Uriatinon

Vuoi seguirmi in un viaggio virtuale? Partendo dal Gargano, scoprirai tutta la Capitanata. In un mix tra cultura, tradizioni, microstorie dimenticate ...
venerdì, 03 luglio 2009

Proteggete Gianni Lannes, voce libera di Capitanata!

Dopo una minaccia di morte di stampo mafioso, alle 00.45 del 2 luglio un attentato incendiario ha distrutto l’auto di Gianni Lannes, direttore del giornale online "Terra Nostra". Un giornalista che si batte da anni per la legalità e la giustizia, contro le mafie d’ogni latitudine. Si teme per la sua vita. Stamani Leoluca Orlando ha sollecitato il Governo ed il prefetto di Foggia, Nunziante, ad assicurargli una scorta.

Iscrivetevi al gruppo "Solidarietà a Gianni Lannes, voce libera della Capitanata!": http://www.facebook.com/group.php?gid=94767312637&ref=mf
Ecco il sito del giornale diretto da Lannes: http://www.italiaterranostra.it/
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categorie: appelli
sabato, 27 giugno 2009

UNA FIRMA PER KALENA!

A Peschici (FG) l'abbazia di Santa Maria di Kàlena, una delle più antiche d'Italia, sta crollando nell'indifferenza generale. Aiutaci a salvarla!

FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE:
www.ipetitions.com/petition/kalena

Promo di Giuseppe Bruno:
www.youtube.com/watch?v=xotDIBbBh0g

RASSEGNA STAMPA E APPELLI SU KALENA DOPO IL CROLLO DEL TETTO ABSIDE:

 

 

Pagina del quotidiano l'ATTACCO del 16 giugno 2009 che annuncia il crollo a Kalena

L'ATTACCO del 16 giugno 2009  annuncia il crollo a Kalena

postato da URIATINON alle ore 22:44 | link | commenti
categorie: salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa
giovedì, 25 giugno 2009

FIRMATE E FATE FIRMARE
PETIZIONE ON LINE

Salviamo Kalena!

The petition



La più antica abbazia del Gargano sta crollando.

Poche settimane fa parte del tetto è crollata. Bisogna far presto.

Firma questa petizione per chiedere l'esproprio immediato e per permettere gli urgenti e necessari interventi di restauro.

Solo se saremo in tanti potremo farcela: Salviamo Kàlena!


 

 


TUTTE LE ASSOCIAZIONI ATTIVE DEL GARGANO

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CENNI STORICI SU KALENA

Nel cuore della verde piana di Peschici, sorge maestosa un'antichissima abbazia: e' Kalena. Eretta molto probabilmente nell`872, un atto di donazione del vescovo di Siponto all`abbazia di Tremiti, dimostra che sicuramente nel 1023 un edificio sacro esisteva già. Nel 1058 divenne una potente abbazia grazie ai ricchi privilegi concessi da Papi ed imperatori. Dipendevano da Kàlena le chiese di un vastissimo territorio che si estendeva dal Gargano fino al Molise e al Tavoliere. Era, altresì, contesa dai potenti monasteri di Tremiti e Montecassino, ma riuscì` a restare indipendente fino al 1445, quando divenne di pertinenza dell`abbazia di Tremiti. Nel corso della sua storia non perse mai la sua ricchezza ed il suo prestigio. Anche dopo il 1445, Kalena continuava ad essere tappa obbligata per tutti i pellegrini che si recavano sul Monte dell`Angelo.

Rappresenta un gioiello di architettura nel Gargano. La prima chiesa dell`abbazia testimonia un`originale tendenza costruttiva pugliese, caratterizzata dalle ``cupole in asse``, la seconda chiesa (più recente), rappresenta un misto di tendenze costruttive provenienti da tutta Europa, dimostrazione della presenza di molti turisti stranieri in questo luogo sacro.

Kalena ha sempre rappresentato un simbolo del Gargano e non mancano leggende e racconti intorno alla sua storia. Si narra, per esempio, di un camminamento sotterraneo che portava alla caletta del Jalillo utile ai frati per sfuggire ad eventuali assalti saraceni. Si dice anche che da un`acquasantiera, situata in fondo alla navata sinistra della chiesa nuova, giungerebbe il rumore del mare.


 

Kalena tetto abside prima del crollo. Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
Foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD
14.06.2009."Chiesa Nuova" abbazia di Santa Maria di Kalena (foto Gianfranco Piemontese)
14.06.2009."Crollo Travi tetto abside "Chiesa Nuova" abbazia di Santa Maria di Kalena (foto Gianfranco Piemontese)
Pagina del Corriere mezzogiorno-Corriere della sera 16 giugno 2009
Pagina dell'ATTACCO 16 giugno 2009
Travi del tetto dell'abside crollate sull'altare (Foto Domenico Sergio Antonacci)
Travi del tetto dell'abside crollate sull'altare (Foto Domenico Sergio Antonacci)
Irene Ruotolo mentre recita la sua lirica dedicata a Kalena (foto Michele Eugenio Di Carlo taggata da Gaetano Berthoud con il logo di "Io sono garganico").
14.06.2009."ATTO SIMBOLICO: Un drappo bianco a Kalena per la libertà di Aung San Suu Kyi " a cura di Carla de NUnzio e Teresa Maria Rauzino
Degrado chiesa antica Kalena (quella con le cupolette in asse segnalate da Emile Bertaux ) oggi divisa in due garage-deposito di attrezzi agricoli

(foto Gianfranco Piemontese 14 giugno 2009)
Degrado affreschi chiesa antica Kalena (quella risalente all'XI-XII secolo con le cupolette in asse segnalate da Emile Bertaux ) oggi divisa in due garage-deposito di attrezzi agricoli
(foto Gianfranco Piemontese 14 giugno 2009)
Degrado affreschi chiesa antica dell'abbazia di Kalena (quella quella risalente all'XI-XII secolo con le cupolette in asse segnalate da Emile Bertaux ) oggi divisa in due garage-deposito di attrezzi agricoli (foto Gianfranco Piemontese 14 giugno 2009)
Le catene di Kalena (foto scattata da Enzo D'Amato il 14 giugno 2009)
Le catene di Kalena (foto scattata da Enzo D'Amato il 14 giugno 2009)
Le catene di Kalena (foto scattata da Enzo D'Amato il 14 giugno 2009)
Enzo Campobasso dedica un tanka a Aung San Suu Kyi
14.06.2009. Piero Giannini legge le sue liriche dedicate a Kalena (foto Domenico Martino)
14.06.2009.Michele Angelicchio ricorda un passo della "Fisica Daunica" di padre Michelangelo Manicone, illuminista garganico.
14.06.2009." Lo sconcerto di Teresa Maria Rauzino di fronte alla porta incatenata e lucchettata della "Chiesa Nuova" abbazia di Santa Maria di Kalena (foto Gianfranco Piemontese)
Le catene di Kalena (foto scattata da Enzo D'Amato)
Amianto a Kalena

decorazione esterno (foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD)
stemma dei Canonici lateranensi invaso dalla vegetazione) portale esterno murato (foto Vittorio Fusillo durante la spedizione ARGOD)
visuale di Kalena preclusa (foto Teresa Maria Rauzino)
FIRMATE E FATE FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE

Salviamo Kalena!



http://www.ipetitions.com/petition/kalena/



 

 

ADESIONE E CONDIVISIONE


Carla de Nunzio e Beniamino Piemontese (Associazione Ideale "Osservatorio Torre di Belloluogo" Lecce)

Michele Eugenio di Carlo (Associazionismo Attivo Vieste)

Gaetano Berthoud (Presidente Associazione "Io Sono Garganico" Vico del Gargano )

ALBUM FOTOGRAFICO  SU KALENA

FIRMATE E FATE FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE “Salviamo Kalena!”:


http://www.ipetitions.com/petition/kalena/


Il Promo dell'iniziativa : "SALVIAMO KALENA, petizione online" realizzato dal diciottenne Giuseppe Bruno, è su You Tube:

http://www.youtube.com/watch?v=xotDIBbBh0g



I promotori :

Giuseppe Bruno (studente)

Teresa Maria Rauzino (presidente Centro Studi Giuseppe Martella Peschici)
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categorie: salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa
giovedì, 25 giugno 2009

E' ON LINE
"IL GARGANO NUOVO"  giugno 2009

 

Potete scaricarlo cliccando sul logo o su questo link:

http://files.splinder.com/45b329b2b28812ac8b70db372e6f8d9e.pdf

BUONA LETTURA!

La redazione

 

postato da URIATINON alle ore 11:03 | link | commenti
categorie: il gargano nuovo
mercoledì, 24 giugno 2009

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO-CORRIERE DELLA SERA 20-06-2009

UN APPELLO A BONDI E A VENDOLA PER L'ESPROPRIO IMMEDIATO. LO LANCIA IL CENTRO STUDI MARTELLA

SALVATE KALENA

LA STORIA

L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, sita in agro di Peschici, è fra le più antiche d’Italia. Sarebbe stata eretta addirittura nell’872. Un edificio sacro esisteva già nell’XI secolo, come testimonia un atto di  donazione del 1023: il vescovo di Siponto donò Kàlena all’abbazia di Tremiti. Attualmente l’abbazia è proprietà privata  dei fratelli Martucci. Per il suo recupero si è mosso anche il Fai (Fondo Ambiente Italia).

 

 

«Kàlena non può aspettare oltre. Sta davvero crollando. Vogliamo l’esproprio  immediato ». Coglie la palla al balzo Teresa Maria Rauzino, presidente del Centro studi Martella e autentico baluardo dell’abbazia peschiciana. Afferra l’indicazione sulla necessità di un esproprio fatta dal direttore regionale ai Beni culturali pugliesi, Ruggero Martines, e invoca con due lettere l’immediato intervento del ministro dei Beni e delle attività culturali, Sandro Bondi, e del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. «Abbiamo chiesto a Vendola di adoperarsi presso il ministero per l’esproprio dell’abbazia. E al ministro Bondi di seguire questa strada.

Certo il presidente della Regione Puglia potrebbe adottare direttamente questo provvedimento e sarebbe anche la strada migliore», sottolinea la Rauzino a margine delle sue missive.

In questi anni durante i quali gli enti si sono rimpallati le competenze, nascondendosi dietro il particolare che l’abbazia è proprietà privata, sono stati persi 850mila euro. 350 erano stati stanziati dal ministero per l’Economia durante il ministero di Giuliano Urbani: altri 500mila erano stati destinati alle chiesette e al loro recupero dal ministro Francesco Rutelli. 850 mila euro revocati «perchè l’opera non era stata mai cantierizzata».

«Kàlena è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico a lei affidato», sottolinea la Rauzino. «Ma anche di  una colpevole dimenticanza della soprintendenza ai Beni culturali e architettonici della Puglia, l’ente preposto alla sua tutela».

Al ministro Bondi e al presidente Vendola la Rauzino fornisce, attraverso la ricostruzione delle tappe più importanti di una battaglia decennale, quelle motivazioni giuridiche, politiche e culturali a sostegno della procedura di esproprio. Prima fra tutte proprio «la colpevole dimenticanza » della Soprintendenza, che «non ha mai imposto alla proprietà le opportune misure di conservazione».

La battaglia per Kàlena inizia nel 1997. Il ministero nel 2003 sollecita il soprintendente Giammarco Jacobitti a muoversi per salvare l’abbazia dai morsi del tempo e dell’abbandono. «Nel 2003, secondo una lettera di risposta di Jacobitti al ministero - ricorda la Rauzino - i proprietari si erano impegnati a risanare le creste murarie della chiesa e del recinto del complesso, e la sua successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio; il consolidamento e il restauro della copertura lignea della campata absidale, l’impermeabilizzazione e una serie di interventi a tutela». Per questo progetto era stata indicata la somma di un milione di euro. Il ministero diede il via libera autorizzando un contributo ai proprietari «pari anche al 50 per cento» della spesa sostenuta per il restauro. Nulla è accaduto. Le creste murarie nel frattempo sono sempre meno visibili, e la scorsa settimana il tetto della campata absidale è crollato.

«Perché la Soprintendenza non ha operato? Perché ha ignorato le leggi vigenti che consentivano di procedere con il restauro coatto e l’esproprio? Perché sono stati persi tutti i fondi stanziati?». Gli interrogativi che la Rauzino pone a Bondi e Vendola, che difficilmente a questo punto della lunga storia di Kàlena potranno dire di non sapere, di non poter intervenire, di non poter contrapporsi al disfacimento delle pietre nella piana di Peschici.

ANTONELLA CARUSO

 

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I protagonisti Comune, Regione, Direzione dei Beni culturali

 

Non c’è accordo sulle strategie

 

 

«Il mio recente appello, quasi un presagio». Le riflessioni pubblicate domenica scorsa sul Corriere del Mezzogiorno dal presidente della sezione Gargano di Italia Nostra, Menuccia Fontana, e la scoperta per caso in quella stessa domenica che il tetto di una delle chiese dell’abbazia è caduto rovinosamente su un altare con preziosi fregi oggetto di studio, hanno prepotentemente riacceso i riflettori e riaperto antiche ferite. «Proteggete quel pezzo pregiato di storia».

