Uriatinon

Vuoi seguirmi in un viaggio virtuale? Partendo dal Gargano, scoprirai tutta la Capitanata. In un mix tra cultura, tradizioni, microstorie dimenticate ...
mercoledì, 30 gennaio 2008

 ASSAGGI

tra le ville romane del Gargano

Sabato 2 Febbraio  alle ore 18.30, presso l'Aula Magna della Facoltà di Economia e Commercio, via Caggese a Foggia,  nuovo appuntamento della 1° Stagione Concertistica "Assaggi di musica, arte e degustazione", iniziativa organizzata dall'Associazione musicale Coro Dauno "U. Giordano" di Foggia, patrocinata dalla Provincia di Foggia, L'Università degli Studi di Foggia ed il Consorzio il Tavoliere della Camera di Commercio di Foggia. Stavolta toccherà alla dr.ssa Laura Maggio (Specialista in Archeologia Classica) introdurvi nel mondo dell'archeologia garganica, attraverso un dossier fotografico-documentario sulle ville romane, cui farà seguito il concerto pianistico  del Maestro A. Russo.

 

Il promontorio del Gargano in età romana non era percorso da viabilità significative, eccetto ovviamente quella marittima che lo poneva al centro dei principali scali commerciali dell'Adriatico e quindi del Mediterraneo. Ciò ha avvantaggiato lo sviluppo di diversi sbocchi portuali cui quasi mai è corrisposta una realtà insediativa di tipo urbano. In questo contesto fiorirono soprattutto le tipiche villae a carattere agricolo, dislocate nelle valli o su alture ben difese e prossime al mare,  adibite essenzialmente a funzioni produttive legate alla commercializzazione di vino ed olio.

La dr.ssa Maggio, nella sua presentazione proporrà  un percorso esemplificativo dello status dei resti archeologici visibili e visitabili in località Agnuli, presso Mattinata Porto, Santa Maria di Merino, vicino Vieste ed in località Turchio-Santannea, afferente al comune di S. Nicandro Garganico. Una passeggiata nella storia romana che, attraverso l'età augustea giunge fino alla piena età imperiale e all'età altomedievale, evidenziando la necessità  di riappropriarsi di tali evidenze, mediante adeguati progetti di valorizzazione turistica e quindi di tutela di tali insediamenti.

 

 

Un po' di bibliografia per approfondire il tema:

 

M. Mazzei, Passeggiate archeologiche. Il Gargano e le Isole Tremiti, Foggia 2004

 

L. Maggio, Bibliografia archeologica del Gargano e delle Isole Tremiti, Foggia 2005

 

M. Mazzei, A.M. Tunzi, Gargano antico. Testimonianze archeologiche dalla Preistoria al Tardoantico, Foggia 2006.

 

 

 

Alcuni link presso i quali  leggere il programma:

 

www.unifg.it

 

www.corodaunogiordano.it

 

A seguire si svolgerà il concerto pianistico del Maestro Antonio Russo.

 

 

Programma

 

 

W. A. Mozart Sonata KV 310 in la minore

Allegro maestoso

Andante cantabile con espressione

Presto

F. Chopin Scherzo n.1 op.20 in si minore

------------------------------------------------

F.Schubert 6 Momenti musicali op.94

 

F. Liszt da Annèes de Pèlerinage, Premiere Annèes

Vallée d'Obermann

S Rachmaninov Barcarolle op.10 n.3

 

S. Rachmaninov Etudes-tableaux op. 39

n° 6

n° 9

postato da URIATINON alle ore 21:29 | link | commenti
categorie: archeologia, eventi
lunedì, 28 gennaio 2008

GIUSEPPE DI VITTORIO

l’uomo, la storia, il pensiero 

  

    

Il progetto Casa Di Vittorio, promosso dalla Regione Puglia e dal Comune di Cerignola, e le Edizioni SUDEST di Manfredonia, inaugurano “LA BIBLIOTECA DI CASA DI VITTORIO”.

