ”La Grande Provincia”, che stava sostenendo attivamente la causa di Kalena, ospitando gli interventi delle Associazioni e dei maggiori intellettuali di Capitanata, a cominciare dal prof. Filippo Fiorentino, che inviò un articolo da Napoli, dal suggestivo titolo: "Càlena, sostanza delle cose sperate" e volle che la pagina fosse illustrata dallo "scatto" di un altro grande innamorato della nostra abbazia, il pittore Romano Conversano". Quasi un sogno, Kalena, vista dalla Grande Quercia...
Kàlena, Kàlena, Kàlena. Croce, più che delizia, di tutti noi… innamorati "pazzi" e crociati di Kàlena, come Enzo D'Amato, autore del primo dossier/denuncia: Kalena, un'agonia di pietra... che dette il nome al primo libro del Centro Studi Martella, curato da un'altra "pasionaria": Liana Bertoldi Lenoci.
Kalena, sempre Kalena... Lo aveva detto varie volte, Monsignor D’Ambrosio, che se ne andava con un sogno ... infranto da tante, troppe promesse!
Ecco perché il nome dell’abbazia è stato evocato in tutti gli interventi dei membri del Consiglieri comunali di Peschici. Quasi a chiedergli scusa di non essere stati all’altezza della situazione.
C’è chi ha evocato il nome di Kàlena per rimarcare i meriti dell’attuale amministrazione, che l’anno scorso ha firmato finalmente una convenzione con i "possessori" del Monumento, dopo tanti anni di rifiuti … ma soltanto per accedere ai fondi comunitari per il restauro. Fondi che non sono venuti, purtroppo, e che non si sa se verranno mai…
Ma non è più possibile stare inerti… tra cittadinanza dormiente e titubanze reverenziali verso la “Proprietà”.
Tra tutti, degno di rilievo, è emerso il fermo intento dell’assessore alla cultura, Leonardo Di Miscia, di risolvere il caso in modo drastico: «Visti gli ultimi episodi (il crollo del tetto, i lucchetti alle porte delle chiese, il degrado totale in cui versa il complesso abbadiale), l’unica via percorribile per un rapido intervento di risanamento e restauro è l’esproprio!».
Esproprio. Anche questa parola fu evocata in tanti convegni dalla passata amministrazione….
L’Arcivescovo l’ha sentita tante volte, questa parola, lanciata sui giornali e nei pubblici convegni dall’ex sindaco Franco Tavaglione, dal 1999 fino al 2008! Ecco perché, dopo aver pazientemente ascoltato tutti gli interventi in suo onore, e salutando tutti prima della sua partenza per la Diocesi di Lecce, ha caldamente raccomandato alla Cittadinanza e ai nuovi amministratori di Peschici:
«Kalena? Che dirvi? Non ho da aggiungere nulla a tutto quello che avete detto… però cercate di fare in modo che alle convenzioni, agli scritti, seguano i fatti… Kàlena non sia il chiodo fisso di alcuni “esaltati”, ma diventi veramente l’impegno per il recupero di una pagina di storia significativa, patrimonio di tutta la comunità. Questo impegno non c’è stato finora, bisogna dirlo! La stragrande maggioranza non se ne cura proprio di Kàlena… Se ci fosse stata una sensibilità comune, non si sarebbe arrivati a questo punto…».
D’Ambrosio promette che seguirà il caso anche da Lecce: «Ce la metterò tutta, continuerò a fare quello che posso, ve lo garantisco. Non scriverò più sui giornali perché ho parlato troppo e ho visto anche troppo… E qui apro e chiudo… »
«C’è stato un momento in cui mi sono impegnato io direttamente come vescovo, concordando una convenzione tra la Diocesi, che mi sembrava più logico, e la famiglia Martucci. Mi stava aiutando nella stesura il dr. Michele Di Bari ed eravamo arrivati a un punto buono… Sembrava che tutto potesse andare avanti ».
Il riferimento è a quando si era appena insediato a Manfredonia e riunì gli eredi Martucci per avviare un “comodato d’uso” che permettesse alla Diocesi di operare fattivamente per il restauro. Ma tutto si bloccò: ci fu una “chiusura” della famiglia…. Poi si sa com’è andata….
Soldi stanziati dal Governo e mai spesi …850mila euro perduti… Anni e anni in cui il rimpallo di competenze e responsabilità ha aggravato in modo intollerabile il degrado di Kàlena, fino al recente crollo del tetto dell’abside della Chiesa Nuova, e ai lucchetti e le catene alle porte… per non mostrare al mondo lo scempio…
La chiusa dell’Arcivescovo è un pacato j’accuse verso i “possessori”, di cui mette in dubbio la titolarità della proprietà: «Non è più tollerabile che un bene di tutti sia malmenato e maltrattato da pochi… ammesso che sia vero che il titolo di proprietà sia proprio quello giusto… I punti interrogativi ce li metto… sempre.... Adesso però la situazione è questa! ».
La chiosa finale è un invito a persistere nella rivendicazione del restauro e della fruibilità del più importante monumento di Peschici, non lasciando andare avanti da soli, a condurre la battaglia, soltanto pochi Don Chisciotte, perché i mulini a vento ce ne sono sempre stati tanti, e in futuro non cambierà nulla...
L’invito è all’attivo coinvolgimento di tutta Peschici: «Che sia veramente una battaglia combattuta da tutta la Comunità e non da pochi eroi, “innamorati” di Kàlena. Se si coinvolgerà la Comunità, siate pur certi che dei risultati si otterranno... Non demordete! Io sono con voi, non può essere che così…».


Teresa Maria Rauzino


L'articolo è stato pubblicato sul quotidiano "L'Attacco" 30 giugno 2009.
Abbazia di Kàlena (foto del pittore Romano Conversano)
Abbazia di Kàlena in agro di Peschici Foggia (foto Romano Conversano)
Abbazia di Kàlena in agro di Peschici Foggia (foto Romano Conversano)
Peschici Abbazia di Kalena.1999. Prima Visita ufficiale di monsignor Domenico D'Ambrosio a Kàlena con il prefetto di Foggia Gabriella Sorbilli Lasco e altri rappresentanti Istituzionali.
Li accoglie Francesco Martucci.
Municipio di Peschici. Consiglio Comunale straordinario in onore dell'arcivescovo Domenico Umberto D'Ambrosio.
(Foto by Domenico Martino -New Punto di stella)


Municipio di Peschici. Domenico Umberto D'Ambrosio mentre assiste al Consiglio Comunale Straordinario del 24-06-2009 in suo onore.(Foto by Domenico Martino -New Punto di stella)
postato da URIATINON alle ore 10:36 | link | commenti
categorie: appelli, salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa
venerdì, 03 luglio 2009

Proteggete Gianni Lannes, voce libera di Capitanata!

Dopo una minaccia di morte di stampo mafioso, alle 00.45 del 2 luglio un attentato incendiario ha distrutto l’auto di Gianni Lannes, direttore del giornale online "Terra Nostra". Un giornalista che si batte da anni per la legalità e la giustizia, contro le mafie d’ogni latitudine. Si teme per la sua vita. Stamani Leoluca Orlando ha sollecitato il Governo ed il prefetto di Foggia, Nunziante, ad assicurargli una scorta.

Iscrivetevi al gruppo "Solidarietà a Gianni Lannes, voce libera della Capitanata!": http://www.facebook.com/group.php?gid=94767312637&ref=mf
Ecco il sito del giornale diretto da Lannes: http://www.italiaterranostra.it/
postato da URIATINON alle ore 02:00 | link | commenti
categorie: appelli
mercoledì, 24 giugno 2009

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO-CORRIERE DELLA SERA 20-06-2009

UN APPELLO A BONDI E A VENDOLA PER L'ESPROPRIO IMMEDIATO. LO LANCIA IL CENTRO STUDI MARTELLA

SALVATE KALENA

LA STORIA

L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, sita in agro di Peschici, è fra le più antiche d’Italia. Sarebbe stata eretta addirittura nell’872. Un edificio sacro esisteva già nell’XI secolo, come testimonia un atto di  donazione del 1023: il vescovo di Siponto donò Kàlena all’abbazia di Tremiti. Attualmente l’abbazia è proprietà privata  dei fratelli Martucci. Per il suo recupero si è mosso anche il Fai (Fondo Ambiente Italia).

 

 

«Kàlena non può aspettare oltre. Sta davvero crollando. Vogliamo l’esproprio  immediato ». Coglie la palla al balzo Teresa Maria Rauzino, presidente del Centro studi Martella e autentico baluardo dell’abbazia peschiciana. Afferra l’indicazione sulla necessità di un esproprio fatta dal direttore regionale ai Beni culturali pugliesi, Ruggero Martines, e invoca con due lettere l’immediato intervento del ministro dei Beni e delle attività culturali, Sandro Bondi, e del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. «Abbiamo chiesto a Vendola di adoperarsi presso il ministero per l’esproprio dell’abbazia. E al ministro Bondi di seguire questa strada.

Certo il presidente della Regione Puglia potrebbe adottare direttamente questo provvedimento e sarebbe anche la strada migliore», sottolinea la Rauzino a margine delle sue missive.

