
GIORNATA EUROPEA DELLA CULTURA EBRAICA 2009, Trani città capofila
FESTIVAL DELLA CULTURA EBRAICA IN PUGLIA
Mercoledì 22 luglio 2009 ore 11,30
ROMA, Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Salone del Ministro (ingresso da via del Collegio Romano)
Conferenza stampa di presentazione della
GIORNATA EUROPEA DELLA CULTURA EBRAICA 2009
dedicata al tema Feste ebraiche e tradizioni
che si celebrerà il prossimo 6 settembre
in 27 Paesi Europei e 59 località italiane con Trani città capofila.
I° FESTIVAL DELLA CULTURA EBRAICA IN PUGLIA
che dal 6 al 10 settembre sarà ospitato dalle città pugliesi
sedi storiche di comunità ebraiche (Trani, Andria, Bari, Oria, Otranto, Lecce, Sannicandro Garganico).
interverranno
Sen. Sandro Bondi, Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Avv. Renzo Gattegna, Presidente dell'Unione Comunità Ebraiche Italiane
On. Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia
.....................................................................................................................
INFO: Comunità Ebraica di Napoli - Sezione di Trani segretariato via dell’Industria 93 – 70051 Barletta
tel/fax 0883950639 cell 3402381725
E' on line il numero di luglio del mensile IL GARGANO NUOVO:
Per scaricarlo cliccate sul link:
http://files.splinder.com/49120ef6c3ca3b
Buona lettura!
La redazione
Leoluca Orlando chiede al Governo una scorta per il giornalista pugliese, autore di molteplici inchieste su traffici illeciti e reati ambientali. Intanto su Facebook nasce un nutrito gruppo di sostenitori e sul sito di “Terra Nostra” si susseguono gli appelli dei lettori…
PROTEGGETE GIANNI LANNES, VOCE LIBERA DEL GIORNALISMO ITALIANO!

Notizia nota, l’attentato di stampo mafioso ad Ortanova (FG), il 2 luglio 2009, contro Gianni Lannes. La sua automobile (non assicurata contro gli incendi) è saltata in aria… L'incendio ha rischiato di degenerare in un vero e proprio disastro perché vicino vi erano altre auto che hanno rischiato di esplodere.
Lannes, giornalista originario di Vico del Gargano (e che da giovanissimo ha fatto le sue prime inchieste sul Gargano Nuovo, con cui è tornato a collaborare recentemente, pubblicando un servizio sulle navi dei veleni affondate nelle acque antistanti le nostre coste), si batte da anni per la legalità e la giustizia, contro le mafie di ogni latitudine. Apprezzato freelance specializzato in inchieste sul traffico di esseri umani, armi e rifiuti pericolosi, è attualmente impegnato in delicate inchieste giornalistiche a carattere nazionale e internazionale. In questi giorni stava lanciando sul web "Terra nostra", un giornale on line di denuncia sociale ( http://www.italiaterranostra.it ).
A Lannes e ad un suo collaboratore erano arrivate varie minacce di morte di stampo mafioso, e da più parti erano giunte manifestazioni di vicinanza e solidarietà. Ma già due anni fa, in un articolo del 28 settembre 2007, dal titolo "Giornalisti scomodi", il noto periodico “Left Avvenimenti” aveva parlato di intimidazioni a Lannes, autore di numerose inchieste scottanti, mettendo in risalto l’opera antimafia svolta dal coraggioso cronista.
