Antiche tradizioni del Gargano documentate da Giovanni Tancredi e da Angela Campanile
Le Feste dei Morti nel primo Novecento
TERESA MARIA RAUZINO
Giovanni Tancredi, nel volume “Folclore garganico”, pubblicato nel 1938, dedica una bella pagina alla festa di Ognissanti e al giorno dei Morti. Esordisce dicendo che sulla sommità del Monte Gargano, tutta la natura sembrava partecipare all’evento: un sole smorto e le prime nebbie avvolgevano i monti e la città di Montesant’Angelo, mentre le foglie gialle e rossicce si staccavano dai tronchi e frusciavano sulla terra brulla ai primi soffi di vento gelido.
Un quadro d’insieme completato dal volo di uno stormo nero di cornacchie, che si alzavano pigramente e si disperdevano nell’aria, emettendo un rauco funebre grido.
Le donne del popolo “montanaro” il 1 novembre, giorno di Ognissanti, per devozione alle anime dei morti, lessavano nel latte delle piccole quantità di grano e granturco, condendone i chicchi con il vincotto di fichi.
La festa si connotava per l’attesa dei doni dei morti. Nella notte che precedeva il due novembre, i bambini di sette, otto anni appendevano una calza nella cappa del camino oppure dietro la porta dell' uscio, le imposte dei balconi e delle finestre. Credevano che i morti, tornati dall’oltretomba, dopo aver vagato qualche ora per il mondo, scoccata la mezzanotte, si sarebbero fermati anche nella loro casa per esaudire i loro segreti desideri. La credenza era puntualmente confermata dai fatti. Durante la notte, effettivamente, la calzetta si riempiva di ogni ben di Dio: fichi secchi, castagne, noci, ceci arrostiti, mele, melacotogne, e talvolta anche di dolci e giocattoli. I morti incutevano ai bambini un po’ di paura, specie prima addormentarsi, pur tuttavia la tetraggine del nome non impediva loro di addentare una mela, di sgranocchiare una cialda, di rompere una noce, anzi. Il senso di mistero accresceva il valore di quei doni.
La festa dei Morti si connotava per il clima gioioso che i bambini creavano nelle vie del paese, bussando a piccoli gruppi, di porta in porta, alle case di parenti e amici. Non dicevano, come oggi: “Dolcetto o scherzetto”, ma un perentorio «Damme l'anima dli murte», cui di solito si ribatteva: «e sott la cammise che purte» (e sotto la camicia che porti?). - «Lu veddiche» (l’ombelico). «E crematine tlu diche». (te lo dirò domani mattina).
La festa veniva vissuta con partecipazione anche dagli adulti, specie i più poveri. Il due novembre, andavano questuando per le vie e in qualche casa signorile. I benestanti facevano loro distribuire il pane dei morti. Un monaco, l'asceta Antonio Ricucci (soprannominato Infernale) quel giorno usciva con la bisaccia bianca ricolma di pane, per distribuirlo ai bisognosi che morivano di fame.
Tancredi ricorda che spesso i bambini, mai sazi delle inusuali leccornie, mettevano la calza anche la sera del due novembre, però quando il giorno seguente andavano a frugare vi trovavano soltanto cortecce di frutta, miste a carboni. Gli si faceva credere che i morti non amavano i piccoli troppo golosi.
Man mano che crescevano, i ragazzi più smaliziati perdevano il fascino «dla calezett» quando si accertavano che non erano i morti a visitare le case, ma i regali erano preparati dalla mamma, dal babbo, dai nonni; tuttavia si guardavano bene dal togliere ai fratellini minori la bella illusione in cui avevano creduto anch’essi, cercando di prolungarla il più possibile. In effetti, i tempi erano magri, ma non vi era bambino che restasse deluso e senza regalo; tutti i genitori, anche i più poveri, avevano cura di far felici i loro piccoli.
