Uriatinon

Vuoi seguirmi in un viaggio virtuale? Partendo dal Gargano, scoprirai tutta la Capitanata. In un mix tra cultura, tradizioni, microstorie dimenticate ...
domenica, 31 maggio 2009



I trabucchi sono testimonianza della fatica dell'uomo per fronteggiare i pericoli del mare: le loro travi erose parlano della lotta per la sopravvivenza in una terra ingrata.
I trabucchi, antiche strutture per la pratica della pesca a vista, sono fatti di legno di pino. Il che dimostra l'ancestrale rapporto che li lega alla costa garganica. Il pino d'Aleppo, infatti, da secoli, cresce rigoglioso sulle sue ripide falesie. La posizione dei trabucchi non è casuale. Trattandosi di strumenti statici, e non dinamici, per la cattura del pesce, essi sono collocati laddove il passaggio dei banchi è frequente; si trovano in confluenza di correnti marine, notoriamente ricche di prede. Consentono ai trabucchisti di pescare senza inoltrasi in mare aperto: sono infatti costituiti da un palco o piattaforma, che si protende verso il mare, da cui sporgono lunghi pali, le antenne, sistemate in posizione orizzontale, che sorreggono una rete enorme (54 per 45 metri).
Il trabucco nacque dalla osservazione dell'emigrazione di cefali che, stagionalmente, uscivano in mare aperto, lasciando le acque salmastre dei laghi garganici di Lesina e di Varano, per raggiungere le cale di mare profonde della Testa del Gargano. Qui venivano per depositare le uova, e poi, in autunno, ripercorrevano la strada del ritorno. Si muovevano in banchi più o meno numerosi, sottocosta, per sfuggire agli assalti dei voraci delfini, i quali riuscivano talvolta a farne strage, abbrancandoli nelle acque alte. Erano mattanze tremende cui l'intero paese assisteva dall'alto delle "Ripe". Fu questa osservazione a suggerire l'idea del marchingegno atto a catturare questi pesci, nei punti più adatti della costa rocciosa. Grazie ai trabucchi la pesca, che nel passato riguardava solo il pesce azzurro, ebbe una diversificazione. Ci fu un salto di qualità e fu possibile portare sulle tavole dei garganici pesci di qualità superiore.
Di solito i pescatori impegnati erano quattro. Due di loro erano preposti alla manovra dell'argano, uno strumento che consentiva di calare in mare la rete e poi di ritirarla. Un trabucchista era addetto all'avvistamento dei banchi di pesce. Un altro si occupava di dare i comandi e di scandire i tempi per l'effettuazione delle varie manovre.
I pescatori, a Vieste, erano chiamati trabuchelande, a Peschici trabucchisti. Non hanno nome altrove, per il semplice fatto che questo strumento di pesca è nato sulla costa garganica, nel tratto che va dalla Punta di Monte Pucci a Cala della Pergola (faro di Pugnochiuso). Impianti simili si notano sulla costa abruzzese-marchigiana, o anche su alcuni tratti di quella laziale ma, tolta la finalità, che è quella della cattura del pesce, sono differenti per concezione e struttura.
Come è strutturato un trabucco? "Ogni cosa è studiata con cura: i vecchi pescatori, dopo aver esplorato per bene i posti adatti alla pesca, e soprattutto il passaggio dei pesci, pensarono di mettere su una piccola costruzione di legno di pino, e pali di quercia, utilizzando anche sacchi o corde. Il tutto per mettere in piedi quattro piloni, tre dei quali dovevano restare rialzati di circa un metro e mezzo dall'acqua ed uno invece completamente immerso. I piloni sorreggevano una rete che veniva immersa nel fondo. Al centro della rete era posta un'esca vera o posticcia e sulla parte alta del trabucco rimaneva un pescatore a sorvegliare. Non appena intravedeva il passaggio del pesce, faceva un segno ai suoi compagni che tiravano su il quarto pilone che rialzava la rete.
Naturalmente con questa pesca non veniva meno il principio fondamentale, e cioè l'attesa: poteva durare cinque minuti o cinque ore. Il fatidico "Vire, vire" era il grido di incitamento che l'uomo appostato sull'antenna lanciava ai compagni, per spronarli a girare l'argano con quanta più forza avevano in corpo. L'evento era costituito da un mare di pesci nella rete.


TRABUCCO MONTEPUCCI




-Denominazione del trabucco
Montepucci. Veniva chiamato: “La punta d’oro”.

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Collocazione, località della costa su cui è ubicato
Promontorio del Gargano, trabucco Montepucci, Peschici, Foggia, Puglia.

-Toponomastica dei luoghi
Cartografia di riferimento: Carta I.G.M. 1:25.000 - Foglio 157 IV SO – Vico del Gargano e Foglio 157 IV NO - Peschici. Carta I.G.M. 1:50.000 - Foglio 384 Vico del Gargano.

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Collegamento del trabucco con le torri costiere, i monumenti o gli ipogei del territorio

Il trabucco, posto dopo la lunga spiaggia di Calenella, apre la sequenza dei trabucchi del Gargano. E’ affiancato dalla Torre di Monte Pucci, a poca distanza sono ubicati un ipogeo paleocristiano; l’abbazia di Kàlena (in agro di Peschici); la Torre del Ponte e il Castello medievale (nel centro storico di Peschici).