Scriveva Paola Pentimella Testa:
«A qualcuno hanno bruciato l’auto. Ad altri hanno fatto una telefonata. Una settimana fa a un nostro collaboratore gli hanno mandato una lettera, un foglietto con quattro parole: "Sei morto Gianni Lannes". Gianni è di quei cronisti impavidi che ficcano il naso dappertutto. Anche dove per qualcuno non si dovrebbe mai, tra le pieghe della criminalità organizzata o in quella zona grigia fatta di colletti bianchi al servizio di uomini dal grilletto facile. In Puglia, come in Sicilia o in Campania. In più, Gianni Lannes ha il brutto vizio di dare lezioni sul giornalismo antimafia per conto di Libera, l’associazione di don Luigi Ciotti diventata l’emblema della lotta alle mafie. Quelle, appunto, di cui si occupa ostinatamente Gianni Lannes, anche per Left. Servizi pesanti, che sono ora al vaglio dei magistrati di Bari, che hanno raccolto la sua denuncia. “Puglia, morire di lavoro. La mafia dei cantieri”, “La mafia degli incendi boschivi”, sono solo due dei tanti titoli delle inchieste che Lannes ha fatto per il nostro settimanale. Servizi che ora gli impediscono di tornare a casa. Negli ultimi tempi segnali di insofferenza nei confronti dei cronisti ce ne sono stati tanti. È noto, oltre che logico, che la mafia non ami le luci dell’informazione. Roberto Saviano, ad esempio, sta ancora facendo i conti con la criminalità organizzata campana per quanto scritto in Gomorra. E non riesce più ad avere una vita “normale”, da cronista-scrittore che deve andare in giro a raccogliere storie per poterle raccontare».
Già. Ma il caso Saviano insegna quanto sia estremamente importante proteggere chi le luci dell’informazione le fa splendere, con grande rischio personale, sulle linee d'ombra, per informare le popolazioni ignare di ciò che accade loro intorno, e che scontano sulla propria pelle i reati ambientali e non, commessi per scopi di lucro.
L'informazione è il sale della democrazia, ma è un sale che non piace a chi vuol continuare indisturbato, senza il controllo dell'opinione pubblica, a commettere danni, e fa tacere, con metodi mafiosi, le poche voci libere del giornalismo italiano. E Lannes, senza dubbio, è una voce liberissima (… e molto scomoda).
A tutt’oggi, il giornalista, insieme alla sua famiglia, non gode di alcuna protezione da parte dello Stato. Si teme per la sua vita. Ma lui non demorde: ha dichiarato che porterà a compimento le sue indagini: «Un dato è certo – scrive Lannes - proseguiremo nelle nostre inchieste, portando a termine le indagini sugli inceneritori. Tali progetti prevedono investimenti milionari (in media 100 milioni a progetto). Abbiamo individuato il limbo oscuro dove i rapporti tra la politica corrotta (mafia dei colletti bianchi) e la criminalità organizzata si fondono. Noi non molliamo».
PeaceLink ha inviato a Lannes un messaggio di solidarietà: sosterrà la redazione di Italiaterranostra nella sua azione di informazione democratica e di impegno civile.
Ma l'azione più efficace e concreta l'ha fatta Leoluca Orlando, portavoce nazionale dell’Italia dei valori, che ha immediatamente sollecitato il Governo ed il prefetto di Foggia, Nunziante, ad assicurare al giornalista la dovuta protezione.
Lo stesso deputato, l’8 luglio ha presentato al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’Interno un’interrogazione parlamentare a risposta scritta. Dopo aver premesso che la società civile, e tutte le forze democratiche che hanno a cuore le sorti della nostra comunità, non possono non ribellarsi alla logica dell'intimidazione, della prevaricazione, della paura e del silenzio omertoso, e che le voci libere ed incondizionabili come quella di Lannes sono sempre più preziose ed irrinunciabili, per esprimere, pur nella diversità di opinioni e contenuti, il libero pensiero democratico, Leoluca Orlando chiede al Governo «se non ritenga opportuno intervenire con strumenti e misure adeguate al fine di combattere seriamente questi fenomeni che stanno sempre più spargendo terrore nella provincia foggiana, e non solo, e per garantire immediatamente a tutti i cittadini ed alla stampa, in particolare, sicurezza e massima protezione personale (inclusa quella per le loro famiglie), nella fattispecie al dottor Lannes e al suoi cari, significativamente esposti alle rappresaglie mafiose».
Intanto su Facebook è nato il gruppo “Solidarietà a Gianni Lannes, voce libera della Capitanata!”. Fondato il 2 luglio da Pasquale Trivisonne, conta 411 iscritti.