In questi anni durante i quali gli enti si sono rimpallati le competenze, nascondendosi dietro il particolare che l’abbazia è proprietà privata, sono stati persi 850mila euro. 350 erano stati stanziati dal ministero per l’Economia durante il ministero di Giuliano Urbani: altri 500mila erano stati destinati alle chiesette e al loro recupero dal ministro Francesco Rutelli. 850 mila euro revocati «perchè l’opera non era stata mai cantierizzata».

«Kàlena è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico a lei affidato», sottolinea la Rauzino. «Ma anche di  una colpevole dimenticanza della soprintendenza ai Beni culturali e architettonici della Puglia, l’ente preposto alla sua tutela».

Al ministro Bondi e al presidente Vendola la Rauzino fornisce, attraverso la ricostruzione delle tappe più importanti di una battaglia decennale, quelle motivazioni giuridiche, politiche e culturali a sostegno della procedura di esproprio. Prima fra tutte proprio «la colpevole dimenticanza » della Soprintendenza, che «non ha mai imposto alla proprietà le opportune misure di conservazione».

La battaglia per Kàlena inizia nel 1997. Il ministero nel 2003 sollecita il soprintendente Giammarco Jacobitti a muoversi per salvare l’abbazia dai morsi del tempo e dell’abbandono. «Nel 2003, secondo una lettera di risposta di Jacobitti al ministero - ricorda la Rauzino - i proprietari si erano impegnati a risanare le creste murarie della chiesa e del recinto del complesso, e la sua successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio; il consolidamento e il restauro della copertura lignea della campata absidale, l’impermeabilizzazione e una serie di interventi a tutela». Per questo progetto era stata indicata la somma di un milione di euro. Il ministero diede il via libera autorizzando un contributo ai proprietari «pari anche al 50 per cento» della spesa sostenuta per il restauro. Nulla è accaduto. Le creste murarie nel frattempo sono sempre meno visibili, e la scorsa settimana il tetto della campata absidale è crollato.

«Perché la Soprintendenza non ha operato? Perché ha ignorato le leggi vigenti che consentivano di procedere con il restauro coatto e l’esproprio? Perché sono stati persi tutti i fondi stanziati?». Gli interrogativi che la Rauzino pone a Bondi e Vendola, che difficilmente a questo punto della lunga storia di Kàlena potranno dire di non sapere, di non poter intervenire, di non poter contrapporsi al disfacimento delle pietre nella piana di Peschici.

ANTONELLA CARUSO

 

 .................................................................................................................

I protagonisti Comune, Regione, Direzione dei Beni culturali

 

Non c’è accordo sulle strategie

 

 

«Il mio recente appello, quasi un presagio». Le riflessioni pubblicate domenica scorsa sul Corriere del Mezzogiorno dal presidente della sezione Gargano di Italia Nostra, Menuccia Fontana, e la scoperta per caso in quella stessa domenica che il tetto di una delle chiese dell’abbazia è caduto rovinosamente su un altare con preziosi fregi oggetto di studio, hanno prepotentemente riacceso i riflettori e riaperto antiche ferite. «Proteggete quel pezzo pregiato di storia».

Il primo appello è proprio di Menuccia Fontana, che invita il direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ad intervenire ora che l’abbazia è sotto tutela così come la zona di rispetto, l’uliveto che la circonda. «Intervenga  con l’autorevolezza del suo ruolo, per farci sperare ancora di vivere in un paese dove esiste un diritto alla conservazione dei nostri beni culturali ». Il crollo del tetto è un campanello d’allarme. Non c’è più tempo. Perché il tempo sta lavorando, sta erodendo, sta consumando, sta cancellando.

Si sono detti pronti a fare la loro parte in questi giorni gli assessori regionali all’Urbanistica e ai Beni culturali, Angela Barbanente e Domenico Lomelo, soprattutto alla luce del fatto che nella pianificazione strategica di area vasta che nei prossimi mesi potrà impiegare in vari settori qualcosa come 38 milioni di euro, per Kàlena non c’è neppure un centesimo. Il Comune di Peschici sostiene di aver inviato il progetto e di non aver avuto risposte dalla cabina di regia che sovrintende alla pianificazione strategica.

«La Provincia può integrare inserendo Kàlena tra gli interventi che otterranno dei fondi nella prima ripartizione.

Solleciteremo questo intervento», hanno assicurato Lomelo e la Barbanente, che però ha puntato il dito anche contro il Comune di Peschici che «invece di tutelare un bene così prezioso, programma vicino all’abbazia la costruzione di case con una manovra di 167». Un dibattito dunque sulla necessità di intervenire al più presto che trova una prima indicazione concreta proprio nelle parole del direttore Martines: «L’unica strada è esproprio. Se dovessimo avviarlo noi ci vorrebbero tra gli otto e i quindici anni, mentre il Comune può intervenire con procedure

più rapide». Una provocazione e niente più la ritiene il sindaco di Peschici, Domenico Vecera: «Siamo pronti ad espropriare. Lo Stato ci dia un milione di euro e procederemo immediatamente.

La verità è che in questi dieci anni tutti si sono occupati di Kàlena a parole, ma mai un solo euro è stato stanziato». Parole che stridono con quegli 850mila euro che, con due diversi ministri, erano disponibili e nessuno

ha mai utilizzato.

 

 ANTONELLA CARUSO

:http://farm4.static.flickr.com/3540/3656700454_9aaf3d4316_o.png

 

  

 

Corriere mezzogiorno – Corriere della sera 20 giugno 2009

http://files.splinder.com/40e8cac41576154a1a5a4386badeb07c.pdf

postato da URIATINON alle ore 10:05 | link | commenti
categorie: appelli, denuncia, salviamo kàlena, salviamo kalena
martedì, 23 giugno 2009

Lettera aperta al Sindaco di Peschici 

Abbazia di Kàlena, urge un moderno Sueripolo




L’incessante, tenace e stimolante opera di sensibilizzazione al recupero, alla salvaguardia ed alla rivalorizzazione dell’antica Abbazia garganica di Kàlena a Peschici, da anni portata avanti “cirenaicamente” da Maria Teresa Rauzino e dal Centro Studi Martella, meriterebbe ben altra attenzione da parte delle Istituzioni. Un’attenzione che è tempo che vada ben al di là del plauso e dei riconoscimenti più o meno formali, e che assuma una volta per tutte le forme concrete di un intervento ormai ineludibile, per la sopravvivenza di una tale testimonianza di identità, di storia, di cultura e di fede: l’esproprio per pubblico interesse.

Lo scempio e il martirio inflitti a Kàlena dall’incuria e dall’impotenza da interessi contrapposti, rende più mai urgente l’intervento di un moderno Sueripolo, che ponga fine alle scorribande interpretative di cavilli legali e regolamentari, e con la spada della decisione renda giustizia a un “bene comune”, che è patrimonio inestimabile, al pari dello stesso Gargano, della Grotta dell’Arcangelo o dei rotoli pergamenacei miniati nei più raffinati sciptoria benedettini.

L’antologia dei protocolli d’intesa e delle convenzioni con le private proprietà non è che una raccolta di fallimenti, di prese in giro e di studiate architetture per rinvii. La cattedrale laica del Petruzzelli, a Bari, ne è la testimonianza più evidente e più “bruciante”, ancora oggi, ad oltre 17 anni da una sciagurata notte di ottobre.

“Tutti invocano il restauro di Kàlena e si aspettano che il Comune avvii l’esproprio. E i soldi? Ce li diano, ci diano qualcosa come un milione di euro e la espropriamo subito l’abbazia”. No, signor sindaco. Kàlena e la sua lunga storia, Peschici e i suoi cittadini orgogliosi, il Gargano, la Puglia e i tanti appassionati in apprensione, per le sorti dell’abbazia, meritano qualcosa di più di tanta sfuggente disinvoltura.

Il problema non sono i soldi. Ma la volontà politica, che dovrebbe farsi sintesi di una diffusa volontà comunitaria, per tradurre in atti amministrativi, nonché in coerenti, conseguenti e concreti interventi esecutivi, le innumerevoli manifestazioni di intenti, che da decenni si inanellano in un miserevole rosario di supplichevoli preghiere al vento. Manifesti, il Sindaco, la ferma volontà di voler percorrere il sentiero dell’esproprio. Si renda disponibile, verso il Ministero dei Beni Culturali, per la delega ad avviarne la procedura. Di modi per trovare ben più di un euro per Kàlena ce ne saranno tanti, se si sa davvero a cosa serviranno.