-Epoca di costruzione
La comparsa dei trabucchi sul Gargano risale alla fine dell’Ottocento, inizio Novecento. Questo trabucco è documentato dalla seconda metà del Novecento.

-Materiali utilizzati per la sua costruzione
Il trabucco è costituito da pali di legno, fili di ferro, corde, argani, reti e carrucole.

-Tipologia
Il trabucco è la più complessa macchina da pesca, realizzato in legno e costituito da un palo centrale proteso sull’acqua, sul quale si pone a cavalcioni la vedetta che, con lo sguardo sorveglia il passaggio dei banchi di pesce nella rete, segnalandone l’entrata con un grido convenzionale (Vira!).

-Stato di conservazione
Il trabucco di Montepucci è il migliore trabucco del Gargano, per la capacità di pesca e per la costante manutenzione, cui i proprietari lo hanno sempre sottoposto.

-Dimensioni
E’ il trabucco più grande della zona. Gode di una licenza governativa di 530 mq complessivi, di cui 55 sulla costa e per l’impalcatura e 475 per lo specchio d’acqua circostante.

-Destinazione attuale
E’ utilizzato come luogo di pesca e come ristorante.

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La storia del trabucco e dei suoi attuali possessori
Il trabucco di Montepucci è il primo costruito in questa zona; il primo titolare fu Michele Lagroia, che lo lasciò in eredità alla figlia maggiore, che sposò un Fasanella. Da allora è stato tramandato in eredità: gli attuali possessori sono Matteo Fasanella e i suoi fratelli. Qualche anno fa, dopo un maremoto, esso fu spazzato via, ma è stato rimesso in piedi dal titolare e dai suoi collaboratori.

INTERVISTA AL TRABUCCHISTA MATTEO FASANELLA

Il signor Fasanella è titolare di due trabucchi di Peschici, quello storico di Montepucci, che appartiene alla sua famiglia da circa sette generazioni, ed un altro ricostruito affianco per non far perdere questa importante testimonianza di cultura materiale presente solo sul Gargano e sulla costa abruzzese-molisana. «Noi Fasanella - ha affermato - siamo costruttori di trabucchi e trabucchisti e questo antico mestiere viene tramandato di generazione in generazione. Alla morte di mio padre ci siamo tutti quanti messi a lavorare sodo: non abbiamo abbandonato il nostro trabucco, che abbiamo riconvertito in un piccolo ristorante. Abbiamo ricostruito, vicino, un altro nostro trabucco dismesso da tempo».
Matteo Fasanella di trabucchi se ne intende veramente, è lui che ha scritto il primo libro sul tema, spiegando l'importanza di questo strumento di pesca per lo sviluppo del nostro territorio, ma anche per recuperare le tradizioni e la storia del Gargano: «Grazie ai trabucchi - ha affermato - la pesca, che nei tempi passati riguardava solo l'ottimo pesce azzurro, ebbe una diversificazione. Con i trabucchi abbiamo avuto un salto di qualità, portando sulle tavole dei garganici pesci di entità superiore. Oggi, questi strumenti quasi in disuso, ma non dimenticati, stanno rinascendo. Per gestirli è necessaria una manutenzione accurata, ma anche sforzi economici notevoli. Essendo strutture non più redditizie, c’è stato bisogno dell'intervento di enti pubblici per la loro salvaguardia».

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Com’è strutturato un trabucco?

"Ogni cosa è studiata con cura. I vecchi pescatori, dopo aver esplorato per bene i posti adatti alla pesca, e soprattutto dopo aver studiato il passaggio dei pesci, pensarono bene di mettere su una piccola costruzione di legno di pino, e pali di quercia, ricavate da costruzioni abbattute, utilizzando anche sacchi o corde. Il tutto per mettere in piedi quattro piloni, tre dei quali dovevano restare rialzati di circa un metro e mezzo dall'acqua ed uno invece completamente immerso. I piloni dovevano sorreggere una rete che veniva immersa nel fondo. Al centro della rete veniva posta un'esca vera o posticcia e sulla parte alta del trabucco rimaneva un pescatore a sorvegliare. Non appena intravedeva il passaggio del pesce, faceva un segno ai suoi compagni che tiravano su il quarto pilone che rialzava la rete. Naturalmente con questa pesca non veniva meno il principio fondamentale, e cioè l'attesa, questa poteva durare cinque minuti o cinque ore, nulla accelera il corso della natura. Un tempo i trabucchi di Vieste aspettavano notizie dal trabucco di Montepucci. Però quando la situazione si rovesciava, aspettavamo noi notizie dall’altra parte.
Con il passare del tempo, il trabucco ha visto cambiare i suoi materiali, dal sacco alle reti, dalle corde al nylon, ma l'evoluzione di questi antichi strumenti non è andata oltre, tutte le operazioni di pesca vengono ancora effettuate manualmente.

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Ci sono giornate in cui è vietato pescare?
Ricordo che il giorno di san Matteo mio padre diceva sempre: “Non andate a pescare: è punto di stella”. Qualche anno fa, durante le riprese della trasmissione "Linea verde", era un giorno di festa, il mare era brutto, non era proprio il caso di pescare. Mi hanno chiesto di farlo solo per un minuto, come dimostrazione. I miei fratelli non volevano, io ho ceduto, ci tenevo... Mio fratello era su un’antenna. Si è spezzata a causa di un’ondata. Poteva succedere una tragedia. I pali li abbiamo poi aggiustati noi. Abbiamo smontato i pezzi e, in un paio di giorni, abbiamo rimontato il trabucco.