Ma è sul sito on line di Terra Nostra che si susseguono i messaggi più significativi dei lettori. Scrive Liliana Toriello: «Dal nostro territorio, oscurato e non avvezzo ad essere indagato dalla stampa libera ed indipendente, si è alzata la rabbia che ha colpito con atto mafioso per ripristinare il silenzio e il “quieto vivere” funzionale agli affari improduttivi e dannosi per la Capitanata. I cittadini della provincia di Foggia dovrebbero, secondo “lor signori” assecondare, immobili, quanto si è progettato e si continua a progettare a loro insaputa per devastare il nostro territorio. La politica dov’è? E perché non si confronta con i cittadini ? La lontananza delle Istituzioni dai bisogni reali dei cittadini di un territorio è l’ambiente di coltura per rafforzare la mano ai possibili assassini di domani. Non vogliamo eroi ma Democrazia partecipata».
«Occorre che le autorità competenti provvedano immediatamente ad assegnare un’adeguata protezione a questo nostro coraggioso concittadino - scrive Castalia - Lo Stato glielo deve, noi tutti glielo dobbiamo subito. Non ci servono altri eroi da commemorare…».
«Occorre continuare a far sentire la nostra voce con fermezza – scrive Michele De Rosario – Dobbiamo dimostrare che Gianni Lannes non è solo. Al suo fianco, ci siamo anche noi, con i nostri nomi e cognomi, con le nostre lotte civiche e politiche, con la nostra ricerca della verità e la nostra volontà inesauribile di difendere la nostra terra. Chi tocca uno di noi tocca tutti noi».
Pensieri che sottoscriviamo in pieno. Giù le mani da Gianni Lannes! La sua voce libera è fondamentale per il giornalismo d’inchiesta, e per tutti noi! Va assolutamente protetta!
Teresa Maria Rauzino
( Presidente Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici-FG)
Ieri, giovedi 23 luglio, ignoti hanno pedinato per tutta la giornata il direttore di Terra Nostra. Stamane Gianni Lannes ha comunicato alla redazione l’ennesimo ignobile attentato alla sua persona. I freni della sua auto sono stati sabotati mettendo in serio pericolo la sua vita.





UNA FIRMA ON LINE PER KALENA!

Promo di Giuseppe Bruno:
www.youtube.com/watch?v=xotDIBbBh0g
FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE:
www.ipetitions.com/petition/kalena
......................................................................................................................
RASSEGNA STAMPA 7 luglio 2009
L'ATTACCO SU KALENA
![]()
...................................................................................................................................................................................
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO SU KALENA
PESCHICI RIPRISTINARE LE PARTI CROLLATE
Intimazione a compiere i lavori ai proprietari dell’abbazia di Kalena
PESCHICI. Alla famiglia Martucci, proprietaria dell'abbazia di Kalena, l'ingiunzione di procedere agli interventi necessari per la messa in sicurezza del monumentale complesso benettino.Ad intimare una sorta di "ultimanum", il Soprintendente ad interim, Attilio Maurano, del Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia.Entro meno di un mese, i proprietari dell'ex abbazia, Vincenzo, Francesco, Maria e Anna Elisabetta Martucci dovranno provvedere all'esecuzione di una serie di lavori riguardanti, nel dettaglio, la realizzazione di strutture provvisionali, nelle zone interessate dal crollo; puntellatura dell’arcata trasversale che delimita l’area presbiteriale dalla navata; realizzazione di copertura provvisoria in lamiera di ferro zincata da collegare alle strutture provvisionali.Il Soprintendente, nello stesso momento, ricorda ai proprietari che "qualora non adempiano questo Ufficio procederà agli ulteriori provvedimenti previsti dalla vigente normativa".In poche parole, se i proprietari non dovessero procedere effettuare i lavori necessari, sarà il Comune che dovrà procedere con proprie risorse, salvo, poi, imporre agli eredi Martucci, l'addebito di ogni spesa. Il crollo della residuale copertura nella zona absidale della Chiesa di Santa Maria annessa all’abbazia, risale a poco meno di un mese fa, scoperto casualmente durante la cerimonia "Un drappo bianco a Kàlena per la libertà di Aung San Suu Kyi" (Premio Nobel per la Pace 1991, Premio Internazionale Torre di Belloluogo 2009), nella ricorrenza del suo 64 compleanno, organizzata da Carla De Nunzio, presidente dell'Associazione" Ideale osservatorio" Torre dì Belloluogo (Lecce) e Teresa Maria Rauzino, presidente del Centro studi "Giuseppe Martella" di Peschici.