 

Il primo volume, del sociologo campano CLAUDIO MAROTTI si intitola GIUSEPPE DI VITTORIO l’uomo, la storia, il pensiero.

L’edizione include il documentario “Cinquant’anni da Di Vittorio” del regista CARLO BOLLI.

 

Previste presentazioni a Cerignola (organizzate dall’assessorato alla Cultura del Comune di Cerignola) e a Napoli (organizzate dall’assessorato alla Memoria del Comune di Napoli).

 

 

Claudio Marotti

 

GIUSEPPE DI VITTORIO

l'uomo, la storia, il pensiero

 

prefazione di Giovanni Rinaldi

 

pp. 184 - Libro + DVD Video  

ISBN 9788890254345  euro 15,00

 

La biblioteca di Casa Di Vittorio

Edizioni SUDEST, gennaio 2008

 

 

«Avviamo quindi oggi anche una collana editoriale, la biblioteca di Casa Di Vittorio, che l’editore Franco Mastroluca con le sue Edizioni Sudest ospita e promuove, per aprire un dialogo di riflessione e approfondimento, anche didattico, su quanto Di Vittorio e la storia stessa del movimento sindacale italiano hanno rappresentato all’interno della più generale storia sociale dell’Italia. La specificità di questo primo contributo, il lavoro di indagine e analisi di Claudio Marotti - insieme al lavoro cinematografico di Carlo Bolli - è proprio nel taglio sociologico che allarga lo spettro di presentazione dell’opera e del percorso biografico di Giuseppe Di Vittorio, collegandolo ai più diversi movimenti sociali e di pensiero del secolo scorso. L’attenzione primaria del lavoro di Marotti è all’equilibrio esistente tra determinismo storico e azione individuale, tra percorso collettivo e percorso individuale.

Marotti alterna continuamente i riferimenti alla storia del movimento sindacale con la storia delle grandi idee, anche filosofiche, che hanno provato a determinare i cambiamenti che hanno reso il “secolo breve” lo snodo principale del cambio epocale vissuto dalle grandi masse di diseredati. Di Vittorio diventa protagonista delle lotte per i diritti ma anche il simbolo di una “cultura” del cambiamento che vede in primo piano i valori universali dell’umanità: la dignità dell’uomo, il diritto all’inviolabilità dell’uomo, la parità a tutti i livelli tra classi sociali, popoli di diverse provenienze, generazioni. Tutto sotto il segno del primato dell’uomo, nella sua condizione di lavoro, nella sua libertà nel lavoro, nella sua libertà dal bisogno e dallo sfruttamento. Il “racconto” e l’analisi di Marotti si accompagnano anche alle testimonianze e ai documenti che chiudono ognuno dei capitoli del suo lavoro e sono parte integrante dello stesso, così come la sua stessa passione e impegno si rispecchiano nelle immagini raccolte da Carlo Bolli nel documentario allegato a questo libro. Immagini e interviste in cui la narrazione diventa il mezzo più adatto a rappresentare la particolarità di Di Vittorio, leader carismatico amato dalle folle, ma anche eccellente e fine politico, esempio di coerenza biografica e di vicinanza tra base rappresentata e direzione d’avanguardia».

Giovanni Rinaldi

Direttore progetto Casa Di Vittorio

 

Schede autori

 

CLAUDIO MAROTTI

(San Leucio del Sannio, BN), sociologo, lavora alla Regione Campania – Settore Politiche Sociali ed è Responsabile degli “Interventi a sostegno della condizione giovanile” in Campania.

Si occupa di problematiche sociali, in particolare di disagio minorile e giovanile e dei soggetti a rischio.

Ha svolto numerosi studi e ricerche su questi temi, sulla progettazione sociale e territoriale.

Ha collaborato con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (Facoltà di Sociologia).

Dal 2005 è Giudice Onorario presso la Corte d’Appello - sezione minorenni - di Salerno.