Tancredi encomia il Regime fascista, che ha introdotto la festa della Befana anche al Sud : «Prima ai nostri bambini ricchi e poveri non pensava la Befana, prodiga vecchierella dispensatrice di regali ai bimbi di altre regioni, nella notte del sei gennaio, ma erano le anime dei morti che nella notte ad essi destinata scendevano giù per i fumaiuoli e risalivano per la stessa via nera ed angusta. Ora ai nostri fanciulli poveri pensano molto provvidemente le Opere Assistenziali volute dal Duce».

Due bimbi di Peschici nel periodo fascista
Nella città dell’Arcangelo, anticamente, nel giorno dei morti, precisamente nella chiesa della SS. Trinità attigua all'ex convento delle Clarisse, veniva eretto uno scheletro umano dinanzi al quale la gente rimaneva atterrita, avvilita. Lo scheletro era posto a destra dell'entrata ed era uno spauracchio per tutti, specie per i bambini. «La classe predominante – conclude Tancredi - educava così il popolo che passava la vita preoccupato solo del futuro».
Nel volume “Peschici nei ricordi”, Angela Campanile (ricercatrice del Centro Studi Martella) ci conferma questo aspetto “monitorio” della festa, vissuto in tutti i paesi del Gargano. Dal giorno di tutti i Santi fino al giorno 7 novembre, nella chiesa del Purgatorio si cantava la “Settena dei Morti”. Era una preghiera che le anime dei morti innalzavano con mesti lamenti per farsi ascoltare dai vivi, affinchè non smettessero mai di pregare per salvarle: «Siam alme purganti,/straziate sì forte/ch’è peggio di morte/il nostro penar. Immerse nel fuoco/ahi quanto soffriamo!/Soccorso cerchiamo./Aiuto, pietà!».
Le anime erano collocate nel Purgatorio, un carcere, un’oscura prigione, un mare di fuoco, dove l’arsura le bruciava. Soffrivano le pene dell’Inferno: «Oscura prigione/È nostra dimora / l’arsura tuttora / ci brucia quaggiù».
Ma i morti temevano soprattutto l’oblio e la dimenticanza: «Che pena crudele / l’oblio soffrir/ Che strazio sentire / del cielo l’amor!».
Le preghiere ed i suffragi da parte dei vivi servivano affinché le anime benedette del Purgatorio potessero “rinfrescarsi” (ci putèssine addifriscà): «Amici spezzate/ le dure catene!/ Lenite le pene/ col vostro pregar!».
L’invocazione era poi rivolta alla Madonna: «O Madre di Grazie,/ deh, prega per noi!/ Salvaci, tu puoi, dal divo rigor!», e agli Angeli: «Alati Messaggeri/ dal Cielo scendeste/ le porte schiudeste/ di nostra prigion!». Si scioglieva nella preghiera finale rivolta al «Cuore Sacratissimo di Gesù» affinchè le accogliesse in cielo, dove insieme agli sfavillanti cori angelici, avrebbero cantato in suo onore degli inni di lode e di amore. Per l’eternità.
Infatti il Paradiso era davvero «una bella cosa» recitava un’altra preghiera di Peschici. Chi aveva la fortuna di arrivarci, dopo una vita di stenti e di duro lavoro, andava finalmente a godere il giusto premio:
«U paravèise / jè na bella càuse / Chi ci va / ci va a ripàuse».
L'articolo è stato pubblicato sul quotidiano "L'Attacco" del 1 novembre 2007.
Leggere la fatica di leggere
Con la musica e le parole alle radici della storia e della cultura popolare del Sud.
(II edizione, 2007)
Progetto promosso da Istituto per il Libro (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) in collaborazione con ANCI, Comune di Foggia, Comune di Cerignola, Comune di Apricena, Comune di San Paolo di Civitate.
