E' ON LINE SU QUESTO BLOG "IL GARGANO NUOVO" NOVEMBRE 2007
http://files.splinder.com/38eec68ce62c95f234ef863407df1a58.pdf
Un “viaggio sentimentale” nel Parco letterario “San Michele Arcangelo-Gargano segreto”
ITINERARI… DEL PERDUTO AMORE
di TERESA MARIA RAUZINO

Il sogno di Filippo Fiorentino, lo studioso che per primo lanciò l’idea di un Parco letterario nel Gargano è diventato realtà. Il progetto è stato varato un anno fa, nell’ambito di Aurea 2006, dalla Comunità Montana del Gargano e dalle Fondazioni “Ippolito Nievo” e “Pasquale Soccio”.
Diventerà, questo nuovo Parco Letterario denominato “San Michele Arcangelo-Gargano segreto”, un volano per destagionalizzare il turismo sul Gargano?
Saranno attivati i percorsi sentimentali, folklorici, musicali, gli itinerari di religiosità popolare, i sentieri dell'anima e quelli del gusto?
Riusciranno i promotori del Parco a lanciare, nei mesi autunnali, invernali e primaverili, un turismo basato sulle risorse tout-court del Gargano, e sono tante, per attrarre un nuovo tipo di viaggiatore, quello colto, interessato alla letteratura, alla religiosità, all’archeologia, all’arte e allo spirito dei luoghi?
Noi crediamo di sì. Ma bisogna attivarsi. La fase operativa del progetto dovrebbe partire al più presto, come già avvenuto negli altri Parchi letterari italiani, con dei corsi di formazione rivolti ai giovani animatori-guide-futuri imprenditori di se stessi.
Cosa potremmo fare per far decollare il Parco? Credo sia necessario individuare dei percorsi suggestivi per lo “sguardo del viandante” in cerca di un Gargano diverso. Come il “percorso sentimentale” che propongo in questa pagina ai miei lettori.
La fonte letteraria da cui ho tratto ispirazione è “Novelle e leggende della Capitanata”, un’intrigante antologia curata da Giovanni Saitto per le Edizioni del Poggio.
Le visite al Parco Letterario potrebbero svolgersi sulle tracce dei testi di questi autori, con guide poliglotte che spieghino e raccontino in modo originale i luoghi, con riferimenti storici, artistici e culturali.
Com’è nello spirito dei Parchi letterari, occorre che i percorsi siano animati da attori e cantastorie in grado di trasmettere il pathos di queste storie “del perduto amore” nella magia e nel contesto dei luoghi dove esse si sono svolti.
Le tappe del “viaggio sentimentale” si snodano dal Castello di Apricena a Castelpagano fino a Lucera, dal Palazzo Caracciolo di Vico del Gargano al Crocifisso di Varano, dalla Rupe di Peschici allo “Spacco di Rosinella” e al “Pizzomunno” di Vieste.
Luoghi suggestivi, dove la natura si coniuga perfettamente alla cultura del nostro territorio.
Giuseppe D’Addetta, fin dagli anni Cinquanta, intuì che anche i centri più sperduti del Gargano avrebbero avuto qualcosa di importante da comunicare a chi avesse avuto la curiosità di conoscerli. Una tradizione folklorica ed etnografica intatta, e sorprendentemente attuale, era ancora da valorizzare. Essa attendeva di essere conosciuta da chi, mosso dal desiderio di conoscere ciò che un tempo, in un’altra vita, siamo stati, si fosse spinto per le balze più scoscese della Montagna del sole, alla ricerca di luoghi della memoria dimenticati. “Novelle e leggende della Capitanata” prende le mosse proprio dall’indimenticabile saggio del d’Addetta. E ne prosegue l’ideale viaggio, alla scoperta di antiche tradizioni etnografiche e narrative. Emergono ricordi altamente suggestivi e poco noti, ed il lettore vi si accosta con il desiderio di farli rivivere in piena luce. Desiderio che è anche di tutti gli studiosi che, lavorando in team, hanno messo a disposizione materiale raro, edito ed inedito. Il dato interessante è che, accanto alle leggende di Giuseppe d’Addetta, di Armando Petrucci, di Michelantonio Fini, troviamo i validi testi di alcuni giovani narratori che, partendo da uno spunto ambientale, da un aneddoto, o da una tradizione rigorosamente storica, si sono cimentati nell’invenzione artistica, creando dei nuovi racconti, che restano impressi nell’immaginario del lettore. Come “Il Confessore senza ostie” di Antonio Milone. Protagonisti il giovane imperatore Federico II di Svevia e Matteo, un umile manovale addetto alla costruzione della fortezza di Apricena. Ambedue presi dallo stesso sogno, dallo stesso identico miraggio: «Angiola, bella come la seta la prima volta, bella come la luna quando si è felici, con quegli occhi di luce nera, con quella pelle che solo un Dio sa e può, quella pelle di petali di rose, di seta e latte, e raggi di sole»… Una notte insonne, parallela, accomuna i due adolescenti. Una notte che, per Federico, è come una malattia, è come «un confessore senza ostie che non può assolvere, né può condannare». Una notte in cui egli diventa veramente un re…