Possiamo provare ad immaginarne alcuni. Proprio a cominciare da questo slogan: “Un euro per Kàlena”, che potrebbe essere promosso nei musei, nei siti archeologici, nei teatri e nei cinema di tutt’Italia. Sia con accordi sul costo dei biglietti d’ingresso, sia con inviti alle biglietterie alla sottoscrizione volontaria. Si potrebbe istituire un numero telefonico dedicato, come è stato fatto per i terremotati d’Abruzzo. Si potrebbero coinvolgere tutte le Comunità benedettine, attraverso un’iniziativa di solidarietà da lanciare per esempio a Montecassino. Chiamare la Chiesa a fare la sua parte, con i fondi CEI dell’8 per mille, e naturalmente a fare altrettanto all’insieme degli Enti locali. Si potrebbe coinvolgere il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), il mondo delle Fondazioni Bancarie, della Finanza e dell’Industria. Insomma, come si dice? Volere è potere. Secoli di storia benedettina dovrebbero essere illuminanti sulla forza della fiducia e sull’importanza del simbolo racchiusi nel fatidico primo passo. “Non abbiate paura” esortava Giovanni Paolo II. Kàlena lo merita. E, soprattutto, Kàlena ne ha urgente bisogno!

 Antonio V. Gelormini
....................................................................................................................

.....................................................................................................................

Corriere del Mezzogiorno- Corriere della sera 18 giugno 2009

Caso Kàlena Il sindaco di Peschici Vecera: «Meglio il restauro in convenzione con la proprietà»

«Esproprio? E con quali soldi?»

 

  

FOGGIA - L’unica strada per salvare l’abbazia di Santa Maria di Kàlena dal disfacimento è l’esproprio. Togliere la proprietà alla famiglia Martucci e dare all’abbazia la patente di un bene pubblico per facilitarne il recupero. Questo quanto indicato ieri su queste pagine dal direttore re­gionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ora che il vincolo è stato esteso anche all’intera area che cir­conda le chiesette. «Tutti sono sta­ti e sono capaci di parlare di Kàle­na, di invocare il restauro - com­menta il sindaco di Peschici, Dome­nico Vecera - , la Regione, la Sovrin­tendenza, Italia Nostra e Italia loro, ma poi alla fine nessuno ci ha mes­so mai un euro. E si punta il dito contro il Comune».

Il sindaco ha assistitito in silen­zio in questi giorni alle polemiche sollevate sui mancati interventi e sul crollo del tetto sull’abside di una delle due chiese: «E’ facile af­fermare che il Comune può avviare l’esproprio. E i soldi? Ce li diano, ci diano qualcosa come un milione di euro e la espropriamo subito l’abbazia. Io invece penso che, vi­sto che abbiamo fatto un passo avanti con la prima convenzione con la famiglia proprietaria, biso­gna partire da questo per avviare il restauro».

Il Comune oggi, attraverso que­sto accordo, può «gestire» a fini culturali le chiese e i giardini stori­ci, la parte religiosa dell’abbazia. La gestione per aprire le chiese ai visitatori durerà 40 anni. Ma, stra­no a dirsi, la convenzione è stata si­glata a settembre, ma al Comune le chiavi per accedere a questa parte del complesso non sono state anco­ra trasferite. Tanto è vero che il tet­to è crollato ma non c’è stato anco­ra nessun intervento di puntella­mento per evitare altri crolli.

«Il tetto era purtroppo già peri­colante, non appena ci consegne­ranno le chiavi faremo le verifiche del caso. Ma voglio essere chiaro: per noi Kàlena è una priorità. Co­me amministrazione abbiamo pre­sentato il progetto per i finanzia­menti del piano strategico di area vasta - sottolinea il primo cittadino - ma non siamo stati noi poi a indi­care le priorità. Noi non siamo pre­senti nella cabina di regia. Non si può pensare che con il bilancio co­munale si possa restaurare quel be­ne. E mi auguro che alla fine non cada tutta a pezzi. Che non riman­ga, come ha scritto qualcuno, un’agonia di pietre».

Restano dunque le incertezze sul futuro dell’abbazia, che è stata dichiarata monumento nazionale nel 1951 e che era stata indicata co­me uno dei pezzi importanti del­l’arte nell’Italia meridionale sin dal 1904 dallo storico Emile Bertaux. Un’abbazia con la prima chiesa, quella cosiddetta vecchia, con le cupole in asse che quindi si inseri­sce nel corso della tradizione pu­gliese; e la chiesa «nuova» addos­sata all’edificio più antico e che fu costruita secondo modelli architet­tonici presenti nella tradizione eu­ropea. Una tradizione che ha il suo pun­to di contatto nella via Francigena, che le maestranze di scalpellini che dalla Francia si spostavano ver­so i regni crociati, percorrevano nei due sensi, fermandosi anche a Kàlena.

Antonella Caruso

Corriere del Mezzogiorno- Corriere della sera 18 giugno 2009

 http://files.splinder.com/ca2b2e137d3554749f1229678c696a5e.pdf

..............................................................................................................................................

Sul caso interviene il direttore regionale ai Beni culturali, Martines, che ricorda: «Noi abbiamo posto il vincolo»

«Abbazia di Kàlena, ora tocca al Comune muoversi»

 

«L’abbazia e l’intera area sono state vincolate. E il ricorso dei proprietari è stato respinto.

Ora è tutto pronto per l’esproprio»«Ma se dovessimo avviarlo noi, l’iter durerebbe dagli 8 ai 15 anni. Il Comune di Peschici può agire più rapidamente ed efficacemente»

 

 

 

Suggestioni e leggende su Kàlena si sono intrecciate in questi anni alla carta bollata, ai ricorsi, alle trattative senza fine. E mentre tutto questo si consumava, nella piana degli ulivi di Peschici l’abbazia risalente al’872 si sbriciolava lentamente, inesorabilmente.

Mentre nell’anno Mille papi e imperatori le concedevano ricchi privilegi; in questi anni la rivendicazione del legittimo diritto di proprietà da parte della famiglia Martucci si scontrava con la volontà del Comune di Peschici

di valorizzarla, ma al contempo con una certa ritrosia ad operare scelte coraggiose e decisive. Il crollo del

tetto dell’abside, i cui calcinacci sono stati scoperti per caso nel corso di una manifestazione di sensibilizzazione

per Kàlena, ha riacceso i riflettori su uno dei beni architettonici significativi della storia religiosa di Capitanata.

Santa Maria di Kàlena, si legge nelle molte pubblicazioni che le sono state dedicate, è certo che fu crocevia di

molti pellegrini che giungevano sulle coste del Gargano per raggiungere il santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo.

«L’abbazia di Kàlena è un bene molto interessante, certo non può essere paragonato a siti di interesse consistente e notevolmente superiore, come la cattedrale di Lucera per fare un esempio, ma è chiaro che è indispensabile intervenire per salvarla», sottolinea il direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines. La sovrintendenza da anni ha vincolato l’abbazia e recentemente ha anche posto il vincolo paesaggistico nelle aree che circondano le chiesette. «I proprietari impugnarono con un ricorso questo vincolo paesaggistico. Ma il ricorso è stato respinto. Per Kàlena la soluzione migliore sarebbe l’esproprio da parte del Comune di Peschici». In questi anni spesso è stato invocato proprio sul terreno dell’esproprio l’intervento della Sovrintendenza, ma ciò non è avvenuto.

«Se dovessimo avviare noi l’esproprio, l’iter durerebbe dagli otto ai quindici anni. Il Comune può intervenire

con tempi molto più rapidi», sottolinea Martines. «Voglio ricordare che noi predisponemmo un progetto per

un primo intervento di restauro ma nelle more degli accordi con i proprietari il finanziamento venne meno e

non potemmo più operare in nessun modo».

La ristrutturazione dell’abbazia oggi è ancora più urgente alla luce di nuove suggestioni che Kàlena rivela. Da qualche tempo sono al centro di una prima mappatura le incisioni e le simbologie parietali presenti sui muri del sito.

Lo storico Gianfranco Piemontese del Centro studi Martella ha studiato questi simboli e i graffiti presenti. Tra questi erano state notate due «Triplici Cinte Sacre» sull’architrave dell’ingresso absidale laterale destro.

Il gruppo archeo-speleologico ARGOD ha notato di recente una terza Triplice Cinta Sacra, affiancata da una sorta di freccia. Uno stimolo per continuare a ricercare, per sottrarre l’antica abbazia all’erosione del tempo.

 

Antonella Caruso

Corriere del mezzogiorno-Corriere della sera

17 Giugno 2009

 http://files.splinder.com/6d11f9d566fa66d1f8c1979dd00d6b55.pdf

postato da URIATINON alle ore 21:25 | link | commenti
categorie: appelli, salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa
lunedì, 22 giugno 2009

 

Non possiamo restare ciechi, sordi e muti, soprattutto alla luce di quanto abbiamo constatato a Kàlena in occasione della dimostrazione simbolica per Aung San Suu Kyi.

 

 

Aung San Suu Kyi libera … Kàlena fruibile!

 

di LEONARDA CRISETTI

 

IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI. LA PROPOSTA D’INVITO

 “Dina? Pronto! Sono Teresa. Ciao, … . Abbiamo organizzato per domani a Kàlena una dimostrazione simbolica per la libertà di Aung San Suu Kyi, la birmana tenuta per molti anni alle carceri domiciliari e attualmente in prigione, perché non condivide le scelte del regime. È una dimostrazione a sostegno dei diritti umani. Abbiamo scelto Kàlena per le sue vicissitudini  che la portano ad essere reclusa, chiusa ai cittadini del luogo e del mondo, che invece vorrebbero fruire della sua storia.  Sai, grazie, all’interessamento dell’assessore alla cultura, Leonardo Di Miscia, troveremo aperta l’antica abbazia di Kàlena e potremo visitarla. Vieni anche tu?". 