Giovanni Rinaldi Organizzazione e cura degli eventi Collaborazioni Programma SAN PAOLO DI CIVITATE - Venerdì 26 OTTOBRE 2007 *** I volumi da cui sono tratti i racconti Saranno offerte degustazioni di prodotti tipici. FOGGIA - Lunedì 29 OTTOBRE 2007 A seguire Saranno offerte degustazioni di prodotti tipici. *** CERIGNOLA - Giovedì 8 NOVEMBRE 2007 Presentazione del volume LEGGERE DI VITTORIO Saranno offerte degustazioni di prodotti tipici. *** ARCHIVI DELLA MEMORIA. Archivi sonori e cultura del territorio con a seguire concerto dei RIONE JUNNO taranta power Saranno offerte degustazioni di prodotti tipici.INFO
Il progetto "leggere la fatica di leggere" è nato nel 2006 a Cerignola: terra di Nicola Zingarelli, autore del Vocabolario della lingua italiana, e terra di Giuseppe Di Vittorio che con un vocabolario cominciò la sua battaglia contro le ingiustizie e lo sfruttamento dei braccianti agricoli.
Quest'anno è la musica il filo conduttore del progetto, interpretando e sostenendo argomenti quali l'emigrazione, i canti sociali e politici, la storia e all'epopea del movimento bracciantile con Giuseppe Di Vittorio.
Il progetto si estende anche territorialmente - su proposta del Comune di Foggia e del suo assessorato alle politiche giovanili - dal Basso all'Alto Tavoliere (Cerignola, Foggia, Apricena, San Paolo di Civitate). Ogni territorio, ogni comunità ha una sua storia e una sua identità e queste nella musica spesso si raccontano e rappresentano. "leggere la fatica di leggere" compirà quest'anno un viaggio geografico e un viaggio nei generi -la musica popolare dal canto sociale e politico alla musica jazz e contemporanea-; nelle modalità di rappresentazione -presentazioni di libri, letture con musica, presentazioni multimediali, concerti; nelle differenti culture del cibo e dei prodotti genuini. Uno spazio particolare sarà organizzato per i giovani autori con letture e presentazione di inediti letterari.
Partiamo da San Paolo di Civitate dove la cultura del movimento bracciantile ha permeato la storia dell'intera collettività; passiamo da Foggia città capoluogo al centro del Tavoliere, luogo di incontro di culture diverse, città di migranti e di immigrati; proseguiamo per Cerignola, in cui la cultura e la storia delle classi popolari si sono rispecchiate nella storia personale del grande sindacalista Giuseppe Di Vittorio, del quale proprio quest'anno il 3 novembre ricorre il 50° anniversario dalla morte; concludiamo ad Apricena, città natale di Matteo Salvatore, che attorno ai temi della musica popolare sta sviluppando un progetto autonomo di identità e cultura.
Gli incontri sono organizzati in luoghi differenti: uno stabilimento tipografico, una segheria della pietra, in un conservificio oleario, in una scuola elementare. Al termine degli eventi al pubblico presente saranno offerti prodotti della gastronomia locale, mentre nello stand dei libri saranno offerte proposte librarie con particolare attenzione ai temi e agli autori ospiti.
Progetto, direzione artistica e coordinamento
<<< SCARICA Il CATALOGO programma
Scuola elementare "Mucedola", Via Piave
CALASOLE. Realtà e sogno dei braccianti nel Tavoliere
Reading concerto
Musiche di Umberto Sangiovanni, al pianoforte, voce Rossella Ruini, percussioni Alfredo Ricciardi
Letture e videoproiezioni di Giovanni Rinaldi
I brani interpretati da Umberto Sangiovanni sono tratti dai cd "La controra" (RaiTrade 2004) e "Calasole" (RaiTrade / Casa Di Vittorio, 2006). I testi letti da Giovanni Rinaldi sono di Ivan Della Mea, Giovanni Mascolo (da Tommaso Fiore, Il cafone all'inferno, Palomar, Bari 2003), Giuseppe Angione, Michele Sacco, Maria Manzi, Lucia Barbarossa, Carmine Giordano, Giuseppe Murgolo, Emanuele Monaco, Giuseppe Papa (da G. Rinaldi - P. Sobrero, La memoria che resta, Edizioni Aramiré, Lecce, 2004).