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Quanti trabucchi funzionano sul Gargano?
In tutto saranno una quindicina. Cinque a Peschici: i due nostri, quelli di san Nicola e della baia di Manaccora. Anche a Vieste, in qualche modo, li hanno tenuti in piedi o li stanno ricostruendo.

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Qual è il suo programma per questa estate? Fare pesca dimostrativa?
Anche, perché no?

Sant’Elia al trabucco di Montepucci (dal racconto di Matteo Fasanella)

L'estate era finita. Era un giorno di settembre, e cominciava a sentirsi nell'aria il fresco avvicinarsi dell'autunno. I pescatori del trabucco di Monte Pucci pescavano dall'alba al tramonto. La pesca, quel giorno era stata nulla: erano le quattro del pomeriggio e non avevano ancora preso un pesce. Ad un tratto arrivò un frate con la barba lunga ed un bastone fra le mani, col quale si aiutava a scendere. «Salve!» - disse tutto gentile. «Salute!» risposero i pescatori che fra loro dicevano: «Ci mancava anche il monaco adesso, non basta la scalogna di oggi». «Preso niente?» chiese il frate; «Neanche una carogna!» rispose il pescatore più anziano. Il frate si guardò intorno, guardò il mare fissandolo come se volesse parlargli, poi tutto d'un tratto disse: «Non preoccupatevi, vedrete che prenderete tanto di quel pesce da non sapere più dove metterlo». Sorridendo salutò i pescatori e pian piano si avviò. «Andiamo via! tiriamo su la rete e andiamo a casa» disse uno dei pescatori, «Ci voleva pure il prete a portarci scalogna».
Uno dei pescatori s'avviò verso la casetta per prendere un po' di pane; ad un certo punto chiamò gli altri, aveva un santino in mano; «Matteo, Antonio, guardate! Non vi sembra la fotografia del frate che è venuto qui adesso?». Tutti meravigliati guardarono l'immaginetta di Sant’Elia: era lui, era identico, non c'era dubbio. In quel frattempo, mentre cercavano di individuare, con gli occhi sul sentiero, il frate che s'allontanava, la vedetta con un grido concitato urlò: «Veir, forza! C'è la rete piena di pesci!» così uniti dallo stesso spirito cominciarono a girare gli argani. La rete venne su colma di pesci. Scesero tutti sul palchetto «Dio mio, quanti pesci» gridò un pescatore!
Un attimo: tutti ebbero la stessa idea, si voltarono a guardare se ci fosse ancora il monaco.
«Eccolo là!» gridò Matteo. Ma il frate, con un gesto del braccio, salutò tutti e sparì nel nulla.

TERESA MARIA RAUZINO

 

mercoledì, 27 maggio 2009

E' ON LINE
"IL GARGANO NUOVO"  MAGGIO 2009

 

Potete scaricarlo cliccando sul logo o su questo link:

http://files.splinder.com/5659b4208d386d8201ecfafb4c4c74ef.pdf

BUONA LETTURA!

La redazione

 

 

martedì, 26 maggio 2009

 

 


Blog collegato a: Storia medievale dai castelli ai monstra  ® Microstorie. La memoria dimenticata

 a cura di TERESA MARIA RAUZINO

home page sito: http://www.microstorie.net

 

 

MICROSTORIE GIUGNO 2009


Lucien Febre, storico delle «Annales», dettava questi “anomali” consigli agli aspiranti ricercatori:

«Per fare storia volgete risolutamente la schiena al passato e, innanzi tutto, vivete. Mescolatevi alla vita, in tutta la sua varietà. Storici, siate geografi. Siate anche giuristi. E sociologi. E psicologi. Non accontentatevi di osservare oziosamente dalla riva quel che avviene sul mare in tempesta. (...). È tutto? No. Bisogna che la storia non vi appaia più come una necropoli addormentata, dove soltanto ombre passano, prive d'ogni sostanza. Bisogna che penetriate nel vecchio palazzo silenzioso, e spalancando le finestre, richiamando la luce e il rumore, risvegliate la gelida vita della principessa addormentata...».


Di questo insegnamento cercheremo di far tesoro nel proporvi le nostre, speriamo interessanti, MICROSTORIE.





ED ECCO A VOI LE "MICROSTORIE" DI GIUGNO 2009:




LEONARDA CRISETTI: NICOLA D'APOLITO, IL CHIRURGO CHE INVENTO’ UNA NUOVA SUTURA



TERESA MARIA RAUZINO: ISCHITELLA, “PATRIA" DI PIETRO GIANNONE



CARLO TIBALDESCHI: LO STEMMA. ESPRESSIONE GRAFICA DEL NOME, E SUA TUTELA NEL MONDO



(Padre) MARIO VILLANI: A SAN MARCO IN LAMIS ... TRA GLI EX VOTO DI SAN MATTEO


Buona Lettura!