- “Verrò, anche per cogliere l’occasione di conoscere de visu l’abbazia, di cui ho tanto sentito parlare, nei convegni, di cui ho letto nei giornali e in altre pubblicazione a stampa e su Iinternet, ma che non ho potuto visitare personalmente perché è chiusa al pubblico.”

Questo grosso modo il contenuto della telefonata.

 

L’ARRIVO A KÀLENA (PESCHICI)

Il giorno successivo, 14 giugno 2009, ore 17,35, sono dunque a Kàlena, con 5 minuti di ritardo rispetto all’appuntamento prefissato. Noto che sono tra i primi arrivati. Scorgo, infatti, Maria Teresa Rauzino e il marito, la famiglia dell’amico Vincenzo Campobasso, Carla Di Nunzio presidente dell’Associazione Ideale “Osservatorio Torre di Belloluogo” (Lecce) e il marito, i promotori dell’iniziativa.

In pochi minuti giungono anche altre persone: amici di Facebook, rappresentanti di istituzioni e associazioni, privati cittadini. Faccio un po’ di foto, per contestualizzare Kàlena, dalla SS 89, nel tratto che dal territorio di Vico conduce a Peschici, per  proseguire poi verso  Vieste.

Faccio qualche domanda alla presidente giunta dal Salento e vengo a sapere che non è nuova  a manifestazioni del genere, che grazie alla sua associazione, ad esempio, a Lecce sono riusciti a restaurare e consegnare al pubblico la Torre di Belloluogo dei Durazzo, che ora intendono realizzare intorno alla torre un parco attrezzato, coniugando storia e tradizione con modernità,  che portano avanti altri progetti interessanti, come quello sui diritti umani, che fanno riflettere e invitano all’esercizio delle buone pratiche.

  

UN MERITO ALLE TECNOLOGIE

 

Le tecnologie, odiate e amate, hanno comunque permesso in pochissimo tempo di organizzare questa manifestazione simbolica a difesa dei diritti umani e delle “raggioni” di Kàlena.  Facebook, se da un lato mette a rischio la privacy individuale potendo monitorare costantemente le persone, dall’altra offre l’opportunità di contattare velocemente gli “amici” e di organizzare eventi, come quello che andremo a commentare. Questa sorta di rivoluzione culturale consentita dalla  globalizzazione fa sì che uomini e donne, vissuti in modo separato, attivino il traffico delle culture, diffondendo nuove sensibilità e stili di vita.  

Dunque, grazie ai mezzi informatici e agli stimoli del mondo delle associazioni, ci siamo incontrati nella piana di Kàlena a perorare la causa dell’apertura di quest’abazia, nutrendo la convinzione che, oltre ai soggetti umani sono/dovrebbero essere liberi anche gli oggetti culturali dagli uomini prodotti.  

Che Kàlena e altri beni culturali debbano essere fruibili trova conferma nella nostra Costituzione, che all’art. 9 dei Principi fondamentali recita:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Il concetto è ribadito all’art. 33, che afferma la libertà dell’arte e della scienza.

 

 

UN LUCCHETTO HA IMPEDITO L’ACCESSO MA NON LA MANIFESTAZIONE SIMBOLICA IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI

Nei locali dell’abazia purtroppo non siamo potuti entrare perché un lucchetto con una catena nuova di zecca ne bloccava il passaggio. È la vecchia storia/conflitto tra i Martucci, l’Amministrazione comunale e l’ufficio di Soprintendenza, che non riesce a risolversi. Una lotta portata avanti dal Centro Studi Martella da diversi anni nella persona di Maria Teresa Rauzino – da meritarsi un premio simbolico da parte dell’associazione leccese - senza soluzione di continuità.

IL DRAPPO BIANCO PER LA BIRMANA SENZA LIBERTÀ

Siamo rimasti, pertanto, nel cortile della prestigiosa abazia a fare la dimostrazione per San Suu Kyi. Momenti toccanti durante l’apertura del lenzuolo bianco, simbolo di pace.  Momenti commoventi durante l’esternazione delle riflessioni e la lettura di brani opportunamente scelti per l’occasione, proposti dal poeta filosofo Vincenzo Campobasso, il direttore di Punto di stella Piero Giannini, Irene Ruotolo, una giovane e graziosa turista, che ama, fin da quando era una bambina, il Gargano e Kalena, tanto da dedicarle una bella lirica. Momenti di coesione del gruppo, che alla fine ha applaudito e inneggiato “Per la libertà Aung San Suu Kyi!”.

A PROPOSITO DEI DIRITTI UMANI…

Prima di entrare nel merito dei diritti umani, anteponendo il diritto alla libertà, mi sia consentita qualche riflessione sul concetto di libertà, di cui esistono diverse visioni. Tra le chiavi di lettura oggi più accreditate sono la teoria della libertà negativa, riconducibile a Locke e a Mill, intesa come assenza di costrizioni altrui,che pone in primo piano l’individuo, e quella di libertà positiva, afferibile a Kant e a Rousseau, intesa come possibilità di agire e, nel caso della politica, di partecipare al governo della repubblica, di integrarsi nella comunità di appartenenza e di garantire un minimo di giustizia a tutti,  ponendo in primo piano la società e i suoi valori. C’è poi una terza corrente che cerca di conciliare le due posizioni, affermando che ogni libertà è al contempo negativa e positiva, che attraverso le scelte di politica estera, interna e assistenziale, è possibile incidere sullo sviluppo della libertà intesa come non- dominio e come partecipazione, come possibilità di contestare le decisioni del governo anche quando questo è legittima espressione della maggioranza.   Sotto questo profilo, il riconoscimento e l’esercizio delle libertà individuali costituisce la premessa del consolidamento delle libertà del gruppo di appartenenza, garanzia della possibilità di avere istituzioni statali che esercitino il potere in modo non arbitrario.

I diritti umani sono sanciti nel 1776 dalla Dichiarazione d’indipendenza americana, dove si legge:

“Noi riteniamo che le seguenti verità siano evidenti per se stesse: che gli uomini siano stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di taluni inalienabili diritti, che fra questi sono la Vita, la Libertà, la ricerca della felicità.”

Essi  sono stati ribaditi in Francia nel 1789, nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino:

“Gli uomini nascono e vivono liberi ed eguali nei diritti. (art. 1) […] Questi diritti sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza dall’oppressione”. (art. 2).

Il rispetto del “principio dell’uguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli, a prendere misure atte a rafforzare la pace universale”, è sancito dall’O.N.U. (Organizzazione delle Nazioni Unite), 1945, all’art. 1, punto 2.

Il riconoscimento e la garanzia dei diritti dell’uomo, in quanto singolo e come soggetto inserito nei contesti sociali in cui si svolge la propria personalità, è alla base della Costituzione italiana. È posto alla base del documento, inserito tra i “Principi fondamentali” all’art. 2, dov’è specificato che i dirittti umani sono “ inviolabili” , per il fatto che nessuno può toccare.  Essi sono anche inalienabili, nel senso che non si possono conferire ad altri.

L’articolo successivo estende i diritti umani a tutti gli uomini, senza distinzione alcuna. Afferma, perciò: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

La Costituzione, però, ritiene di dover andare oltre la semplice elencazione dei diritti. Evidentemente alle spalle c’erano uomini consapevoli del fatto che non c’è libertà di, senza la liberta da… (dall’oppressione dai condizionamenti socio-economico-culturali). Il documento precisa, perciò:

È compito della repubblica rimuovee gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3, comma 2)

Entrando nel merito dei diritti fondamentali dell’uomo, nella  Parte Prima, Titolo primo del testo base dell’educazione civica degli italiani, riguardante i rapporti civili, leggiamo:

“La libertà personale è inviolabile

Il domicilio personale è inviolabile

 ….

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili

Ogni cittadino può soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale

… .

Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della repubblica e di rientrarvi, salvo

… .

I cittadini hanno diritto a riunirsi pacificamente […], di associarsi liberamente, di professare la propria fede religiosa, di manifestare il proprio pensiero con la parola con los critto, con altro mezzo di diffusione.

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

Peccato che in gran parte dei casi la nostra Costituzione resti un elenco di utopie! Ma, proprio perché c’è questo rischio,  credo sia importante e utile ricordare a noi e ai giovani che bisogna vigilare affinché i principi fondamentali della Costituzione non siano  disattesi e non subiscano attentati. Ciò, anche in considerazione del fatto che i nostri figli, al contrario di noi, non avendo  vissuto il clima familiare e sociale di autorità e di mancato rispetto delle libertà, faticano a figurarsi realmente cosa significhi una vita senza diritti. Va considerato, inoltre, che i mezzi mass e multimediali, nel trasmettere messaggi pervasivi, riescono a mistificare la realtà e in molti casi a manipolare adolescenti e non, con l’arte della persuasione occulta. 