Saranno offerte degustazioni di prodotti tipici.
FOGGIA - Domenica 28 OTTOBRE 2007
Centro Grafico Francescano, Via Manfredonia, prima traversa
MEMORIE DELLA TERRA. Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento
Reading in musica
Testi di Vincenzo Santoro
Voci narranti: Vincenzo Santoro e Anna Cinzia Villani
Canti eseguiti da Daniele Girasoli, Maria Mazzotta, Enrico Noviello, Anna Cinzia Villani
Il Salento Levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d'Otranto, a cura di Vincenzo Santoro e Sergio Torsello, Edizioni Aramirè
Grazia Prontera, Una memoria interrotta. Lotte contadine e nascita della democrazia. Il Salento 1944-1951, Edizioni Aramirè
FOGGIA - Lunedì 29 OTTOBRE 2007
LA FESTA DEL RITORNO
Reading-concerto sui testi di Carmine Abate con musiche dell'Ensemble di Cataldo Perri
Voce narrante Carmine Abate
CERIGNOLA - Giovedì 3 NOVEMBRE 2007
Teatro Mercadante, Piazza Matteotti
Inaugurazione mostra fotografica a cura di "Rassegna Sindacale" e "Casa Di Vittorio".
SULLE TRACCE DI GIUSEPPE DI VITTORIO
Fotografie di Mario Dondero
La mostra rimarrà aperta fino al 17 novembre 2007.
DI VITTORIO A MEMORIA. Un documentario di parole
di Angelo Ferracuti con fotografie di Mario Dondero, Edizioni Rassegna Sindacale
Introduce Tarcisio Tarquini, giornalista, direttore "Rassegna Sindacale"
Reading multimediale
Testi e foto dal libro di A. Ferracuti edito da "Rassegna Sindacale"
Voce narrante Angelo Ferracuti, colonna visiva Mario Dondero, musiche dal vivo Umberto Sangiovanni, voce Rossella Ruini, percussioni Alfredo Ricciardi
APRICENA - Sabato 10 NOVEMBRE 2007
Presentazione in anteprima del libro
Canti sociali nella Puglia settentrionale. L'archivio Rinaldi - Sobrero
a cura di Giovanni Rinaldi, Squilibri editore
Ivan Della Mea, presidente Istituto E. de Martino
Vincenzo Santoro, resp. Ufficio Cultura A.N.C.I.
Presentazione di registrazioni originali e inedite di Matteo Salvatore (dall'Archivio Rinaldi)
335.441100 - 347.6543093
www.giovannirinaldi.info
Segheria Violano Marmi, Via Papa Giovanni XXIIIore 19,30
Azienda Santo Stefano, Consorzio 'La Bella di Cerignola', Strada vic. S. Leonardo, 16
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Il Gargano Nuovo di settembre-ottobre:
http://files.splinder.com/a160daca6b18a4002baa1f34681ee09f.pdf
VIESTE - IL CATASTO ONCIARIO DEL 1753 RITORNA «RESTAURATO»

Così come, nella prima metà del ‘700 il Catasto Onciario del Regno di Napoli, ebbe una stesura travagliata, anche il restauro di quello in dotazione alla Città di Vieste sin dal
Il restauro del Catasto Onciario è stato la logica conseguenza della pubblicazione della suddetta tesi. Avere a disposizione i due documenti rappresenta per Vieste, per i viestani e per gli studiosi, un evento di notevole importanza, per comprendere la composizione demografica della città, i suoi costumi, la sua economia agro-pastorale e marinara, il suo territorio.
Per il «Ministero delle Finanze», Camera della Summaria del Regno di Napoli, rappresentava lo strumento per misurare la capacità erariale della sperduta comunità garganica viestana, e quindi l’entità di tasse da incassare annualmente.