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categorie: microstorie
domenica, 17 maggio 2009

 Draguth Rais - Rievocazione storica nel centro storico di Vieste nei giorni 30 e 31 maggio 2009

Il ritorno di Draguth a Vieste

20090531_locandina_draguth.jpg

  • Il programma delle manifestazioni

    Comune di Vieste

    DRAGUTH RAIS



    Vieste 30 – 31 maggio 2009




    1554 il corsaro Draguth Rais con le sue 70 galee sbarca a Vieste, i pirati irrompono durante una festa di paese, si consuma l’eccidio de LA CHIANCA AMARA

  • Draguth Rais non arriva per una spedizione mirata, capita per caso in quel 15 Luglio 1554, spinto da una violenta tempesta.
    Egli che non lasciava mai niente di intentato, non esita ad usare sistemi terribili pur di affermare la sua autorità.
    Ancorate le 70 galee presso lo scoglio di S. Eugenia e alla punta del Corno fa sparare novecentosettanta colpi di cannone contro le mura della città e contro il Castello.
    La popolazione sorpresa e terrorizzata si rifugia nella Cattedrale e nel Castello e il Governatore trasmette subito la notizia alle autorità provinciali. Queste, però, operano con molta lentezza. Solo Nicolantonio Dentice, signore di Monte S. Angelo, accorre con un manipolo di uomini che ha a suo servizio ma rimane
    mortalmente ferito.
    A nulla vale la mediazione di un tal canonico Nerbis che cerca di patteggiare la
    resa della città dietro consegna di oro e di argento.
    Abbattute le mura, i pirati si danno a saccheggiare case, a uccidere e rapire persone con inaudite efferatezze, specie nel luogo della Chianca Amara, ove, come vuole la tradizione, gli inabili, gli anziani, le donne, i bambini e i sacerdoti vengono trucidati mentre vengono trascinati sulle navi con violenza gli uomini validi e le giovani donne per essere tratti in schiavitù o diventare oggetto di commercio.
    La decimazione di oltre 3000 persone fra uccisi e deportati suscitò commozione e rabbia in tutta Italia.

    Matteo Siena


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    LA FESTA

    Appuntamento sabato 30

    Lungo il percorso indicato dalle bandiere le Associazioni locali rievocheranno, con delle azioni teatrali (alcune delle quali elencate sotto), la Vieste del Cinquecento.

    Apertura della manifestazione
    a cura delle Associazioni Bandistiche “G. Cariglia” e “P. Rinaldi” Piazzetta del Fosso
    ore 17.00

    La Chianca Amara
    Innamoramento fra canti, poesie e tradizioni
    Alla Chianca Amara
    ore 18.00 - 20.00

    Partita di calcio fiorentino
    a cura dell’Ass. Polisportiva
    Piazzetta del Fosso
    ore 18.30

    Atelier degli Artisti
    Estemporanea di pittura
    a cura del Centro Anziani
    all’interno del Borgo Antico
    ore 18.00 - 20.00

    Il covo dei Pirati
    Lettura di fiabe per bambini
    all’interno del Borgo Antico
    ore 18.00 - 20.00

    Antica Sartoria di Vieste
    Abiti dell’epoca su misura
    all’interno del Borgo Antico
    ore 18.00 - 20.00

    Cena della Festa
    I ristoratori preparano una cena ricca rispettando le ricette dell’epoca
    ore 20.00


    Lo sbarco di
    Draguth Rais


    Spettacolo teatrale
    Una festa spettacolare ripropone le antiche usanze e tradizioni della Vieste del Cinquecento. Questa però viene interrotta dall’arrivo delle navi pirata del corsaro Draguth Rais.
    A cura della Compagnia dell’Arte Teatrale Cochlea e della Lega Navale Italiana con la
    collaborazione di tutte le Associazioni locali.
    Marina Piccola
    ore 22.00

    Chiusura della Manifestazione
    a cura delle Associazioni Bandistiche “G. Cariglia” e “P. Rinaldì”
    Marina Piccola
    ore 23.00



    L’ECCIDIO
    Appuntamento domenica 31

    La Domenica le azioni teatrali saranno sconvolte dall’invasione dei pirati Turchi

    Apertura della manifestazione

    a cura delle Associazioni Bandistiche “G. Cariglia” e “P. Rinaldi” Piazzetta del Fosso
    ore 17.00

    La Chianca Amara
    Un giovane racconta come ha visto morire, trucidata dai pirati, la sua giovane amata
    Alla Chianca Amara
    ore 18.00 - 2000

    Il covo dei Pirati
    Lettura di fiabe per bambini
    All’interno del Borgo Antico
    Ore 18.00 - 20.00

    Antica Sartoria di Vieste
    Abiti dell’epoca su misura
    All’interno del Borgo Antico
    Ore 18.00 - 20.00

    Cena della Tragedia
    I ristoratori preparano una cena povera rispettando le ricette dell’epoca
    ore 20.00

    La cattedrale in fiamme
    I pirati incendiano la Cattedrale
    a cura della Compagnia Teatrale “I Guitti del Pidocchietto”
    Via Duomo
    ore 21 .30

    Draguth Rais lascia Vieste
    Spettacolo teatrale
    Il Canonico Nerbis propone la resa ma il Rais non accetta, lo fa impiccare e dopo aver messo a ferro e fuoco il comune lascia Vieste. La gente trova la forza di ricostruire il proprio paese e la festa.
    A cura della Compagnia dell’ArteTeatrale Cochlea e della Lega Navale Italiana con la collaborazione di tutte le Associazioni locali.
    Marina Piccola
    ore 22.00

    Spettacolo pirotecnico
    Marina Piccola
    ore 23.00

    Chiusura della Manifestazione
    a cura delle Associazioni Bandistiche “G. Cariglia” e “R Rinaldi” Marina Piccola
    ore 23.30



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    Tutti i ristoratori che partecipano alla manifestazione prepareranno i seguenti menù

    MENU’ DELLA FESTA
    Acquasèl
    (Pane raffermo bagnato con acqua, olio di oliva, cipolla, origano, rucola e “pr’cchjazz”).

