E' ON LINE SU QUESTO BLOG "IL GARGANO NUOVO" NOVEMBRE 2007
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Un “viaggio sentimentale” nel Parco letterario “San Michele Arcangelo-Gargano segreto”
ITINERARI… DEL PERDUTO AMORE
di TERESA MARIA RAUZINO

Il sogno di Filippo Fiorentino, lo studioso che per primo lanciò l’idea di un Parco letterario nel Gargano è diventato realtà. Il progetto è stato varato un anno fa, nell’ambito di Aurea 2006, dalla Comunità Montana del Gargano e dalle Fondazioni “Ippolito Nievo” e “Pasquale Soccio”.
Diventerà, questo nuovo Parco Letterario denominato “San Michele Arcangelo-Gargano segreto”, un volano per destagionalizzare il turismo sul Gargano?
Saranno attivati i percorsi sentimentali, folklorici, musicali, gli itinerari di religiosità popolare, i sentieri dell'anima e quelli del gusto?
Riusciranno i promotori del Parco a lanciare, nei mesi autunnali, invernali e primaverili, un turismo basato sulle risorse tout-court del Gargano, e sono tante, per attrarre un nuovo tipo di viaggiatore, quello colto, interessato alla letteratura, alla religiosità, all’archeologia, all’arte e allo spirito dei luoghi?
Noi crediamo di sì. Ma bisogna attivarsi. La fase operativa del progetto dovrebbe partire al più presto, come già avvenuto negli altri Parchi letterari italiani, con dei corsi di formazione rivolti ai giovani animatori-guide-futuri imprenditori di se stessi.
Cosa potremmo fare per far decollare il Parco? Credo sia necessario individuare dei percorsi suggestivi per lo “sguardo del viandante” in cerca di un Gargano diverso. Come il “percorso sentimentale” che propongo in questa pagina ai miei lettori.
La fonte letteraria da cui ho tratto ispirazione è “Novelle e leggende della Capitanata”, un’intrigante antologia curata da Giovanni Saitto per le Edizioni del Poggio.
Le visite al Parco Letterario potrebbero svolgersi sulle tracce dei testi di questi autori, con guide poliglotte che spieghino e raccontino in modo originale i luoghi, con riferimenti storici, artistici e culturali.
Com’è nello spirito dei Parchi letterari, occorre che i percorsi siano animati da attori e cantastorie in grado di trasmettere il pathos di queste storie “del perduto amore” nella magia e nel contesto dei luoghi dove esse si sono svolti.
Le tappe del “viaggio sentimentale” si snodano dal Castello di Apricena a Castelpagano fino a Lucera, dal Palazzo Caracciolo di Vico del Gargano al Crocifisso di Varano, dalla Rupe di Peschici allo “Spacco di Rosinella” e al “Pizzomunno” di Vieste.
Luoghi suggestivi, dove la natura si coniuga perfettamente alla cultura del nostro territorio.
Giuseppe D’Addetta, fin dagli anni Cinquanta, intuì che anche i centri più sperduti del Gargano avrebbero avuto qualcosa di importante da comunicare a chi avesse avuto la curiosità di conoscerli. Una tradizione folklorica ed etnografica intatta, e sorprendentemente attuale, era ancora da valorizzare. Essa attendeva di essere conosciuta da chi, mosso dal desiderio di conoscere ciò che un tempo, in un’altra vita, siamo stati, si fosse spinto per le balze più scoscese della Montagna del sole, alla ricerca di luoghi della memoria dimenticati. “Novelle e leggende della Capitanata” prende le mosse proprio dall’indimenticabile saggio del d’Addetta. E ne prosegue l’ideale viaggio, alla scoperta di antiche tradizioni etnografiche e narrative. Emergono ricordi altamente suggestivi e poco noti, ed il lettore vi si accosta con il desiderio di farli rivivere in piena luce. Desiderio che è anche di tutti gli studiosi che, lavorando in team, hanno messo a disposizione materiale raro, edito ed inedito. Il dato interessante è che, accanto alle leggende di Giuseppe d’Addetta, di Armando Petrucci, di Michelantonio Fini, troviamo i validi testi di alcuni giovani narratori che, partendo da uno spunto ambientale, da un aneddoto, o da una tradizione rigorosamente storica, si sono cimentati nell’invenzione artistica, creando dei nuovi racconti, che restano impressi nell’immaginario del lettore. Come “Il Confessore senza ostie” di Antonio Milone. Protagonisti il giovane imperatore Federico II di Svevia e Matteo, un umile manovale addetto alla costruzione della fortezza di Apricena. Ambedue presi dallo stesso sogno, dallo stesso identico miraggio: «Angiola, bella come la seta la prima volta, bella come la luna quando si è felici, con quegli occhi di luce nera, con quella pelle che solo un Dio sa e può, quella pelle di petali di rose, di seta e latte, e raggi di sole»… Una notte insonne, parallela, accomuna i due adolescenti. Una notte che, per Federico, è come una malattia, è come «un confessore senza ostie che non può assolvere, né può condannare». Una notte in cui egli diventa veramente un re…
Nel racconto di Giovambattista Gifuni, ”La danzatrice di Lucera”, il biondo e inquieto Manfredi, e una misteriosa saracena, di nome Semrud, sono i protagonisti di una struggente storia di amore inappagato. Lo scenario è Lucera, e in particolare il castello sormontato da quindici torri, costruito secondo lo stile arabo: tremila colonnine orientali ne circondano il vasto cortile; le porte sono incrostate d’oro; un incantevole giardino di “stelle cantanti”, di fontane e di rose, circonda l’harem dalle inferriate d’oro. Qui Manfredi conduce Semrud, dopo averla acquistata, spinto dalla subitanea attrazione che ha provato vedendola danzare su una pista dorata. Ma invano ne cerca l’amore. Solo alla vigilia della battaglia di Benevento, che vedrà il tramonto della potenza sveva, Semrud, conscia del fatale destino che incombe sul suo re, gli sarà vicina come non mai…
Manfredi e Semrud illustrati da Primiana Nista.
Dalla raccolta viene, quindi, fuori un mondo di ieri, sorprendente per chi è abituato a vedere la Capitanata, ed il Gargano, con lo sguardo corto dell’oggi e della contemporaneità. La leggenda de “Il ponte di cuoio”, di Giuseppe d’Addetta, ci riporta al tempo lontano in cui la nostra provincia era terra di conquista di popoli diversi per cultura, consuetudini e tradizioni. Popoli come gli Arabi che, contrariamente ai pregiudizi di oggi, erano un popolo mite, rispettoso delle tradizioni locali e religiose delle genti conquistate.
Il protagonista della leggenda, Moham, un valoroso condottiero saraceno, si innamora perdutamente della castellana «bella e bionda come il sole e dolce come la luna», che vive nella rocca dirimpetto, in località Castelpagano. Ma il suo sogno d’amore incontrerà seri ostacoli. Forti pregiudizi etnici, e soprattutto il timore che, sposando un seguace della religione maomettana, possano esserci ripercussioni negative per la propria anima e per i componenti della sua casata, inducono la bella principessa garganica ad avanzare una richiesta decisamente insolita…
Quando l’itinerario de “La Montagna del sole” tocca Vieste, la sperduta, il D’Addetta rievoca due suggestive leggende. Tragici scenari lo “Spacco di Rosinella” e il bianco faraglione di Pizzomunno. Qui le perfide sirene, invidiose e gelose dell’amore di due giovani, rapiscono la bellissima fanciulla e la tengono legata ad uno scoglio sommerso. Solo ogni cento anni le concederanno di riemergere, in un giorno di sole, per rivedere il suo fedele amante.
Altre leggende fioriscono sulle rive del Varano. Temi maliosi e mitici, che i pescatori narravano, durante le lunghe attese delle battute di caccia e di pesca. Come la storia di Nunziata, unica superstite all’ira divina che inabissa la città di Uria. Gli Dei le concedono il dono dell’immortalità, ma la sua è una vita segnata dal rimpianto per la perdita dell’innamorato, scomparso insieme a tutti gli abitanti della città. E la sua voce di pianto, ogni sera, è portata dal vento che spira sullo specchio del lago…
“La storia di Maddalena”, ritrovata dal prof. Michele Tortorella fra i registri parrocchiali della collegiata di Vico del Gargano, narra una vicenda seicentesca. Lo sfondo è il castello svevo; protagonisti due inconsapevoli fratelli, portati dai capricci della sorte a un destino infelice. Antagonista il principe Caracciolo, che desideroso di impadronirsi del feudo, sottrae ai marchesi Spinelli, con un sotterfugio, l’unico figlio appena nato. Due anni dopo, la nascita di Maddalena allieta il castello, consolando gli Spinelli della perdita dell’erede maschio... che un giorno, fatalmente, approda nella città natale. Conquista la simpatia dei feudatari, i quali lo invitano a diventare paggio alla loro corte. Maddalena è nel fiore degli anni, “è un bel bocciolo di rosa”, il giovane un giglio bianco e candido come la neve”. Uno sguardo innocente, un voltar di testa, una mossa innocente fatta a caso. “E’ certo che nel cor gentile l’amore si fa strada”. Maddalena è perduta amante, e lui più di lei. L’amore “proibito” si consuma in un giardino di agrumi di Canneto, dietro ad uno frangivento… ma il finale è degno delle migliori tragedie greche.
Bionde bellezze garganiche, retaggio degli antichi conquistatori normanni e svevi, o di migrazioni di altri popoli italici, sono le eroine degli altri racconti.