Il primo appello è proprio di Menuccia Fontana, che invita il direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ad intervenire ora che l’abbazia è sotto tutela così come la zona di rispetto, l’uliveto che la circonda. «Intervenga  con l’autorevolezza del suo ruolo, per farci sperare ancora di vivere in un paese dove esiste un diritto alla conservazione dei nostri beni culturali ». Il crollo del tetto è un campanello d’allarme. Non c’è più tempo. Perché il tempo sta lavorando, sta erodendo, sta consumando, sta cancellando.

Si sono detti pronti a fare la loro parte in questi giorni gli assessori regionali all’Urbanistica e ai Beni culturali, Angela Barbanente e Domenico Lomelo, soprattutto alla luce del fatto che nella pianificazione strategica di area vasta che nei prossimi mesi potrà impiegare in vari settori qualcosa come 38 milioni di euro, per Kàlena non c’è neppure un centesimo. Il Comune di Peschici sostiene di aver inviato il progetto e di non aver avuto risposte dalla cabina di regia che sovrintende alla pianificazione strategica.

«La Provincia può integrare inserendo Kàlena tra gli interventi che otterranno dei fondi nella prima ripartizione.

Solleciteremo questo intervento», hanno assicurato Lomelo e la Barbanente, che però ha puntato il dito anche contro il Comune di Peschici che «invece di tutelare un bene così prezioso, programma vicino all’abbazia la costruzione di case con una manovra di 167». Un dibattito dunque sulla necessità di intervenire al più presto che trova una prima indicazione concreta proprio nelle parole del direttore Martines: «L’unica strada è esproprio. Se dovessimo avviarlo noi ci vorrebbero tra gli otto e i quindici anni, mentre il Comune può intervenire con procedure

più rapide». Una provocazione e niente più la ritiene il sindaco di Peschici, Domenico Vecera: «Siamo pronti ad espropriare. Lo Stato ci dia un milione di euro e procederemo immediatamente.

La verità è che in questi dieci anni tutti si sono occupati di Kàlena a parole, ma mai un solo euro è stato stanziato». Parole che stridono con quegli 850mila euro che, con due diversi ministri, erano disponibili e nessuno

ha mai utilizzato.

 

 ANTONELLA CARUSO

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Corriere mezzogiorno – Corriere della sera 20 giugno 2009

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categorie: appelli, denuncia, salviamo kàlena, salviamo kalena
martedì, 23 giugno 2009

Lettera aperta al Sindaco di Peschici 

Abbazia di Kàlena, urge un moderno Sueripolo




L’incessante, tenace e stimolante opera di sensibilizzazione al recupero, alla salvaguardia ed alla rivalorizzazione dell’antica Abbazia garganica di Kàlena a Peschici, da anni portata avanti “cirenaicamente” da Maria Teresa Rauzino e dal Centro Studi Martella, meriterebbe ben altra attenzione da parte delle Istituzioni. Un’attenzione che è tempo che vada ben al di là del plauso e dei riconoscimenti più o meno formali, e che assuma una volta per tutte le forme concrete di un intervento ormai ineludibile, per la sopravvivenza di una tale testimonianza di identità, di storia, di cultura e di fede: l’esproprio per pubblico interesse.

Lo scempio e il martirio inflitti a Kàlena dall’incuria e dall’impotenza da interessi contrapposti, rende più mai urgente l’intervento di un moderno Sueripolo, che ponga fine alle scorribande interpretative di cavilli legali e regolamentari, e con la spada della decisione renda giustizia a un “bene comune”, che è patrimonio inestimabile, al pari dello stesso Gargano, della Grotta dell’Arcangelo o dei rotoli pergamenacei miniati nei più raffinati sciptoria benedettini.

L’antologia dei protocolli d’intesa e delle convenzioni con le private proprietà non è che una raccolta di fallimenti, di prese in giro e di studiate architetture per rinvii. La cattedrale laica del Petruzzelli, a Bari, ne è la testimonianza più evidente e più “bruciante”, ancora oggi, ad oltre 17 anni da una sciagurata notte di ottobre.

“Tutti invocano il restauro di Kàlena e si aspettano che il Comune avvii l’esproprio. E i soldi? Ce li diano, ci diano qualcosa come un milione di euro e la espropriamo subito l’abbazia”. No, signor sindaco. Kàlena e la sua lunga storia, Peschici e i suoi cittadini orgogliosi, il Gargano, la Puglia e i tanti appassionati in apprensione, per le sorti dell’abbazia, meritano qualcosa di più di tanta sfuggente disinvoltura.

Il problema non sono i soldi. Ma la volontà politica, che dovrebbe farsi sintesi di una diffusa volontà comunitaria, per tradurre in atti amministrativi, nonché in coerenti, conseguenti e concreti interventi esecutivi, le innumerevoli manifestazioni di intenti, che da decenni si inanellano in un miserevole rosario di supplichevoli preghiere al vento. Manifesti, il Sindaco, la ferma volontà di voler percorrere il sentiero dell’esproprio. Si renda disponibile, verso il Ministero dei Beni Culturali, per la delega ad avviarne la procedura. Di modi per trovare ben più di un euro per Kàlena ce ne saranno tanti, se si sa davvero a cosa serviranno.

Possiamo provare ad immaginarne alcuni. Proprio a cominciare da questo slogan: “Un euro per Kàlena”, che potrebbe essere promosso nei musei, nei siti archeologici, nei teatri e nei cinema di tutt’Italia. Sia con accordi sul costo dei biglietti d’ingresso, sia con inviti alle biglietterie alla sottoscrizione volontaria. Si potrebbe istituire un numero telefonico dedicato, come è stato fatto per i terremotati d’Abruzzo. Si potrebbero coinvolgere tutte le Comunità benedettine, attraverso un’iniziativa di solidarietà da lanciare per esempio a Montecassino. Chiamare la Chiesa a fare la sua parte, con i fondi CEI dell’8 per mille, e naturalmente a fare altrettanto all’insieme degli Enti locali. Si potrebbe coinvolgere il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), il mondo delle Fondazioni Bancarie, della Finanza e dell’Industria. Insomma, come si dice? Volere è potere. Secoli di storia benedettina dovrebbero essere illuminanti sulla forza della fiducia e sull’importanza del simbolo racchiusi nel fatidico primo passo. “Non abbiate paura” esortava Giovanni Paolo II. Kàlena lo merita. E, soprattutto, Kàlena ne ha urgente bisogno!

 Antonio V. Gelormini
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Corriere del Mezzogiorno- Corriere della sera 18 giugno 2009

Caso Kàlena Il sindaco di Peschici Vecera: «Meglio il restauro in convenzione con la proprietà»

«Esproprio? E con quali soldi?»