    Maccarun d’ farin d’ grèn ars p’ la ch’cozz, f’nucchjett s’lvat’ch e scagghj d’ p’curin.
    (Maccheroni di farina di grano arso con zucca, finocchietto selvatico e scaglie dipecorino).

    Chèp’cudd e cost d’ purch ai cravun bullend e c’ma stufèt p’ la sal’z agghjèt
    (Capocollo e costine di maiale ai carboni ardenti e cavolo stufato con salsa agliata).

    Dolci:
    Puparet e mustazzul pu v’n dolc’
    (Puparato e mostacciolo con vino dolce)

    Costo: euro 20,00

    MENU’ DELLA TRAGEDIA
    Pett’l
    (Frittelle).

    Zupp d’ l’gum e ursc’
    (Zuppa di legumi e orzo).

    Furmagg’ prim sél pi fèv fresc’ch e noc’
    (Formaggio primo sale con fave fresche e noci).

    Dolci:
    Ch’lustr e taradd ‘ng’l’ppèt
    (Cartellate e taralli bianchi al limone).
    Costo: euro 15,00



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    DRAGUTH RAIS
    è una manifestazione
    dell’Assessorato Turismo e Cultura
    Comune di Vieste

    consulenza storica
    Matteo Siena

    organizzazione
    COCHLEA
    Compagnia dell’Arte Teatrale

    regia
    Antonio Palese

    L’evento sarà realizzato grazie alla partecipazione di:
    Liceo Polivalente “L. Fazzini”, I.P.S.S.A.R. “E. Mattei”, Scuola Primaria “Tommaseo”, Polisportiva, Protezione Civile Pegaso, Storia Patria per la Puglia, Lega Navale Italiana, Centro Anziani, Carabinieri in congedo, Operatori Turistici “Gargano Mare”, Ass. Ristoratori, I Guitti del Pidocchietto, Ass. Bandistica “P. Rinaldi”, Ass. Bandistica “G. Cariglia”, Angeli H, Ass. Cuochi del Gargano, Donatori di Sangue “Fratres”, Il Faro del Gargano, Le Comari Contente, Aido, La Parrocchia di Vieste, Comitato Festa 5. Maria di Merino, Ass. Ape, Comitato Festa 5. Giorgio Martire, Ordine Pellegrini 5. Michele.



 

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User: URIATINON 

FONTI ALLA MANO (MANICONE), UNA PICCOLA "SVISTA" DA EVITARE IN UNA RIEVOCAZIONE "CHE DICESI... STORICA"

Il "menù della tragedia" meriterebbe una piccola rettifica "storica". Nel 1554 sul Gargano non esistevano le "pettl", (le pettole), che hanno come ingrediente base le patate lesse.
Si sa che la patata fu introdotta in Europa con la scoperta dell'America, nel 1492. Ma il suo consumo alimentare tardò molto ad affermarsi. Lo afferma Michelangelo Manicone nella Fisica Daunica(1803-1809). Egli magnifica le qualità nutritive delle patate, di cui è un entusiasta consumatore tanto da definirsi il più grande “patatista” garganico, ma afferma che, in Europa, fino al Settecento, erano state utilizzate soltanto come nutrimento per il bestiame. E sul Gargano in quegli anni la coltura della patata era praticata solo sperimentalmente...
Manicone afferma che le pettole sono una gustosa "invenzione", sperimentata dalle abili mani di una cuoca d'eccezione: sua sorella. Lui e i frati del convento di Ischitella, che l'assaggiarono per primi, ne furono letteralmente deliziati.
Ecco la citazione tratta dalla "Fisica Daunica":

«A Vico - racconta Manicone - un contadino piantò le patate per mera curiosità, le disotterrò, e perchè non sapeva che farne, voleva buttarle nel mondezzajo. Datele a me, gli disse l'industriosa mia Sorella. Il buon contadino ce le diede, e col detto composto ella ne fece tre pani, e molte frittelle, che pettole chiamansi a Vico. un pane, e venti frittelle ella medesima portò a me qui in Ischitella, io di tutto ne diedi la porzione ai religiosi, a' quali piacquer tanto che taluni gridarono: e quando finalmente si introdurrà nel Gargano la coltura delle patate? Fratelli, io risposi loro, s'introdurrà, quando la introdurranno i Parrochi ne' loro popoli (come era successo in Toscana)".