Nel racconto di Giovambattista Gifuni, ”La danzatrice di Lucera”, il biondo e inquieto Manfredi, e una misteriosa saracena, di nome Semrud, sono i protagonisti di una struggente storia di amore inappagato. Lo scenario è Lucera, e in particolare il castello sormontato da quindici torri, costruito secondo lo stile arabo: tremila colonnine orientali ne circondano il vasto cortile; le porte sono incrostate d’oro; un incantevole giardino di “stelle cantanti”, di fontane e di rose, circonda l’harem dalle inferriate d’oro. Qui Manfredi conduce Semrud, dopo averla acquistata, spinto dalla subitanea attrazione che ha provato vedendola danzare su una pista dorata. Ma invano ne cerca l’amore. Solo alla vigilia della battaglia di Benevento, che vedrà il tramonto della potenza sveva, Semrud, conscia del fatale destino che incombe sul suo re, gli sarà vicina come non mai…
Manfredi e Semrud illustrati da Primiana Nista.
Dalla raccolta viene, quindi, fuori un mondo di ieri, sorprendente per chi è abituato a vedere la Capitanata, ed il Gargano, con lo sguardo corto dell’oggi e della contemporaneità. La leggenda de “Il ponte di cuoio”, di Giuseppe d’Addetta, ci riporta al tempo lontano in cui la nostra provincia era terra di conquista di popoli diversi per cultura, consuetudini e tradizioni. Popoli come gli Arabi che, contrariamente ai pregiudizi di oggi, erano un popolo mite, rispettoso delle tradizioni locali e religiose delle genti conquistate.
Il protagonista della leggenda, Moham, un valoroso condottiero saraceno, si innamora perdutamente della castellana «bella e bionda come il sole e dolce come la luna», che vive nella rocca dirimpetto, in località Castelpagano. Ma il suo sogno d’amore incontrerà seri ostacoli. Forti pregiudizi etnici, e soprattutto il timore che, sposando un seguace della religione maomettana, possano esserci ripercussioni negative per la propria anima e per i componenti della sua casata, inducono la bella principessa garganica ad avanzare una richiesta decisamente insolita…
Quando l’itinerario de “La Montagna del sole” tocca Vieste, la sperduta, il D’Addetta rievoca due suggestive leggende. Tragici scenari lo “Spacco di Rosinella” e il bianco faraglione di Pizzomunno. Qui le perfide sirene, invidiose e gelose dell’amore di due giovani, rapiscono la bellissima fanciulla e la tengono legata ad uno scoglio sommerso. Solo ogni cento anni le concederanno di riemergere, in un giorno di sole, per rivedere il suo fedele amante.
Altre leggende fioriscono sulle rive del Varano. Temi maliosi e mitici, che i pescatori narravano, durante le lunghe attese delle battute di caccia e di pesca. Come la storia di Nunziata, unica superstite all’ira divina che inabissa la città di Uria. Gli Dei le concedono il dono dell’immortalità, ma la sua è una vita segnata dal rimpianto per la perdita dell’innamorato, scomparso insieme a tutti gli abitanti della città. E la sua voce di pianto, ogni sera, è portata dal vento che spira sullo specchio del lago…
“La storia di Maddalena”, ritrovata dal prof. Michele Tortorella fra i registri parrocchiali della collegiata di Vico del Gargano, narra una vicenda seicentesca. Lo sfondo è il castello svevo; protagonisti due inconsapevoli fratelli, portati dai capricci della sorte a un destino infelice. Antagonista il principe Caracciolo, che desideroso di impadronirsi del feudo, sottrae ai marchesi Spinelli, con un sotterfugio, l’unico figlio appena nato. Due anni dopo, la nascita di Maddalena allieta il castello, consolando gli Spinelli della perdita dell’erede maschio... che un giorno, fatalmente, approda nella città natale. Conquista la simpatia dei feudatari, i quali lo invitano a diventare paggio alla loro corte. Maddalena è nel fiore degli anni, “è un bel bocciolo di rosa”, il giovane un giglio bianco e candido come la neve”. Uno sguardo innocente, un voltar di testa, una mossa innocente fatta a caso. “E’ certo che nel cor gentile l’amore si fa strada”. Maddalena è perduta amante, e lui più di lei. L’amore “proibito” si consuma in un giardino di agrumi di Canneto, dietro ad uno frangivento… ma il finale è degno delle migliori tragedie greche.