Vari tentativi erano stati fatti dal Matteo Siena, verso l’amministrazione civica volti a salvare il Catasto e a pubblicare la tesi. Ma le casse comunali non permettevano un simile passo, in un periodo di crisi finanziaria degli enti locali, a livello nazionale.
Provvidenziale è stata l’accettazione di finanziare il progetto da parte della «Fondazione Natalino Notarangelo», il modo migliore per ricordare la figura di questo grande pioniere della industria turistica garganica. Dopo le intese verbali tra la Società di Storia Patria sezione di Vieste, la «Fondazione Natalino Notarangelo», attraverso i suoi eredi Angela, Girolamo e Laura, ed il Comune di Vieste, si è passato subito ai fatti.
Così il 22 dicembre 2006 con la deliberazione n. 288, la Giunta Municipale di Vieste, autorizzava il restauro del Catasto Onciario del
Su indicazione della Soprintendenza agli Archivi Storici della Puglia, sono stati intrapresi i primi contatti con il Laboratorio di Restauro Omphalos di Leonardo Marrone in San Ferdinando di Puglia, con il quale fu sottoscritta la convenzione di restauro il 10 febbraio 2007, alla presenza di Franco Ruggieri e Matteo Siena per la Società di Storia Patria per la Puglia e di Pasquale Ciliberti, impiegato del Comune di Vieste, fiduciario dell’Archivio Storico comunale.
Ed infine, il 30 aprile 2007 tra la Società di Storia Patria per la Puglia e la «Fondazione Natalino Notarangelo» veniva sottoscritto un Protocollo di Intesa, attraverso il quale la «Fondazione» assicurava l’intervento finanziario necessario per il restauro dell’opera, per la pubblicazione della tesi di laurea di Federica Ragno, per la produzione di tutto il Catasto Onciario su supporto informatico e la pubblicazione a caratteri di stampa dell’intero Catasto Onciario. Quest’ultima fase sarà realizzata dal socio Matteo Siena entro il 2009. Allo stesso è stato affidato anche il compito di curare la pubblicazione della tesi per renderla più agevole alla lettura degli studiosi.
Dopo oltre un quarto di millennio il Catasto Onciario del Comune di Vieste ritorna ai vecchi splendori, e non come strumento impositivo di tributi ma come strumento di studio per quanti vorranno approfondire la storia della nostra comunità nell’anno del Signore 1753.
Il 18 ottobre 2007 alle ore 17,30, presso la Sala Normanna del Castello di Vieste vi sarà la presentazione dell’Antico Catasto restaurato e del volume tratto dalla pubblicazione della tesi di Federica Ragno, milanese di nascita, ma originaria di Vieste. Inoltre Saverio Russo dell’Università degli Studi di Foggia approfondirà la tematica con una relazione su «Società ed economia verso la metà del sec. XVIII a Vieste».
Belle donne, merletti e tramonti:
il successo delle
arance del Gargano
Le scelte che resero irresistibili le réclame delle ditte agrumarie

Finalmente il Parco Nazionale, Italia Nostra e il Consorzio “Gargano Agrumi” hanno ottenuto il marchio IGP, oltre che per il limone “Femminello”, anche per “l’Arancia del Gargano” nelle varietà “bionda” e “duretta” tipiche dell’Oasi Agrumaria di Rodi, Vico e Ischitella.
A convincere la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati alla stesura del primo disciplinare IGP fu la visione di un dossier che aveva il suo punto di forza nell’album fotografico bilingue (in italiano-inglese): Rodi Garganico. Splendori di un passato, curato dal prof. Filippo Fiorentino e don Matteo Troiano. Illustrava le pubblicità delle Società Agrumarie operanti a Rodi Garganico nel primo Novecento.