 

Tratto dal blog di Leonarda Crisetti:

 

 

http://crisetti.spaces.live.com/blog/cns!3243267A874736A5!2857.entry

 

FOTO SCATTATE DALLA CRISETTI A KALENA IL 14 GIUGNO 2009:

http://cid-3243267a874736a5.skydrive.live.com/play.aspx/.res/3243267a874736a5!2860/3243267a874736a5!2866?ct=photos

postato da URIATINON alle ore 12:15 | link | commenti
categorie: eventi, appelli, salviamo kàlena, salviamo kalena, aung san suu kyi
venerdì, 19 giugno 2009

Peschici 18 giugno 2009

IL CENTRO STUDI MARTELLA CHIEDE AL MINISTERO DEI BENI CULTURALI L'ESPROPRIO IMMEDIATO DELL'ABBAZIA DI KALENA(Peschici)

L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, in agro di Peschici (FG) è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico in suo “affido”.
Ma è anche lo specchio di una colpevole dimenticanza della Soprintendenza ai beni culturali e architettonici della Puglia, Ente preposto alla tutela dell’ abbazia stessa.

Infatti, nonostante dal 1997 l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sia molto forte su Kàlena, l’Ente di tutela non ha mai imposto (effettivamente e non soltanto sulla carta) ai proprietari le opportune misure di “conservazione” previste dalla normativa sui beni culturali.
Eppure il Ministero ha invitato da tempo la Soprintendenza a muoversi in questo senso.
Il 23 aprile 2003 il soprintendente Giammarco Jacobitti rispondeva con questa nota rassicurante al Ministero che lo sollecitava ad applicare la normativa della legge 490/’99 per l’abbazia di Kàlena:

«Questo Ufficio, con nota n. 23673 del http://www.facebook.com/l/;23.09.’03, invitava i proprietari a contattare il funzionario tecnico di zona (allora era l’arch. Nunzio Tomaiuoli n.d.r.) per concordare la data del sopralluogo e le modalità di presentazione degli atti progettuali. A seguito di sopralluogo congiunto, i proprietari si sono impegnati a predisporre atti progettuali volti alla realizzazione delle seguenti opere:
a) risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso e successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio;
b) consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale;
e) impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali;
d) ricomposizione e bloccaggio degli elementi lapidei dell’ambito sommatale della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo in cocciopesto di colore grigio;
e) rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali (in rame) sul prospetto laterale (lato cortile) della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari;
t) interventi di stilatura dei giunti dei conci lapidei lungo le sconnessioni della tessitura muraria;
g) bonifica dei vani della primitiva chiesa.

A riguardo, il soprintendente Jacobitti faceva presente al Ministero che i proprietari di Kàlena erano prossimi a trasmettere al suo Ufficio il progetto delle misure conservative del bene, concludendo con questa secca nota: “Qualora i suddetti Proprietari disattenderanno agli impegni assunti questo Ufficio procederà immediatamente ai sensi degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99”.

Iacobitti quantificava il preventivo di spesa dell’intervento da realizzarsi a Kàlena: il costo del restauro dell’intero complesso poteva attestarsi presumibilmente intorno ad un milione e mezzo di euro; riguardo poi alla sua funzionalità, la spesa (non inferiore a settecentocinquantamila euro) poteva variare a seconda della tipologia funzionale che si intendeva conferirgli (museo, struttura di accoglienza, ecc.).

Il 19 maggio 2003 il Ministero per i beni e le Attività culturali, Direzione Generale per i beni Architettonici ed il Paesaggio, Serv. III, Prot. N. 17790 rispondeva così al Soprintendente di Bari:
«E’ pervenuta a questa D.G. la nota prot. 7384 del 23 aprile 2003 con la quale la S.V., secondo quanto richiesto, riferisce nel merito dell’effettivo interesse e stato di conservazione dell’immobile nonché sugli interventi di restauro, e relativi costi, necessari a restituire funzionalità al bene medesimo. Non potendo questo Ministero, allo stato attuale, sopperire direttamente alle necessità di restauro e rifunzionalizzazione dell’immobile si ritiene di poter pienamente condividere quanto concordato tra la S.V. ed i proprietari del complesso. A tale proposito si rammenta che, secondo quanto stabilito dall’art. 41 del D.Lgs 490/99 comma 1: “Lo Stato ha facoltà di concorrere nella spesa sostenuta dal proprietario del bene culturale per l’esecuzione degli interventi di restauro per un ammontare non superiore alla metà della stessa”. Sarà dunque facoltà della S.V., valutata la qualità del restauro effettuato dal proprietario, concedere allo stesso, un contributo pari anche al 50% della spesa sostenuta».
La nota ministeriale era firmata dal responsabile del procedimento, architetto Maria Maddalena Scoccianti e dal Direttore generale, architetto Roberto Cecchi.
In questi anni la Soprintendenza di Bari si è completamente dimenticata di Kàlena… Ha completamente rimosso la sua dichiarazione di intenti di procedere all’applicazione degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99.
Gli interventi di recupero ormai inderogabili per la sopravvivenza del monumento non sono mai stati imposti alla proprietà che andava obbligata dal 2003, come da normativa, all’esecuzione delle opere necessarie alla reintegrazione del bene culturale. In caso di inottemperanza, il Ministero era tenuto direttamente, d’ufficio, ad attuarlo, notificando le spese all’obbligato. Non lo ha mai fatto perché la Sovrintendenza non ha mai dato seguito alla sua nota del 2003.
I principi richiamati nella nota Jacobitti al Ministero sono stati riconfermati dall’attuale normativa, vigente dal 2004: il codice Urbani sui beni culturali e sul paesaggio mette sempre in primo piano la conservazione dell’integrità dei beni sottoposti a tutela, la loro valorizzazione ed il rispetto dell’interesse pubblico generale.
L’articolo 95 del Codice Urbani prevede l’estrema ratio: se c’è un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica di monumento, esso può essere espropriato direttamente dal Ministero per causa di pubblica utilità.
Lo stesso provvedimento può essere adottato dalla Regione Puglia.
Perché la Soprintendenza in tutti questi anni non ha mai dato un reale seguito all’invito ministeriale di portare avanti la questione del restauro di Kàlena?
Perché ha ignorato la legge vigente, impedendo al Ministero di procedere nelle misure del restauro coatto e dell’esproprio?
Perché non ha proceduto con celerità al progetto che avrebbe permesso di utilizzare i 500mila euro stanziati dal ministro Rutelli e azzerati nell’attuale finanziaria perché l’opera non era stata ancora cantierizzata?
Crediamo che sia giunta l’ora che la normativa dell’esproprio venga finalmente applicata anche per Kàlena, visto che la Legge è stata disattesa da anni e che il Consiglio Comunale di Peschici ha deliberato di procedere all’ esproprio per pubblica utilità dal lontano 2005. Deliberato mai attuato.
Con l’aggravante della perdita di un vecchio finanziamento di 350mila euro.
Chiediamo a Ministro Bondi di adoperarsi per l’esproprio immediato dell’abbazia di Peschici.
Kàlena non può aspettare oltre. Sta davvero crollando!

prof.ssa Teresa Maria Rauzino
presidente Centro Studi MARTELLA di Peschici

In allegato: Corriere del mezzogiorno-Corriere della sera su Crollo Abside Abbazia di Kalena
.....................................................................................................................
.......................................................................................................
Anche l´Osservatorio Torre di Belloluogo (Lecce) chiede alle Istituzioni l´esproprio immediato di Kalena
 
 

L'Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo (Lecce) a sostegno e supporto della richiesta avanzata dal Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici (Fg), scrive al Ministro per il Beni Culturali, al Presidente della Regione Puglia e agli Assessori Regionali al Territorio e all´Istruzione, chiedendo l´esproprio immediato dell´Abbazia di S. Maria di Kàlena. ECCO IL TESTO DELLA LETTERA:


Noi sottoscritti, Carla DE NUNZIO e Beniamino PIEMONTESE, cittadini italiani, aderiamo e sottoscriviamo in toto, parola per parola, la lettera inviata alle SS. VV. Ill.me dalla Prof.ssa Teresa Maria RAUZINO, Presidente del Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici con la quale ella chiede l´esproprio immediato dell´Abbazia di S. Maria di Kàlena presso Peschici.
In fede.