Bionde bellezze garganiche, retaggio degli antichi conquistatori normanni e svevi, o di migrazioni di altri popoli italici, sono le eroine degli altri racconti.
Ad esse si affiancano le brune: come quelle che appaiono, sui marciapiedi stretti di San Giovanni Rotondo, all’immaginario turista incuriosito di D’Addetta. Donne dalle linee zingaresche con lunghi orecchini d’oro, che dignitose abbozzano un sorriso in segno di saluto, mentre due perfette file di bianchi denti rilucono fra il carminio naturale delle labbra.
Donne brune, come è bruna la bellezza slava di Sinella, protagonista de “La pazza”, di Michelantonio Fini. La voce argentina e affabulante della ragazza, intenta nella raccolta delle olive nella piana assolata di Càlena ammalia Elia: egli si innamora perdutamente della sua fresca bocca di fragola matura, del profumo delle sue trecce di ebano, dell’ardore dei suoi profondi occhi di fuoco.
Ma la bella Sinella non può corrispondere a questo ardente sentimento: da un anno i suoi l’hanno promessa a un altro, emigrato in America, impegnando così il suo onore e la sua fedeltà. L’innamorato, respinto e umiliato, schiavo, suo malgrado, della mentalità del tempo, si sente obbligato a «lavare l’offesa agli occhi dell’intero paese... ».
L’epilogo è ancora più drammatico. Un giorno, dall’alto di un precipizio, sulla grotta dell’acqua calda, dalla Rupe gigantesca, Sinella che, in seguito a varie vicissitudini, ha perso la ragione, credé di poterlo trovare, di poterlo afferrare, il suo sogno, e stringerlo a sé fortemente, per sempre.
Un mese dopo, allo stesso vertice pietroso, fu visto ergersi un uomo che veniva dalla selva, veniva dalla solitudine, veniva dalla disperazione. I marinai raccontano di aver visto quel fantasma camminare sull’orlo dell’abisso, sfidando la morte... Così i due infelici amanti, forse, trovarono la pace in fondo a quel precipizio, in quel mare tenebroso e immenso come l’animo umano, come l’amore, come il destino, come la morte, come il mistero…
“SUDs”
L’identità plurale del Mezzogiorno
1° Salone della Piccola e media Editoria meridionale
Padiglione 71 Fiera di Foggia, 30 novembre/1-2 dicembre
Con la collaborazione di
Regione Puglia
Provincia di Foggia
Comune di Foggia-Assessorato alla Cultura
Banca della Campania
Comitato Scientifico
Michele Trecca
Saverio Russo
Fatima Bronci
Franco Mercurio
Maria C. Nardella
SUDs è il primo salone dell’editoria meridionale e di qualità. È organizzato dall’Ente Fiera di Foggia e dalla Fondazione Banca del Monte “Domenico Siniscalco Ceci”. Si tiene a Foggia da venerdì 30 novembre a domenica 2 dicembre. Partecipano alla manifestazione più di 60 case editrici di ogni parte d’Italia con cataloghi e storie di diversa portata. I tre giorni di esposizione saranno accompagnati da svariate iniziative letterarie ed artistiche.
SUDs è l’ironica declinazione plurale di Sud al tempo del villaggio linguistico globale. Il Salone, infatti, nasce da una volontà di slancio meridionale al di là dei propri confini. SUDs non sarà, dunque, un arroccamento nella tradizione o l’esposizione dei cimeli cartacei di un’identità certa, ma un luogo vivo di confronto della ricchezza culturale meridionale con i linguaggi della contemporaneità e le esperienze editoriali di altre realtà italiane.