Ritornando al menù draguthiano, nel forum di storia medievale, un mio amico studioso precisa che le pettole potrebbero andar bene soltanto se si utilizzzasse farina d'orzo o di frumento invece delle patate, come si faceva in Ucraina e in Turchia al tempo di Draguth.
Pittula (come dicesi a Lecce) è infatti il diminutivo di PITTA (con variante dent. enfatica PIZZA) vecchia spianata della steppa ucraina (in ungherese è LANGOS e in turco-tataro LAVAS' o LEPAS' e in russo LEPSCIA') cotta all'interno di un forno rovente detto TANDARI (in Persiano TANDURI) invece che fritta nel grasso o nell'olio di canapa o di lino.
Esiste la ricetta.... ma dubito che i garganici apprezzerebbero queste sostanziali varianti. No, sul Gargano le pettole hanno come ingrediente fondamentale le patate lesse (oltre a farina, acqua e lievito naturale detto "crescente" oppure lievito di birra) e sono rigorosamente dorate  in olio extravergine d'oliva...


Teresa Maria Rauzino

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categorie: eventi
lunedì, 11 maggio 2009

Convegno di Studi Medievali  il 14 maggio a San Nicandro Garganico.
 La presentazione a Palazzo Dogana (FG) il 12 maggio  

Il ritorno di Celestino V sul Gargano

 


La conferenza stampa di presentazione del Convegno su Celestino V avrà luogo domani, martedì 12, alle 10,30 nella Sala del Consiglio di Palazzo Dogana, sede dell'Amministrazione Provinciale di Foggia. Interverranno Antonio Scalzi, dirigente scolastico Liceo “De Rogatis” di San Nicandro Garganico, Mario Di Leo, presidente Associazione “Aevum Medium” e una rappresentanza degli studenti in costume medievale.

L’evento in questione, che prevede anche una rievocazione storica a cura degli studenti del Liceo, si svolgerà il 14 maggio alle 17,30 in piazza Colonna (davanti al castello federiciano) in San Nicandro Garganico. Tra i relatori del Convegno interverranno padre Quirino Salomone, presidente Fondazione Studi Celestiniani di L’Aquila, e lo storico Giuseppe di Perna (Società Storia Patria Puglia).

Questo convegno su Celestino V potrebbe riaprire un discorso affrontato una decina di anni fa e poi lasciato cadere nel vuoto. Prima del giubileo 2000 si profilò l'idea di formare un Consorzio Celestiniano, una società cooperativa Onlus che avesse come finalità un progetto di rivalorizzazione dei luoghi legati alla figura e al messaggio di S. Celestino V (Pietro da Morrone, eremita e Papa). Sul sito web del Consorzio si trovano parecchie istituzioni pugliesi che aderirono al progetto. Sono tutte garganiche. Di seguito l’elenco:

Comuni di Apricena, Cagnano Varano, Carpino, Ischitella, Lesina, Peschici, Rodi G.co, San Severo, Sannicandro G.co, Serracapriola, Vico del Gargano, Vieste. Oltre ai Comuni ci fu l'adesione della Comunità Montana del Gargano - Montesantangelo (Fg), ormai in fase di dismissione. Nel 1999-2000, tempo della gestazione dell’idea progettuale del Consorzio Celestiniano, la scrivente faceva parte del gruppo di studiosi, coordinati dal prof. Filippo Fiorentino, che idearono i percorsi celestiniani pugliesi. Ci fu la ‘peregrinatio’ della salma di Celestino V in tutti i paesi del Gargano che avevano aderito al Consorzio. Poi non se ne fece più nulla…

Che fine ha fatto quell’adesione? E' stata rinnovata oppure (come è palese a tutti) è rimasta solo sulla carta come la bella idea del Parco Letterario del Gargano e tante altre utopie lasciate miseramente … abortire subito dopo la sottoscrizione di accordi di programma e adesioni formali?

Oggi il Consorzio Celestiniano propone agli imprenditori, agli uomini di cultura e alle istituzioni di accettare la sfida di collaborare, con regole nuove, alla realizzazione di un articolato progetto che viene gratuitamente messo a disposizione degli operatori e degli enti Regione interessati. La concezione di un nuovo rapporto pubblico privato nella tutela recupero e gestione dei beni antropici ed ambientali e un nuovo modo di intendere i servizi turistici e la fruizione dei beni culturali sono alla base del progetto e costituiscono i suoi reali punti di forza.
Ecco gli assi portanti del Progetto:

• Rievocazione e divulgazione della figura, del pensiero e del messaggio spirituale di Celestino V, tutela e valorizzazione dei luoghi frequentati dal Santo, anche attraverso il coinvolgimento di studiosi e devoti di Celestino, nonchè riscoperta delle interrelazioni con le figure gioacchinite di S.Francesco e Padre Pio.

• Sperimentazione e innovazione tecnologica con la ricognizione, catalogazione, salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali e del patrimonio documentale legato a Celestino V, al suo contesto storico ed all’ambiente da lui vissuto, la costituzione di una banca dati della "risorsa celestiniana" e di un sistema informatico e telematico per la gestione del sistema museale e delle informazioni ai visitatori.

• Visite rivolte soprattutto al turismo culturale e sociale (scuole, famiglie, comunità, giovani) e comprendenti itinerari organizzati di visita dei luoghi celestiniani nelle regioni Abruzzo, Campania, Lazio, Molise, Puglia e di altri servizi turistici.