 

  

FOGGIA - L’unica strada per salvare l’abbazia di Santa Maria di Kàlena dal disfacimento è l’esproprio. Togliere la proprietà alla famiglia Martucci e dare all’abbazia la patente di un bene pubblico per facilitarne il recupero. Questo quanto indicato ieri su queste pagine dal direttore re­gionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ora che il vincolo è stato esteso anche all’intera area che cir­conda le chiesette. «Tutti sono sta­ti e sono capaci di parlare di Kàle­na, di invocare il restauro - com­menta il sindaco di Peschici, Dome­nico Vecera - , la Regione, la Sovrin­tendenza, Italia Nostra e Italia loro, ma poi alla fine nessuno ci ha mes­so mai un euro. E si punta il dito contro il Comune».

Il sindaco ha assistitito in silen­zio in questi giorni alle polemiche sollevate sui mancati interventi e sul crollo del tetto sull’abside di una delle due chiese: «E’ facile af­fermare che il Comune può avviare l’esproprio. E i soldi? Ce li diano, ci diano qualcosa come un milione di euro e la espropriamo subito l’abbazia. Io invece penso che, vi­sto che abbiamo fatto un passo avanti con la prima convenzione con la famiglia proprietaria, biso­gna partire da questo per avviare il restauro».

Il Comune oggi, attraverso que­sto accordo, può «gestire» a fini culturali le chiese e i giardini stori­ci, la parte religiosa dell’abbazia. La gestione per aprire le chiese ai visitatori durerà 40 anni. Ma, stra­no a dirsi, la convenzione è stata si­glata a settembre, ma al Comune le chiavi per accedere a questa parte del complesso non sono state anco­ra trasferite. Tanto è vero che il tet­to è crollato ma non c’è stato anco­ra nessun intervento di puntella­mento per evitare altri crolli.

«Il tetto era purtroppo già peri­colante, non appena ci consegne­ranno le chiavi faremo le verifiche del caso. Ma voglio essere chiaro: per noi Kàlena è una priorità. Co­me amministrazione abbiamo pre­sentato il progetto per i finanzia­menti del piano strategico di area vasta - sottolinea il primo cittadino - ma non siamo stati noi poi a indi­care le priorità. Noi non siamo pre­senti nella cabina di regia. Non si può pensare che con il bilancio co­munale si possa restaurare quel be­ne. E mi auguro che alla fine non cada tutta a pezzi. Che non riman­ga, come ha scritto qualcuno, un’agonia di pietre».

Restano dunque le incertezze sul futuro dell’abbazia, che è stata dichiarata monumento nazionale nel 1951 e che era stata indicata co­me uno dei pezzi importanti del­l’arte nell’Italia meridionale sin dal 1904 dallo storico Emile Bertaux. Un’abbazia con la prima chiesa, quella cosiddetta vecchia, con le cupole in asse che quindi si inseri­sce nel corso della tradizione pu­gliese; e la chiesa «nuova» addos­sata all’edificio più antico e che fu costruita secondo modelli architet­tonici presenti nella tradizione eu­ropea. Una tradizione che ha il suo pun­to di contatto nella via Francigena, che le maestranze di scalpellini che dalla Francia si spostavano ver­so i regni crociati, percorrevano nei due sensi, fermandosi anche a Kàlena.

Antonella Caruso

Corriere del Mezzogiorno- Corriere della sera 18 giugno 2009

 http://files.splinder.com/ca2b2e137d3554749f1229678c696a5e.pdf

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Sul caso interviene il direttore regionale ai Beni culturali, Martines, che ricorda: «Noi abbiamo posto il vincolo»

«Abbazia di Kàlena, ora tocca al Comune muoversi»

 

«L’abbazia e l’intera area sono state vincolate. E il ricorso dei proprietari è stato respinto.

Ora è tutto pronto per l’esproprio»«Ma se dovessimo avviarlo noi, l’iter durerebbe dagli 8 ai 15 anni. Il Comune di Peschici può agire più rapidamente ed efficacemente»

 

 

 

Suggestioni e leggende su Kàlena si sono intrecciate in questi anni alla carta bollata, ai ricorsi, alle trattative senza fine. E mentre tutto questo si consumava, nella piana degli ulivi di Peschici l’abbazia risalente al’872 si sbriciolava lentamente, inesorabilmente.

Mentre nell’anno Mille papi e imperatori le concedevano ricchi privilegi; in questi anni la rivendicazione del legittimo diritto di proprietà da parte della famiglia Martucci si scontrava con la volontà del Comune di Peschici

di valorizzarla, ma al contempo con una certa ritrosia ad operare scelte coraggiose e decisive. Il crollo del

tetto dell’abside, i cui calcinacci sono stati scoperti per caso nel corso di una manifestazione di sensibilizzazione

per Kàlena, ha riacceso i riflettori su uno dei beni architettonici significativi della storia religiosa di Capitanata.

Santa Maria di Kàlena, si legge nelle molte pubblicazioni che le sono state dedicate, è certo che fu crocevia di

molti pellegrini che giungevano sulle coste del Gargano per raggiungere il santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo.

«L’abbazia di Kàlena è un bene molto interessante, certo non può essere paragonato a siti di interesse consistente e notevolmente superiore, come la cattedrale di Lucera per fare un esempio, ma è chiaro che è indispensabile intervenire per salvarla», sottolinea il direttore regionale ai Beni culturali, Ruggero Martines. La sovrintendenza da anni ha vincolato l’abbazia e recentemente ha anche posto il vincolo paesaggistico nelle aree che circondano le chiesette. «I proprietari impugnarono con un ricorso questo vincolo paesaggistico. Ma il ricorso è stato respinto. Per Kàlena la soluzione migliore sarebbe l’esproprio da parte del Comune di Peschici». In questi anni spesso è stato invocato proprio sul terreno dell’esproprio l’intervento della Sovrintendenza, ma ciò non è avvenuto.

«Se dovessimo avviare noi l’esproprio, l’iter durerebbe dagli otto ai quindici anni. Il Comune può intervenire

con tempi molto più rapidi», sottolinea Martines. «Voglio ricordare che noi predisponemmo un progetto per

un primo intervento di restauro ma nelle more degli accordi con i proprietari il finanziamento venne meno e

non potemmo più operare in nessun modo».

La ristrutturazione dell’abbazia oggi è ancora più urgente alla luce di nuove suggestioni che Kàlena rivela. Da qualche tempo sono al centro di una prima mappatura le incisioni e le simbologie parietali presenti sui muri del sito.

Lo storico Gianfranco Piemontese del Centro studi Martella ha studiato questi simboli e i graffiti presenti. Tra questi erano state notate due «Triplici Cinte Sacre» sull’architrave dell’ingresso absidale laterale destro.

Il gruppo archeo-speleologico ARGOD ha notato di recente una terza Triplice Cinta Sacra, affiancata da una sorta di freccia. Uno stimolo per continuare a ricercare, per sottrarre l’antica abbazia all’erosione del tempo.