Da una prima lettura dei manifesti, bigliettini, incarti, presenti nell’album suddetto, si evidenziano i filoni ricorrenti, le scelte iconografiche del prodotto pubblicizzato. I temi preferiti dai creativi delle Società Agrumarie rodiane spaziano a 360 gradi. I più frequenti fanno perno su immagini simboliche (The Fortune si incarna in una bellissima donna discinta, rincorsa dalla Morte e da un cavaliere che travolgono nella loro folle corsa chiunque si trovi sulla loro strada) e mitiche (Il Colosso di Rodi-Atlante regge il mondo; Nettuno-Sirene-Aquila reale sono abbinati a strumenti essenziali per la navigazione come la bussola, il timone e l’ancora).
Dall’analisi iconografica si desumono informazioni sul periodo storico di realizzazione dei manifesti: fine Ottocento, Belle Époque, Ventennio fascista. Le immagini fanno riferimento alla Regina Margherita; alla Lupa con Romolo e Remo; alle Repubbliche marinare (Pisa, Genova, Amalfi e Venezia); alle sfilate oceanico-coreografiche di Villa Borghese. Quelle interculturali mostrano nazioni solidali (Italia e America impersonate da due floride ragazze in costumi tipici che si stringono una mano, in segno di amicizia, tenendo in pugno saldamente, nell’altra mano, le rispettive bandiere) ed immagini esotiche (la diversità del Giappone con i paesi occidentali è marcata dall’abbigliamento femminile e dai modi dell’abitare).
I testimonial sono personaggi storici del Nuovo Mondo: Cristoforo Colombo, George Washington, le Indios del Far West.
Osservando i paesaggi, le figure umane ed i caratteri di scrittura utilizzati dai grafici pubblicitari, cui le ditte rodiane affidarono la creazione dei “logo”, si evincono altre particolarità.
Le locandine della Società Agrumaria De Felice differiscono dalle altre sia per le visioni paesaggistiche, sia per i caratteri grafici utilizzati. I temi pubblicitari sono riferibili ad un topos paesaggistico-romantico estremamente rarefatti, che supera la contingenza reale. I colori sfumati visualizzano elementi tendenti a creare suggestioni (i tramonti; la luna; la laguna; il porto; scenari di divertissement alto-borghesi con signore e signori elegantemente vestiti secondo la moda Belle Époque, che si divertono a tirare con l’arco, in un paesaggio stilizzato). Si avverte la finalità della Ditta De Felice di assumere una dimensione planetaria, internazionale; la sua tensione (sottesa alle scelte grafiche) di distaccarsi il più possibile dal contesto locale.
Le pubblicità della Società Agrumaria Vincenzo Russo focalizzano, al contrario, scorci di vita reale, tradizioni popolari sinonimo di genuinità. Esplicito il riferimento alle tipiche attività delle donne del Gargano. Merletti e carte pizzo testimoniano la consuetudine femminile dell’arte del merletto: la sensibilità muliebre si esprime nei ricami del corredo. Si nota la cura nella presentazione del prodotto agrumario, l’attenzione per il lavoro di confezionamento. Riguardo ai caratteri scrittori utilizzati nei testi, l’uso è variegato. Si va dalla scrittura in corsivo al gotico più ricercato, con presenza di elementi decorativi decisamente elaborati.
Nei manifesti della Società Agrumaria Ciampa & Sons ci sorridono prosperose figure femminili e una venditrice di arance e limoni in abiti d’epoca. Affianco si intravedono cassette di legno di faggio, su cui è impressa la stessa immagine pubblicitaria. I tipi di bellezza muliebre sono riferibili soprattutto alla tradizione garganica, napoletana e siciliana, ma anche a tutte le altre regioni dell’Italia (in un ampio ventaglio appaiono ragazze con i costumi tipici delle varie province). Emergono i canoni estetici del tempo, che esprimono il massimo nelle gote colorate e nei seni prorompenti. La simbologia della fecondità è ripresa dalla presenza di arance giganti poste vicino alle donne. Sullo sfondo di una carta-sipario, appare la collina verdeggiante di Rodi Garganico, con gli agrumeti ed frangivento; lungo la spiaggia si nota la presenza dei “baracconi”, gli stabilimenti di lavorazione e di confezionamento delle varie ditte (in primo piano quello con la dicitura Ciampa & Sons). Il porto è caratterizzato dalla presenza di numerosi barconi a vela e di “trabaccoli”.