SUDs ha la freschezza avventurosa della frontiera, del nuovo, dell’indefinito; è una pioggia di libri contro il rischio di desertificazione della parola per l’effetto serra televisivo. SUDs è la voglia di condividere il piacere dell’esplorazione e della conoscenza del proprio tempo.
Per tali motivazioni l’Ente Autonomo Fiere di Foggia e la Fondazione Banca del Monte di Foggia, con il supporto della Regione Puglia, della Provincia di Foggia, del Comune di Foggia, dell’Assessorato alla Cultura Città di Foggia e della Banca della Campania hanno voluto assicurare un importante sforzo organizzativo al fine di arricchire il patrimonio culturale meridionale di una nuova e significativa iniziativa.
La manifestazione avrà i seguenti orari: venerdì 30 novembre ore 16,30 – 21,00; sabato 1 dicembre ore 9,30 – 13,30 / ore 16,30 – 21,30; domenica 1 dicembre ore 9,30 – 13,30.
Programma:
Venerdì 30 novembre
- ore 16,30 cerimonia inaugurale alla presenza delle autorità.
- Forum: POTERE AI LIBRI. Il ruolo dell’editoria nel Meridione d’Italia, prefazione di Michele Trecca, coordina Maddalena Tulanti, vice direttore del “Corriere del Mezzogiorno” di Bari. Contributi di Pietro D’Amore e Agnese Manni, editori. Interventi degli editori presenti.
- Ore 18,30: Enzo Del Vecchio presenta “Fiorello La Guardia, un Imperatore a New York” Ed. Alberto Gaffi.
- Antonello Del vecchio presenta “Osterie d’Italia 2008” Ed. Slow Food.
- Ore 19,30: Masolino D’Amico presenta “La locanda che domina l’abisso”, corto tratto da “Monte Sant’Angelo” di Arthur Miller.
Sabato 1 dicembre giorno riservato agli studenti
- ore 9,30: Letture da “Se una mattina d’estate un bambino - lettera a mio figlio sull’amore per i libri”, di Roberto Cotroneo
- ore 10,00: conferenza su L’Identità plurale del Meridione d’Italia, relatore il prof. Franco Cassano, Università degli Studi di Bari
- ore 11,00 Presentazione di Politiche del diritto nella XIV Legislatura di Francesco Bonito, Ed. Sudest, prefazione di Anna Finocchiaro. Relatore on. Prof. Giuliano Pisapia, presidente Commissione per la Riforma del Codice Penale
- ore 12,00: Andrea Giachi presenta “Jesus”, Ed. Creativa
- ore 12,30: Giovanna Marmo, poesia e movimento, Ed. d’if
- ore 17,00 “Carosello Letterario”: incontri con gli autori, presenta Carlo D’Amicis. Prima Parte
- ore 18,30: SUDs è Nuove Scritture. Area tematica dedicata alle antologie
“Sporco al sole”, Besa Editori, con gli scrittori Livio Romano e Giovanni Di Jacovo
“Voi siete qui”, Minimum fax ed., con la scrittrice Veronica Raimo
“Quote rosa” Fernandel ed. con le scrittrici Francesca Bonafini e Mascia di Marco.
Coordinano Nicola La Gioia, Michele Trecca, Stefano Donno
- ore 19,30 “Carosello Letterario”, incontri con gli autori, presenta Carlo D’Amicis
- ore 20,30: SUDs è Nuove Tradizioni, area tematica dedicata alla cultura popolare
“Mordi e fuggi” Manni ed.
“Andrea Sacco suona e canta”, Aramirè ed. con l’autore Enrico Noviello
“Il cibo dei morti”, Palomar ed., con l’autrice Bianca Tragni
“Lunari di Puglia”, Progedit ed., con l’autore Vittorio Stagnani
Coordinano Vincenzo Santoro e Carlo D’Amicis
- ore 21,30 Canti della Tradizione salentina e del Gargano, con Pio Gravina, Enrico Noviello, Enza Pagliata, Anna Cinzia Villani.
Gli Autori del CAROSELLO LETTERARIO
Giuseppe Cirino, Giancarlo Liviano D’Arcangelo, Sara Durantini, Bruno Esposito, Gabriele Fabbiani, Raffaello Ferrante, Claudia Grippo, Claudio Menni, Sacha Naspini, Alessandro Panini-Finotti, Aldo Putignano, Pamela Serafino, Giancarlo Spadaccini, Lucia Tancredi.