 

Antonella Caruso

Corriere del mezzogiorno-Corriere della sera

17 Giugno 2009

 http://files.splinder.com/6d11f9d566fa66d1f8c1979dd00d6b55.pdf

postato da URIATINON alle ore 21:25 | link | commenti
categorie: appelli, salviamo kàlena, salviamo kalena, puglia in-difesa
lunedì, 22 giugno 2009

 

Non possiamo restare ciechi, sordi e muti, soprattutto alla luce di quanto abbiamo constatato a Kàlena in occasione della dimostrazione simbolica per Aung San Suu Kyi.

 

 

Aung San Suu Kyi libera … Kàlena fruibile!

 

di LEONARDA CRISETTI

 

IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI. LA PROPOSTA D’INVITO

 “Dina? Pronto! Sono Teresa. Ciao, … . Abbiamo organizzato per domani a Kàlena una dimostrazione simbolica per la libertà di Aung San Suu Kyi, la birmana tenuta per molti anni alle carceri domiciliari e attualmente in prigione, perché non condivide le scelte del regime. È una dimostrazione a sostegno dei diritti umani. Abbiamo scelto Kàlena per le sue vicissitudini  che la portano ad essere reclusa, chiusa ai cittadini del luogo e del mondo, che invece vorrebbero fruire della sua storia.  Sai, grazie, all’interessamento dell’assessore alla cultura, Leonardo Di Miscia, troveremo aperta l’antica abbazia di Kàlena e potremo visitarla. Vieni anche tu?". 

- “Verrò, anche per cogliere l’occasione di conoscere de visu l’abbazia, di cui ho tanto sentito parlare, nei convegni, di cui ho letto nei giornali e in altre pubblicazione a stampa e su Iinternet, ma che non ho potuto visitare personalmente perché è chiusa al pubblico.”

Questo grosso modo il contenuto della telefonata.

 

L’ARRIVO A KÀLENA (PESCHICI)

Il giorno successivo, 14 giugno 2009, ore 17,35, sono dunque a Kàlena, con 5 minuti di ritardo rispetto all’appuntamento prefissato. Noto che sono tra i primi arrivati. Scorgo, infatti, Maria Teresa Rauzino e il marito, la famiglia dell’amico Vincenzo Campobasso, Carla Di Nunzio presidente dell’Associazione Ideale “Osservatorio Torre di Belloluogo” (Lecce) e il marito, i promotori dell’iniziativa.

In pochi minuti giungono anche altre persone: amici di Facebook, rappresentanti di istituzioni e associazioni, privati cittadini. Faccio un po’ di foto, per contestualizzare Kàlena, dalla SS 89, nel tratto che dal territorio di Vico conduce a Peschici, per  proseguire poi verso  Vieste.

Faccio qualche domanda alla presidente giunta dal Salento e vengo a sapere che non è nuova  a manifestazioni del genere, che grazie alla sua associazione, ad esempio, a Lecce sono riusciti a restaurare e consegnare al pubblico la Torre di Belloluogo dei Durazzo, che ora intendono realizzare intorno alla torre un parco attrezzato, coniugando storia e tradizione con modernità,  che portano avanti altri progetti interessanti, come quello sui diritti umani, che fanno riflettere e invitano all’esercizio delle buone pratiche.

  

UN MERITO ALLE TECNOLOGIE

 

Le tecnologie, odiate e amate, hanno comunque permesso in pochissimo tempo di organizzare questa manifestazione simbolica a difesa dei diritti umani e delle “raggioni” di Kàlena.  Facebook, se da un lato mette a rischio la privacy individuale potendo monitorare costantemente le persone, dall’altra offre l’opportunità di contattare velocemente gli “amici” e di organizzare eventi, come quello che andremo a commentare. Questa sorta di rivoluzione culturale consentita dalla  globalizzazione fa sì che uomini e donne, vissuti in modo separato, attivino il traffico delle culture, diffondendo nuove sensibilità e stili di vita.  

Dunque, grazie ai mezzi informatici e agli stimoli del mondo delle associazioni, ci siamo incontrati nella piana di Kàlena a perorare la causa dell’apertura di quest’abazia, nutrendo la convinzione che, oltre ai soggetti umani sono/dovrebbero essere liberi anche gli oggetti culturali dagli uomini prodotti.  

Che Kàlena e altri beni culturali debbano essere fruibili trova conferma nella nostra Costituzione, che all’art. 9 dei Principi fondamentali recita:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Il concetto è ribadito all’art. 33, che afferma la libertà dell’arte e della scienza.

 

 

UN LUCCHETTO HA IMPEDITO L’ACCESSO MA NON LA MANIFESTAZIONE SIMBOLICA IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI

Nei locali dell’abazia purtroppo non siamo potuti entrare perché un lucchetto con una catena nuova di zecca ne bloccava il passaggio. È la vecchia storia/conflitto tra i Martucci, l’Amministrazione comunale e l’ufficio di Soprintendenza, che non riesce a risolversi. Una lotta portata avanti dal Centro Studi Martella da diversi anni nella persona di Maria Teresa Rauzino – da meritarsi un premio simbolico da parte dell’associazione leccese - senza soluzione di continuità.

IL DRAPPO BIANCO PER LA BIRMANA SENZA LIBERTÀ

Siamo rimasti, pertanto, nel cortile della prestigiosa abazia a fare la dimostrazione per San Suu Kyi. Momenti toccanti durante l’apertura del lenzuolo bianco, simbolo di pace.  Momenti commoventi durante l’esternazione delle riflessioni e la lettura di brani opportunamente scelti per l’occasione, proposti dal poeta filosofo Vincenzo Campobasso, il direttore di Punto di stella Piero Giannini, Irene Ruotolo, una giovane e graziosa turista, che ama, fin da quando era una bambina, il Gargano e Kalena, tanto da dedicarle una bella lirica. Momenti di coesione del gruppo, che alla fine ha applaudito e inneggiato “Per la libertà Aung San Suu Kyi!”.

A PROPOSITO DEI DIRITTI UMANI…

Prima di entrare nel merito dei diritti umani, anteponendo il diritto alla libertà, mi sia consentita qualche riflessione sul concetto di libertà, di cui esistono diverse visioni. Tra le chiavi di lettura oggi più accreditate sono la teoria della libertà negativa, riconducibile a Locke e a Mill, intesa come assenza di costrizioni altrui,che pone in primo piano l’individuo, e quella di libertà positiva, afferibile a Kant e a Rousseau, intesa come possibilità di agire e, nel caso della politica, di partecipare al governo della repubblica, di integrarsi nella comunità di appartenenza e di garantire un minimo di giustizia a tutti,  ponendo in primo piano la società e i suoi valori. C’è poi una terza corrente che cerca di conciliare le due posizioni, affermando che ogni libertà è al contempo negativa e positiva, che attraverso le scelte di politica estera, interna e assistenziale, è possibile incidere sullo sviluppo della libertà intesa come non- dominio e come partecipazione, come possibilità di contestare le decisioni del governo anche quando questo è legittima espressione della maggioranza.   Sotto questo profilo, il riconoscimento e l’esercizio delle libertà individuali costituisce la premessa del consolidamento delle libertà del gruppo di appartenenza, garanzia della possibilità di avere istituzioni statali che esercitino il potere in modo non arbitrario.