Prof.ssa Carla De Nunzio
Sig. Beniamino Piemontese


Lecce, 18 giugno 2009


LA LETTERA E´ STATA INVIATA A:
S. E. Rev.ma Mons. Domenico d'Ambrosio, Arcivescovo DIOCESI DI MANFREDONIA - VIESTE - SAN GIOVANNI ROTONDO... DIOCESI DI LECCE
Sen. Sandro Bondi, Ministro Ministero per i Beni e le Attività Culturali
On. Nichi Vendola, Presidente Regione Puglia
Arch. Angela Barbanente, Assessore all'Assetto del Territorio Regione Puglia
Dott. Domenico Lomelo, Assessore alla Pubblica Istruzione Regione Puglia
Arch. Ruggero Martines, Direttore Regionale Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia
Ing. Attilio Maurano, Direttore Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Bari e Foggia


Per conoscenza a:
Prof.ssa Teresa Maria Rauzino, Presidente Centro Studi "G. Martella " - Peschici

 

Pubblicato da:

 

Onda Radio

 
postato da URIATINON alle ore 15:05 | link | commenti
categorie: appelli, salviamo kàlena, salviamo kalena
venerdì, 19 giugno 2009

Richiesta al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola per esproprio immediato dell’abbazia di Kàlena (Peschici)

L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, in agro di Peschici (FG) è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico in suo “affido”.
Ma è anche lo specchio di una colpevole dimenticanza della Soprintendenza ai beni culturali e architettonici della Puglia, Ente preposto alla tutela dell’ abbazia stessa.

Infatti, nonostante dal 1997 l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sia molto forte su Kàlena, l’Ente di tutela non ha mai imposto (effettivamente e non soltanto sulla carta) ai proprietari le opportune misure di “conservazione” previste dalla normativa sui beni culturali.
Eppure il Ministero ha invitato da tempo la Soprintendenza a muoversi in questo senso.
Il 23 aprile 2003 il soprintendente Giammarco Jacobitti rispondeva con questa nota rassicurante al Ministero che lo sollecitava ad applicare la normativa della legge 490/’99 per l’abbazia di Kàlena:

«Questo Ufficio, con nota n. 23673 del http://www.facebook.com/l/;23.09.’03, invitava i proprietari a contattare il funzionario tecnico di zona (allora era l’arch. Nunzio Tomaiuoli n.d.r.) per concordare la data del sopralluogo e le modalità di presentazione degli atti progettuali. A seguito di sopralluogo congiunto, i proprietari si sono impegnati a predisporre atti progettuali volti alla realizzazione delle seguenti opere:
a) risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso e successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio;
b) consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale;
e) impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali;
d) ricomposizione e bloccaggio degli elementi lapidei dell’ambito sommatale della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo in cocciopesto di colore grigio;
e) rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali (in rame) sul prospetto laterale (lato cortile) della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari;
t) interventi di stilatura dei giunti dei conci lapidei lungo le sconnessioni della tessitura muraria;
g) bonifica dei vani della primitiva chiesa.

A riguardo, il soprintendente Jacobitti faceva presente al Ministero che i proprietari di Kàlena erano prossimi a trasmettere al suo Ufficio il progetto delle misure conservative del bene, concludendo con questa secca nota: “Qualora i suddetti Proprietari disattenderanno agli impegni assunti questo Ufficio procederà immediatamente ai sensi degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99”.

Iacobitti quantificava il preventivo di spesa dell’intervento da realizzarsi a Kàlena: il costo del restauro dell’intero complesso poteva attestarsi presumibilmente intorno ad un milione e mezzo di euro; riguardo poi alla sua funzionalità, la spesa (non inferiore a settecentocinquantamila euro) poteva variare a seconda della tipologia funzionale che si intendeva conferirgli (museo, struttura di accoglienza, ecc.).

Il 19 maggio 2003 il Ministero per i beni e le Attività culturali, Direzione Generale per i beni Architettonici ed il Paesaggio, Serv. III, Prot. N. 17790 rispondeva così al Soprintendente di Bari:
«E’ pervenuta a questa D.G. la nota prot. 7384 del 23 aprile 2003 con la quale la S.V., secondo quanto richiesto, riferisce nel merito dell’effettivo interesse e stato di conservazione dell’immobile nonché sugli interventi di restauro, e relativi costi, necessari a restituire funzionalità al bene medesimo. Non potendo questo Ministero, allo stato attuale, sopperire direttamente alle necessità di restauro e rifunzionalizzazione dell’immobile si ritiene di poter pienamente condividere quanto concordato tra la S.V. ed i proprietari del complesso. A tale proposito si rammenta che, secondo quanto stabilito dall’art. 41 del D.Lgs 490/99 comma 1: “Lo Stato ha facoltà di concorrere nella spesa sostenuta dal proprietario del bene culturale per l’esecuzione degli interventi di restauro per un ammontare non superiore alla metà della stessa”. Sarà dunque facoltà della S.V., valutata la qualità del restauro effettuato dal proprietario, concedere allo stesso, un contributo pari anche al 50% della spesa sostenuta».
La nota ministeriale era firmata dal responsabile del procedimento, architetto Maria Maddalena Scoccianti e dal Direttore generale, architetto Roberto Cecchi.
In questi anni la Soprintendenza di Bari si è completamente dimenticata di Kàlena… Ha completamente rimosso la sua dichiarazione di intenti di procedere all’applicazione degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99.
Gli interventi di recupero ormai inderogabili per la sopravvivenza del monumento non sono mai stati imposti alla proprietà che andava obbligata dal 2003, come da normativa, all’esecuzione delle opere necessarie alla reintegrazione del bene culturale. In caso di inottemperanza, il Ministero era tenuto direttamente, d’ufficio, ad attuarlo, notificando le spese all’obbligato. Non lo ha mai fatto perché la Sovrintendenza non ha mai dato seguito alla sua nota del 2003.
I principi richiamati nella nota Jacobitti al Ministero sono stati riconfermati dall’attuale normativa, vigente dal 2004: il codice Urbani sui beni culturali e sul paesaggio mette sempre in primo piano la conservazione dell’integrità dei beni sottoposti a tutela, la loro valorizzazione ed il rispetto dell’interesse pubblico generale.
L’articolo 95 del Codice Urbani prevede l’estrema ratio: se c’è un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica di monumento, esso può essere espropriato direttamente dal Ministero per causa di pubblica utilità.
Lo stesso provvedimento può essere adottato dalla Regione Puglia.
Perché la Soprintendenza in tutti questi anni non ha mai dato un reale seguito all’invito ministeriale di portare avanti la questione del restauro di Kàlena?
Perché ha ignorato la legge vigente, impedendo al Ministero di procedere nelle misure del restauro coatto e dell’esproprio?
Perché non ha proceduto con celerità al progetto che avrebbe permesso di utilizzare i 500mila euro stanziati dal ministro Rutelli e azzerati nell’attuale finanziaria perché l’opera non era stata ancora cantierizzata?
Crediamo che sia giunta l’ora che la normativa dell’esproprio venga finalmente applicata anche per Kàlena, visto che la Legge è stata disattesa da anni e che il Consiglio Comunale di Peschici ha deliberato di procedere all’ esproprio per pubblica utilità dal lontano 2005. Deliberato mai attuato.
Con l’aggravante della perdita di un vecchio finanziamento di 350mila euro.
Chiediamo a Nichi Vendola di adoperarsi presso il Ministero per l’esproprio dell’abbazia di Peschici. Meglio sarebbe se adottasse direttamente questo provvedimento, come presidente della Regione Puglia.
Kàlena non può aspettare oltre. Sta davvero crollando!

prof.ssa Teresa Maria Rauzino
presidente Centro Studi MARTELLA di Peschici

In allegato: Corriere del mezzogiorno-Corriere della sera su Crollo Abside Abbazia di Kalena
postato da URIATINON alle ore 14:56 | link | commenti
categorie: appelli, salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa
venerdì, 19 giugno 2009

Con Kàlena crolla la dignità di un popolo 
 

 

Quell’Abbazia di Kàlena, solo qualche mese fa, descritta come maestosa, signora del cielo e della terra, adagiata in perfetta e voluta solitudine, pietosamente conservata dai mille anni trascorsi a seminare storia e cultura, rappresentata da artisti di pregio, immortalata da fotografi di fama, giace ora ferita, e orgogliosa, ignorata dalle mille catene dell’incuria, dell’oblio, dell’ingratitudine.

Testimone offesa, specchio del disinteresse, pubblico e privato, verso la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, immagine simbolica dell’abbandono.

E pur ferita Kàlena continua ad emanare con rinnovata forza, con accresciuta attrazione, con moltiplicato richiamo, i suoi bagliori ricchi di una meditazione devota millenaria, avvolgendo nel mistero dei tempi andati il pellegrino e il viandante, le cui emozioni risalgono ad un misticismo indefinibile che sorprende colui che, oltre la nuda e povera pietra, intravede in essa l’anima di un popolo e il sapere antico di una civiltà estinta.

Queste le sensazioni uniche e avvolgenti che per lunghi, intensi, emozionanti momenti hanno vissuto i convenuti alla manifestazione “Un drappo bianco a Kàlena per la libertà di Aung San Suu Kyi” (Premio Nobel per la pace 1991, Premio internazionale Torre di Belloluogo 2009), organizzata da Carla De Nunzio e Beniamino Piemontese, Presidente e Coordinatore dell’Associazione “Ideale osservatorio” Torre di Belloluogo (Lecce), da Teresa Maria Rauzino, Presidente del Centro studi “Giuseppe Martella” di Peschici, nell’intesa di costruire un solido “ponte ideale” tra la cultura salentina e quella garganica, a suggellare la quale hanno contribuito l’estro poetico di Enzo Campobasso, l’acume letterario di Pietro Giannini, le sapienti citazioni mnemoniche di Michele Angelicchio, il giovanile candore della bellissima Irene Ruotolo.