Domenica 2 dicembre (con chiusura alle 13,30) sarà dedicata alla nuova frontiera di comunicazione dei blog.
Ore 10,00 “La Tribù dei Blog”, seconda edizione, a cura di BooksBrothers, patrocinato da GSA (Giornalisti Associati Specializzati).
- Giornalismo 2.0, L’informazione nell’era di Internet
Intervengono
Paola La Forgia, Presidente Ordine dei Giornalisti della Puglia
Michele Dell’Edera, vice presidente Associazione Stampa on line
Luca Conti, Pandemia, Il Sole 24 Ore
Gianni Messa, La Repubblica-Bari
Valerio Lo Monaco, Direttore Radio Alzo Zero
Coordina Roberto Zarriello
- Raccontarsi 2.0, Esperienze di vita “bit”
Intervengono
Utottotto, Arianna _Leggera, Narciso Lunatico
- Letteratura 2.0, Nuovi linguaggi alla conquista del web
Intervengono
Loredana Lipperini, Giuseppe Granieri, moderatore Enzo Verrengia
Ore 12,00 Bibliofiles
Presentazione della nuova collana di editoria digitale in facsimile, Claudio Grenzi ed.
Intervengono:
Antonio Ventura – responsabile della sezione “Raro e curioso. Libri introvabili della Capitanata”.
Laura Maggio – curatrice della sezione dedicata all’archeologia della Daunia.
Ai partecipanti verrà fatto omaggio di un saggio della collana, fino ad esaurimento delle copie disponibili.
ELENCO CASE EDITRICI presenti a SUDs
Adda Ed.
Arcana
Arena editore
Argo editrice
B.A.Graphis
Bastogi Editrice Italiana
Besa Editrice
Capone Editore
Carabba Casa Editrice
Carlone Editore/La Veglia
Castelvecchi editore
Cavallo di Ferro editore
Cento Autori
Colonnese Editore
Congedo Editore
Cooper editore
CSA Editrice
Dedalo
d’if Edizioni
E_Learning edizioni
Edipuglia
Editrice Rotas
Edizioni Creativa
Edizioni del Rosone
Elliot
Fandango Editore
Fernandel
Fusi Orari Editore
Alberto Gaffi Editore in Roma
Gallucci Editore
Gerni Editore
Giunti Editore
Graus editore
Claudio Grenzi editore
Alfredo Guida Editore
Il Foglio letterario
Malatempora Editore
Manni Editori
Meridiano Zero
Minimum Fax
Netplanet
Nonsoloparole Edizioni
Nutrimenti Editore
Osanna Editrice
Palomar
Parnaso Editrice
Pequod
Giulio Perrone Editore
Playground Editore
Progedit
Schena Editore
Sellino Editore
Slow Food
Luca Sossella Editore
Sudest Edizioni
Textus Editore
Touring Club Italiano editore
Upping
Utopia Edizioni
Vertigo editore
In un filmato del regista Manuele Cecconello, l’artista istriano racconta il suo originale percorso creativo che lo portò alla scoperta di Peschici
Itinerari vitali
di Romano Conversano
TERESA MARIA RAUZINO

Romano Conversano lavora i colori sulla tavolozza. Colori con prevalenza di verdi e di azzurri. Quella tavolozza la usa dal lontano 1943. E’ in legno di noce, alta soltanto 3 millimetri. Ormai è stratificata dal colore. Nonostante la ripulitura quotidiana, a fine giornata, del colore residuo, si è ispessita. Il colore ne è parte integrante. Organico. L’artista lavora di pennello, ma anche spandendo il colore con le mani, con i polpastrelli delle dita. Nel suo studio di Milano sta dipingendo una Donna d’oggi. Colpiscono i suoi occhi intensi. In tensione quasi orgasmica. In tranche creativa. Con a tratti improvvisi scatti di gioia. Quasi infantile, se non fosse per una certa emozione che vi traspare. Gli occhi grandi, celeste acqua, ti entrano dentro. Per catturare una luce, quella accuratamente nascosta nel profondo. Per far emergere il patos, l’animo greco…in una funzione quasi catartica.