I diritti umani sono sanciti nel 1776 dalla Dichiarazione d’indipendenza americana, dove si legge:

“Noi riteniamo che le seguenti verità siano evidenti per se stesse: che gli uomini siano stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di taluni inalienabili diritti, che fra questi sono la Vita, la Libertà, la ricerca della felicità.”

Essi  sono stati ribaditi in Francia nel 1789, nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino:

“Gli uomini nascono e vivono liberi ed eguali nei diritti. (art. 1) […] Questi diritti sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza dall’oppressione”. (art. 2).

Il rispetto del “principio dell’uguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli, a prendere misure atte a rafforzare la pace universale”, è sancito dall’O.N.U. (Organizzazione delle Nazioni Unite), 1945, all’art. 1, punto 2.

Il riconoscimento e la garanzia dei diritti dell’uomo, in quanto singolo e come soggetto inserito nei contesti sociali in cui si svolge la propria personalità, è alla base della Costituzione italiana. È posto alla base del documento, inserito tra i “Principi fondamentali” all’art. 2, dov’è specificato che i dirittti umani sono “ inviolabili” , per il fatto che nessuno può toccare.  Essi sono anche inalienabili, nel senso che non si possono conferire ad altri.

L’articolo successivo estende i diritti umani a tutti gli uomini, senza distinzione alcuna. Afferma, perciò: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

La Costituzione, però, ritiene di dover andare oltre la semplice elencazione dei diritti. Evidentemente alle spalle c’erano uomini consapevoli del fatto che non c’è libertà di, senza la liberta da… (dall’oppressione dai condizionamenti socio-economico-culturali). Il documento precisa, perciò:

È compito della repubblica rimuovee gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3, comma 2)

Entrando nel merito dei diritti fondamentali dell’uomo, nella  Parte Prima, Titolo primo del testo base dell’educazione civica degli italiani, riguardante i rapporti civili, leggiamo:

“La libertà personale è inviolabile

Il domicilio personale è inviolabile

 ….

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili

Ogni cittadino può soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale

… .

Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della repubblica e di rientrarvi, salvo

… .

I cittadini hanno diritto a riunirsi pacificamente […], di associarsi liberamente, di professare la propria fede religiosa, di manifestare il proprio pensiero con la parola con los critto, con altro mezzo di diffusione.

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

Peccato che in gran parte dei casi la nostra Costituzione resti un elenco di utopie! Ma, proprio perché c’è questo rischio,  credo sia importante e utile ricordare a noi e ai giovani che bisogna vigilare affinché i principi fondamentali della Costituzione non siano  disattesi e non subiscano attentati. Ciò, anche in considerazione del fatto che i nostri figli, al contrario di noi, non avendo  vissuto il clima familiare e sociale di autorità e di mancato rispetto delle libertà, faticano a figurarsi realmente cosa significhi una vita senza diritti. Va considerato, inoltre, che i mezzi mass e multimediali, nel trasmettere messaggi pervasivi, riescono a mistificare la realtà e in molti casi a manipolare adolescenti e non, con l’arte della persuasione occulta. 

 

Tratto dal blog di Leonarda Crisetti:

 

 

http://crisetti.spaces.live.com/blog/cns!3243267A874736A5!2857.entry

 

FOTO SCATTATE DALLA CRISETTI A KALENA IL 14 GIUGNO 2009:

http://cid-3243267a874736a5.skydrive.live.com/play.aspx/.res/3243267a874736a5!2860/3243267a874736a5!2866?ct=photos

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venerdì, 19 giugno 2009

Peschici 18 giugno 2009

IL CENTRO STUDI MARTELLA CHIEDE AL MINISTERO DEI BENI CULTURALI L'ESPROPRIO IMMEDIATO DELL'ABBAZIA DI KALENA(Peschici)

L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, in agro di Peschici (FG) è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico in suo “affido”.
Ma è anche lo specchio di una colpevole dimenticanza della Soprintendenza ai beni culturali e architettonici della Puglia, Ente preposto alla tutela dell’ abbazia stessa.

Infatti, nonostante dal 1997 l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sia molto forte su Kàlena, l’Ente di tutela non ha mai imposto (effettivamente e non soltanto sulla carta) ai proprietari le opportune misure di “conservazione” previste dalla normativa sui beni culturali.
Eppure il Ministero ha invitato da tempo la Soprintendenza a muoversi in questo senso.
Il 23 aprile 2003 il soprintendente Giammarco Jacobitti rispondeva con questa nota rassicurante al Ministero che lo sollecitava ad applicare la normativa della legge 490/’99 per l’abbazia di Kàlena:

«Questo Ufficio, con nota n. 23673 del http://www.facebook.com/l/;23.09.’03, invitava i proprietari a contattare il funzionario tecnico di zona (allora era l’arch. Nunzio Tomaiuoli n.d.r.) per concordare la data del sopralluogo e le modalità di presentazione degli atti progettuali. A seguito di sopralluogo congiunto, i proprietari si sono impegnati a predisporre atti progettuali volti alla realizzazione delle seguenti opere:
a) risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso e successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio;
b) consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale;
e) impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali;
d) ricomposizione e bloccaggio degli elementi lapidei dell’ambito sommatale della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo in cocciopesto di colore grigio;
e) rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali (in rame) sul prospetto laterale (lato cortile) della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari;
t) interventi di stilatura dei giunti dei conci lapidei lungo le sconnessioni della tessitura muraria;
g) bonifica dei vani della primitiva chiesa.

A riguardo, il soprintendente Jacobitti faceva presente al Ministero che i proprietari di Kàlena erano prossimi a trasmettere al suo Ufficio il progetto delle misure conservative del bene, concludendo con questa secca nota: “Qualora i suddetti Proprietari disattenderanno agli impegni assunti questo Ufficio procederà immediatamente ai sensi degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99”.

Iacobitti quantificava il preventivo di spesa dell’intervento da realizzarsi a Kàlena: il costo del restauro dell’intero complesso poteva attestarsi presumibilmente intorno ad un milione e mezzo di euro; riguardo poi alla sua funzionalità, la spesa (non inferiore a settecentocinquantamila euro) poteva variare a seconda della tipologia funzionale che si intendeva conferirgli (museo, struttura di accoglienza, ecc.).