Ad esse si affiancano le brune: come quelle che appaiono, sui marciapiedi stretti di San Giovanni Rotondo, all’immaginario turista incuriosito di D’Addetta. Donne dalle linee zingaresche con lunghi orecchini d’oro, che dignitose abbozzano un sorriso in segno di saluto, mentre due perfette file di bianchi denti rilucono fra il carminio naturale delle labbra.
Donne brune, come è bruna la bellezza slava di Sinella, protagonista de “La pazza”, di Michelantonio Fini. La voce argentina e affabulante della ragazza, intenta nella raccolta delle olive nella piana assolata di Càlena ammalia Elia: egli si innamora perdutamente della sua fresca bocca di fragola matura, del profumo delle sue trecce di ebano, dell’ardore dei suoi profondi occhi di fuoco.
Ma la bella Sinella non può corrispondere a questo ardente sentimento: da un anno i suoi l’hanno promessa a un altro, emigrato in America, impegnando così il suo onore e la sua fedeltà. L’innamorato, respinto e umiliato, schiavo, suo malgrado, della mentalità del tempo, si sente obbligato a «lavare l’offesa agli occhi dell’intero paese... ».
L’epilogo è ancora più drammatico. Un giorno, dall’alto di un precipizio, sulla grotta dell’acqua calda, dalla Rupe gigantesca, Sinella che, in seguito a varie vicissitudini, ha perso la ragione, credé di poterlo trovare, di poterlo afferrare, il suo sogno, e stringerlo a sé fortemente, per sempre.
Un mese dopo, allo stesso vertice pietroso, fu visto ergersi un uomo che veniva dalla selva, veniva dalla solitudine, veniva dalla disperazione. I marinai raccontano di aver visto quel fantasma camminare sull’orlo dell’abisso, sfidando la morte... Così i due infelici amanti, forse, trovarono la pace in fondo a quel precipizio, in quel mare tenebroso e immenso come l’animo umano, come l’amore, come il destino, come la morte, come il mistero…
“SUDs”
L’identità plurale del Mezzogiorno
1° Salone della Piccola e media Editoria meridionale
Padiglione 71 Fiera di Foggia, 30 novembre/1-2 dicembre
Con la collaborazione di
Regione Puglia
Provincia di Foggia
Comune di Foggia-Assessorato alla Cultura
Banca della Campania
Comitato Scientifico
Michele Trecca
Saverio Russo
Fatima Bronci
Franco Mercurio
Maria C. Nardella
SUDs è il primo salone dell’editoria meridionale e di qualità. È organizzato dall’Ente Fiera di Foggia e dalla Fondazione Banca del Monte “Domenico Siniscalco Ceci”. Si tiene a Foggia da venerdì 30 novembre a domenica 2 dicembre. Partecipano alla manifestazione più di 60 case editrici di ogni parte d’Italia con cataloghi e storie di diversa portata. I tre giorni di esposizione saranno accompagnati da svariate iniziative letterarie ed artistiche.
SUDs è l’ironica declinazione plurale di Sud al tempo del villaggio linguistico globale. Il Salone, infatti, nasce da una volontà di slancio meridionale al di là dei propri confini. SUDs non sarà, dunque, un arroccamento nella tradizione o l’esposizione dei cimeli cartacei di un’identità certa, ma un luogo vivo di confronto della ricchezza culturale meridionale con i linguaggi della contemporaneità e le esperienze editoriali di altre realtà italiane.
SUDs ha la freschezza avventurosa della frontiera, del nuovo, dell’indefinito; è una pioggia di libri contro il rischio di desertificazione della parola per l’effetto serra televisivo. SUDs è la voglia di condividere il piacere dell’esplorazione e della conoscenza del proprio tempo.
Per tali motivazioni l’Ente Autonomo Fiere di Foggia e la Fondazione Banca del Monte di Foggia, con il supporto della Regione Puglia, della Provincia di Foggia, del Comune di Foggia, dell’Assessorato alla Cultura Città di Foggia e della Banca della Campania hanno voluto assicurare un importante sforzo organizzativo al fine di arricchire il patrimonio culturale meridionale di una nuova e significativa iniziativa.
La manifestazione avrà i seguenti orari: venerdì 30 novembre ore 16,30 – 21,00; sabato 1 dicembre ore 9,30 – 13,30 / ore 16,30 – 21,30; domenica 1 dicembre ore 9,30 – 13,30.
Programma:
Venerdì 30 novembre
- ore 16,30 cerimonia inaugurale alla presenza delle autorità.
- Forum: POTERE AI LIBRI. Il ruolo dell’editoria nel Meridione d’Italia, prefazione di Michele Trecca, coordina Maddalena Tulanti, vice direttore del “Corriere del Mezzogiorno” di Bari. Contributi di Pietro D’Amore e Agnese Manni, editori. Interventi degli editori presenti.
- Ore 18,30: Enzo Del Vecchio presenta “Fiorello La Guardia, un Imperatore a New York” Ed. Alberto Gaffi.
- Antonello Del vecchio presenta “Osterie d’Italia 2008” Ed. Slow Food.
- Ore 19,30: Masolino D’Amico presenta “La locanda che domina l’abisso”, corto tratto da “Monte Sant’Angelo” di Arthur Miller.
Sabato 1 dicembre giorno riservato agli studenti
- ore 9,30: Letture da “Se una mattina d’estate un bambino - lettera a mio figlio sull’amore per i libri”, di Roberto Cotroneo
- ore 10,00: conferenza su L’Identità plurale del Meridione d’Italia, relatore il prof. Franco Cassano, Università degli Studi di Bari
- ore 11,00 Presentazione di Politiche del diritto nella XIV Legislatura di Francesco Bonito, Ed. Sudest, prefazione di Anna Finocchiaro. Relatore on. Prof. Giuliano Pisapia, presidente Commissione per la Riforma del Codice Penale
- ore 12,00: Andrea Giachi presenta “Jesus”, Ed. Creativa
- ore 12,30: Giovanna Marmo, poesia e movimento, Ed. d’if
- ore 17,00 “Carosello Letterario”: incontri con gli autori, presenta Carlo D’Amicis. Prima Parte
- ore 18,30: SUDs è Nuove Scritture. Area tematica dedicata alle antologie
“Sporco al sole”, Besa Editori, con gli scrittori Livio Romano e Giovanni Di Jacovo
“Voi siete qui”, Minimum fax ed., con la scrittrice Veronica Raimo
“Quote rosa” Fernandel ed. con le scrittrici Francesca Bonafini e Mascia di Marco.
Coordinano Nicola La Gioia, Michele Trecca, Stefano Donno
- ore 19,30 “Carosello Letterario”, incontri con gli autori, presenta Carlo D’Amicis
- ore 20,30: SUDs è Nuove Tradizioni, area tematica dedicata alla cultura popolare
“Mordi e fuggi” Manni ed.
“Andrea Sacco suona e canta”, Aramirè ed. con l’autore Enrico Noviello
“Il cibo dei morti”, Palomar ed., con l’autrice Bianca Tragni
“Lunari di Puglia”, Progedit ed., con l’autore Vittorio Stagnani
Coordinano Vincenzo Santoro e Carlo D’Amicis
- ore 21,30 Canti della Tradizione salentina e del Gargano, con Pio Gravina, Enrico Noviello, Enza Pagliata, Anna Cinzia Villani.
Gli Autori del CAROSELLO LETTERARIO
Giuseppe Cirino, Giancarlo Liviano D’Arcangelo, Sara Durantini, Bruno Esposito, Gabriele Fabbiani, Raffaello Ferrante, Claudia Grippo, Claudio Menni, Sacha Naspini, Alessandro Panini-Finotti, Aldo Putignano, Pamela Serafino, Giancarlo Spadaccini, Lucia Tancredi.
Domenica 2 dicembre (con chiusura alle 13,30) sarà dedicata alla nuova frontiera di comunicazione dei blog.
Ore 10,00 “La Tribù dei Blog”, seconda edizione, a cura di BooksBrothers, patrocinato da GSA (Giornalisti Associati Specializzati).
- Giornalismo 2.0, L’informazione nell’era di Internet
Intervengono
Paola La Forgia, Presidente Ordine dei Giornalisti della Puglia
Michele Dell’Edera, vice presidente Associazione Stampa on line
Luca Conti, Pandemia, Il Sole 24 Ore
Gianni Messa, La Repubblica-Bari
Valerio Lo Monaco, Direttore Radio Alzo Zero
Coordina Roberto Zarriello
- Raccontarsi 2.0, Esperienze di vita “bit”
Intervengono
Utottotto, Arianna _Leggera, Narciso Lunatico
- Letteratura 2.0, Nuovi linguaggi alla conquista del web
Intervengono
Loredana Lipperini, Giuseppe Granieri, moderatore Enzo Verrengia
Ore 12,00 Bibliofiles
Presentazione della nuova collana di editoria digitale in facsimile, Claudio Grenzi ed.
Intervengono:
Antonio Ventura – responsabile della sezione “Raro e curioso. Libri introvabili della Capitanata”.
Laura Maggio – curatrice della sezione dedicata all’archeologia della Daunia.
Ai partecipanti verrà fatto omaggio di un saggio della collana, fino ad esaurimento delle copie disponibili.
ELENCO CASE EDITRICI presenti a SUDs
Adda Ed.
Arcana
Arena editore
Argo editrice
B.A.Graphis
Bastogi Editrice Italiana
Besa Editrice
Capone Editore
Carabba Casa Editrice
Carlone Editore/La Veglia
Castelvecchi editore
Cavallo di Ferro editore
Cento Autori
Colonnese Editore
Congedo Editore
Cooper editore
CSA Editrice
Dedalo
d’if Edizioni
E_Learning edizioni
Edipuglia
Editrice Rotas
Edizioni Creativa
Edizioni del Rosone
Elliot
Fandango Editore
Fernandel
Fusi Orari Editore
Alberto Gaffi Editore in Roma
Gallucci Editore
Gerni Editore
Giunti Editore
Graus editore
Claudio Grenzi editore
Alfredo Guida Editore
Il Foglio letterario
Malatempora Editore
Manni Editori
Meridiano Zero
Minimum Fax
Netplanet
Nonsoloparole Edizioni
Nutrimenti Editore
Osanna Editrice
Palomar
Parnaso Editrice
Pequod
Giulio Perrone Editore
Playground Editore
Progedit
Schena Editore
Sellino Editore
Slow Food
Luca Sossella Editore
Sudest Edizioni
Textus Editore
Touring Club Italiano editore
Upping
Utopia Edizioni
Vertigo editore
In un filmato del regista Manuele Cecconello, l’artista istriano racconta il suo originale percorso creativo che lo portò alla scoperta di Peschici
Itinerari vitali
di Romano Conversano
TERESA MARIA RAUZINO