• Formazione degli addetti ai servizi di accoglienza e di "guide celestiniane", preparate su argomenti tematici (storia, vita, opere di Celestino V e del suo Ordine) che saranno di supporto ai visitatori nei punti più significativi del sistema museale. A tale scopo il Consorzio si avvale della collaborazione di proprie strutture specializzate.

• Gestione di eventi a carattere religioso e culturale ritiri, meeting, incontri, mostre, avvenimenti religiosi nei luoghi celestiniani idonei per questo tipo di accoglienza, (Eremo della Madonna dell'Altare di Palena, Santuario Madonna del Buon Cammino a Caporciano (Aq))

• Ricerca di finanziamenti regionali, nazionali e comunitari per la ricerca, ristrutturazione e fruizione dei luoghi celestiniani.

• La gestione di eventi correlati al messaggio celestiniano a favore delle collettività dei comuni aderenti.

• La creazione di fraterne celestiniane nei luoghi di provata tradizione.

Sono finalità importanti, in linea con le coordinate del moderno turismo culturale.

Perchè non riprendere il discorso del consorzio celestiniano anche per solidarietà verso la Regione Abruzzo provata dal recente terremoto?
La Basilica di Collemaggio, luogo celestiniano per eccellenza, sita nella città de L'Aquila, andrebbe subito restaurata, per dare nuovo vigore al messaggio del Papa della Perdonanza, oltre che del Gran Rifiuto!




TERESA MARIA RAUZINO

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L'Aquila. Basilica di Collemaggio, prima del terremoto


 

A COLLEMAGGIO PRIMA DEL TERREMOTO, SULLE ORME DI CELESTINO V...


REPORTAGE FOTOGRAFICO TERESA RAUZINO:

http://www.facebook.com/photo.php?pid=869059&id=1566304357&ref=mf#/album.php?aid=66564&id=1566304357




 
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UN PERCORSO CELESTINIANO A PESCHICI
 
 

In una zona impervia nei pressi di Peschici ancor oggi un anfratto è conosciuto come la "grotta del papa". Il santo frate cercò  rifugio sul Gargano perché l'intero promontorio pullulava di laure e conventi benedettini e celestiniani

 

Celestino V,  l'avventura di un povero cristiano
 

 
  

  

Nel marzo 1968 Ignazio Silone pubblica L'avventura di un povero cristiano con una dedica emblematica: «La solita storia». Dopo secoli di silenzio della letteratura, egli rilegge in chiave evangelica non difforme dal Petrarca la storia di Celestino V, simbolo dell'inconciliabilità della santità con il potere, postulando un cristianesimo demitizzato, sciolto dai legami temporali. Il messaggio siloniano sceglie la spoglia forma teatrale per attingere definitiva efficacia, esprimendo un protagonista con un'idea forte, coscienza che sovrasta la persona: il potere non è mai salvifico, lo è piuttosto la rinuncia ad esso, affermazione di libertà e purezza della coscienza. Lungo i sentieri del mondo, Celestino si era mosso con impaccio, ma compì l'estremo atto di rinuncia al pontificato. Unico nella storia bimillenaria della Chiesa. Tornato fraticello, amato e seguito dai fedeli, venne braccato ed incarcerato: una buia torre soffocò la sua utopia. Ma la luce della sua coscienza, intollerante del compromesso, che indicò nel potere sotteso all'istituzione religiosa il nemico più pericoloso, ancora oggi continua a brillare.

  

Il Gargano fu testimone delle ultime drammatiche fasi della biografia del papa del «gran rifiuto». Dopo la rinuncia al pontificato, il fuggitivo si era diretto verso il monastero di San Giovanni in Piano presso Apricena, che seguiva il suo ordine religioso; si era quindi imbarcato a Rodi per la Grecia, dove probabilmente intendeva raggiungere la comunità degli spirituali di Clareno, ma la nave naufragò. La località a «quindici miglia da Rodi e cinque miglia da Vieste», dove trascorse nove giorni prima di essere individuato e consegnato agli emissari di Bonifacio VIII, non è stata individuata precisamente dai biografi coevi («Analecta Bollandiana», Vita C.).

 

Lo storico viestano Giuliani indicò la spiaggia di Santa Maria di Merino. Mimmo Aliota e Giuseppe Martella hanno ipotizzato che Celestino V abbia trovato un temporaneo rifugio nei pressi di Peschici. Il primo ricercatore indica l'abbazia di Santa Maria di Kàlena; il secondo localizzò un luogo rupestre, significativamente chiamata a grott 'u papa, ubicata in una pineta a ridosso della punta di Calalunga, tra Peschici e Vieste. Ipotesi suggestiva, supportata da antiche fonti orali. Celestino V si sarebbe rifugiato proprio in questa zona rupestre: è qui che sarebbe stato prelevato dal governatore di Vieste. La presenza di Celestino V nel luogo suddetto sembra confermata da un particolarissimo toponimo: l'insenatura da cui si diparte il sentiero che conduce al complesso rupestre è denominato U' Iale d' la Croce (spiaggetta della Croce). E il logo dello stemma celestiniano è appunto una Croce con una S intrecciata, simbolo dello Spirito santo.

 

 

 Peschici: la cosiddetta "grotta del papa".