Il 19 maggio 2003 il Ministero per i beni e le Attività culturali, Direzione Generale per i beni Architettonici ed il Paesaggio, Serv. III, Prot. N. 17790 rispondeva così al Soprintendente di Bari:
«E’ pervenuta a questa D.G. la nota prot. 7384 del 23 aprile 2003 con la quale la S.V., secondo quanto richiesto, riferisce nel merito dell’effettivo interesse e stato di conservazione dell’immobile nonché sugli interventi di restauro, e relativi costi, necessari a restituire funzionalità al bene medesimo. Non potendo questo Ministero, allo stato attuale, sopperire direttamente alle necessità di restauro e rifunzionalizzazione dell’immobile si ritiene di poter pienamente condividere quanto concordato tra la S.V. ed i proprietari del complesso. A tale proposito si rammenta che, secondo quanto stabilito dall’art. 41 del D.Lgs 490/99 comma 1: “Lo Stato ha facoltà di concorrere nella spesa sostenuta dal proprietario del bene culturale per l’esecuzione degli interventi di restauro per un ammontare non superiore alla metà della stessa”. Sarà dunque facoltà della S.V., valutata la qualità del restauro effettuato dal proprietario, concedere allo stesso, un contributo pari anche al 50% della spesa sostenuta».
La nota ministeriale era firmata dal responsabile del procedimento, architetto Maria Maddalena Scoccianti e dal Direttore generale, architetto Roberto Cecchi.
In questi anni la Soprintendenza di Bari si è completamente dimenticata di Kàlena… Ha completamente rimosso la sua dichiarazione di intenti di procedere all’applicazione degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99.
Gli interventi di recupero ormai inderogabili per la sopravvivenza del monumento non sono mai stati imposti alla proprietà che andava obbligata dal 2003, come da normativa, all’esecuzione delle opere necessarie alla reintegrazione del bene culturale. In caso di inottemperanza, il Ministero era tenuto direttamente, d’ufficio, ad attuarlo, notificando le spese all’obbligato. Non lo ha mai fatto perché la Sovrintendenza non ha mai dato seguito alla sua nota del 2003.
I principi richiamati nella nota Jacobitti al Ministero sono stati riconfermati dall’attuale normativa, vigente dal 2004: il codice Urbani sui beni culturali e sul paesaggio mette sempre in primo piano la conservazione dell’integrità dei beni sottoposti a tutela, la loro valorizzazione ed il rispetto dell’interesse pubblico generale.
L’articolo 95 del Codice Urbani prevede l’estrema ratio: se c’è un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica di monumento, esso può essere espropriato direttamente dal Ministero per causa di pubblica utilità.
Lo stesso provvedimento può essere adottato dalla Regione Puglia.
Perché la Soprintendenza in tutti questi anni non ha mai dato un reale seguito all’invito ministeriale di portare avanti la questione del restauro di Kàlena?
Perché ha ignorato la legge vigente, impedendo al Ministero di procedere nelle misure del restauro coatto e dell’esproprio?
Perché non ha proceduto con celerità al progetto che avrebbe permesso di utilizzare i 500mila euro stanziati dal ministro Rutelli e azzerati nell’attuale finanziaria perché l’opera non era stata ancora cantierizzata?
Crediamo che sia giunta l’ora che la normativa dell’esproprio venga finalmente applicata anche per Kàlena, visto che la Legge è stata disattesa da anni e che il Consiglio Comunale di Peschici ha deliberato di procedere all’ esproprio per pubblica utilità dal lontano 2005. Deliberato mai attuato.
Con l’aggravante della perdita di un vecchio finanziamento di 350mila euro.
Chiediamo a Ministro Bondi di adoperarsi per l’esproprio immediato dell’abbazia di Peschici.
Kàlena non può aspettare oltre. Sta davvero crollando!

prof.ssa Teresa Maria Rauzino
presidente Centro Studi MARTELLA di Peschici

In allegato: Corriere del mezzogiorno-Corriere della sera su Crollo Abside Abbazia di Kalena
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Anche l´Osservatorio Torre di Belloluogo (Lecce) chiede alle Istituzioni l´esproprio immediato di Kalena
 
 

L'Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo (Lecce) a sostegno e supporto della richiesta avanzata dal Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici (Fg), scrive al Ministro per il Beni Culturali, al Presidente della Regione Puglia e agli Assessori Regionali al Territorio e all´Istruzione, chiedendo l´esproprio immediato dell´Abbazia di S. Maria di Kàlena. ECCO IL TESTO DELLA LETTERA:


Noi sottoscritti, Carla DE NUNZIO e Beniamino PIEMONTESE, cittadini italiani, aderiamo e sottoscriviamo in toto, parola per parola, la lettera inviata alle SS. VV. Ill.me dalla Prof.ssa Teresa Maria RAUZINO, Presidente del Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici con la quale ella chiede l´esproprio immediato dell´Abbazia di S. Maria di Kàlena presso Peschici.
In fede.


Prof.ssa Carla De Nunzio
Sig. Beniamino Piemontese


Lecce, 18 giugno 2009


LA LETTERA E´ STATA INVIATA A:
S. E. Rev.ma Mons. Domenico d'Ambrosio, Arcivescovo DIOCESI DI MANFREDONIA - VIESTE - SAN GIOVANNI ROTONDO... DIOCESI DI LECCE
Sen. Sandro Bondi, Ministro Ministero per i Beni e le Attività Culturali
On. Nichi Vendola, Presidente Regione Puglia
Arch. Angela Barbanente, Assessore all'Assetto del Territorio Regione Puglia
Dott. Domenico Lomelo, Assessore alla Pubblica Istruzione Regione Puglia
Arch. Ruggero Martines, Direttore Regionale Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia
Ing. Attilio Maurano, Direttore Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Bari e Foggia


Per conoscenza a:
Prof.ssa Teresa Maria Rauzino, Presidente Centro Studi "G. Martella " - Peschici

 

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venerdì, 19 giugno 2009

Richiesta al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola per esproprio immediato dell’abbazia di Kàlena (Peschici)

L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, in agro di Peschici (FG) è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico in suo “affido”.
Ma è anche lo specchio di una colpevole dimenticanza della Soprintendenza ai beni culturali e architettonici della Puglia, Ente preposto alla tutela dell’ abbazia stessa.