 Una manifestazione importante, non a caso voluta a Kàlena, per sollecitare il mondo intero sulla libertà di Aung San Suu Kyi, per richiamare l’attenzione ai tanti luoghi della memoria su cui incombe un triste destino, proprio nel momento in cui crollava l’abside della chiesa nuova.

Una perdita immateriale a simboleggiare il crollo della dignità di un popolo, non la fine di una volontà condivisa di rinascita.

Perché l’alito sublime e impetuoso di Kàlena ferita, in questa notte magica di stelle e di tramontana, messaggeri l’armonico ondeggiare del suo mare e il soffio impetuoso del suo vento, si è diffuso nell’aria giungendo a noi come un canto gregoriano, limpido e chiaro, salito dalle onde e accompagnato come sempre da mille voci greche, diomedee, omeriche, a testimoniare che la cultura dell’accoglienza garganica non può, e non deve, morire qui ed ora.

     E ancora una volta, questa nobile “voce del passato, sempre presente, mossa a pietà e supplicante, affinché si liberi oltre il mare, ancora una volta, libero e forte, il nostro grido di dolore”, ci suggerisce, decisa e prepotente, la nuova tappa per segnare la rinascita, richiamare la memoria,  ripensare la storia.


Michele Eugenio Di Carlo

 

Pubblicato da:

http://www.puntodistella.it/news.asp?id=2418

http://www.sanseveresi.com/public/Snews/viewart.php?idart=1637

http://www.stampasud.it/notizie.asp?cat=12&sez=2&art=10182

http://www.ildiariomontanaro.it/notizie/inrilievo/77-in-rilievo/3586-con-kalena-crolla-la-dignita-di-un-popolo

http://www.montegargano.it/news/Con-Kalena-crolla-la-dignita-di-un-popolo_15061.html

http://garganopress.net/modules/news/article.php?storyid=12280

http://www.ondaradio.info/index.php?option=com_content&task=view&id=13829&Itemid=1

http://www.garganonews.it/articolo296-6/cultura/il-silenzio-degli-innocenti.html

http://cagnanovarano.org/cronaca/122-peschici-crolla-il-tetto-di-kalena-e-la-dignita-garganica.html

http://www.sanmarcoinlamis.eu/content/view/1852/81/

Facebook:

http://www.facebook.com/inbox/readmessage.php?t=1061027258785#/note.php?note_id=98391061049&id=1561731656&ref=mf

http://www.facebook.com/inbox/readmessage.php?t=1061027258785#/inbox/readmessage.php?t=1057510929705&mbox_pos=0

 

postato da URIATINON alle ore 11:01 | link | commenti
categorie: appelli, salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa, associazionismo attivo gargano
mercoledì, 17 giugno 2009

PESCHICI CROLLATO UN ALTRO «PEZZO» DELLA MONUMENTALE CHIESA: L'ABSIDE

Il crollo risale a qualche giorno fa ma i proprietari non hanno avvisato nessuno tra Comune e Soprintendenza

L’abbazia di Kàlena sta cadendo a pezzi

Foto Domenico Sergio Antonacci


   • PESCHICI. L’eterna agonia dell’abbazia di Kàlena. Crollato un altro “pezzo” della monumentale abbazia: l'abside della chiesa nuova di Kàlena.La scoperta mentre si stava svolgendo la manifestazione “Un drappo bianco a Kàlena per la libertà di Aung San Suu Kyi” (Premio Nobel per la Pace 1991, Premio Internazionale Torre di Belloluogo 2009), nella ricorrenza del suo 64 compleanno, organizzata da Carla De Nunzio, presidente dell’Associazione” Ideale osservatorio” Torre dì Belloluogo (Lecce) e Teresa Maria Rauzino, presidente del Centro studi “Giuseppe Martella” di Peschici.
   Il crollo dovrebbe risalire a pochi giorni fa, ma i proprietari non hanno avvisato nè la Soprintendenza dei beni culturali di Bari nè il Comune di Peschici, com'erano obbligati visto che l’abbazia è un monumento nazionale ed è in atto una convenzione con il comune di Peschici, stipulata a settembre dello scorso anno.
   La convenzione, firmata dal sindaco, Domenico Vecera, e dai fratelli Martucci, Anna Elisabetta, Maria, Francesco e Vincenzo, proprietari dell’ex complesso monastico benedettino, prevede la durata di quarant'anni. Inoltre, per tutto il periodo, la comunità locale dovrebbe avere la piena disponibilità delle due chiese, entrambe ridotte in uno stato di completo abbandono, tant'è che sono evidenti i guasti che tempo e incuria dell’uomo hanno provocato ad una delle testimonianze storico-religiosa tra le più significative del Gargano.
   Possibile, d’intesa con i proprietari, utilizzare anche il cosiddetto “giardino”.
   Invece, è successo tutto il contrario; addirittura non è stato consentito di visitare l’abbazia perchè i proprietari, a tutt'oggi, non hanno consegnato le chiavi al Comune.L'assessore alla cultura, Leonardo Di Miscia, ha avuto parole molto dure nei confronti dei Martucci i quali continuerebbero a mantenere atteggiamento di completa chiusura, nonostante che la disponibilità del Comune non sia mai mancata.
   Porte “lucchettate” al solo scopo - è stato denunciato - di non far vedere l’altare dei canonici coperto dai detriti e dalle travi di legno crollate.
   ”Un’abbazia “prigioniera” come lo è Aung San Suu Kyi”: l’unanime grido di dolore e protesta nei riguardi di chi continua a non guardare all’abbazia come patrimonio che va al di là degli stretti interessi di famiglia, essendo un “bene” che è l’espressione di una civiltà che appartiene, non solo al Gargano, ma all’umanità.
   I manifestanti hanno dovuto tenere la loro manifestazione nel cortile, e questo solo grazie alla signora Pina Cutolo Martucci.
Enzo Campobasso (”Uriatinon” di Rodi) e Piero Giannini (Associazione Culturale di Peschici “Punto di Stella”) hanno recitato alcune liriche da loro dedicate al millenario cenobio benedettino. Lette anche testimonianze arrivate da ogni parte d’Italia, alcune anche dall’estero. La presidente Carla De Nunzio ha colto l’occasione per consegnare a Teresa Maria Rauzino il riconoscimento “Torre di Belloluogo”.
 
 
FRANCO MASTROPAOLO

La Gazzetta del Mezzogiorno 17 giugno 2009

 

 

Foto Domenico Sergio Antonacci


 

 

--------------------------------------------------------------------

Foto Domenico Sergio Antonacci


martedì 16 giugno 2009 corriere mezzogiorno-corriere sera

Abbazia di Kàlena, crolla il tetto       

Danneggiata una delle chiese più antiche d’Italia, risale all’872. Era stata esclusa dal piano strategico provinciale.

 

 

Era solo questione di giorni, settimane, mesi. Si poteva evitare ma nessuno, alla fine, ha fatto nulla per scongiurarlo. Alcuni giorni fa è crollata una parte del tetto dell’abside dell’abbazia di Santa Maria di Kalena, a Peschici, tra le più antiche d’Italia, risalente all’872. Le travi, i calcinacci accumulati all’interno della chiesa divorata dall’incuria del tempo sono stati scoperti domenica mentre era in corso l’ennesima manifestazione di sensibilizzazione sul destino dell’abbazia. E proprio sulle pa­gine del Corriere del Mezzogiorno c’era stato l’appello di Italia nostra Gargano con Menuccia Fontana che aveva evidenziato come nonostante ci fossero ormai tutte le condizioni perché per queste chiese le istituzioni potessero intervenire immediatamente e concretamente, Kalena è stata esclusa dalla prima tranche dei finan­ziamenti del piano strategi­co di area vasta della provin­cia di Foggia.

Da settembre infatti, dopo una lunga battaglia durata alcuni anni, le chiese non sono più priva­te, sono state date in concessione dai proprietari al Comune di Peschici. Dunque ora possono essere ristrutturate con soldi pubblici. E su Kalena intende muoversi l’assessore regionale all’Urbanistica, Angela Barbanente. «Solleciterò prima di tutto il Comune di Peschici ad occuparsi di questo impor­tante bene culturale. E’ grave che non abbia inserito l’abbazia nella programma­zione di area vasta. E’ grave tanto più che il Comune programma invece una 167 che oltre ad essere collocata nel­la piana antistante l’abbazia dista ben oltre un chilometro dal centro urbano». La Barbanente assicura che parlerà con l’assessore ai Beni culturali, Domenico Lomelo «è un bene impor­tante meritevole di adeguata tutela» e si dice sicura di poter «verificare con la Pro­vincia di Foggia un percor­so per Kalena. Quando i Comuni non mostrano una particolare attenzione ai beni culturali è possibile fare un lavoro all’interno della pianificazione strategica».