A settembre dello scorso anno venne stipulata tra l'Amministrazione comunale e la famiglia Martucci una convenzione quarantennale, intesa che consente all'ente locale la piena disponibilità delle due chiese, o meglio, quello che resta, visto il preoccupante degrado che presentano. Strano ma vero, a distanza di mesi, il Comune non ha neppure la possibilità di accerdervi perchè i propietari si tengono, ben strette, le chiavi.
L'atto del Soprintendente Maurano va accolto positivamente, ma resta il forte dubbio che possa, ancora una volta, tradursi nell'ennesima bolla di sapone.
Infatti, già alcuni anni fa, nel 2003, la Soprintendenza regionale incaricò un suo responsabile (l’arch. Nunzio Tomaiuoli) a contattare i proprietari al fine di definire impegni per l'avvio dei lavori.
A carico deli eredi Martucci dovevano essere eseguiti il risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso e successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio; consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale; impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali; ricomposizione e bloccaggio degli elementi lapidei dell’ambito sommatale della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo in cocciopesto di colore grigio; rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali (in rame) sul prospetto laterale (lato cortile) della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari, interventi di stilatura dei giunti dei conci lapidei lungo le sconnessioni della tessitura muraria; infine, bonifica dei vani della primitiva chiesa.
FRANCO MASTROPAOLO
La Gazzetta del Mezzogiorno 7 luglio 2009
![]() |
PESCHICI SOLLECITAZIONI ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE PERCHÈ ESPROPRI «CALENA»
Mancato recupero dell’abbazia le colpe della soprintendenza
• PESCHICI. Si fanno sempre più pressanti le sollecitazioni al Comune di Peschici perchè predisponga gli atti amministrativi necessari al fine di procedere all'esproprio dell'ex complesso monastico di Calena, ubicato nella piana del centro garganico. Non si contano più, infatti, le prese di posizione di associazioni e cittadini perchè, in tempi brevissimi, considerata l'urgenza, possano essere avviati i lavori di recupero dell'ex abbazia benedettina: un monumento che è tutt'uno con la storia del Gargano a partire alla fine dell'anno mille.
L'indice va anche puntato nei confronti della Soprintendenza regionale, che non ha mai imposto (effettivamente e non soltanto sulla carta) ai proprietari le opportune misure di «conservazione» previste dalla normativa sui beni culturali nonostante le sollecitazioni del ministero. Il sovrintendente incaricò il tecnico di zona a contattare i proprietari per concordare la data del sopralluogo e le modalità di presentazione degli atti progettuali. Sembrava che si fosse imboccata la via giusta. Infatti, a seguito di sopralluogo congiunto, gli eredi Martucci si impegnarono a predisporre gli atti progettuali volti al risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso; consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale; impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali; ricomposizione degli elementi lapidei ella vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo; rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali nel cortile della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari; bonifica dei vani della primitiva chiesa.
C’era quindi ottimismo più che giustificato, visto che il soprintendente rassicurava il Ministero dicendo che «qualora i proprietari disattenderanno agli impegni assunti, questo ufficio procederà immediatamente all'esproprio». Fu anche quantificato il costo del restauro
dell’intero complesso per una cifra di un milione e mezzo di euro.
La realtà è che quell’ottimismo si è poi dimostrato infondato, visto che a distanza di anni di quelle promesse il risultato è ancora sotto gli occhi di tutti: il tempo sta consumando anche quel poco di credibilità che si deve avere nei confronti di chi, per dovere istituzionale, ha l'obbligo di far seguire alle parole i fatti.
Franco Mastropaolo
La Gazzetta del mezzogiorno 4 Lug 2009

Proteggete Gianni Lannes, voce libera di Capitanata!
Dopo una minaccia di morte di stampo mafioso, alle 00.45 del 2 luglio un attentato incendiario ha distrutto l’auto di Gianni Lannes, direttore del giornale online "Terra Nostra". Un giornalista che si batte da anni per la legalità e la giustizia, contro le mafie d’ogni latitudine. Si teme per la sua vita. Stamani Leoluca Orlando ha sollecitato il Governo ed il prefetto di Foggia, Nunziante, ad assicurargli una scorta.