Infatti, nonostante dal 1997 l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sia molto forte su Kàlena, l’Ente di tutela non ha mai imposto (effettivamente e non soltanto sulla carta) ai proprietari le opportune misure di “conservazione” previste dalla normativa sui beni culturali.
Eppure il Ministero ha invitato da tempo la Soprintendenza a muoversi in questo senso.
Il 23 aprile 2003 il soprintendente Giammarco Jacobitti rispondeva con questa nota rassicurante al Ministero che lo sollecitava ad applicare la normativa della legge 490/’99 per l’abbazia di Kàlena:

«Questo Ufficio, con nota n. 23673 del http://www.facebook.com/l/;23.09.’03, invitava i proprietari a contattare il funzionario tecnico di zona (allora era l’arch. Nunzio Tomaiuoli n.d.r.) per concordare la data del sopralluogo e le modalità di presentazione degli atti progettuali. A seguito di sopralluogo congiunto, i proprietari si sono impegnati a predisporre atti progettuali volti alla realizzazione delle seguenti opere:
a) risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso e successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio;
b) consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale;
e) impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali;
d) ricomposizione e bloccaggio degli elementi lapidei dell’ambito sommatale della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo in cocciopesto di colore grigio;
e) rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali (in rame) sul prospetto laterale (lato cortile) della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari;
t) interventi di stilatura dei giunti dei conci lapidei lungo le sconnessioni della tessitura muraria;
g) bonifica dei vani della primitiva chiesa.

A riguardo, il soprintendente Jacobitti faceva presente al Ministero che i proprietari di Kàlena erano prossimi a trasmettere al suo Ufficio il progetto delle misure conservative del bene, concludendo con questa secca nota: “Qualora i suddetti Proprietari disattenderanno agli impegni assunti questo Ufficio procederà immediatamente ai sensi degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99”.

Iacobitti quantificava il preventivo di spesa dell’intervento da realizzarsi a Kàlena: il costo del restauro dell’intero complesso poteva attestarsi presumibilmente intorno ad un milione e mezzo di euro; riguardo poi alla sua funzionalità, la spesa (non inferiore a settecentocinquantamila euro) poteva variare a seconda della tipologia funzionale che si intendeva conferirgli (museo, struttura di accoglienza, ecc.).

Il 19 maggio 2003 il Ministero per i beni e le Attività culturali, Direzione Generale per i beni Architettonici ed il Paesaggio, Serv. III, Prot. N. 17790 rispondeva così al Soprintendente di Bari:
«E’ pervenuta a questa D.G. la nota prot. 7384 del 23 aprile 2003 con la quale la S.V., secondo quanto richiesto, riferisce nel merito dell’effettivo interesse e stato di conservazione dell’immobile nonché sugli interventi di restauro, e relativi costi, necessari a restituire funzionalità al bene medesimo. Non potendo questo Ministero, allo stato attuale, sopperire direttamente alle necessità di restauro e rifunzionalizzazione dell’immobile si ritiene di poter pienamente condividere quanto concordato tra la S.V. ed i proprietari del complesso. A tale proposito si rammenta che, secondo quanto stabilito dall’art. 41 del D.Lgs 490/99 comma 1: “Lo Stato ha facoltà di concorrere nella spesa sostenuta dal proprietario del bene culturale per l’esecuzione degli interventi di restauro per un ammontare non superiore alla metà della stessa”. Sarà dunque facoltà della S.V., valutata la qualità del restauro effettuato dal proprietario, concedere allo stesso, un contributo pari anche al 50% della spesa sostenuta».
La nota ministeriale era firmata dal responsabile del procedimento, architetto Maria Maddalena Scoccianti e dal Direttore generale, architetto Roberto Cecchi.
In questi anni la Soprintendenza di Bari si è completamente dimenticata di Kàlena… Ha completamente rimosso la sua dichiarazione di intenti di procedere all’applicazione degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99.
Gli interventi di recupero ormai inderogabili per la sopravvivenza del monumento non sono mai stati imposti alla proprietà che andava obbligata dal 2003, come da normativa, all’esecuzione delle opere necessarie alla reintegrazione del bene culturale. In caso di inottemperanza, il Ministero era tenuto direttamente, d’ufficio, ad attuarlo, notificando le spese all’obbligato. Non lo ha mai fatto perché la Sovrintendenza non ha mai dato seguito alla sua nota del 2003.
I principi richiamati nella nota Jacobitti al Ministero sono stati riconfermati dall’attuale normativa, vigente dal 2004: il codice Urbani sui beni culturali e sul paesaggio mette sempre in primo piano la conservazione dell’integrità dei beni sottoposti a tutela, la loro valorizzazione ed il rispetto dell’interesse pubblico generale.
L’articolo 95 del Codice Urbani prevede l’estrema ratio: se c’è un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica di monumento, esso può essere espropriato direttamente dal Ministero per causa di pubblica utilità.
Lo stesso provvedimento può essere adottato dalla Regione Puglia.
Perché la Soprintendenza in tutti questi anni non ha mai dato un reale seguito all’invito ministeriale di portare avanti la questione del restauro di Kàlena?
Perché ha ignorato la legge vigente, impedendo al Ministero di procedere nelle misure del restauro coatto e dell’esproprio?
Perché non ha proceduto con celerità al progetto che avrebbe permesso di utilizzare i 500mila euro stanziati dal ministro Rutelli e azzerati nell’attuale finanziaria perché l’opera non era stata ancora cantierizzata?
Crediamo che sia giunta l’ora che la normativa dell’esproprio venga finalmente applicata anche per Kàlena, visto che la Legge è stata disattesa da anni e che il Consiglio Comunale di Peschici ha deliberato di procedere all’ esproprio per pubblica utilità dal lontano 2005. Deliberato mai attuato.
Con l’aggravante della perdita di un vecchio finanziamento di 350mila euro.
Chiediamo a Nichi Vendola di adoperarsi presso il Ministero per l’esproprio dell’abbazia di Peschici. Meglio sarebbe se adottasse direttamente questo provvedimento, come presidente della Regione Puglia.
Kàlena non può aspettare oltre. Sta davvero crollando!

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venerdì, 19 giugno 2009

 Peschici/ Crollo  abside Abbazia di Kalena, la nota di Legambiente      

 

 

 

Crolla l'abside della chiesa di Kalena, dopo anni e anni di battaglie che non hanno smosso molto. Il circolo Legambiente FestambienteSud prende posizione e dichiara, per bocca del suo Presidente Franco Salcuni: "L'unica soluzione per Kalena è l'esproprio immediato. Occorre semplificare il quadro dei soggetti coinvolti, anche per chiarire il catena delle responsabilità. Poi mi chiedo, che fine hanno fatto i finanziamenti che il Ministero dei beni culturali ha stanziato sotto la guida di Rutelli? Che fine hanno fatto i precedenti finanziamenti attribuiti a Kalena dal Ministero dell'economia? Perchè Kalena non è incluso nel primo stralcio di Area Vasta? Il comune di Peschici che cosa sta facendo per Kalena? Ha ancora in animo di espropriare i terreni per costruire palazzi, o vuole fare qualcosa di concreto per espropiare un bene culturale che sta crollando?"    

 

 

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