In altre locandine campeggiano, con una frase-spot riferibile alla qualità/sicurezza organolettica delle arance rodiane, altre figure-simbolo: un tamburino batte a fatica il suo strumento (Drummerboy hard to beat - dura da battere!); in un manifesto della Società Agrumaria preparato per l’esposizione di Parigi del 1889 una bimba protegge le cassette di agrumi dall’assalto delle mosche, facendo scudo con il suo corpo (There are no flues on me – non ci sono mosche su di me!); un raccoglitore di agrumi in abito tipico (molto simile alla maschera napoletana di Pulcinella) mostra una bella arancia (Good all the year round – buona tutto l’anno!), evidenziando il suo punto di forza: la presenza del prodotto sul mercato mondiale per dodici mesi all’anno. mentre le arance provenienti dalla penisola sorrentina o dalla Sicilia maturano soltanto in determinati periodi.
Riguardo agli sfondi utilizzati nelle locandine, la Società Ciampa & Sons presenta il Golfo di Napoli con il Vesuvio lumeggiante sullo sfondo. I colori sono forti e appariscenti: rosso, ocra, verde, blu di Prussia, giallo; la Ditta De Felice utilizza colori evanescenti sul grigio azzurro, verde tenue, a simboleggiare una sorta di rarefazione del dato contingente, la mirata proiezione del prodotto agrumario sul mercato planetario. Gli agrumi sono assenti. La pubblicizzazione tende a staccarli dalla banalità utilitaristica del commercio. C’è la ricerca di un target di mercato diverso.
Gli slogan della Ditta Ciampa & Sons fanno perno su similitudini ovvie come frutta-salute, frutta-abbondanza, ma anche su abbinamenti inediti come frutta-felicità e frutta-pace.
È ampio l’uso del linguaggio figurato: le figure retoriche spaziano dall’allegoria al paradosso, alla metafora. Alcune richiamano il doppio senso: «The Triump of Neptune» (Il trionfo di Nettuno), indica il primato marittimo dei “trabaccoli” rodiani che trasportano il prodotto agli imbarchi mitteleuropei o alle stazioni ferroviarie dirette a Napoli per l’imbarco sui bastimenti americani; «The Pride of Rodi» (L’orgoglio di Rodi) fa leva sull’ambiguità della donna/arancia; il riferimento ad una delle Sette Meraviglie del mondo antico, il Colosso di Rodi, attesta la duratura potenza commerciale delle Società Agrumarie rodiane («Rodi For Ever». Rodi per sempre).
Parole chiave dell’economia rodiana, fatte proprie dalla Società Agrumaria Ricucci, sono commercio, navigazione, industria. Sopra il globo terrestre, sovrastato da un’aquila con gli agrumi tra gli artigli, campeggia il cartiglio con la scritta «L’union fait la force».
Slogan che potrebbero ispirare i grafici del Terzo millennio, con le tecniche della moderna comunicazione visiva, a produrre pubblicità efficaci per il rilancio degli agrumi del Gargano, nel solco della tradizione delle ditte rodiane che lanciarono il loro prodotto nelle fiere di Londra e Parigi....
©2007 Teresa Maria Rauzino. L'articolo è stato pubblicato sul quotidiano "L'Attacco" del 14 settembre 2007. Le immagini sono tratte dall'album fotografico Rodi Garganico. Splendori di un passato a cura di don Matteo Troiano, Edizioni Parrocchia San Nicola, Bologna 1999.
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