  

 

La commossa descrizione nel dramma di Silone

 

La cattura di Celestino V su questo tratto di costa garganica trova una singolare eco letteraria nella scena V del dramma di Ignazio Silone. Ne L'avventura di un povero cristiano, l'azione si svolge in una località impervia, raggiungibile solo in barca, sulla costa meridionale tra Peschici a Vieste: è un'ampia semigrotta, incavata a mezza costa d'un promontorio roccioso, quasi a strapiombo sul mare. Attorno vi crescono cespugli di fichidindia e qualche olivastro, davanti è un sentiero che si allarga a forma di terrazzino, alcuni grossi sassi fungono da sedili, un fontanile è vicino. Il tempo del racconto è un sereno pomeriggio del mese di maggio 1295. Sono passati sei mesi dall'abdicazione e dall'inizio della fuga per sottrarsi alle ricerche degli agenti di Bonifacio VIII e dei loro concorrenti francesi. Celestino riposa all'interno della grotta illuminata dal sole ponente; è seduto su un pagliericcio, con la schiena e la testa appoggiate alla roccia, gli occhi chiusi. Due giovani frati, per motivi di prudenza, in abiti civili, aspettano che si svegli per comunicargli le ultime novità: il priore di San Giovanni in Piano ha messo a disposizione una barca con un paio di pescatori per traghettarli in Grecia, nell'isola di Acaia (golfo di Corinto), dove raggiungeranno gli amici che li hanno preceduti. Aspettano, per salpare, che il vento sia favorevole.

 

Presa la decisione dell'esilio, Celestino ne spiega i motivi ai due fraticelli che gli sono rimasti accanto, dopo che gli altri sono stati imprigionati e pochi sono riusciti a riparare in Grecia: «Figli miei, guardate questa terra, queste pietre, il mare, il cielo; riempitevi l'anima di queste immagini, per ripensarle da lontano. Bisogna amare la propria terra, ma, se essa diventa inabitabile per chi vuole conservare la propria dignità, è meglio andarsene». Nel successivo dialogo fra Tommaso e Pier Celestino, c'è il riferimento alla località di Peschici, dove da parte di alcuni marinai si «mormora» sul povero fuggiasco: «Mi dispiace d'insistere, ma è meglio sbrigarsi. A Peschici, qui vicino, si mormora su di voi. Uno dei pescatori, che adesso è tornato di li, è stato interrogato da un gendarme». L'azione riprende nel medesimo quadro, un mese più tardi: alla primavera è succeduta l'estate. Sul sentiero che sale dalla costa appaiono Matteo il tessitore e la figlia Concetta che, banditi dal Morrone per le loro idee religiose, finalmente, dopo innumerevoli disagi di viaggio via mare hanno raggiunto i fraticelli nell'impervia località garganica. Questi li mettono al corrente del modo in cui Celestino si era «consegnato» ai suoi nemici.

 

 

 

L'influenza del santuario di Monte Sant'Angelo

 

Al di là di questi riferimenti toponomastici e letterari, i luoghi del comprensorio sono comunque interessati dall'onda della memoria di Celestino V. La sua figura restò impressa nell'immaginario collettivo per un'affinità importante: il territorio garganico si era qualificato, fin dal periodo medievale, per un'estesa e capillare colonizzazione monastica, una serie di insediamenti religiosi e di grotte rupestri, dove monaci, anacoreti ed eremiti vivevano in stretta simbiosi con la natura incontaminata. Nell'XI e XII secolo numerose abbazie benedettine erano proliferate intorno al venerato Santuario dell'Arcangelo Michele: ebbero una straordinaria influenza spirituale ed economica, estesi possessi territoriali e imponenti strutture insediative. Alle terre incolte e ai boschi, che costituivano gli iniziali possessi fondiari, si sostituì una rete di nuclei produttivi di seminativi e vigne, dotate di impianti di trasformazione. L'esperienza degli insediamenti monastici celestiniani, il sistema delle "fraternite" e delle "grance" si inserirà in questo contesto propizio, completando l'utilizzo razionale del territorio.

 

   

 

© 2009 Teresa Maria Rauzino

 

 

 

 

postato da URIATINON alle ore 16:39 | link | commenti
categorie: eventi, appelli, convegni, celestino v sul gargano
venerdì, 08 maggio 2009

 

I Sammichelari di Peschici

Oggi è la festa di San Michele Arcangelo. Ecco la storia di un'antica compagnia di pellegrini, raccontata da Angela Campanile (Centro Studi Martella)

http://www.foggiaweb.it/peschiciedintorni/sammichelari.htm

 

postato da URIATINON alle ore 20:57 | link | commenti
categorie: culto micaelico
mercoledì, 06 maggio 2009

Convegno sul tema "La grotta di San Michele di Cagnano Varano tra Storia ed Arte". Si terrà presso l' Aula Magna del Liceo Pedagogico e Linguistico di Cagnano il 6-7 maggio 2009 ore 18,00 - 21,30.
postato da URIATINON alle ore 01:17 | link | commenti
categorie: cilto micaelico
mercoledì, 06 maggio 2009

On line trovate il numero di maggio 2009 di "New Punto di stella":

http://www.puntodistella.it/public/file/giornale/maggio_2009.pdf

postato da URIATINON alle ore 00:59 | link | commenti
categorie: giornali garganici

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