Nel 2006 ha pubblicato La specificità del movimento sindacale italiano (Morlacchi Editore).

 

CARLO BOLLI

(Roma), docente di linguaggio cinematografico all’Università degli Studi di Perugia.

Inizialmente curatore del montaggio dei film “Vietnam scene del dopoguerra” (1975), “Figlio delle stelle” e “Bambulè” (1979). Successivamente regista del film “IL PRIMO GIORNO DI SOLE” (87’ - 2006 - Prod. P.E.C.A.) realizzato con 30 studenti appena laureati e premiato al Festival Internazionale del Cinema di Salerno 2006, del mediometraggio “CIAO FEDERICO” (2006)  omaggio a Federico Fellini, del cortometraggio "UNA GIORNATA QUALSIASI" con Edoardo Bolli (40' - 2007 - Prod. Investigation),

 

 

Scheda documentario

 

CINQUANT’ANNI DA DI VITTORIO” regia Carlo Bolli, 36’, 2007, Produzione HD - Perugia.

Fotografia Mariano Antonelli

Montaggio Bruno Rocco

Collaborazioni: per l’organizzazione Agostino Marotti, per la regia Edoardo Bolli, per le riprese Fabio Lepore.

 

Il documentario è stato patrocinato e sostenuto dal Comune di Napoli (Assessorato alla Memoria), dalla Regione Campania e, nell’ambito del Progetto Casa Di Vittorio, dal Comune di Cerignola (Assessorato alla Cultura) e dalla Regione Puglia.

Contiene interviste a Dolores Feleppa Madaro (Assessore alla Memoria del Comune di Napoli), Matteo Valentino (Sindaco del Comune di Cerignola), Giovanni Rinaldi (direttore progetto Casa Di Vittorio), Giuseppe Valentino (SPI Cgil di Cerignola), Rocco Pierro (segretario Camera del lavoro di Minervino Murge), Angela Tempesta (ex assessore alla Cultura del Comune di Minervino Murge) e a Ernesto Rana, Sabatina Scatamacchia, Matteo Valenza, Michele Sacco, Antonio Amoretti, Pasquale Chiodo.

 

 

INFO:

 

SUDEST Edizioni Srl

Lungomare Nazario Sauro, 8 - 71043 Manfredonia FG

Tel. e fax 0884.536910

direttore@sudest.info

 

 

SUDEST Direzione Commerciale

Via San Francesco, 30 - 71043 Manfredonia FG

Tel. e fax 0884.536749

commerciale@sudest.info

www.sudest.info

 

 

CASA DI VITTORIO

presso Comune di Cerignola

Piazza della Repubblica – 71042 Cerignola (FG)

Ufficio Stampa: 0885.410312 fax 0885.410237

casadivittorio@comune.cerignola.fg.it

www.casadivittorio.it

 
postato da URIATINON alle ore 22:47 | link | commenti
categorie: recensioni
domenica, 27 gennaio 2008

Neppure una targa ricorda gli internati slavi ed i 16 ebrei che, partiti dal campo di concentramento di  Manfredonia, morirono poi nei campi della Shoah

Image

Quegli Ebrei partiti ... da

casa nostra

 

di  TERESA MARIA RAUZINO

 

Tutti conosciamo Auschwitz e Buchenwald, ma decenni di censure ci hanno impedito di sapere che noi, Italiani, costruimmo e gestimmo i lager di Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, Rab (nell'isola di Arbe). Alla fine del Ventennio gli occupanti italiani costruirono nelle terre slave campi di concentramento che, seppur non scientificamente predisposti allo sterminio, furono la causa di migliaia di morti e di infinite sofferenze. Furono creati campi anche in Italia: a Gonars (Udine), a Monigo (Treviso), a Renicci di Anghiari (Arezzo) e a Padova. Secondo stime rapportate nel volume dell'A.N.P.P.I.A. “Pericolosi nelle contingenze belliche”, i fascisti internarono quasi 30.000 sloveni e croati, uomini, donne e bambini .

Facendo riferimento a uno studio effettuato da Viviano Iazzetti (funzionario dell’archivio di Stato di Foggia), sul campo di concentramento pugliese di Manfredonia (che funzionò dal 1940 alla fine dell’estate del 1943) possiamo affermare che un gruppo consistente delle persone ivi internate proveniva dalla zona di Fiume. Erano cittadini italiani “slavofili“, ex jugoslavi sospetti di attività antitaliana. Per ex jugoslavi – precisa Iazzetti– si intendevano gli internati originari dei territori dell’Istria annessi all’Italia in seguito allo smembramento dell’impero austro-ungarico dopo la prima guerra mondiale.

Nel campo di concentramento di Manfredonia la libertà degli internati era limitatissima. Essi potevano passeggiare liberamente soltanto per alcune ore della giornata ed esclusivamente nell’ambito della zona delimitata. Quando i reclusi si trovavano in quest’area venivano attivati sei posti fissi di guardia per la loro vigilanza e contemporaneamente degli agenti in bicicletta percorrevano la nazionale per Foggia, lungo il tratto antistante il campo, onde evitare contatti con estranei.

Al rientro nelle camerate venivano chiuse finestre e porte, applicando a queste ultime dei lucchetti dall’esterno. Durante la notte funzionava un servizio di ronda sia all’esterno che all’interno del campo. Per gli internati non era possibile intrattenere rapporti epistolari con i familiari senza la preventiva autorizzazione ministeriale e subordinatamente al vaglio della posta per motivi di censura. Gli internati avevano l’obbligo di presentarsi negli Uffici della Direzione, ogni qualvolta invitati, a capo scoperto, abbigliati compostamente e salutando "romanamente".

Per poter leggere dei libri italiani occorreva l’autorizzazione della direzione, mentre, per i giornali ed i libri in lingua straniera, quella del Ministero. Era vietato usare lingue straniere nelle conversazioni. Della traduzione della corrispondenza degli internati serbo-croati e Sloveni si occupava la signora Maria Nannut, presso il campo di concentramento di Fabriano.

Il campo di Manfredonia fu una “cosa all’Italiana”, non furono uccisi internati come nei famigerati campi nazisti. Ma non dimentichiamo che il 1° luglio 1940 nel campo suddetto giunsero 31 ebrei tedeschi. Iazzetti, nel suo saggio, ne ha citato nomi, cognomi e paternità:

Pressburger Alfred di Leopold
Rector Arthur fu Simon
Scharf Iakob di Jonas
Winkler Ugo Israele di Iulius
Zeilinger Leopold fu Gustavo
Morgestern Hans di Mauritz
Moser Louis fu Heinric
Kollmann Carl di Sigfrid
Kerbes Lemel fu Wilhelm
Hutzler Ludwig fu Leopold
Gluecksmann Eugen fu Antonio
Heinz Paul di Leopold
Leer Oskar di Franz
Mandel David fu Leiser
Mausner Iakob fu Leiser
Josesfsberg Iakob fu Zaibel
Kollmann Hans di Sigfrid
Schwarz Iulius fu Samuel
Tsch Oskar fu Albert
Aussemberg Chaskel fu Kaim
Lueksmann Ferdinand fu Filippo
Zilberstein Markta fu Habraham
Sommerfeld Leo fu Max
Koldegg Erwin fu Max
Samek Arthur di Adolfo
Halperin Benjamin di Giuseppe
Lawetzky Franz di Adolfo
Nussbaum Ernest Ludwig di Josef
Roth Leon di Wolf
Schwarzwald Norbert di Isacco
Wollner Sieghard di Max

Il 18 settembre 1940 gran parte di essi furono trasferiti presso il campo di concentramento di Tossicia in provincia di Teramo. Restarono a Manfredonia Halperin, Lawetzky, Roth, Swarzwald e Wolner che, ad eccezione dell’ultimo di cui si perdono le tracce, furono in seguito trasferiti nel campo di concentramento di Campagna (in provincia di Salerno) il 26 febbraio 1942.

Viviano Iazzetti si chiede quale sorte sia toccata a queste persone ( di cui comunicò i nominativi alla Comunità ebraica di Roma fin dal 1984-85), invitando gli studiosi ad effettuare ulteriori ricerche.

Oggi finalmente questo ci è stato reso possibile dalla consultazione di una banca dati delle vittime della Shoa postata in Internet. Da una nostra ricerca sul sito www1.yadvashem.org, nei famigerati campi di concentramento nazisti dove si consumò la Shoah risultano periti ben 16 dei  31 ebrei tedeschi partiti dal campo di Manfredonia. Ecco i nominativi:

Pressburger Alfred

Rector Arthur

Scharf Iakob

Winkler Ugo Israele

Zeilinger Leopold

Kollmann Carl

Kerbes Lemel

Gluecksmann Eugen

Mandel David

Mausner Iakob

Kollmann Hans

Schwarz Iulius

Sommerfeld Leo

Halperin Benjamin

Nussbaum Ernest Ludwig

Roth Leon

Nelle schede on line non sempre è riportata la paternità, oltre che la nazionalità, e talvolta ci sono omonimie: ci auguriamo che il numero delle vittime sia stato inferiore al numero da noi rilevato.

Al Comune di Manfredonia chiediamo che sia posta almeno una targa a loro ricordo nel luogo (l’ex macello comunale, oggi dismesso) che li ospitò.

A futura memoria...

 

©2008  Teresa Maria Rauzino. Estratto di un saggio  pubblicato sul mensile «Sudest» (n. 5, marzo 2005,  pp. 98-101). Le foto dell'ex macello comunale, sede del campo di concentramento di Manfredonia, sono state scattate dal fotografo del «Corriere del Golfo». 

Per approfondire:
Una memoria dimenticata. Il campo di concentramento di Manfredonia

IL VIAGGIO DELLA MEMORIA
Visita al museo di Auschwitz, al Campo di Concentramento di Birkenau, alla sinagoga e alla città di Cracovia ( progetto MAI PIU')

postato da URIATINON alle ore 17:36 | link | commenti (1)
categorie: giornata della memoria
giovedì, 24 gennaio 2008

Aristocratici Napoletani tra Capitanata e Valle d’Itria: i Duchi di Sangro

 

Il nuovo libro di Lucia Lopriore, frutto di un  impegnativo lavoro storiografico, verrà presentato da Gloria Fazia e Mimmo Di Conza al Museo Civico di Foggia (Piazza Nigri, 1) martedì  29 gennaio alle ore 17,30.   E' prevista una proiezione multimediale a cura dell'Autrice.

 

 

recensione di TERESA MARIA RAUZINO

 

 

 

L'acquisto del feudo di Orta di Capitanata, attuale Orta Nova (FG), avvenuto nel 1795, evidenzia l'intreccio indissolubile che congiunge sempre microstoria e macrostoria. Con tale acquisto fu concesso al duca Nicola de’ Sangro il giuspatronato sulle chiese di Santa Maria delle Grazie e di Santa Caterina, ad essa annessa. Tale diritto vincolava il nobile casato a provvedere a tutte le esigenze di culto richiesti dal vescovo di Ascoli Satriano; oltre agli arredi sacri, il Duca dovette donare una bella campana.

La curiosità storiografica di Lucia Lopriore, autrice del volume Aristocratici Napoletani tra Capitanata e Valle d’Itria: i Duchi de Sangro, Edizioni del Rosone, Foggia), è nata proprio dalla visione/ricognizione di questa campana quando, notando che era marcata dallo stemma araldico dei de’ Sangro, scoprì che il prestigioso casato era stato legato, sia pure per un breve periodo, alla sua città natale. Di sicuro interesse storico si rivela il suo accurato studio svolto sulla linea dei duchi di Sangro per l’intreccio delle strategie sociali, familiari, politiche e culturali che la famiglia adottò per marcare il proprio status sociale. La partecipazione attiva dei suoi componenti alla vita politica nazionale ed internazionale e la celebrazione dei matrimoni, volta all’espansione dell’asse patrimoniale, pone in luce aspetti che rendono bene l’idea del modo in cui si svolgeva l’intricata strategia per garantirsi il massimo potere.

Nel corso della ricerca archivistica e della ricognizione sul campo, che l’hanno portata a ripercorrere tra Puglia e Campania i luoghi dei De Sangro, la Lopriore si è resa conto che la letteratura specializzata forniva notizie solo sui rami principali del casato: sui duchi di Vietri, di Torremaggiore, sui principi di San Severo, di Fondi, solo per citarne alcuni. Nessuno degli storici accreditati aveva mai esaminato attentamente la linea cadetta dei duchi di Sangro,  quella dei marchesi di San Lucido. Le loro res gestae erano praticamente sconosciute.

Assenza di notizie dovuta al fatto che in passato l’asse ereditario nobiliare negli Stati europei era basato sulla legge del maggiorasco; difficilmente i genealogisti accreditati studiavano i rami ultrogeniti, relegati ad un ruolo marginale. Da qui l’approfondimento volto a soddisfare le curiosità dell’Autrice, ma soprattutto a fornire notizie preziose agli studiosi e ai lettori desiderosi di conoscere la storia di questo ramo dei de Sangro.

Un lavoro, quello della Lopriore, che ha richiesto un notevole impegno per le innumerevoli difficoltà incontrate in sette lungi anni di ricerca. Ma mai, come in questo caso, “andar per archivi” è stato così produttivo, oltre che entusiasmante. L’importanza degli archivi, lo sappiamo bene, è data proprio dalla possibilità di rinvenire tra le tante carte, spesso nemmeno inventariate, fonti essenziali per la ricostruzione del passato altrimenti condannato all’oblio. Per riportarlo alla ribalta della  storia.

Per questo lavoro, ricordiamo che l’Autrice ha analizzato una notevole mole di documenti custoditi negli archivi di varie città; numerosi, quindi, sono stati gli spostamenti ed i contatti avuti con istituzioni di tutta Italia: a Napoli (Archivio di Stato, Biblioteca Nazionale, Archivio Storico del Banco di Napoli - Fondazione, Museo Duca di Martina, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, Museo Civico "Filangieri " - peraltro chiuso al pubblico per restauri); a Roma (Archivio Centrale dello Stato); a San Basilio - Mottola (TA) (Hotel Casa Isabella); ad Ascoli Satriano (Archivio Storico della Curia Vescovile); a Martina Franca (Biblioteca Comunale "Isidoro Chirulli"e Archivio del Gruppo Umanesimo della Pietra).

Qui, grazie alla consultazione dell'archivio privato, di dipinti, foto ed altro materiale appartenente alla famiglia de' Sangro, e donati alle due istituzioni citate dagli eredi, l’Autrice ha potuto ricostruire anche le più significative vicende riguardanti la famiglia in Valle d’Itria.

La ricerca ha dato esiti importanti, portando la Lopriore ad approfondire via via la storia araldica del nobile casato, dalle origini fino ai nostri giorni. Non diversa da quella degli altri nobili fu infatti la vita sociale dei duchi de Sangro, discendenti dai Marchesi di San Lucido. Con qualche sprazzo di notorietà, che li ha portati alla ribalta della storia moderna e contemporanea.

Don Nicola de’ Sangro ebbe un ruolo determinante nel 1795 in relazione alle vicende storiche ed economiche della Capitanata, ossia quando acquistò il feudo allodiale di Orta. Il possesso cessò con l’entrata in vigore della legge eversiva della feudalità del 21 maggio 1806.

I suoi successori si distinsero per le loro gesta eroiche; suo figlio Riccardo, terzo duca di Sangro, sposò Maria Argentina Caracciolo, che ereditò il titolo di duchessa di Martina Franca dopo l’avvenuto decesso della madre, Francesca del Giudice Caracciolo. Il nome di Riccardo  è legato ad una rapida carriera militare. Dopo la Restaurazione il sovrano, per dimostrare la sua riconoscenza per la fedeltà dimostrata, promosse Riccardo tenente colonnello del primo reggimento Lancieri.  Riconoscimenti gli furono conferiti nel 1843 con l’investitura di cavaliere dell’Ordine di San Gennaro. Ferdinando II, che lo volle al suo fianco nel maggio del 1848 durante la campagna nello Stato Pontificio, il 15 giugno 1849 lo promosse Generale. Nel 1855 Riccardo de’ Sangro fu nominato maresciallo di campo ed aiutante del re ed ebbe il comando della divisione di cavalleria leggera e delle Guardie d’Onore; nel maggio del 1859, durante gli ultimi giorni di vita del re Ferdinando II, egli fu il suo più assiduo assistente. Confermato in tutte le sue cariche dal nuovo re Francesco II, lo seguì a Gaeta, imbarcandosi con lui il 6 settembre 1860 sulla nave Saetta. L’8 ottobre 1860, per premiare il suo fedele attaccamento, il giovane sovrano lo promosse Tenente Generale. Nel castello di Gaeta, assediato dalle truppe piemontesi, contrasse il tifo, ma salì agli onori della cronaca con il titolo di difensore di Gaeta.

Durante il secondo conflitto mondiale, il suo omonimo Riccardo de' Sangro diede alloggio nella sua villa di Ravello a Vittorio Emanuele III e alla regina Elena. Nel dopoguerra, insieme ad alcuni membri dell’aristocrazia napoletana, tra cui la nipote Maruska Monticelli Obizzi di Sangro, figlia della sorella Isabella, egli contribuì alla ricostruzione del patrimonio artistico del Museo Filangieri danneggiato dalla guerra.

Nel 1978 un altro  Riccardo, seguendo l’esempio dello zio, donò al Museo Duca di Martina di Napoli quel che restava della collezione di ceramiche ed altri oggetti in suo possesso, appartenuti a Don Placido de’Sangro, duca di Martina, integrando, così, la pregevole e cospicua collezione dell’antenato.

Oggi la linea maschile dei duchi di Sangro è estinta. Prosegue in quella femminile, rappresentata attualmente dai pronipoti di Riccardo, i nobili Notarbartolo e Parisi Avarna.

 

 

RAIMONDO DI SANGRO, IL PRINCIPE PIU’ FAMOSO

Il più  noto esponente della linea primogeniturale di questa illustre casata,  che senza dubbio ha lasciato un ricordo indelebile, fu  Raimondo de' Sangro, principe di San Severo. Esimio letterato, esperto nelle arti e nelle scienze, si distinse per la sua perizia nel progettare e dirigere opere di architettura militare e fu tenuto in gran conto dai regnanti d’Europa. La cappella del principe, intitolata a Santa Maria della Pietà, fu decorata con colori preparati dallo stesso Raimondo, che nel 1753 fece scolpire dal Sanmartino il “Cristo velato” che rese celebre la cappella in tutta l’Europa. Il procedimento per marmorizzare il velo del “Cristo” e la rete che ricopre la statua del “Disinganno” (collocati nella cappella), fu opera di Raimondo il quale, grazie a un complesso procedimento chimico, riuscì ad ottenere su queste opere gli effetti ottici di particolare suggestione. Nel succorpo della cappella sono tuttora custodite le famose macchine anatomiche che nel 1764 Raimondo fece costruire dall’anatomopatologo Giuseppe Salerno, utilizzando scheletri umani autentici con spago, cera e filo di ferro per ricostruire il sistema circolatorio, da mostrare ai medici dell’Ospedale degli Incurabili affinché non incorressero in  errori dovuti alla loro scarsa conoscenza dell’anatomia. Molti altri furono i successi di Raimondo de’Sangro in campo alchimistico e scientifico: inventò particolari tipi di inchiostro indelebile (utilizzati poi nella sua stamperia) e complessi sistemi per la costruzione di un teatro pirotecnico. Praticò l’esoterismo e fu anche in grado di predire la propria dipartita. Negli anni compresi tra il 1750 ed il 1759, Raimondo si lasciò convincere da Guglielmo Moncada  a far parte della Massoneria, vi entrò nel giugno 1750 e fu riconosciuto “gran maestro”; fu lui a suddividere i massoni partenopei nelle distinte logge "di Sangro”, costituita da nobili e “Moncada”, composta da borghesi e commercianti. Avversato dai Gesuiti, dopo alterne vicende, Raimondo decise di lasciare la Massoneria, ma i confratelli lo accusarono di aver rivelato la loro identità al sovrano. Ingiustamente.

 

Lucia Lopriore, socia degli Amici del Museo di FG, del Centro Studi "Martella" di Peschici e della Società di Storia Patria di Vieste,  collabora al portale www.storiamedievale.net del prof. Raffaele Licinio e a “GENEALOGIE DELLE FAMIGLIE NOBILI ITALIANE “ (vero e proprio cardine della genealogia italiana online a cura di Davide Shamà).

postato da URIATINON alle ore 22:50 | link | commenti
categorie: recensioni, eventi, libri di capitanata
martedì, 22 gennaio 2008

 

"punto di stella"

il nuovo mensile di informazione del Gargano

direttore editoriale Piero Giannini

Il numero di gennaio è on line:  

http://www.carpinofolkfestival.com/GENNAIO.2008.pdf

postato da URIATINON alle ore 10:41 | link | commenti
categorie: punto di stella
domenica, 20 gennaio 2008

PowerPoint su Kàlena: 

Abbazia di Kàlena, luogo del cuore.pptx (27026530)  Scarica come zip

Per visualizzare è richiesto Office 2007 

Scade il 25-01-2008 22.51.28  

postato da URIATINON alle ore 23:06 | link | commenti
categorie: salviamo kalena
domenica, 20 gennaio 2008

LO SGUARDO DEL VIANDANTE

 L’IRRE Puglia nel 2002  testò un percorso del futuro Parco Letterario "Gargano Segreto" nei luoghi della memoria  di Pietro Giannone, Michelangelo Manicone e Pasquale Soccio. Target:  i corsisti del Laboratorio Lo sguardo del viandante” dell’IRRE Puglia. Guida d’eccezione: il prof. Filippo Fiorentino, che vogliamo ricordare così,  a un  mese dal terzo anniversario della sua morte (20 febbraio 2005).

 

FILIPPO FIORENTINO

ALLA SCOPERTA DEL GARGANO SEGRETO

 

di  Teresa Maria Rauzino

 http://files.splinder.com/91f8a276a965e5ffacef2532a7d7d72f.pdf

 

 

 

postato da URIATINON alle ore 19:02 | link | commenti
categorie: filippo fiorentino
giovedì, 17 gennaio 2008

Il 19 gennaio a Foggia, nell'aula magna della Facoltà di Economia (Via Caggese), nuovo appuntamento di ASSAGGI, serata  tra musica ed arte

KÀLENA, UN LUOGO DEL CUORE DA SALVARE

 

ImageL'abbazia di Santa Maria di Kàlena, sorta intorno all'872 d.C., è tra le più antiche in Italia e funse, sin dalla sua fondazione, da collettore per i pellegrini diretti a Monte S’Angelo, la cui presenza è attestata dai non esigui resti del convento, un ampio hospitium, connotato dalla presenza di due chiese abbaziali. Il complesso dipendeva dalla ricca e potente diocesi delle Isole Tremiti che governava l'intero sistema di chiese e santuari posti lung