Romano Conversano lavora i colori sulla tavolozza. Colori con prevalenza di verdi e di azzurri. Quella tavolozza la usa dal lontano 1943. E’ in legno di noce, alta soltanto 3 millimetri. Ormai è stratificata dal colore. Nonostante la ripulitura quotidiana, a fine giornata, del colore residuo, si è ispessita. Il colore ne è parte integrante. Organico. L’artista lavora di pennello, ma anche spandendo il colore con le mani, con i polpastrelli delle dita. Nel suo studio di Milano sta dipingendo una Donna d’oggi. Colpiscono i suoi occhi intensi. In tensione quasi orgasmica. In tranche creativa. Con a tratti improvvisi scatti di gioia. Quasi infantile, se non fosse per una certa emozione che vi traspare. Gli occhi grandi, celeste acqua, ti entrano dentro. Per catturare una luce, quella accuratamente nascosta nel profondo. Per far emergere il patos, l’animo greco…in una funzione quasi catartica.
L’artista racconta i suoi quadri… si lascia andare. Racconta i canoni della sua arte. Difficili da razionalizzare. Innati. Nel dipingere, a volte si sfrutta il suggerimento che viene dalla tavolozza. Accostamenti casuali di colori, che la tavolozza compone e scompone. L’artista ne capta il suggerimento, lo accetta. Il fatto stesso di accettarlo è indice di umiltà. Ma il vero artista non rinuncia al suo estro. Di suo, aggiunge il tocco, le scelte coloristiche, le pennellate. E’ orgoglioso di averlo proposto come percorso lungamente maturato in sé. Un percorso disordinato per la varietà dell’ interesse della maturazione artistica, dei vari momenti creativi. C’è di tutto, in mezzo. Molto disordine e tante suggestioni.
LE BATEAU IVRE E I CARGHI
Nel 1951 la pittura di Romano Conversano è tonale. Tonalità di colori bassi, sobri, minori, come quelli della scala musicale, ma con i brividi tipici dei cori a bocca chiusa. Un tema è Venezia, una delle sue patrie dell’anima. Una luguna sfinita, ma nel tempo stesso dolcissima, sciroccosa. I cantierini navali, i piccoli arsenali, da passione letteraria diventano ben presto passione pittorica. Sono l’incarnazione di un topos letterario, le bateau ivre di Rimbaud.
I cantieri emergono dal passato dell’artista. Un ramo collaterale della sua famiglia costruiva negli squeri, nei cantieri del legno, delle belle, grandi barche a tre alberi. In mare alto, e come sempre nella vita avviene, esse si squassavano durante le tempeste, ma riuscivano a tornare quasi sempre in porto. I grandi battelli correvano le avventure della vita, partendo dai cantieri istriani, ma poi tornavano. Anche se sfiniti. Per morire. Per disfarsi pian piano. Qui, nel canterino intriso di tutte le salsedini del mondo. Dove erano nati.
Anche i carghi sono il residuo di storie portate dentro fin dall’infanzia. Dalle finestre di Rovigno a picco sul mare, Romano Conversano, da bambino le vedeva passare di frequente. Trasportavano la bauxite da Istria a Venezia. Non avevano le forme belle delle navi e delle barche che solcano i mari, ma erano portatori di una tristezza fatale. Il ricordo affiora vivo: «Mi angustiava nel colmo della notte udire le loro urla strazianti, erano solo i rumori di catene e di ancore arrancanti, prodotti dalla manovra in porto. I carghi si giravano pian piano e andavano verso la notte…. Sparivano. Io ero piccolo, piccolo. Affranto da questa vicenda esistenziale”. Una precoce sensibilità di artista gli fa captare il mistero. Al di là del visibile…».
I TRABUCCHI DEL GARGANO E LA CAMARGUE
Dalla pittura tonale, Conversano passa all’accensione dei colori. Vitalistica. Dentro una natura di pace e colore vanno fremendo strutture fantastiche. I trabucchi, marchingegni che sembrano inventati da Leonardo, con paranchi, tiranti, incarnano una tensione non solo strutturale. Una tensione interiore. Da queste lunghe antenne protese sugli speroni di roccia di Peschici, partono delle grandi immense reti, giù, nelle acque profonde del mediterraneo Adriatico. Un tempo davano pescate miracolose, oggi sempre più misere.
Qualche intervallo di natura morta, in una gamma di infinite suggestioni.
E fu il giorno uno. Un titolo biblico per una serie di paesaggi della Camargue.


E’ un altro tema caro a Romano Conversano. Nel giorno primigenio avviene la divisione delle acque dalla Terra. Un trauma brusco, che emerge dalla luce, dal fango. E tutto accade di fronte ad una Natura stupefatta.
DONNE CHE ESCONO DI SCENA …
Il tema più caro e struggente di Conversano è quello delle Donne di oggi. Piene di misteriosa bellezza interiore. Di profondo patos. Gli sguardi di queste donne sono diretti. Franchi. Profondi. Interroganti. Pretendono di mettere a nudo il cuore vero di chi procura, anche se inavvertitamente, le loro ansie angoscianti. Il loro nascosto dolore.

Anche questo tema è denso di evoluzione. Si passa dal Grande nudo, nudo di donna, monumento di soda plasticità, alla sagoma di una Bagnante che si spoglia nel bosco, in mezzo ai verdi e ai bruni.
Colori che si fondono nella vegetazione. in un’atmosfera particolare, di magia. In una riuscita metamorfosi. Due le varianti di colore, il pallido ed il rosato, un’eccezione nel colore predominante della pittura verdastra di Romano Conversano.
Uno dei primi quadri staglia la figura marmorea di Giacomina, di una bellissima fisicità. E’ la donna vista ancora con i canoni espressivi del passato. Si vede dalla gamma dei colori misurati, interni, soliti. Quasi ottocenteschi. Il viso raccolto in uno sguardo attonito annuncia l’espressività dolente, la ricerca interiore delle Donne d’oggi.

Colpisce, fra queste, una Donna duna, stagliata in una fisicità fusa con una duna sabbiosa. Certi avvallamenti sono nella monumentalità, nelle dolci naturali curve del corpo femminile. Un universo misterioso, penetrato nella sua essenza vera. Essenza rivelata dallo sguardo della donna. Vi sgorga l’animo inquieto. Tirato fuori solo dall’artista e ignoto agli altri. Emerge l’animo greco, drammatico. La profonda, incompresa solitudine interiore. Dolore atavico che non trova riposo nel denso pensiero.

I nudi non sono di una bellezza canonica, da Accademia; sono proposte di tormento esistenziale, di dolori intensi, nascosti, sempre da considerare. Emblematica una Donna che esce di scena. E’ il primo di una serie di dipinti in cui Romano Conversano ha cercato di figurare l’evoluzione di sgomenti esistenziali, di solitudini interiori, con prese di coscienza e ribellioni. L’artista riesce a rendere pienamente il punto di vista femminile.

La donna che si propone con densità è materia interessante, intensa nel suo divenire. In un viso di una Donna d’oggi è tutto in funzione dello sguardo di una donna al guado dell’età di mezzo, cinquanta anni, che si sente appassire dolcemente. Fa parte di quella teoria di occhi inseguita e cercata in tutta la serie delle Donne d’oggi.
VISIONI DI PUGLIA ANTICA

Infine l’incontro con la Puglia, con una natura primigenia. Dal cielo piove raramente, l’acqua viene assorbita dalle cavità, dagli inghiottitoi carsici in un istante, ma la pioggia in poche ore rende rorido un paesaggio accecante e assolato. Le sorgenti carsiche esprimono un vitalismo vivace e pieno di fremiti. Ad incarnare questa vitalità è la sorgente, che scorre libera in mezzo ad una fitta vegetazione. La serie di dipinti ispirati al Gargano evoca risonanze della Grecia, madre culturale di questo pezzo assolato di Sud mediterraneo. «Forse la guerra di Troia – osserva ad un certo punto Conversano- si sarà svolta in mezzo ad uno di questi cortili. Il senso epico di Omero emerge da questi piccoli spiazzi». Le visioni della Puglia Antica focalizzano l’’incontro con il Gargano, con le sue cupole delle sue case pallide che fanno tanto Mediterraneo e Grecia. Ecco le case di Peschici, affascinanti nel loro misticismo strutturale.

Le povere case di Peschici si ergono maestose come gli altari. Altari dei poveri. Romano Conversano ne scopre gradualmente la struttura, la scansione architettonica. Un’architettura sorgiva, affascinante. Nessun architetto avrebbe potuto crearla ex novo, fare meglio dei mastri muratori del luogo, che l’hanno strutturata spontaneamente. Le vestigia più antiche risalgono al 1600. Nel 1957, quando l’artista scopre Peschici, erano ancora ben visibili.
LE FOTO DI PESCHICI
La macchina da presa scorre. Romano Conversano mostra dei provini di fotografie. Foto oggi esposte al Castello. Mediterraneo e Grecità si fondono negli scorci ripidi di rara bellezza del Borghetto a Mare, su cui si erge la sagoma dell’antico maniero, fotografato con rara maestria in uno stupendo Bianco/nero. Ancora le immagini delle case a cupola che incantarono grandi artisti come Manlio Guberti, Alfredo Bortoluzzi, che in quegli anni scelsero Peschici come luogo da vivere. Le foto di Conversano sono le più belle, le scattò negli anni Cinquanta con una Laika. L’artista viveva nel Castello sulla Rupe, 90 metri di vertigine. A picco sul mare. Costruito al tempo di Federico II, successivamente fortificato come baluardo contro gli attacchi della pirateria dalmata e turca. Egli lo trasformò da stalla in dimora d’eccezione, meta di artisti ed intellettuali italiani e stranieri. Il Castello è chiamato A’ mamm u uent, la mamma dei venti. Questo appellativo gli evocò forse consciamente quel passo dell’Odissea in cui è descritta la dimora di Eolo, il re dei venti. Su una sporgenza del Castello, Romano Conversano pose una canna sporgente, vi sospese delle lunghe corde di chitarra, fatte di budella e acciaio. La canna sporgeva sopra il mare, in un punto a strapiombo dove il vento imperava sovrano. Era un’arpa naturale. Dava dei suoni incredibili, struggenti, da far vibrare le viscere. Accordi e dissonanze evocavano particolari musicalità grecaniche e, a tratti la suggestione del pianto delle prefiche tipico della ritualità del trapasso, a Peschici, ancora agli inizi del Novecento. “Quanta vita, mamma mia!”, si lascia sfuggire l’artista nel ricordo. Sgomento.
Scorrono altre immagini. Mostrano delle foto scattate nello studio in via Rossini, un vero studio di pittore con una vetrata lunga 6 metri. Una foto con l’autoscatto: Romano Conversano, con il suo camice intriso di colori, in mezzo ai quadri delle sue Donne. Un’altra immagine gli evoca la sua permanenza a Parigi nel 1946, subito dopo la guerra. Ancora una sequenza dell’artista mentre modella il colore su un nudo di donna.
Ecco, ora l’artista ci mostra uno specchio. E’ quello di suo nonno. Gli evoca un quadro fiammingo. Non ne ricorda l’autore, né il titolo; soltanto due persone con l’immagine rifranta da uno specchio convesso. Che deforma, ingrandisce, crea nuove irreali immagini. Come la sua, che si fonde forse con quella del nonno, da cui ha ereditato il DNA artistico.
Un’altra foto lo ritrae mentre sta facendo un ritratto: Romano Conversano è concentrato, socchiude gli occhi, in tensione creativa. Una creatività, la sua, in continua evoluzione, in perenne ricerca… sull’onda di quello che la vita costruisce. Tra carezze e sciabolate, entusiasmi ed abbattimenti. Come nella vita di tutti, d’altronde… L’artista forse è più fremente rispetto all’uomo comune, con dissonanze suggestive. Scorrono ancora i quadri, mentre egli chiude le finestre del suo studio, nel sottofondo di una musica suggestiva. Lentamente.
Le riaprirà alle luci del nuovo giorno…per ricreare ancora una volta la magia del suo tratto e del suo colore. Magia rarefatta. Espressa con segni profondi. Come i segni incisivi e laceranti della vita.

Il documentario "Romano Conversano, pittore" è stato realizzato dal regista Manuele Cecconello - Picture Nevkij.
Le opere di Conversano sono tratte dal sito personale dell'artista:

Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica ex Irre Puglia
L’IRRE Puglia con le scuole Pugliesi ad ECOMONDO
(Rimini 7-10 novembre 2007)
L’ex IRRE Puglia del Ministero della Pubblica Istruzione, è stato scelto a partecipare, unico Istituto del sud Italia, con due progetti formativi alla prestigiosa manifestazione internazionale “Ecomondo”, Fiera Internazionale del recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile che si terrà a Rimini dal 7 al 10 novembre 2007.
In questo contesto, saranno presentati i lavori prodotti dall’Istituto con un centinaio di scuole di Puglia, nel triennio 2004 -2007. I risultati della ricerca sono stati raccolti in tre volumi pubblicati dall’Ente.
I due progetti, denominati: “Habitat” e “La natura disvelata” saranno posti all’attenzione della comunità scientifica internazionale e del mondo della Scuola, come proposte di innovazione e sperimentazione per una nuova didattica del territorio attraverso i suoi Beni Culturali ed Ambientali, considerati come un unicum non solo da tutelare, ma da “vivere” in maniera integrata.
Il Direttore
Prof. Carmelo Calò Carducci
Per ulteriori informazioni e invio materiale, si prega voler contattare le prof.sse Maria Vinella e Mariagraziella Belloli ai numeri: 080.5094210/5094236 (sito internet: www.irrepuglia.it)
Il Progetto “Habitat. Terre da scoprire, mari da inventare” ha visto impegnati per due anni le scuole di tutta la Puglia che, cooordinate da Maria Vinella, Peter Zeller, Leonardo Nicoletti, Mariagraziella Belloli (IRRE PUGLIA) e dai docenti- esperti Alfredo de Luca, Carmen Genchi e Teresa Maria Rauzino, hanno prodotto interessanti laboratori di ricerca- azione.
Ecco i lavori delle singole scuole, pubblicati nei volumi:
Mari da scoprire terre da inventare, a cura di Franca Pinto Minerva e Maria Vinella, Tecnodid, Napoli 2006;
Tra mare e terra: la cultura dell'ambiente, a cura di Maria Vinella, Tecnodid, Napoli 2006
La costa della Capitanata: Laboratori del Gargano
a cura di Maria Vinella
Di costa in costa, di torre in torre, di trabucco in trabucco… sulle rotte dei pirati
di Teresa Maria Rauzino, I.I.S. ‘Mauro del Giudice’ sedi di Rodi Garganico e di Ischitella (Foggia).
L’olivicoltura, una ‘strada del gusto’ per riscoprire il Mediterraneo
di Leonarda Crisetti, L. Sociopedagogico e Linguistico ‘G. De Rogatis’ di Cagnano Varano (Foggia).
Le torri di avvistamento della costa Garganica settentrionale
di Giuseppe Ritoli, L. Classico e Scientifico ‘G. De Rogatis’ di San Nicandro Garganico (Foggia).
Non solo a vento
di Anna Erika Ena, C. D. ‘Santa Chiara’ di Foggia.
Un mare da amare: flora e fauna costiera
di Alfredo De Luca, I.T.N. ‘Gen. F. Rotondi’ di Manfredonia (Foggia).
La laguna di Lesina, un itinerario storico-culturale-naturalistico
di Vincenza Cardo, S.M.S. ‘Ugo Foscolo’ di Poggio Imperiale, I. C. di Lesina (Foggia).
Un viaggio nei tesori di Peschici tra archeologia, architetture sul mare, barche e trabucchi
di Maria Teresa Marino, I. C. ‘G. Libetta’ di Peschici (Foggia).
L’archeologia e il mare: Thalassa e Thanatos
di Anna Maria Renzetti, L. Classico e Scientifico ‘Virgilio’ di Vico Garganico (Foggia).
Andando per manieri: il Castello Svevo di Manfredonia
di Grazia Silvestri, Istituto Magistrale ‘Maria Immacolata’ di San Giovanni Rotondo (Foggia).
Le acque del Parco Nazionale del Gargano
di Filomena Del Duca, C. D. di Vieste (Foggia).
Tra Adriatico e Ionio: Laboratori del Salento
a cura di Mariagraziella Belloli
Luoghi senza sentinelle, simboli da preservare
di Concetta Maffei, ITIS ‘A. Pacinotti’ di Taranto.
Torri e castelli in terra di Brindisi. Un percorso a ritroso tra Medioevo e Rinascimento
di Carmela De Stasio, IPSSAR di Brindisi.
Non solo mare, non solo terra. Un percorso tra storia, arte, ambienti naturali
di Giovanni Giancane e Francesco Guido, I.I.S.S. ‘L.G.M. Columella’ di Lecce.
Amiamo il nostro mare
di Fernando De Mitri, I.T.A.S. ‘Grazia Deledda’ di Lecce.
Salento… sotto sopra
di Patrizia Leaci, I.T.A.S. ‘Grazia Deledda’ di Lecce.
La scuola adotta un tratto di costa: la cala di Torre dell’Orso
di Fausto Rizzo, I. C. ‘Giuseppe Mazzini’ di Melendugno (Lecce).
Dalla torre del Serpe a Punta Palascìa
di Antonio Iervoglini, I.I.P.S.S.A.R.T. di Otranto (Lecce).
Acque di balneazione: la Marina di Tricase
di Antonio Bramato, I.I.S.S. ‘Polo Professionale’ di Tricase (Lecce).
Architetture religiose sul mare nel Basso Salento
di Giovanni Nuzzo, L. Scientifico-Classico ‘G. Stampacchia’ di Tricase (Lecce).
Passeggiando lungo il litorale di Ugento
di Giovanni Ponzetta, S.M.S. ‘Ignazio Silone’ di Ugento (Lecce
Leggere l’ambiente marino: Laboratori di Terra di Bari
a cura di Maria Vinella e Mariagraziella Belloli
Uno sguardo dal porto di Bari
di Carmen Genchi, Liceo Scientifico ‘E. Fermi’ di Bari.
Le città del mare: Monopoli
di Roberto Menga, IPSIAM di Monopoli (Bari).
Terra d’amare: adottiamo un tratto costiero
di Mariangela Imbò, I.I.S. ‘N. Tridente’ di Bari.
Sentieri d’acqua, sentieri di pietra: le lame della conca di Bari
di Paola Ruggeri, I.T.C. ‘A. de Viti de Marco’ di Valenzano (Bari)
La risorsa acqua in Puglia
di Pasqualina Labella, I.I.S. ‘Euclide’ – I.T.N. ‘F. Caracciolo’ di Bari
Dal mare alla nostra terra: sulle tracce di antichi sentieri
di Maria Rosaria Tancredi, S.M.S. ‘A. Manzoni’ di Rutigliano (Bari)
Nella Gravina di Monsignore
di Rosaria Pasculli e Margherita Scattone, I.T.A.E.R. ‘Euclide’ di Bari - S.M.S. ‘D. Forlani’ di Conversano (Bari)
Il mare è un mare di guai: la costa a sud di Bari
di Maria Concetta Losorelli, L. Scientifico ‘E. Majorana’ di Mola di Bari
Apulia 2, archeologia e scienza in rapporto al mare
di Rosalia Ruggiero, L. Scientifico ‘E. Majorana’ di Mola di Bari


Regione Puglia - Unione europea. Fondo Sociale Europeo
LA TRATTA DI ESSERI UMANI: DALLA LOTTA AI TRAFFICANTI ALLA PROTEZIONE DELLE VITTIME
Facoltà di Giurisprudenza Università di Bari
Aula Contento
Da giovedì
P ro g r a m m a
GIOVEDI 8 NOVEMBRE ore 15-18
Iscrizione dei partecipanti
Apertura lavori
Introduzione
Avv. Maria Pia Vigilante (Giraffa Onlus)
Prof. Mario Giovanni Garofalo
Preside Facoltà di Giurisprudenza
Prof. Marco Barbieri
Assessore Regionale alla Formazione e Lavoro
Dott.ssa Elena Gentile
Ass. Regionale ai Servizi Sociali
Prof.ssa Susy Mazzei
Ass. Comunale ai Servizi Sociali
Prof.ssa G. Carella
La normativa internazionale e comunitaria sulla tratta degli
esseri umani
VENERDI 9 NOVEMBRE ore 15-18
Avv. Dario Belluccio
La protezione internazionale e nazionale delle persone migranti
tra asilo politico, rifugio e protezione umanitaria
Dott.ssa Tina Abbondanza
Dall’ascolto alla presa incarico: percorsi possibili
LUNEDI 12 NOVEMBRE ore 15-18
Avv. Patrizia Bellomo
Il delitto di tratta delle persone nell’ordinamento giuridico
italiano
Dott.ssa Tina Abbondanza
Profili Penali e Processuali L’approccio alle vittime:
dalla relazione d’aiuto all’esercizio dei diritti
GIOVEDI 15 NOVEMBRE ore 15-18
Avv. Loredana Celestino
Matrimonio come strumento di sfruttamento:
profili di nullità ed annullabilità
Avv, Maria Pia Vigilante
Le azioni di sistema nella lotta alla tratta degli esseri umani
LUNEDI 19 NOVEMBRE ore 15-18
Dott.ssa Daniela Celestino
Trattare la tratta: la comunicazione sensibile
Prof. Luciano Garofalo
Conclusioni
Dott. Antonello Zaza
Assessore ai Servizi Sociali Provincia di Bari
Saluti Conclusivi
Prof. M.G. Garofalo
Preside Facoltà di Giurisprudenza
La frequenza del corso, previa attestazione, secondo le norme vigenti in ciascuna facoltà, da diritto al riconoscimento di crediti formativi per gli studenti iscritti ai corsi di laurea: scienze giuridiche d’impresa; scienze giuridiche e laurea magistrale /facoltà di giurisprudenza) nonché per il corso di laurea in scienza dell’educazione.
Per l’iscrizione rivolgersi a Giraffa Onlus: tel. 080.5741461
Le stagioni teatrali delle città del Sud offrono di solito “esercizi” di compagnie filodrammatiche e performance marginali, anche se lodevoli, di qualche gruppo di animazione. Pochi gli spettacoli degni di rilievo. Altrettanto insoddisfacenti le proposte delle sale cinematografiche, con selezione di pellicole che hanno l’unico “pregio” di aumentare gli introiti degli esercenti. Le strutture pubbliche dovrebbero garantire un repertorio qualificato, rilanciando il cinema e il teatro “alternativi”.
E’ partendo da questo appello che Barbara de Miro d’Ajeta ci propone le sue “Divagazioni di fine millennio (fra Teatro e Cinema)”, un libro edito da Claudio Grenzi per la collana “Terzo Millennio” della Provincia di Foggia. Il filo rosso che lega gli scritti del volume, che spaziano nell’arco trentennale degli anni 1970-90, è la passione della d’Ajeta per il teatro e per il cinema impegnati, la sua inesausta curiosità per il divenire sempre inedito dello spettacolo.
L’autrice focalizza le novità del cinema sperimentale cinese e sovietico, oltre che europeo e americano; notevole l’analisi della filmografia ispirata dall’opera di Zola, frutto di una ricerca condotta a Parigi per conto del CNR. Con i suoi interventi di critica teatrale, fornisce al lettore la chiave di lettura per comprendere la portata ideale ed “eversiva” di alcune “messe in scena” contemporanee.
Interessante la recensione di uno spettacolo di Perla Peragallo e del foggiano Leo de Berardinis, un “maestro di teatri lontani”, che ha lasciato un segno profondo nella storia dell’avanguardia italiana. Anche gli allestimenti di Remondi e Caporossi, già scandagliati dall’Autrice nel volume “La scena, lo schermo, simulacri” (Foggia, Bastogi, 1984), sono analizzati con illuminanti note critiche.
La d’Ajeta critica la «Brecth renaissance» degli anni Settanta: ha prodotto, talvolta, degli spettacoli “gastronomici” facilmente digeribili da parte del pubblico, tradendo l’introspezione marxiana prevista dall’autore. Si sofferma su “L’antisuperomismo di Sam Benelli”, sul “grottesco” di Luigi Chiarelli, sulla crisi del teatro classico e naturalista e sull’innovazione della “scatola scenica” operata da Pirandello e da altri autori nel corso del Novecento. Accattivante la lettura della liriche di Leopardi, in cui rintraccia una sorta di “teatro mentale” dell’autore.
Particolare attenzione è riservata ad Eduardo de Filippo; l’autrice evidenzia il work in progress correlato alla poliedrica attività dell’artista napoletano come scrittore, regista e interprete.
FILUMENA E LE ALTRE. TUTTE LE DONNE DI EDUARDO

Barbara de Miro d’Ajeta è una delle più accreditate studiose di Eduardo, avendo già pubblicato la vasta monografia “Eduardo de Filippo. Nu teatro antico, sempre apierto”, (Napoli ESI, 1993) e “La figura della donna nel teatro di Eduardo de Filippo” (Napoli, Liguori, 2002), in cui sonda le gamme dell'universo femminile toccate dal grande artista partenopeo. In questo libro, l’Autrice focalizza l'attenzione del lettore sull'evoluzione che porta Eduardo prima ad osservare e poi ad evidenziare le nuove dinamiche psicologiche che muovono l'agire e l'essere delle donne nel mondo contemporaneo. Eduardo, nelle opere d'esordio, aveva assunto un punto di vista maschilista, rispecchiando, in un certo senso, la mentalità del Ventennio fascista: la donna era bloccata nello spazio limitante delle quattro mura domestiche, nel suo ruolo di sposa e madre esemplare, angelo del focolare, cui erano preclusi dei “varchi”, altre uscite nel mondo.
Nel secondo dopoguerra, de Filippo, attento sensore delle dinamiche in atto, registra i cambiamenti della società italiana: le sue donne diventano le protagoniste di una microstoria testimone del tempo. Concetta Cupiello, Amalia Jovine e Filumena Marturano, per citare le più note eroine di Eduardo, incarnano una figura di donna consapevole del proprio ruolo nel mondo. Sono donne forti, che appaiono deboli agli occhi del partner soltanto perché, a differenza del maschio, si mettono continuamente in gioco: non vogliono rinunciare a quei turbamenti, a quelle incertezze, alle sensibilità, a tutte quelle peculiarità che marcano la loro profonda differenza. Donne mature che sanno rinunciare oltre che all'amore, all'assunzione di un punto di vista meramente femminista, al loro pieno potere quando ciò è necessario per mantenere l'equilibrio del loro microcosmo familiare.
Le donne di Eduardo sono tantissime, tutte diverse tra loro, la De Miro d'Ajeta le analizza nel vivo delle azioni sceniche. La casistica psicologica è oltremodo variegata: alcune, ribelli alle grette convenzioni piccolo-borghesi, reagiscono anche violentemente per affermare il proprio punto di vista contro il mondo circostante. Queste donne rivendicano pari dignità, infrangendo una consolidata ottica maschilista, per affermare ad esempio che il tradimento della donna non è affatto più immorale di quello del maschio. Rivendicano la libertà di agire autonomamente, di avere un proprio spazio sociale ed un posto di lavoro.
C'è un anticipo rispetto ai tempi: la rivendicazione dei diritti umani delle prostitute, un tema che diverrà eclatante in “Filumena Maturano", con un concetto moderno non ancora accettato dalla società contemporanea: la correità dei clienti nella responsabilità morale della prostituzione. Un'azione che invece, in passato come oggi, è pesata e pesa soltanto sulle spalle delle donne.
I MARITI INETTI IN “NATALE IN CASA CUPIELLO”
Tutti ricordiamo la personalità di Concetta che in “Natale in casa Cupiello” assume un ruolo prevaricante sul protagonista maschile. Luca è un sognatore alle prese con il suo presepe mentre il mondo gli sta crollando addosso, degno rappresentante di quell'uomo inetto tipico di tanta letteratura dell'Ottocento e del Novecento. Solo di fronte alle difficoltà, si sveglierà dal letargo per riprendere il ruolo da troppo tempo demandato alla responsabilità della sua donna che, proprio perché ha agito, ha sbagliato, ma ha anche avuto l'umiltà di riconoscere i propri errori. La donna porta sì “o cazone” (i pantaloni), ma il suo è stato quasi un ruolo obbligato, assunto per supplire alla plateale irresponsabilità del suo partner. In fondo, Concetta è ancora radicata al regime patriarcale: è buona amministratrice dell'economia domestica, si sacrifica per la famiglia, è depositaria della privacy dei suoi figli che le confidano i loro segreti e le loro aspirazioni, e saprà uscire dal suo ruolo egemonico appena il marito, finalmente conscio dei suoi doveri familiari, gliene darà la possibilità. Dopo che sarà passata “a 'nuttata”, Concetta rientrerà in un ruolo compartecipato: Luca abbandonerà la virtualità del presepe per rientrare nel vivo della sua famiglia reale, fino ad allora rimossa.
LE DONNE DELLA GUERRA IN "NAPOLI MILIONARIA! "

L'avidità di Amalia, la sua spietatezza sono elementi del tutto nuovi nella tipologia femminile cui ci aveva abituato il teatro di Eduardo. L'evento della guerra ha rivoluzionato il costume, i connotati delle figure femminili sono cambiati profondamente. Eduardo registra fedelmente ciò che è accaduto: la profonda crisi della cellula familiare, scossa nelle fondamenta, è aderente alla realtà storica.

Anche le altre donne di “Napoli milionaria!”, insieme ad Amalia, raccontano modi di vivere e di pensare di una società che non è soltanto partenopea: in tempo di guerra hanno dovuto affrontare, per vari motivi, emergenze economiche per loro inusuali. Lo hanno fatto consapevolmente, prendendo in carico i rischi e le responsabilità di devianze dalla morale del tempo. Il sogno delle ragazze che hanno ceduto alle avances dei soldati anglo-americani era di accedere ad un mondo diverso, affrancandosi dalla povertà dell'Italia. Sognavano che i seduttori le sposassero e le portassero con sé in America. Sogno americano, spesso infranto dal cinismo dei soldati che, dopo lo sbarco in Italia, si comportarono con le donne italiane come si comportano, nei territori occupati, i soldati di tutti i tempi in ogni luogo del mondo: alla seduzione seguiva l'abbandono.
I DIRITTI DELLE “LUCCIOLE” IN "FILUMENA MARTURANO"
Nella più lunga, meticolosa e bella didascalia mai scritta da Eduardo, Filumena Maturano, la più celebre e consapevole eroina del suo teatro, appare in scena mentre le ultime luci del giorno dileguano. È in piedi sulla soglia della camera da letto, le braccia conserte in atto di sfida; in camicia da notte, piedi nudi nelle pantofole scendiletto, capelli in disordine, con qualche filo grigio che denuncia tutti i suoi quarantotto anni e un atteggiamento da belva ferita, pronta ad avventarsi sull'avversario. Lo spazio scenico riservato a questa donna, valutata stizzosamente da Domenico Soriano soltanto “tre sorde (tre soldi)”, assurge ad emblema del nuovo spazio riservato alla donna nel mondo contemporaneo.

In un mondo di donne-oggetto, Filumena si pone come soggetto volitivo, e soprattutto pensante. È in questo la vera portata rivoluzionaria del personaggio. Singolare è il fatto che questa ex prostituta avanzi dei diritti come il rifiuto di abortire i figli della colpa, la volontà di crescerli e di presentarli a testa alta nella società. Diritti fino allora negletti non solo alla sua categoria sociale, ma alla donna in genere. Il dramma della Maturano culmina in un celebre monologo, quello della “Madonna d'e rrose”, che Titina de Filippo recitò davanti a papa Pio XII, in un'udienza speciale. In esso Filumena narra di quando, incinta del primo figlio, e incerta se abortire, affrontò a tu per tu l'immagine di una Madonna posta su un altarino eretto nel bordello, come in tanti vicoli di Napoli, e le parve di sentirsi rispondere: “'E figlie so' figlie!” Questo leit-motiv accompagnerà le decisioni più importanti della sua vita, l'incoraggerà a non abortire, a rifiutarsi di svelare a Domenico Soriano quale dei tre giovani fosse effettivamente suo figlio.

È interessante sapere che “Filumena Marturano” nacque da una precisa rivendicazione di Titina de Filippo, conscia del nuovo ruolo delle donne in un teatro non più maschilista: stanca di fare da spalla al più celebre fratello, reclamò un ruolo da protagonista. Chiese ad Eduardo di delineare un personaggio apposta per lei, così come faceva solitamente quando si ritagliava dei perfetti ruoli maschili per le sue 'prove' di prim'attore.
L'interpretazione di questo personaggio segnò il trionfo non solo per Titina, ma per tutte le grandi attrici che cimentarono, nel corso degli anni, in quel difficile ruolo, sia in teatro che al cinema. Chi non ricorda in “Matrimonio all'italiana” l’esaltante prova d'attrice di Sofia Loren, primeggiante su uno slavato Marcello Mastroianni, schiacciato nel ruolo di Domenico Soriano?

Carta d'identità dell'autrice
Barbara de Miro d’Ajeta, il teatro come studio e passione
Barbara de Miro d’Ajeta, nata a Foggia, ha vissuto e lavorato in diverse città italiane e straniere, approdando infine a Napoli, dove attualmente è docente di “Storia del teatro e dello spettacolo” presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Istituto Universitario Orientale. Suoi scritti sul teatro e sul cinema sono apparsi su giornali e riviste, oltre che in singoli volumi, tra cui la monografia “Eduardo De Filippo. Nu teatro antico, sempre aperto” (E.S.I., Napoli 1993). Il suo amore per il teatro di Eduardo non è cattedratico, ma vivo e sentito. Nasce da un recupero memoriale, risalente al tempo in cui il padre Vittorio, di origini partenopee, preside del Liceo Lanza nonché sindaco di Foggia, recitava a memoria le più belle piéce di Eduardo. La famiglia de Miro d'Ajeta al completo assisteva “incantata” alla declamazione dei “pezzi forti”del suo repertorio.