L’artista racconta i suoi quadri… si lascia andare. Racconta i canoni della sua arte. Difficili da razionalizzare. Innati. Nel dipingere, a volte si sfrutta il suggerimento che viene dalla tavolozza. Accostamenti casuali di colori, che la tavolozza compone e scompone. L’artista ne capta il suggerimento, lo accetta. Il fatto stesso di accettarlo è indice di umiltà. Ma il vero artista non rinuncia al suo estro. Di suo, aggiunge il tocco, le scelte coloristiche, le pennellate. E’ orgoglioso di averlo proposto come percorso lungamente maturato in sé. Un percorso disordinato per la varietà dell’ interesse della maturazione artistica, dei vari momenti creativi. C’è di tutto, in mezzo. Molto disordine e tante suggestioni.
LE BATEAU IVRE E I CARGHI
Nel 1951 la pittura di Romano Conversano è tonale. Tonalità di colori bassi, sobri, minori, come quelli della scala musicale, ma con i brividi tipici dei cori a bocca chiusa. Un tema è Venezia, una delle sue patrie dell’anima. Una luguna sfinita, ma nel tempo stesso dolcissima, sciroccosa. I cantierini navali, i piccoli arsenali, da passione letteraria diventano ben presto passione pittorica. Sono l’incarnazione di un topos letterario, le bateau ivre di Rimbaud.
I cantieri emergono dal passato dell’artista. Un ramo collaterale della sua famiglia costruiva negli squeri, nei cantieri del legno, delle belle, grandi barche a tre alberi. In mare alto, e come sempre nella vita avviene, esse si squassavano durante le tempeste, ma riuscivano a tornare quasi sempre in porto. I grandi battelli correvano le avventure della vita, partendo dai cantieri istriani, ma poi tornavano. Anche se sfiniti. Per morire. Per disfarsi pian piano. Qui, nel canterino intriso di tutte le salsedini del mondo. Dove erano nati.
Anche i carghi sono il residuo di storie portate dentro fin dall’infanzia. Dalle finestre di Rovigno a picco sul mare, Romano Conversano, da bambino le vedeva passare di frequente. Trasportavano la bauxite da Istria a Venezia. Non avevano le forme belle delle navi e delle barche che solcano i mari, ma erano portatori di una tristezza fatale. Il ricordo affiora vivo: «Mi angustiava nel colmo della notte udire le loro urla strazianti, erano solo i rumori di catene e di ancore arrancanti, prodotti dalla manovra in porto. I carghi si giravano pian piano e andavano verso la notte…. Sparivano. Io ero piccolo, piccolo. Affranto da questa vicenda esistenziale”. Una precoce sensibilità di artista gli fa captare il mistero. Al di là del visibile…».
I TRABUCCHI DEL GARGANO E LA CAMARGUE
Dalla pittura tonale, Conversano passa all’accensione dei colori. Vitalistica. Dentro una natura di pace e colore vanno fremendo strutture fantastiche. I trabucchi, marchingegni che sembrano inventati da Leonardo, con paranchi, tiranti, incarnano una tensione non solo strutturale. Una tensione interiore. Da queste lunghe antenne protese sugli speroni di roccia di Peschici, partono delle grandi immense reti, giù, nelle acque profonde del mediterraneo Adriatico. Un tempo davano pescate miracolose, oggi sempre più misere.
Qualche intervallo di natura morta, in una gamma di infinite suggestioni.
E fu il giorno uno. Un titolo biblico per una serie di paesaggi della Camargue.


E’ un altro tema caro a Romano Conversano. Nel giorno primigenio avviene la divisione delle acque dalla Terra. Un trauma brusco, che emerge dalla luce, dal fango. E tutto accade di fronte ad una Natura stupefatta.
DONNE CHE ESCONO DI SCENA …
Il tema più caro e struggente di Conversano è quello delle Donne di oggi. Piene di misteriosa bellezza interiore. Di profondo patos. Gli sguardi di queste donne sono diretti. Franchi. Profondi. Interroganti. Pretendono di mettere a nudo il cuore vero di chi procura, anche se inavvertitamente, le loro ansie angoscianti. Il loro nascosto dolore.

Anche questo tema è denso di evoluzione. Si passa dal Grande nudo, nudo di donna, monumento di soda plasticità, alla sagoma di una Bagnante che si spoglia nel bosco, in mezzo ai verdi e ai bruni.
Colori che si fondono nella vegetazione. in un’atmosfera particolare, di magia. In una riuscita metamorfosi. Due le varianti di colore, il pallido ed il rosato, un’eccezione nel colore predominante della pittura verdastra di Romano Conversano.
Uno dei primi quadri staglia la figura marmorea di Giacomina, di una bellissima fisicità. E’ la donna vista ancora con i canoni espressivi del passato. Si vede dalla gamma dei colori misurati, interni, soliti. Quasi ottocenteschi. Il viso raccolto in uno sguardo attonito annuncia l’espressività dolente, la ricerca interiore delle Donne d’oggi.

Colpisce, fra queste, una Donna duna, stagliata in una fisicità fusa con una duna sabbiosa. Certi avvallamenti sono nella monumentalità, nelle dolci naturali curve del corpo femminile. Un universo misterioso, penetrato nella sua essenza vera. Essenza rivelata dallo sguardo della donna. Vi sgorga l’animo inquieto. Tirato fuori solo dall’artista e ignoto agli altri. Emerge l’animo greco, drammatico. La profonda, incompresa solitudine interiore. Dolore atavico che non trova riposo nel denso pensiero.

I nudi non sono di una bellezza canonica, da Accademia; sono proposte di tormento esistenziale, di dolori intensi, nascosti, sempre da considerare. Emblematica una Donna che esce di scena. E’ il primo di una serie di dipinti in cui Romano Conversano ha cercato di figurare l’evoluzione di sgomenti esistenziali, di solitudini interiori, con prese di coscienza e ribellioni. L’artista riesce a rendere pienamente il punto di vista femminile.

La donna che si propone con densità è materia interessante, intensa nel suo divenire. In un viso di una Donna d’oggi è tutto in funzione dello sguardo di una donna al guado dell’età di mezzo, cinquanta anni, che si sente appassire dolcemente. Fa parte di quella teoria di occhi inseguita e cercata in tutta la serie delle Donne d’oggi.
VISIONI DI PUGLIA ANTICA

Infine l’incontro con la Puglia, con una natura primigenia. Dal cielo piove raramente, l’acqua viene assorbita dalle cavità, dagli inghiottitoi carsici in un istante, ma la pioggia in poche ore rende rorido un paesaggio accecante e assolato. Le sorgenti carsiche esprimono un vitalismo vivace e pieno di fremiti. Ad incarnare questa vitalità è la sorgente, che scorre libera in mezzo ad una fitta vegetazione. La serie di dipinti ispirati al Gargano evoca risonanze della Grecia, madre culturale di questo pezzo assolato di Sud mediterraneo. «Forse la guerra di Troia – osserva ad un certo punto Conversano- si sarà svolta in mezzo ad uno di questi cortili. Il senso epico di Omero emerge da questi piccoli spiazzi». Le visioni della Puglia Antica focalizzano l’’incontro con il Gargano, con le sue cupole delle sue case pallide che fanno tanto Mediterraneo e Grecia. Ecco le case di Peschici, affascinanti nel loro misticismo strutturale.

Le povere case di Peschici si ergono maestose come gli altari. Altari dei poveri. Romano Conversano ne scopre gradualmente la struttura, la scansione architettonica. Un’architettura sorgiva, affascinante. Nessun architetto avrebbe potuto crearla ex novo, fare meglio dei mastri muratori del luogo, che l’hanno strutturata spontaneamente. Le vestigia più antiche risalgono al 1600. Nel 1957, quando l’artista scopre Peschici, erano ancora ben visibili.
LE FOTO DI PESCHICI
La macchina da presa scorre. Romano Conversano mostra dei provini di fotografie. Foto oggi esposte al Castello. Mediterraneo e Grecità si fondono negli scorci ripidi di rara bellezza del Borghetto a Mare, su cui si erge la sagoma dell’antico maniero, fotografato con rara maestria in uno stupendo Bianco/nero. Ancora le immagini delle case a cupola che incantarono grandi artisti come Manlio Guberti, Alfredo Bortoluzzi, che in quegli anni scelsero Peschici come luogo da vivere. Le foto di Conversano sono le più belle, le scattò negli anni Cinquanta con una Laika. L’artista viveva nel Castello sulla Rupe, 90 metri di vertigine. A picco sul mare. Costruito al tempo di Federico II, successivamente fortificato come baluardo contro gli attacchi della pirateria dalmata e turca. Egli lo trasformò da stalla in dimora d’eccezione, meta di artisti ed intellettuali italiani e stranieri. Il Castello è chiamato A’ mamm u uent, la mamma dei venti. Questo appellativo gli evocò forse consciamente quel passo dell’Odissea in cui è descritta la dimora di Eolo, il re dei venti. Su una sporgenza del Castello, Romano Conversano pose una canna sporgente, vi sospese delle lunghe corde di chitarra, fatte di budella e acciaio. La canna sporgeva sopra il mare, in un punto a strapiombo dove il vento imperava sovrano. Era un’arpa naturale. Dava dei suoni incredibili, struggenti, da far vibrare le viscere. Accordi e dissonanze evocavano particolari musicalità grecaniche e, a tratti la suggestione del pianto delle prefiche tipico della ritualità del trapasso, a Peschici, ancora agli inizi del Novecento. “Quanta vita, mamma mia!”, si lascia sfuggire l’artista nel ricordo. Sgomento.
Scorrono altre immagini. Mostrano delle foto scattate nello studio in via Rossini, un vero studio di pittore con una vetrata lunga 6 metri. Una foto con l’autoscatto: Romano Conversano, con il suo camice intriso di colori, in mezzo ai quadri delle sue Donne. Un’altra immagine gli evoca la sua permanenza a Parigi nel 1946, subito dopo la guerra. Ancora una sequenza dell’artista mentre modella il colore su un nudo di donna.
Ecco, ora l’artista ci mostra uno specchio. E’ quello di suo nonno. Gli evoca un quadro fiammingo. Non ne ricorda l’autore, né il titolo; soltanto due persone con l’immagine rifranta da uno specchio convesso. Che deforma, ingrandisce, crea nuove irreali immagini. Come la sua, che si fonde forse con quella del nonno, da cui ha ereditato il DNA artistico.
Un’altra foto lo ritrae mentre sta facendo un ritratto: Romano Conversano è concentrato, socchiude gli occhi, in tensione creativa. Una creatività, la sua, in continua evoluzione, in perenne ricerca… sull’onda di quello che la vita costruisce. Tra carezze e sciabolate, entusiasmi ed abbattimenti. Come nella vita di tutti, d’altronde… L’artista forse è più fremente rispetto all’uomo comune, con dissonanze suggestive. Scorrono ancora i quadri, mentre egli chiude le finestre del suo studio, nel sottofondo di una musica suggestiva. Lentamente.
Le riaprirà alle luci del nuovo giorno…per ricreare ancora una volta la magia del suo tratto e del suo colore. Magia rarefatta. Espressa con segni profondi. Come i segni incisivi e laceranti della vita.

Il documentario "Romano Conversano, pittore" è stato realizzato dal regista Manuele Cecconello - Picture Nevkij.
Le opere di Conversano sono tratte dal sito personale dell'artista:

Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica ex Irre Puglia
L’IRRE Puglia con le scuole Pugliesi ad ECOMONDO
(Rimini 7-10 novembre 2007)
L’ex IRRE Puglia del Ministero della Pubblica Istruzione, è stato scelto a partecipare, unico Istituto del sud Italia, con due progetti formativi alla prestigiosa manifestazione internazionale “Ecomondo”, Fiera Internazionale del recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile che si terrà a Rimini dal 7 al 10 novembre 2007.
In questo contesto, saranno presentati i lavori prodotti dall’Istituto con un centinaio di scuole di Puglia, nel triennio 2004 -2007. I risultati della ricerca sono stati raccolti in tre volumi pubblicati dall’Ente.
I due progetti, denominati: “Habitat” e “La natura disvelata” saranno posti all’attenzione della comunità scientifica internazionale e del mondo della Scuola, come proposte di innovazione e sperimentazione per una nuova didattica del territorio attraverso i suoi Beni Culturali ed Ambientali, considerati come un unicum non solo da tutelare, ma da “vivere” in maniera integrata.
Il Direttore
Prof. Carmelo Calò Carducci
Per ulteriori informazioni e invio materiale, si prega voler contattare le prof.sse Maria Vinella e Mariagraziella Belloli ai numeri: 080.5094210/5094236 (sito internet: www.irrepuglia.it)
Il Progetto “Habitat. Terre da scoprire, mari da inventare” ha visto impegnati per due anni le scuole di tutta la Puglia che, cooordinate da Maria Vinella, Peter Zeller, Leonardo Nicoletti, Mariagraziella Belloli (IRRE PUGLIA) e dai docenti- esperti Alfredo de Luca, Carmen Genchi e Teresa Maria Rauzino, hanno prodotto interessanti laboratori di ricerca- azione.
Ecco i lavori delle singole scuole, pubblicati nei volumi:
Mari da scoprire terre da inventare, a cura di Franca Pinto Minerva e Ma