E alla pianificazione strategica ma anche ai fondi Fas fa riferimento proprio l’assessore Lomelo che sottolinea come «l’attenzione della Regione per l’abbazia non è mai mancata. Se il governo non ci mette a disposizione i fondi Fas difficilmente pe­rò potremo intervenire. Per quel che riguarda invece la pianificazione strategica di area vasta, la Provincia può integrarla inserendo l’abbazia di Kalena come priorità recuperando quindi i fondi per la tutela e il restauro». E’ evidente che si tratta a questo punto di una corsa contro il tempo e contro la burocrazia. L’abbazia e gli annessi edifici sono stati vincolati come bene culturale, si attende l’ampliamento del vincolo paesaggistico ri­spetto al circostante uliveto, che in parte scampò all’incendio del luglio 2007.

La precedente amministra­zione comunale insieme all’arcivescovado aveva lavorato senza sosta per utilizza­re dei fondi che erano stati stanziati durante il primo governo Berlusconi. Ma il mancato accordo con i proprietari fece sfumare un primo restauro. Ora l’accordo è stato sottoscritto. Deve tradursi in atti concreti la volontà di salvare dal crollo le chiese che campeggiano nella piana di Peschici. In questo anche il parco nazionale del Gargano può giocare un ruolo importante. Il presidente dell’area protetta, Giandiego Gatta fa parte della cabina di regia dell’area vasta. Può quindi, rispetto alla possibile integrazione della lista degli interventi da finanziare, intervenire in maniera inci­siva per recuperare la svista.

Antonella Caruso 

corriere mezzogiorno-corriere sera 16 giugno 2009

 

 

Beni distrutti

Il mio recente appello, quasi un presagio. Il tetto di una delle chiese dell’abbazia di Kalena è crollato rovinando l’altare. Un altare con preziosi fregi oggetto di studio, che ci auguriamo ancora leggibili. Questo bene è sotto tutela ed è recente (richiesto dalla nostra associazione) l’estensione del vincolo a tutta l’abbazia e alla zona di rispetto. Direttore Martines, questo documento da lei firmato è lo strumento a cui oggi la società civile, le associazioni, il mondo della cultura, si appellano. Intervenga con l’autorevolezza del suo ruolo per ottenere quei criteri legislativi che ci possono ancora far sperare di vivere in un paese dove esiste un diritto alla conservazione dei nostri beni culturali.

Menuccia Fontana

* presidente sezione Gargano di Italia Nostra

corriere mezzogiorno-corriere sera 16 giugno 2009

....................................................... 

CALENA CROLLA!

15-06-2009

 

 

E' di pochi giorni fa la notizia che il tetto di copertura dell'altare dell'Abbazia di Kàlena è crollato. Le travi di legno sono cadute sull'altare e il loro peso consistente ha impedito agli operai di rimuoverle a mano. Ho avuto modo di vedere l'accaduto durante la manifestazione “Un drappo bianco a Kàlena per la libertà di Aung San Suu Kyu”. La porta dell'Abbazia era purtroppo chiusa quindi non ho foto migliori di quelle che vedete. In attesa di ulteriori sviluppi della situazione vi rimando al prossimo aggiornamento.


Domenico S. Antonacci (testo e foto)

 

http://www.puntodistella.it/news.asp?id=2401

Magazine Carpino Folk Festival

 

............................................................................................................................................... 

15/06/2009

 

PORTE SBARRATE A CALENA E TETTI CROLLATI, MA “THE SHOW MUST GO ON”

 

 Le porte dell'Abbazia di Calena inizialmente chiuse non hanno impedito alle professoresse Carla De Nunzio e Maria Teresa Rauzino - rispettivamente presidenti del salentino Osservatorio Ideale “Torre di Belloluogo” e del peschiciano Centro Studi “G. Martella” - di portare a termine secondo programma la manifestazione (foto del titolo; ndr) in onore di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace 1991. Il vicesindaco Domenico Afferrante si è immediatamente adoperato a chiedere le chiavi dell'Abbazia, sulla base di precedenti accordi tra Comune e famiglia Martucci, proprietaria del bene, raggiunti ormai da settembre 2008.

 

L'assessore alla Cultura Leonardo Di Miscia si è detto dispiaciuto e imbarazzato dalle "catene" trovate alle porte, ma grazie alla signora Cutolo Martucci il gruppo raccoltosi all’esterno è potuto entrare almeno nel cortile (foto 1 sotto). Spettacolo suggestivo, se pur inserito in un contesto di degrado e abbandono, di cui si sono potuti constatare, attaverso alcune fessure di porte “sbarrate” (foto 2; M. E. Di Carlo), gli ulteriori danni subiti dalla Chiesa Grande. Non ultimo, le travi in legno della volta dell’abside crollate sull’altare un paio di notti fa, che hanno “costretto” i presenti all'ennesimo grido di dolore nei confronti di questo Monumento.

 

Superati i primi momenti di disagio e costernazione, i presenti si sono prestati a srotolare un simbolico drappo bianco (foto 3-4) e tenerlo alto - bandiera di quei diritti umani che non dovrebbero mai essere negati - in omaggio alla “prigioniera” birmana Aung San Suu Kyi (foto 5). Rauzino e De Nunzio (foto 6) hanno ricordato la figura del politico ostaggio del potere attualmente agli arresti domiciliari, dopo tredici anni di carcere, nella lontana Birmania, ma la distanza geografica non ha impedito ai presenti di esserle vicino il giorno del suo 64.mo compleanno in un piccolo grande gesto di solidarietà e sostegno (foto 7-8) per chi della propria vita ha fatto un impegno costante e totale in nome della pace e dei diritti umani.

Lette le testimonianze, di chi non è potuto essere presente fisicamente, arrivate da ogni parte d'Italia e alcune anche dall'estero, la presidente De Nunzio ha colto l’occasione per consegnare a Teresa Maria Rauzino il riconoscimento assegnatole qualche settimana fa dalla sua Associazione nell’ambito della seconda edizione del Premio Internazionale “Torre di Belloluogo” e non potuto ritirare per precedenti impegni (foto 9 e 10 con assessori Di Miscia - sx - e Afferrante). E’ stato un buon motivo, per la premiata, di ricordare le lotte, sue e del Centro che presiede, condotte da oltre dieci anni in qua per “liberare” l’Abazia da una “schiavitù” diventata ormai insopportabile, vista la fatiscenza in cui versa.

Quindi si è passati a un momento toccante con Enzo Campobasso (“Gargano Nuovo”) e Piero Giannini (Associazione Culturale di Peschici “Punto di Stella”, presente con l’intero staff dirigenziale) che hanno recitato alcune liriche da loro dedicate al millenario cenobio benedettino. Il silenzio è calato sui partecipanti e le parole delle testimonianze in poesia hanno avvolto i presenti in un'atmosfera quasi surreale.

Allora si è ancor più compreso che l'amore per questa terra può smuovere tutto. Anche recidere per sempre le catene ai polsi… e alle porte… di chi ingiustamente sia ancora imprigionato.

 

Michelina Iacovangelo

http://www.puntodistella.it/news.asp?id=2400

 

 

Chi sono

Utente: URIATINON
Nome: TERESA MARIA RAUZINO
Amo ricercare microstorie dimenticate

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Commenti recenti

utente anonimo in Il 28 ottobre a...

Categorie

abbazia monte sacro mattinata
andrea pazienza
antonio maccarone
appelli
archeologia
area vasta capitanata2020
artisti innamorati del gargano
associazionismo attivo gargano
aung san suu kyi
canti popolari
carnevale di peschici
celestino v sul gargano
cilto micaelico
convegni
culto micaelico
cultura ebraica
cultura rom
denuncia
divieti quaresimali
domenico sangillo
editoriali
emigrazione
escursioni 2009 wwf“gargano se
eventi
festambientesud 2008
feste patronali
filippo fiorentino
francesco granatiero
francesco rosso
fuoriporta
garganici
gargano nuovo
gianni lannes
giornali garganici
giornata della memoria
giornata europea della cultura e
gli artisti
i centri storici del gargano
i grandi intellettuali di capita
i luoghi del cuore
identità
il gargano nuovo
il natale
il natale sul gargano
illuminismo garganico
iriip
ix giornata europea della cultur
la lirica del gargano
la storia e la memoria
le feste
leo de berardinis
libri di capitanata
lidia croce
liriche
luoghi celestiniani
mauro del giudice
microstorie
monte santangelo
monumenti del gargano da salvare
mostre
natura
novelle e leggende di capitanata
oasi agrumaria
parco letterario san michele arc
pasqua
pellegrinaggi micaelici
per kÀlena e per san salvatore
piano paesaggistico puglia
piero giannini
pietro ragni
planctus mariae
pon scuola
premi letterari
promo depoca
puglia in-difesa
punto di stella
radici elleniche
recensioni
reportage dal gargano
salviamo kalena
salviamo kàlena
san valentino a vico
slavismi
suonatori e cantatori di carpino
templari trani
torri costiere
trabucchi peschici
trekking
una firma per davide
via sacra langobardorum
viseo

Partecipano

Foto recenti

punto di stella febbraio punto di stella febbraio
Vedi altri media

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte