Uriatinon

Vuoi seguirmi in un viaggio virtuale? Partendo dal Gargano, scoprirai tutta la Capitanata. In un mix tra cultura, tradizioni, microstorie dimenticate ...
giovedì, 22 ottobre 2009

Convegno a San Nicandro Garganico Auditorium Palazzo Fioritto. 28 ottobre 2009 ore 18


Sulle “navi a perdere” le associazioni garganiche interrogano le istituzioni
Un convegno per capire

 

 

“Le navi affondate al largo del Gargano. Quali risposte istituzionali a tutela della salute pubblica?” è il tema dell’incontro che si terrà mercoledì 28 ottobre, alle ore 18,00 a San Nicandro Garganico, presso la sala convegni di Palazzo Fioritto.
Organizzato dal movimento delle associazioni garganiche (Centro Studi Martella, Rimboschiamo Peschici, Punto di Stella, Carpino Folk Festival, Argod, Anapie, Giacche Verdi, Circolo Giulio Ricci, Centro Studi Paglicci, Legambiente S.Nicandro, Legambiente S.Giovanni, Legambiente Manfredonia, Legambiente Festambiente sud, Arci Nuova Gestione Monte Sant’ Angelo, Arci San Marco in Lamis, Obiettivo Gargano, A.Ge. Vico del Gargano, Artrabuc, Uriatinon, Venti del Sud, Cambio Rotta), con il patrocinio del comune di San Nicandro Garganico, il convegno ha l’obiettivo di far luce sugli inquietanti interrogativi in tema di “navi a perdere” che si suppone siano state affondate al largo del Gargano.
Interrogativi da sempre sussurrati e che hanno preso consistenza in seguito ad un’inchiesta del giornalista Gianni Lannes pubblicata sul settimanale Left-Avvenimenti nel dicembre 2007, poi ripresi anche in un’interrogazione parlamentare, nella scorsa legislatura, dal senatore Francesco Ferrante.
Un tema scottante, potenzialmente allarmista, ma sul quale le associazioni garganiche ritengono necessario fare chiarezza, squarciando il velo di silenzio e di indifferenza che lo avvolge, in un confronto aperto tra società civile ed istituzioni per capire, ma anche per ottenere impegni e risposte.
Fra i relatori del convegno, oltre al sindaco del comune di San Nicandro Costantino Squeo, il giornalista Lannes (direttore di “Terranostra”, che esibirà documenti, testimonianze, foto ed anche un filmato inedito) e i referenti delle istituzioni interpellate: l’assessore regionale alla cittadinanza attiva Guglielmo Minervini, rappresentanti del Ministero dell’Ambiente e del Parlamento.
Orientato al più ampio coinvolgimento della società civile in tutte le sue articolazioni, e al confronto con le istituzioni ad ogni livello, al convegno sono stati invitati membri del Parlamento italiano ed europeo, i vertici dell’amministrazione regionale e provinciale, il presidente del Parco Nazionale del Gargano, i sindaci dei comuni garganici, magistrati, rappresentanti del mondo della cultura e dell’informazione, forze dell’ordine, dirigenti, insegnanti e studenti delle classi finali degli istituti superiori dei vari comuni del Gargano, associazioni culturali ed ambientaliste.
Un confronto sulle “navi a perdere”, che parte da quelle “visibili” come la “Eden V” incagliata sulla costa lesinese da più di 20 anni o la “Panayiota” sull’isola di Pianosa, alle Tremiti, per estendersi a quelle che secondo l’inchiesta giornalistica sarebbero depositate sui fondali marini prospicienti la costa garganica, per poi procedere, qualora le tesi sostenute trovassero conferma, alla bonifica del tratto di mare compreso tra il Gargano, le Isole Tremiti, Pelagosa, assicurando il controllo continuo da parte delle autorità del tratto di mare interessato.

Associazionismo Attivo del Gargano

 
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categorie: puglia in-difesa
mercoledì, 21 ottobre 2009

On line IL GARGANO NUOVO di ottobre 2009:
 

 

Potete leggerlo o scaricarlo, cliccando sul logo o su questo link:

http://rauzino.files.wordpress.com/2009/10/gargano-nuovo-ottobre-2009.pdf


Buona Lettura!

La Redazione

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categorie: gargano nuovo
mercoledì, 21 ottobre 2009

A Pianosa, riserva marina integrale delle Tremiti

Cosa si aspetta a rimuovere i rottami della Panayiota e a bonificare l'area?

L'isola di Pianosa fa parte dell'arcipelago delle Tremiti. Piatta e rocciosa, è ubicata quasi al centro dell’Adriatico, 11 miglia nautiche a Nord Est delle più note Isole San Nicola, San Domino e Caprara.
A Pianosa, la vegetazione è brulla, assente a Nord dove il maestrale batte forte e le onde durante le mareggiate sommergono gran parte della costa.
Dal 1986 l'isola è deturpata dalla sagoma e dai rottami di una nave: la Panayiota.
Il giornalista Gianni Lannes la ritiene una delle navi dei veleni autoaffondatasi al largo del mare Adriatico... Grazie ai registri dei Lloyd’s di Londra, in un'inchiesta pubblicata il 23 febbraio 2007 su " Left Avvenimenti", ricostruisce così i movimenti della nave e la storia del suo "affondamento":
"Il 2 febbraio 1986 la Panayiota parte da La Spezia diretta verso la costa africana. Il 5 marzo, dopo che aveva già cambiato identità (facendosi chiamare prima Nounak e poi Vosso), salpa da Alessandria d’Egitto diretta a Sitia, in Grecia. Sei giorni più tardi si materializza al largo del Gargano".
«Intorno alle 23 e 15 la nave ha urtato con la prua sugli scogli dell’isola di Pianosa». A scriverlo, nel rapporto recuperato da Lannes presso la Capitaneria di Porto di Manfredonia, è il sottotenente di vascello Corrado Gamberini.
"Il faro dell’isola -continua Lannes- è acceso. La visibilità quella notte è ottima, di oltre due miglia sul mare forza 3 col vento che spira da sud. Il mercantile procede a una velocità di 8 nodi e mezzo sulla rotta 303: radiogoniometro, scandaglio ultrasonoro, pilota automatico, bussole magnetiche e registratore di rotta funzionano. Il capitano Mikail Divaris non lancia l’Sos.
Poco dopo l’incidente, alla Panayiota-Vosso si affianca la motonave El Greco che raccoglie gli 8 uomini d’equipaggio: 4 egiziani, 2 greci, un cileno e un tunisino.
«All’atto del sinistro -prosegue Lannes- il Divaris non effettua i rilevamenti geofisici, non controlla la condizione del carico e l’entità dei danni subiti dalla nave; non tenta neppure di disincagliarla. A rilevarlo è il rapporto della Capitaneria di Porto di Manfredonia.
Il 12 marzo giunge a Pianosa la motovedetta Cp 2012. Un lezzo insopportabile investe i guardiacoste.L’armatore greco Emanuel Tamiolakis, titolare a Limassol della Navigation Limited, si rifiuta di recuperare la carretta.
La situazione precipita, tant’è che Giuseppe Ciulli, comandante della Capitaneria, si rivolge all’Ispettorato centrale per la difesa del mare: «Organi sanitari nazionali hanno dichiarato sussistere imminente pericolo inquinamento». Ma nonostante ciò lo Stato italiano non interviene.
Il 12 agosto Fernando Mengoni, medico dell’Usl Foggia/4 approda a Pianosa e denuncia: «La stiva della nave risulta aperta: la parte del carico visibile all’ispezione risulta essere formata da una fanghiglia fortemente maleodorante di color nocciola, con vaste zone schiumose ed in evidente stato di fermentazione e putrefazione».
Il 14 ottobre il direttore generale del ministero della Marina Mercantile si accorge del disastro: «Permane nella zona una situazione che può rivelarsi compromissoria per l’ambiente e per il paesaggio », ma non muove un dito. L’ordinanza di sgombero (la 21/86), emanata dal Comune delle Isole Tremiti cade nel vuoto... ".
Un'ordinanza, quella citata da Lannes, che a tutt'oggi è rimasta completamente inattuata.
Intanto le Isole Tremiti sono passate alla Capitaneria di porto di Termoli.
Che non ha mezzi per sorvegliare i tratti di mare "sguarniti" come Pianosa.
L'isolotto, al di là di tutto, oggi non è uno spettacolo bello da vedere.
La tanto decantata riserva marina integrale delle Tremiti è diventata ormai una discarica a cielo e a mare aperto. Una vergogna per il Gargano!
Cosa si aspetta a rimuovere i rottami della Panayiota e a bonificare l'area?

TERESA MARIA RAUZINO



Ecco le immagini che attestano questa "realtà":

http://www.facebook.com/album.php?aid=82550&id=1566304357&ref=mf


 

L’isola di Pianosa, riserva marina delle isole Tremiti, zona «A» di protezione integrale dove non è possibile alcuna attività umana, la navigazione, la pesca e neppure l’accesso, per garantire un’area di ripopolamento ittico, è diventata una vera e propria discarica a cielo aperto, dove è possibile scaricare di tutto e di più...
 
Dal 1986, incagliata sull'isola di Pianosa, è possibile "ammirare" la sagoma del mercantile Panayiota che, secondo il giornalista Gianni Lannes, è una delle tante navi dei veleni affondate in Adriatico (inchiesta pubblicata su "Left Avvenimenti" del 23 febbraio 2007).
 
La nave batteva bandiera cipriota. La Panayiota che, secondo Lannes, "custodiva" nella stiva circa 695 tonnellate di residui chimici, fu volontariamente affondata in questo paradiso terrestre l’11 marzo 1986.
L'incidente con tutta probabilità fu provocato per intascare il premio assicurativo stipulato con l’Ocean Marine Club di Londra.
 

Pianosa. I resti della Panayiota.


Pianosa. Uno dei fusti abbandonati sull'isola.
Cosa contiene o conteneva? nessuno mai si è preoccupato di accertarlo...
 

Pianosa. Rottami affioranti.
 

Pianosa. Lucertola sui rottami della nave Panayiota.
 

Pianosa. I resti della Panayiota.
 

Pianosa. I resti della Panayiota.
 

Pianosa. I resti della Panayiota, ritenuta da Lannes una nave dei veleni.


I resti della Panayiota.
 

Mare di Pianosa.


Pianosa, riserva Marina delle Tremiti.
Rottami a cielo aperto.
 

Pianosa, riserva Marina delle Tremiti.
Discarica.


Pianosa.
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martedì, 13 ottobre 2009

Il 28 ottobre a San Nicandro Garganico importante convegno delle Associazioni Attive del Gargano sulle navi dei veleni

Cimitero di navi sommerse a largo del Gargano

Dopo le vicende calabresi, è ora la Puglia, nello specifico il Gargano, a chiedere lumi circa la presunta presenza di navi affondate in circostanze fosche e misteriose a largo del promontorio.

L'iniziativa è nata a seguito dell’inchiesta “Un cimitero di navi inquinanti tra il Gargano e le Isole Tremiti”, pubblicata sulla rivista LEFT ’08 del 23 febbraio 2007 dal giornalista Gianni Lannes, oggetto di una interrogazione parlamentare ai Ministri dell’interno, della salute, dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare e del senatore Francesco Ferrante.

A muovere le acque, è il caso di dire, la nuova grande ed energica realtà dell'"Associazionismo Attivo del Gargano", che ha voluto organizzare, per il 28 ottobre 2009 a San Nicandro Garganico, un convegno dal titolo: “Le navi affondate al largo del Gargano. Quali risposte istituzionali a tutela della salute pubblica dei garganici?”.

Tra i promotori dell'iniziativa, il Centro Studi Martella, Rimboschiamo Peschici, Punto di Stella, Carpino Folk Festival, Argod, Anapie, Giacche Verdi, Circolo Giulio Ricci, Centro Studi Paglicci, Legambiente S. Nicandro, Legambiente S. Giovanni, Legambiente Manfredonia, Legambiente Festambiente sud, Arci Nuova Gestione Monte Sant’ Angelo, Arci San Marco in Lamis, Obiettivo Gargano, Io Sono Garganico, A.Ge. Vico del Gargano, Artrabuc, Uriatinon, Venti del Sud, Cambio Rotta.

Durante il convegno, per cui è prevista la partecipazione di alte cariche istituzionali e di nutrite frange della società civile dei centri garganici,  si cercherà di approfondire il discorso sulle navi affondate lungo il tratto di mare compreso tra Gargano, Isole Tremiti e Isola di Pianosa.

Data l'importanza dell'argomento ai fini della pubblica incolumità, l'A.A.G. ha deciso di renderlo pubblico, sponsorizzando la massima partecipazione dei cittadini di tutto il Gargano.

Il convegno avrà luogo mercoledì 28 ottobre alle ore 18:00, presso Palazzo Fioritto , nella Terravecchia di San Nicandro Garganico.
 

Matteo Vocale

http://www.sannicandro.org/notizie/Ambiente/85-cimitero-di-navi-sommerse-a-largo-del-gargano

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mercoledì, 23 settembre 2009

 

Associazione Ideale

OSSERVATORIO TORRE DI BELLOLUOGO

Per difendere la Chiesa bizantina di San Salvatore

nel Comune di Sannicola (Le)

 

Sabato 26 settembre 2009 (dalle ore 10)

 

Terza occupazione simbolica della Chiesa bizantina di San Salvatore, nel territorio Comune di Sannicola (Le), per invocare la salvezza della Chiesa bizantina di San Salvatore, nel Comune di Sannicola (Le), quale atto simbolico di partecipazione alle "Giornate Europee del Patrimonio - 2009"

 

PER SAN SALVATORE

Osservatorio Torre di Belloluogo - "Per San Salvatore" - Per la salvezza della Chiesa bizantina di San Salvatore (particolare degli affreschi del catino absidale) - Sannicola (Le) - Foto: Archivio dell'Osservatorio Torre di Belloluogo

Particolare degli affreschi superstiti della Chiesa di San Salvatore - Sannicola (Le)

(Foto: Archivio dell'Osservatorio Torre di Belloluogo)

 

SALPANDO PER BISANZIO ancora una volta...

 

Per San Salvatore

 

APPELLO

della Prof. Carla De Nunzio - Presidente dell'Osservatorio Torre di Belloluogo

 

San Salvatore: non solo pietre, non rudere, non bene materiale in rovina ma testimonianza inestimabile di Arte, Cultura, Fede, Storia: in una parola di Civiltà.

 

Tesoro dello Spirito e Monumento dell’Intelletto che resiste all’inclemenza del tempo ed alla negligenza degli uomini.

 

Prof.ssa Carla De Nunzio – Presidente dell’Associazione Ideale "Osservatorio Torre di Belloluogo"

 

 

 

Osservatorio Torre di Belloluogo - "Per San Salvatore" - Chiesa bizantina di San Salvatore  - 27 settembre 2008 - Foto: Archivio dell'Osservatorio Torre di Belloluogo

 

Sabato 27 settembre 2008: la bandiera dell'Europa ed il Tricolore Italiano, insieme ad un drappo bianco, sventolano sull'abside della Chiesa bizantina di San Salvatore.

 

(Foto: Archivio dell'Osservatorio Torre di Belloluogo)

 

 

   

“Dossier San Salvatore”

 

L'Associazione Ideale “Osservatorio Torre di Belloluogo” si batte dal 1996 a difesa di questo Monumento, misconosciuto ai più tranne che agli studiosi ed ai pochi appassionati, camuffato e nascosto persino alla vista del visitatore occasionale dai ruderi di una antica e fatiscente masseria che dal Monumento ha preso il nome, e così tutto il complesso viene riduttivamente appellato: Masseria San Salvatore.

 

La Chiesa bizantina di San Salvatore nel Comune di Sannicola (Le), a dispetto ed a spregio delle leggi con cui lo Stato Italiano difende e tutela i Beni Culturali ed il Paesaggio, dei vincoli posti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dagli Organi periferici dello stesso Ministero (Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia; Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia; Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico per le province di Lecce, Brindisi, Taranto) e delle normative regionali, provinciali e comunali, versa ed è ridotta nelle più ignobili e disastrose condizioni di abbandono e di incuria, per colpa principalmente del privato proprietario, ma anche di tutti coloro che da lungo tempo avrebbero già potuto e dovuto intervenire, almeno per fermare lo scempio e la cancellazione totale del Bene culturale.

 

L'iniziativa intrapresa dall'Osservatorio Torre di Belloluogo di denuncia e di sensibilizzazione è volta alla salvaguardia e alla salvezza del Patrimonio del Salento Bizantino, è stata intitolata sin dall'inizio “Salpando per Bisanzio" (1996) e si è rivolta tanto alla Chiesa bizantina di San Mauro quanto a quel Monumento che è il suo “gemello”, qual è la Chiesa bizantina di San Salvatore.

 

Salvato il primo Monumento, San Mauro, dopo intensissime ed ininterrotte battaglie culturali e civili condotte senza respiro dall'Osservatorio Torre di Belloluogo, e dopo l'inesausta e battagliera opera di volontariato culturale riposta negli anni anche verso il Monumento vicino della Chiesa di S. Pietro dei Samari (ricadente, nel territorio del Comune di Gallipoli), l'Associazione Ideale “Osservatorio Torre di Belloluogo” continua tenacemente e con passione la sua azione d'impegno culturale e civile verso la derelitta Chiesa bizantina di San Salvatore, ormai prossima alla definitiva scomparsa, vista la sua situazione gravemente compromessa dal punto di vista statico.

 

Ciò non bastando, un altro e ben peggiore nemico si appressa al Monumento, rischiando di cancellarne per sempre la sua residua sopravvivenza e deturpando in modo inarrestabile il residuo fascino sopravvissuto fino ad ora da quasi un millennio. La grave insidia è rappresentata  dalla distruzione dell'ambiente e del paesaggio che circonda la Chiesa bizantina di San Salvatore per l'edificazione di una serie innumerevoli di capannoni di cemento armato nella zona industriale del confinante territorio del Comune di Gallipoli.

 

Da dodici mesi, esattamente dal 27 settembre 2008 (sempre in occasione delle "Giornate Europee del Patrimonio"), l'Osservatorio Torre di Belloluogo ha dato vita all'iniziativa “Per San Salvatore”, che è la prosecuzione dell'impegno iniziato nel 1996, ed infatti si è voluta intitolare: “Salpando per Bisanzio... ancora una volta”.

 

L'appello “Per San Salvatore – Per la salvezza della Chiesa bizantina di San Salvatore in Sannicola (Le)”, a partire da quella data, è stato già rivolto all'attenzione del Sen. Sandro Bondi, Ministro per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana, e, di seguito, a tutte le Autorità che istituzionalmente si occupano del Patrimonio Culturale dell'Italia, della Puglia, del Salento, fino all'Amministrazione Comunale di Sannicola.

 

Con la presentazione del corposo “Dossier San Salvatore” (16 novembre 2008), l'Osservatorio Torre di Belloluogo ha messo a confronto alcuni documenti ufficiali pubblicati e consultabili sui siti web istituzionali degli enti che li hanno approvati e deliberati, cioè di quegli enti locali territoriali che hanno preso in considerazione – per ragioni d'ufficio – il sito in cui insiste la Chiesa bizantina di San Salvatore.

 

Da tale consultazione sono emerse le contraddizioni e le inesattezze persino nell'attribuzione dei confini comunali degli attigui Comuni di Sannicola e Gallipoli. Soprattutto, la consultazione dei documenti ufficiali ha messo in luce e svelato il fatto, assurdo e grave, che della Chiesa bizantina di San Salvatore in Sannicola (Provincia di Lecce) nessuno di quei documenti ne parla, e quindi, di conseguenza, è come se questo prezioso Monumento non esista, nemmeno sulla carta.

 

Beniamino Piemontese

coordinatore dell'Osservatorio Torre di Belloluogo

 

Lecce, 22 settembre 2009

 

 

 

 

 

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OSSERVATORIO TORRE DI BELLOLUOGO

www.torredibelloluogo.eu

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venerdì, 11 settembre 2009

 

 E' on line il numero di agosto-settembre de "Il gargano nuovo", mensile di cultura e informazione del Gargano.

http://files.splinder.com/8b341e9ccd4480895883d1fd496189cf.pdf

 Buona lettura!

LA REDAZIONE

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categorie: il gargano nuovo
sabato, 05 settembre 2009

8 SETTEMBRE 2009: FESTA SANTA MARIA DI KALENA (A PESCHICI) CON TUTTE LE ASSOCIAZIONI DEL GARGANO

ASSOCIAZIONISMO ATTIVO
FOR KALENA

Associazioni culturali del Gargano e del Salento (Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo - Lecce)
 Piero Giannini legge le sue liriche dedicate a Kalena (foto Domenico Martino)


Le Associazioni garganiche si incontreranno martedì 8 settembre a Peschici per rinnovare proponimenti e comunione d’intenti, cogliendo l’occasione della annuale festività religiosa dedicata alla Madonna di Calena, il cui simulacro (conservato durante l’anno dai privati proprietari dell’antico cenobio benedettino e restaurata di recente) verrà esposto per la manifestazione religiosa, culmine della festa un tempo molto più sentita di oggi.

La scelta è caduta sul sito che sorge nella piana di Peschici, da cui dista un paio di chilometri, per lo stato di degrado in cui versa da sempre il monumento, ma anche per il recente crollo (giugno scorso) del tetto in legno dell’abside. Incuria e abbandono che stanno gradualmente distruggendo l’unica testimonianza-matrice della nascita e crescita della cittadina garganica.

Si vuole, in pratica, porre sotto una colossale lente d’ingrandimento la fine ingloriosa di un manufatto-masseria fortificata-cenobio benedettino, che ha conosciuto secoli di gloria, potenza e ricchezze, secondo solo all’Abazia di Montecassino e al pari della consorella tremitese. E con Calena, ciascuno dei monumenti a rilevanza storico-culturale che sul Gargano stanno rischiando la stessa fine (Santa Barbara a Rodi Garganico, Sant’Anna a Carpino e Grotta Paglicci a Rignano Garganico) o l’hanno già subita (Monte Sacro a Mattinata), tanto per citarne qualcuno.

Di seguito il programma di massima che attende i partecipanti l’8 settembre:

ore 17 - incontro di benvenuto presso l’Abazia di Kalena (diffusione di volantini su stato di degrado e importanza storica del millenario monumento [872 d.C.]. Opera di sensibilizzazione a turisti e cittadini garganici). Seguiranno le consuete manifestazioni legate alla festa e al culto religioso;

ore 19.30 - incontro e dibattito dell’Associazionismo in Villa Comunale e discussione secondo il seguente ordine del giorno: 1. lo stato di degrado e di abbandono fisico e istituzionale-finanziario di monumenti a rilevanza storico-culturale (Grotta Paglicci, Kàlena, etc); 2. i Sistemi Turistici Territoriali e i Sistemi Turistici di Prodotto del Gargano affinché le professionalità garganiche possano esprimere le loro potenzialità; Gargano e Legalità: presentazione di un documento d’intesa dell’Associazionismo; 3. realizzazione di un documento d’intesa delle Associazioni garganiche che prenderanno parte all’evento per suggerire e favorire una politica intercomunale e di sviluppo del territorio rivolta agli enti locali preposti; 4. presentazione forum realizzato dall’associazione Argod e richiesta mail delle associazioni per invio password di accesso.


PIERO GIANNINI

http://www.puntodistella.it


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In occasione della festa della Madonna di Càlena che cade l’8 settembre, ricordiamo la storia e le leggende della nostra millenaria abbazia, oggi sgarrupata



LA FESTA DELLA MADONNA DI KALENA

Fino ad una ventina di anni fa questa ricorrenza si festeggiava ancora. Non era festa grande, ma tutti, grandi e piccoli, si recavano alla spicciolata, il pomeriggio dell'8 settembre, all'abbazia di Càlena, a solo un chilometro da Peschici.

La gioia grande era dei maschietti che potevano finalmente sfoggiare la loro ròcile (si applicava una rotellina all'estremità di una mazza di scopa che, appoggiata alla spalla del bimbo, veniva tenuta con due mani con una mazza sistemata a forma di croce ). Tra schiamazzi, rumori di ròcile e qualche chiacchierata, si arrivava nella chiesa della Madonna delle Grazie, adiacente l'abbazia che, essendo di privati, per l’occasione veniva fatta trovare aperta.

La chiesa, senza tetto, caduto dal 1943, aveva ed ha un grande fascino sia sui grandi che sui piccoli; sono infatti tante le leggende che si raccontano al luogo ed ai briganti che, si dice, soggiornassero qui al tempo del brigantaggio.

Si visitava l’abbazia, c'era chi pregava, chi batteva un grosso sasso situato in una per sentire poi l'eco (secondo una leggenda i passi dei cavalli dei briganti), chi beveva l'acqua freschissima del pozzo più profondo di Peschici, antistante la chiesa e al centro del recinto e poi tutti nel boschetto a schiacciare noci con i sassi: la tradizione voleva che si mangiassero le noci nuove, ancora annerite perché troppo fresche.

I bambini portavano le loro noci legate in un fazzoletto ed appese al bracciolo della ròcile, gli adulti invece in fagotti (í chimmogghe) ricavati da strofinacci tessuti al telaio.

Sempre alla spicciolata, si faceva ritorno verso il tramonto, un po' incuriositi ed impauriti dalle leggende, legate al luogo, che i grandi raccontavano mentre si visitava l'abbazia.

Una delle leggende che ancora si ricorda è legata al cunicolo che, partendo dalla chiesa, arrivava sulla spiaggia del Jalillo, ottima via d'uscita in caso di pericolo! Ci si trovava direttamente in mare, dove era attraccata una barca sempre pronta per la fuga. Tornando ai ricordi, tale cunicolo non è mai stato attraversato, perché lo impedirebbe una maledizione: si racconta di gente venuta da fuori per tentare l'impresa, che ha lasciato la vita proprio in quel cunicolo, dove “ci sta a bruttabestie” che scoraggia ogni iniziativa.


Ancora un'altra leggenda è legata al periodo del brigantaggio: i peschiciani erano terrorizzati dalla presenza dei briganti, tanto che all'imbrunire chiudevano le due porte del paese (la Porta di Basso e la Porta del Ponte). Gli uomini che, per forza di cose, dovevano recarsi necessariamente in campagna, venivano derubati dai briganti di qualunque cosa; persino del tozzo di pane, pranzo del mezzogiorno.

La leggenda vuole che anche i briganti soggiornassero nel pressi di Càlena; chissà quante volte il cunicolo avrà ridato loro la libertà! Si dice che lì nascondessero il bottino delle loro razzie: si parla di un tesoro che molti, per anni, hanno cercato senza successo.

ANGELA CAMPANILE

Tratto da "Peschici nei ricordi", II volume Collana “I luoghi della memoria” del Centro Studi Martella, Grenzi editore, Foggia, 2000, pp. 65-66




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KALENA, CONOSCIAMOLA!


L'abbazia di Santa Maria di Càlena, sita in agro di Peschici, è da annoverare fra le più antiche d'Italia. Sarebbe stata eretta nell'872. Probabilmente vi fu una prima presenza di monaci basiliani. Un edificio sacro esisteva nel XI secolo, come testimonia un atto di donazione del 1023: il vescovo di Siponto donò «l'ecclesia deserta in loco qui vocatur C(K)àlena, cuius vocabulum est sancta Maria» all'abbazia di Tremiti, fornendo tutte le necessarie pertinenze: un orto, una vigna, dei terreni da coltivare che permettessero ai monaci benedettini di poter vivere senza problemi, trasferendosi in terraferma.

Nel 1058 il cenobio divenne una potente abbazia. Via via che papi ed imperatori le concedevano ricchi privilegi, i suoi beni si estesero oltre l'area garganica fino a Campomarino e a Canne. L'abbazia di Monte Sacro, presso Mattinata, era una di queste ricche dépendances, ed ebbe un secolare contenzioso con la casa-madre, che non voleva concederle assolutamente l'autonomia. Per rendersi conto dell'entità del prestigio di Santa Maria di Càlena, basta ricordare che nel 1420, quando era già in declino, i beni in suo possesso consistevano in circa trenta chiese del Gargano Nord, con relative pertinenze di mulini, case, terre, oliveti, diritti di pesca sul Varano e diritti feudali sulla città di Peschici e sul Casale di Imbuti.

Contesa dai potenti monasteri di Tremiti e Montecassino, essa riuscì a restare indipendente fino al 1445, quando fu inglobata definitivamente a Tremiti, sotto i Canonici Lateranensi. E' certo che l'abbazia di Santa Maria di Càlena accolse molti pellegrini, famosi e non, che sbarcavano sui litorali del Gargano Nord per recarsi al Monte dell'Angelo. I redditi derivanti dalle numerose donazioni dei fedeli le servirono indubbiamente per assolvere degnamente questa funzione di ospitalità.

Giuseppe Martella, citando l'abate Benedicto Cochorella (che nel 1508 scrisse una "Cronaca Istoriale di Tremiti"), afferma che l'abbazia si rese importante e ricca per concessioni e privilegi di principi, papi, imperatori e fedeli. Questi, per recarsi alla miracolosa grotta dell'Arcangelo S. Michele, facevano lungo il cammino la prima tappa a Càlena e dopo presso i Santuari siti nella montagna garganica. I monaci benedettini coltivavano, in un esteso orto botanico, innumerevoli varietà di erbe officinali proprio per curare i pellegrini bisognosi di cure e di ristoro.

La presenza di pellegrini stranieri all'abbazia di Santa Maria di Càlena è documentata dai resti delle sue fabbriche conventuali, visibili a tutti ancora oggi. Critici e storici dell'arte come Emile Bertaux hanno analizzato, nelle loro pubblicazioni, le due chiese presenti nel complesso badiale: presentano rare ed interessanti tipologie di architettura pugliese, europea ed extraeuropea. Se la prima chiesa dell'abbazia si inserisce infatti nel solco di un'originale tradizione costruttiva pugliese, quella delle cupole in asse, la più recente seconda chiesa, che si addossa all'edificio più antico, fu costruita con soluzioni architettoniche di vasta circolazione europea ed extraeuropea da quelle maestranze itineranti di scalpellini, di origine borgognona, che percorrevano nei due sensi, con il traffico di pellegrini e crociati verso la Terrasanta, la 'Via Francigena'..

Giuseppe Martella, in "Peschici illustrata", citando un documento del 1275 (un privilegio con cui Carlo I d'Angiò concede a suo fratello, il re di Francia Luigi IX, del legname tagliato nei boschi garganici) rileva che soltanto due porti dell'Adriatico erano adibiti per l'imbarco di legname per la Francia: quello di Manfredonia e quello di Peschici. Questo interessante dato lo autorizza ad affermare che 'a Peschici a quel tempo esistevano delle strutture portuali che evidentemente erano ben note, se non paragonabili a quelle sipontine, tuttavia valide e attrezzate per imbarchi di materiali... Differentemente il porto di Peschici non sarebbe stato citato nel documento angioino'.

Lungo l'itinerario 'classico' della Via Sacra dei Longobardi vi era la cella della Santissima Trinità di Monte Sacro, nei pressi di Mattinata, che appartenne all'abbazia di Càlena dal 1058 fino al 1198. Secondo Adriana Pepe, è proprio nel quadro dei rapporti con il santuario del Monte Gargano, che il possesso della Santissima Trinità di Monte Sacro assunse un particolare interesse per i monaci benedettini calenensi. Una lunga e difficile contesa nel corso del XII secolo (1127-1198) oppose l'abbazia alla sua antica 'cella', che si era resa, di fatto, indipendente (Prencipe, 1951, pp. 43-49). Oggi Monte Sacro risulta molto decentrata, rispetto alle altre pertinenze di Santa Maria di Càlena, ma un tempo non era così. La Alvisi, con il sussidio della fotografia aerea, ha individuato una fitta rete di strade mulattiere che, sin dall'antichità, collegavano i centri abitati della costa settentrionale al porto di Siponto, e il cui utilizzo dovette intensificarsi con lo sviluppo del Santuario di Monte Sant'Angelo.

Intorno a Càlena, luogo-simbolo dell'immaginario collettivo di Peschici, non mancano suggestioni e leggende Dall'abbazia, un camminamento sotterraneo portava alla 'caletta' del Jalillo: serviva ai frati per sfuggire alle frequenti scorribande saracene. Da un'acquasantiera, posta in fondo alla navata sinistra della chiesa nuova, giungerebbe il rumore della risacca marina. Si racconta anche di un antico tesoro di Barbarossa. Forse, era l'ammiraglio turco Khair ed-Din, attendente di Solimano I, che assediò Tremiti. Una leggenda popolare narra che Federico Barbarossa, in cammino verso la grotta dell'Angelo, vi fece una sosta dolorosa: seppellì nella cripta la sua figlia prediletta, ammalatasi durante il viaggio. Le pose, come singolare cuscino, un vitello d'oro.
Questo tesoro prezioso gli abitanti di Peschici lo hanno cercato invano, dimenticandosi che è in piena luce, sotto i loro occhi...


TERESA MARIA RAUZINO


ABBAZIA DI CALENA (Peschici-FG)

Portale murato abbazia di Càlena (Peschici-FG)

L'abbazia di Kàlena oscurata dal recinto e dagli alberi ha perso la vision di una volta (foto Teresa M. Rauzino)


Plein air Chiesa nuova Càlena (foto Teresa Maria Rauzino)

Particolare abbazia Kàlena




Una testimonial per Kàlena: Stefania Presutto
Abbazia di Càlena (foto Domenico Martino)
FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE “Salviamo Kalena!”:

http://www.ipetitions.com/petition/kalena/


Il Promo dell'iniziativa è su You Tube : "SALVIAMO KALENA, petizione online" a cura di Giuseppe Bruno:

http://www.youtube.com/watch?v=xotDIBbBh0g

il TG3 su Kalena:

http://www.youtube.com/watch?v=-aRDpLHpb5M&feature=channel_page

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categorie: eventi, salviamo kalena, puglia in-difesa
sabato, 29 agosto 2009

Trani, la città degli Ebrei

 

Poche città italiane hanno un vissuto storico ebraico come Trani. Maestri e dottori della Legge tranesi hanno affermato principii giuridici e normativi di grande attualità. Oggi a Trani rivive la comunità israelitica e la città è capofila della Giornata Europea della Cultura Ebraica 2009.

La Sinagoga Scolanova risplende di magnifiche Tavole della Legge, un grazioso matroneo e una splendida parochet grazie a correligionari tripolini che hanno "adottato" la piccola comunità tranese. Quando il Mediterraneo unisce.

 

 

“In due giorni di viaggio arrivai a Trani, situata in riva del mare; grazie alla comodità del suo porto, Trani è luogo di raccolta dei pellegrini diretti a Gerusalemme; è una città grande e bella, abitata da circa 200 ebrei con a capo rabbi Eliah, rabbi Nathan il commentatore e rabbi Yaaqov”.

Questi appunti annotava nel suo diario di viaggio il grande chacham Beniamin da Tudela giunto a Trani nel 1165.

Parole che danno l’idea di una città niente affatto sconosciuta al viandante ebreo.

È vero, il Chacham cita i pellegrini diretti a Gerusalemme e si riferisce a non ebrei in viaggio verso la terra d’Israele scarnificata della sua ebraicità, contesa tra Bizantini, Arabi e Turchi capaci di sgozzarsi tra di loro ma uniti nel profanare il luogo del Tempio di Gerusalemme diventata terra di saccheggi e guerre sanguinose in nome di non meglio specificati scopi religiosi.

La maggior parte del popolo ebraico era dispersa nella Golà, la Diaspora.

Extracomunitario ante litteram, l’Ebreo aveva imparato a proprie spese che il governatore del Paese ospitante andava onorato, rispettato e sostenuto con le tasse; solo così avrebbe goduto della patente di residenza (oggi la chiameremmo permesso di soggiorno) e dell’esercizio del mestiere.

“Date a Cesare quel che è di Cesare” altro non è che la rielaborazione greca nei vangeli dell’ebraico “Dinà hamalkut dinà” (la legge del sovrano è legge).

A Trani confluirono ben 6 diaspore; degli Ebrei d’Israele fatti schiavi da Tito nel 70 dell’era volgare, degli Ebrei di Venosa cacciati dai Saraceni nel IX sec., degli Ebrei in fuga dalla Spagna islamica degli Almohadi, degli Ebrei scampati al furore antiebraico della crociata tedesca di Worms e Magonza del 1096, di quelli in fuga da Bari distrutta nel 1156 da Guglielmo I il Malo, di quelli espulsi dalla Francia di re Filippo Augusto e giunti a Trani verso il 1182.

Grazie alla concessione degli Svevi nel 1155 gli Ebrei tranesi vivevano a pochi passi dal porto e dalla cattedrale nella Giudecca, parola di origine incerta; chi la intende in senso dispregiativo di “giudaica” (ossia di Giuda, l’apostolo traditore), chi come i veneziani (di casa a Trani a partire dal 1496) nel senso dialettale veneto di “giudecà”, i passati in giudizio.

Non è un mistero che il porto di Trani fosse a quell’epoca molto più incavato nella città e che dalla via che porta alla chiesa di Ognissanti si accedeva a un diaframma urbano tuttora conosciuto come La Galera, usata dai marinai per far stazionare i galeotti rematori.

Un intero quartiere di vicoli e cortili a diversi piani con le terrazze contigue, praticamente l’una attaccata all’altra.

Sembra che con tale stratagemma Trani scampò agli assedi saraceni; i tranesi  avevano una facile via di fuga sulle terrazze.

Federico II di Svevia (1194–1250) tuonava dicendo “fuggite dai tranesi di sangue ebraico” ma cedeva loro il monopolio della seta grezza sottraendoli a vessazioni civili ed ecclesiastiche; inoltre amava circondarsi di medici e sapienti ebrei e suo figlio Manfredi parlava l’ebraico.

Ma gli Ebrei tranesi si distinguevano anche nella colorazione dei tessuti e della lana, nella sartoria di classe e, non ultimo, nel diritto marittimo.

Basti pensare che nel 1063 furono redatti a Trani gli Statuti Marittimi (tuttora internazionalmente validi) e, accanto al console cristiano Nicola de Roggero, gli altri due consoli firmatari erano gli ebrei Simone de Brado e Angelo de Bramo.

Ogni tanto qualcuno usciva di senno e inventava accuse di usura; eppure senza prestito monetario con gli interessi non esisterebbe il commercio e ciò ai cristiani era vietato.

Gli Ebrei tranesi non solo sapevano gestire alla perfezione il denaro alla luce di innumerevoli regole talmudiche ma conoscevano l’arte della concorrenza; sarà anche per questo che, allo scopo di contrastare i potentati bancari su Trani e anche “ringraziare” i veneziani della protezione loro accordata, gli ebrei applicarono tassi di interesse notevolmente inferiori a quelli dei banchieri toscani, genovesi e della Serenissima. 

“Fuochi” (famiglie) ebraici ce n’erano a Bisceglie e Andria, giusto per rimanere nei dintorni. A Barletta una piccola ma ben organizzata comunità ebraica risiedeva a ridosso del quartiere greco, tra l’attuale via Romania e via del Cambio (oggi Corso Cavour) o, secondo altre fonti, a ridosso dell’attuale Piazza Plebiscito.

Credo di aver scoperto i resti dell’antica sinagoga barlettana ma dovrei disturbare diverse famiglie del quartiere di S. Andrea per averne conferma.

A Trani c’era un “pensiero” giuridico e religioso ebraico ed è quello che si trasmette, non già la maestria nel commercio o altro.

Da Isaiah a Solomon a Nathan a Josef, l’Ebraismo tranese ha dettato regole etiche e giudiziarie all’intera Diaspora.

Mette ancora i brividi documentarsi su Responsa licenziati nello Stato d’Israele in materie anche delicate e scoprire che nello Stato ebraico si è deciso in un senso o nell’altro in base agli scritti di Isaiah o Josef Mitrani (ossia “da Trani”, da cui il cognome Vitrani).

Il declino arrivò con gli Angioini: allontanarono gli Ebrei tranesi in pochissimi giorni e si diedero un gran daffare a cancellare ogni minima traccia della loro presenza.

Quelli rimasti divennero marrani, ebrei dentro e cristiani fuori: la challà, il pezzo di impasto del pane che il venerdì veniva gettato per strada e non bruciato per non dar nell’occhio, i primogeniti battezzati e dopo 30 giorni portati nella chiesa di S. Anna (l’antica Sinagoga Scola Grande) per il pidion–haben o riscatto dal Sommo Sacerdote, sostituito da un prete tranese di origini marrane.

Questi neofiti ottennero privilegi e divennero economicamente importanti, suscitando l'invidia della nobiltà tranese; come dire, Ebreo sei e tale rimani.

Ma non si può cancellare di colpo l’intera onomastica tranese, fortemente ebraicizzata; Parente, Calò(nimos), Bonella, Musci o Musicco o  Musacco o Moselli (da Moshè), Gallo e Franzese (dalla Francia), (bona)Ventura o Benvenisti o Bongiorno o Bonadies (tutti sefarditi ossia dalla Spagna), Zecchillo (da Zaccai), Santoro e (De Lo) Toro (allevatori di bestiame), Enriquez, Nunez, Servodio, Pasquadibisceglie, Di Venosa, Mele(ch) e Melillo, Trevisani (ossia tedeschi da Treviri), Vitale...

Dopo 470 anni l’Ebraismo è tornato a Trani, nel tacco d’Italia si torna a parlare ebraico, risuonano le tefilloth nelle altissime volte della Sinagoga Scolanova (rimessa a nuovo e arricchita di nuove Tavole della Legge grazie all'aiuto di correligionari tripolini), la kedushà del Rotolo della Legge torna a riempire uno dei luoghi più suggestivi della Diaspora.

Riportare l’Ebraismo a Trani; quello vero, che cammina sui piedi e risiede nel cuore dell’Ebreo, delle preoccupazioni quotidiane di aprire la Scolanova per le preghiere o le visite turistiche, dello shabbath, delle matzoth da far arrivare all’Ebreo di Manduria o di Lecce.

Sembra che Trani avesse un rito ebraico meraviglioso; forse non lo abbiamo del tutto perduto (oggi a Trani vige il minhag italiano) ma anche qui occorrerà fare qualche viaggio nell’Europa balcanica.

Trani è il capoluogo ebraico della Puglia che, un giorno non lontano, se D-o vuole, diverrà comunità a tutti gli effetti (oggi è Sezione della Comunità di Napoli).

Una grande opportunità di riportare l’Ebraismo in quel Mezzogiorno d’Italia dal quale fu sradicato con la forza.

Qualcuno ama parlare soltanto del glorioso passato ebraico tranese o scrivere fiumi di libri su catacombe e cimiteri ebraici, vecchi mikvè, antichi forni delle azzime, ecc.

Giusto che si faccia ma noi siamo Ebrei, non Etruschi.

Alcuni Maestri osano affermare: «ebreo non è già chi vanta la propria mamma ebrea ma chi “avrà” il proprio nipote ebreo».

È un paradosso, naturalmente; ma che rende l’idea di come un Ebreo abbia a trasmettere la propria identità al punto da ipotecarla oggi su quella del figlio di suo figlio.

Questa è l’anima ebraica e nessuno può sradicarla dal Mezzogiorno d’Italia.

Francesco Lotoro

pianista, responsabile culturale della Sez. ebraica di Trani

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venerdì, 28 agosto 2009

 

PRIMO FESTIVAL DELLA CULTURA EBRAICA ANCHE A SAN NICANDRO GARGNICO (FG)

 

di Anna Lucia Sticozzi (*)

 

S'intitolerà "Negba - verso il Mezzogiorno" e si svolgerà dal 6 al 10 settembre

 

 

 

 

SAN NICANDRO GARGANICO. Avrà un ruolo di grande rilievo anche la città di San Nicandro, grazie alla sua attivissima comunità ebraica, nel 1^ Festival della Cultura Ebraica che si svolgerà in Puglia dal 6 al 10 settembre prossimo intitolato “NEGBA-Verso il mezzogiorno” con una serie di manifestazioni culturali, dibattiti, convegni, concerti, spettacoli, degustazioni nelle città pugliesi, sedi di comunità ebraiche.

 

Il programma ufficiale delle iniziative inserite nel grande evento nazionale dedica infatti la giornata del 9 settembre alla comunità ebraica sannicandrese fondata da Donato Manduzio con visita alla sinagoga, al museo civico e al cimitero ebraico in mattinata, mentre nel pomeriggio, alle 18,00 un dialogo presso la Torre di Mileto tra rav Roberto Della Rocca e lo storico dell’ebraismo Pasquale Troìa sulla storia degli ebrei di San Nicandro.

A seguire, alle 19,00 il “Concerto al tramonto” del Nigunim Trio Italyà e alle 21,30 l’attesissima proiezione, in anteprima assoluta, del film-documentario “Il viaggio di Eti – da San Nicandro a Sefat” del regista Vincenzo Condorelli, girato tra la città israeliana e San Nicandro sulle tracce degli ebrei sannicandresi trasferitisi in Israele nel 1948, in un’ideale ricerca delle proprie radici storico-culturali e religiose. Il festival della cultura ebraica, promosso dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e dall’assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia (e patrocinato dai comuni che ospiteranno gli eventi: Andria, Bari, Lecce, Oria, Otranto, Sannicandro Garganico, Trani) si inserisce in un progetto più ampio “per la riscoperta e la valorizzazione, con le istituzioni e i territori, dell’ebraismo perduto nel Sud Italia. La regione Puglia - si legge in una nota ufficiale dell’evento - è per molti motivi una straordinaria opportunità: lo è per la rinascita della Comunità Ebraica di Trani, per la riscoperta della storia degli Ebrei di San Nicandro Garganico, per le tracce diffuse di questa storia millenaria. Lo è per l’impegno che la Regione sta portando avanti come area di riferimento per gli scambi e le relazioni nel bacino del Mediterraneo.” E proprio la parola che dà il titolo al Festival, “Negba”, che in ebraico biblico significa “verso Sud” (usata nella Bibbia in occasione del viaggio di Abramo verso sud in direzione di Gerusalemme), è deputata a rappresentare simbolicamente il cammino dell’ebraismo italiano attraverso le comunità ebraiche del mezzogiorno. Il festival della cultura ebraica “Negba – verso il mezzogiorno” segue cronologicamente la “Giornata della cultura ebraica” del 6 settembre che, giunta alla sua X edizione, vede proprio quest’anno una città pugliese, Trani, quale capofila della manifestazione di carattere internazionale che si svolge in contemporanea in 27 Paesi europei per diffondere la conoscenza della cultura ebraica. Una vera e propria svolta storica per la Puglia e le comunità ebraiche pugliesi: “E’ la prima volta che l’ebraismo italiano propone un’iniziativa così importante in una regione dove la presenza di correligionari è limitata e sparsa nel territorio – spiega Grazia Gualano, ricercatrice, portavoce della comunità ebraica sannicandrese -. A Trani città capofila della Giornata della Cultura, che con Andria, Bari, Lecce, Oria, Otranto, San Nicandro Garganico, ospiteranno il Festival, compiamo il primo passo verso la riscrittura di un intero capitolo di ebraismo.” Intanto, è in fase di programmazione a San Nicandro, “Transiti ad Oriente”, un grande evento culturale per la valorizzazione dell’ebraismo sannicandrese, promosso dall’amministrazione comunale che si terrà nel prossimo autunno.

 

(*) Tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno" ed. "La Gazzetta di Capitanata" del 20 agosto 2009

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categorie: cultura ebraica, garganici, giornata europea della cultura e
mercoledì, 19 agosto 2009

Dalla sera del 6 settembre partirà da Trani il Festival
di Cultura Ebraica in Puglia NEGBA

 

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DAL 4 AL 6 SETTEMBRE
TRANI SARA' CITTA' CAPOFILA DELLA GIORNATA EUROPEA DELLA CULTURA EBRAICA 2009

La Giornata Europea della Cultura Ebraica 2009 che si svolgerà domenica 6 settembre 2009 (17 Elul 5769 del calendario ebraico) gode dell'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, è organizzata dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ed è patrocinata da Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Consiglio d'Europa, Consiglio Europeo delle Comunità Ebraiche e altre Istituzioni culturali internazionali.

La Giornata, giunta alla sua decima edizione, avrà luogo in 28 nazioni europee e sarà Trani la città italiana capofila.

In collaborazione con l'Amministrazione Comunale e l'Assessorato alle Politiche Culturali di Trani, la comunità ebraica tranese ha realizzato un'offerta multiculturale, religiosa e artistica dal titolo Trani Ebraica.

Tutte le iniziative si svolgerano dalla sera del 5 alla sera del 6 settembre (dalla sera del 4 per chi parteciperà allo Shabbath, il sabato ebraico) nel cuore del quartiere ebraico di Trani, a ridosso della Sinagoga Scolanova da pochi giorni tornata a splendere di nuovi arazzi, matroneo, banchi lignei e Tavole della Legge riposte nelle 2 antiche nicchie sovrastanti il tabernacolo.

Numerosi saranno gli Ebrei che confluiranno a Trani da ogni parte d'Italia, da diversi Paesi europei e da Israele.

Al termine delle manifestazioni della Giornata, con uno spettacolo di Gioele Dix presso il Castello Svevo di Trani partirà NEGBA, Festival della Cultura Ebraica in Puglia promosso da U.C.E.I. e Regione Puglia. Il Festival partirà da Trani e sino al 10 settembre toccherà diverse città pugliesi (Oria, Bari, Lecce, Otranto, Andria).

Grande partecipazione e collaborazione alla Giornata sarà offerta dal gruppo ebraico di Sannicandro Garganico che non solo parteciperà alle iniziative tranesi ma ospiterà diverse manifestazioni del Festival Negba.

In vista dell'alto afflusso di Ebrei a Trani durante la Giornata e il Festival, il ristorante Da Miana (tel. 0883589794) prospiciente la Sinagoga verrà appositamente kasherizzato (ossia reso idoneo alle regole alimentari ebraiche) e dalla sera del 5 alla sera del 10 settembre servirà alla clientela, ebraica e non, menù di cucina ebraico-pugliese rigorosamente kasher.

Le iniziative di Trani ebraica sono state ispirate dalla particolare vocazione urbanistica, storica e culturale della Trani ebraica tardo–medioevale e rinascimentale; lo scopo è quello di riportare in vita atmosfere e sensazioni condivise dalla fiorente popolazione ebraica tranese nel suo periodo di massimo fulgore ma altresì di promuovere fortemente i valori sociali e le risorse del patrimonio culturale, religioso e artistico ebraico nell’attualità del Mezzogiorno.

Questi gli eventi della Giornata Europea della Cultura Ebraica a Trani:

 

venerdi 4 settembre e sabato 5 settembre

 

dal tramonto di venerdi 4 al tramonto di sabato 5 presso la Sinagoga Scolanova: Yom ha–Shabbath, il Sabato ebraico

Lo Shabbath ha un’importanza fondamentale nella vita dell’Ebreo che in questo giorno ricorda la Creazione e, rinunciando ad ogni opera d’ingegno, riconosce che queste doti vengono da Dio. L’obbligo nell’osservanza dello Shabbath investe anche chi lavora alle dipendenze di un Ebreo e i suoi animali quale affermazione di un concetto di uguaglianza, dignità umana e del lavoro che precorre i tempi di tante conquiste sociali. La festa termina il Sabato sera all’uscita delle prime tre stelle visibili ad occhio nudo con la cerimonia della havdalà; quest’ultima inizia con la berachà sul vino (o su altre bevande) ed è seguita dalla berachà sugli aromi durante la quale si odorano spezie profumate o un arbusto odoroso (quasi a voler trattenere il profumo dello Shabbath), dalla berachà sulla luce in cui si accostano le mani piegate a una candela accesa per vedere la distinzione tra buio e luce. Al termine si pronuncia shavua tov (buona settimana). Tutti i riti dello Shabbath si svolgeranno nella Sinagoga Scolanova. 

 

sabato 5 alle ore 21:00 in piazza Scolanova: La luna oltre il Neghev, proiezione del film Vai e vivrai di Radu Mihaileanu

In collaborazione con il Centro di cultura ebraica Pitigliani di Roma e Tranifilmfestival dell’Associazione Culturale Nirvana di Trani, La luna oltre il Neghev apre uno squarcio nella letteratura cinematografica ebraica e specificatamente israeliana. Il film scelto è Vai e vivrai di Radu Mihaileanu, intenso e a tratti drammatico squarcio sulla realtà dei Beta Israel o cosiddetti Felasha, Ebrei etiopi costretti a fuggire dall'Etiopia e arrivati in Israele mediante la leggendaria Operazione Mosè condotta dall'esercito israeliano. Il film, introdotto da una breve illustrazione artistica, sarà proiettato in piazza Scolanova la sera del 5 settembre al termine dello Shabbath (intorno alle ore 21:00) su maxischermo e in sound quality ad alta definizione. Al termine, il ristorante Da Miana offrirà a prezzo speciale una cena leggera kasher.

 

sabato 5 dalle ore 21:00 e domenica 6 dalle ore 9:30 nel quartiere ebraico di Trani e in piazza Scolanova: Alègrate, o Judios y las Naciones, annuncio della Giornata con araldi, musici e maestranze in costumi d’epoca

Per le vie del centro storico di Trani gli araldi in costume rinascimentale annunceranno nelle diverse lingue parlate all’epoca dagli ebrei di Trani (italiano, spagnolo, ebraico, francese, tedesco, latino) l’approssimarsi della Giornata. Gli annunci verranno scanditi da trombettieri, tamburieri e gonfalonieri. Attori in costumi d’epoca impersoneranno rabbini, maestranze e figure sociali dell’epoca. Domenica mattina intorno alle 9:30 al termine di schachrith (la preghiera mattutina presso la Scolanova), un hazan inviterà chiunque a entrare nella Sinagoga, casa della Torà. Un servizio hostess garantirà continua assistenza e fornirà informazioni in merito.

 

domenica 6 settembre

 

alle ore 10:30 in piazza Scolanova: Chi è rimasto a bottega?, Stand di editoria, artigianato e gastronomia ebraica, infopoint

Prima, durante e dopo ogni manifestazione della Giornata si accederà a diversi tipi di stand di argomento ebraico, con possibilità di acquisto. Saranno esposti vasti assortimenti di editoria e discografia ebraica, kit della Giornata, manufatti dell’artigianato ebraico tranese su ceramica e maiolica, una vasta gamma di prodotti gastronomici kasher e degustazione di cucina ebraica.

 

alle ore 10:30 in piazza Scolanova: Il ritorno del Mabit – 1ª parte; la vita dell’Ebreo

Il tema della Giornata di quest'anno è "Feste ebraiche e tradizioni". Un narratore spiegherà al pubblico usi e costumi della vita ebraica mentre attori e comparse in costumi rinascimentali ne ricreano in forma di spettacolo gli eventi più salienti: milà (circoncisione), bar mitzvà (maggiorità religiosa), matrimonio, ecc.

 

alle ore 11:30 in piazza Scolanova: inaugurazione ufficiale della Giornata Europea della Cultura Ebraica 2009

E' il momento istituzionale vero e proprio, durante il quale le Autorità governative, regionali, provinciali e comunali porteranno il loro saluto. Secondo il costume antico, l’arrivo delle Autorità verrà annunciato dagli araldi nei costumi d’epoca. Dopo che il presidente dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane avv. Renzo Gattegna dichiarerà ufficialmente aperta la Giornata Europea della Cultura Ebraica 2009 in tutte le città italiane aderenti alla Giornata con Trani città capofila, trombettieri e tamburieri sanciranno con squilli e rulli l’ufficialità del momento mentre dal tetto della Scolanova verranno srotolati lungo la facciata della Sinagoga gli striscioni rappresentanti i simboli della Giornata e dell’Ebraismo.

 

alle ore 12:30 presso la ex Sinagoga Scolagrande (via La Giudea): presentazione della sezione ebraica del Museo diocesano

In collaborazione con la Curia arcivescovile di Trani, verrà presentata a pubblico e stampa la sezione ebraica del Museo diocesano presso la ex Sinagoga Scolagrande. Lo studioso ed ebraista Prof. Cesare Colafemmina esporrà in forma di visita il materiale storico acquisito dal nuovo museo ebraico che, dopo un lungo lavoro di restauro, esporrà al pubblico pietre tombali e lapidei della Trani ebraica a cavallo dei sec. XV–XVI. L’esposizione museale sarà aperta al pubblico dalle ore 10:00 alle ore 20:00.

 

alle ore 13:30 in piazza Scolanova: Beteavon! Pranzo e buffet di cucina kasher pugliese

Beteavon! significa in ebraico Buon appetito. Sarà possibile mangiare kasher (su prenotazione) presso il ristorante Da Miana prospiciente la Sinagoga. In piazza Scolanova sarà sempre in funzione lo stand di degustazione di cucina ebraica.

 

alle ore 16:30 in piazza Scolanova: Il ritorno del Mabit – 2a parte; le feste degli Ebrei

Un narratore spiegherà al pubblico le feste del calendario religioso ebraico mentre attori e comparse  in costumi rinascimentali ricreano in forma di spettacolo il Rosh Hashanah, lo Yom Kippur, la festa delle Capanne, Pesach o la Pasqua ebraica, Shavuoth, Hanukkah e Purìm, il carnevale ebraico.

 

dalle ore 17:30 alle ore 19:30 in piazza Scolanova: Sefer, 2 conferenze su storia, pensiero e attualità ebraica in Puglia

Sefer è un contenitore di 2 conferenze della durata di 60’ cadauna. Le conferenze rappresentano il momento più intensamente culturale della Giornata e verteranno sulle seguenti tematiche: "Puglia, cerniera tra Oriente e Occidente" (relatore Cesare Colafemmina) e "Pax Imperiale e Messianismo all’epoca del Secondo Tempio e alla luce del diritto romano" (relatori Andrea Lovato, Giovanni De Bonfils, Massimo Miglietta, Francesco Lucrezi, Rav Shalom Bahbout).

 

dalle ore 19:30 alle ore 21:00 nel quartiere ebraico di Trani: “Trani es una ciudad muy hermosa y judía...", musiche del ‘500 pugliese eseguite da musicisti con costumi e strumenti dell’epoca

Ad ulteriore arricchimento e valorizzazione dell’intero quartiere ebraico di Trani, cantanti e strumentisti specializzati nel repertorio musicale rinascimentale con costumi e strumenti dell’epoca (tiorba, liuto, flauti sopranini) eseguiranno musiche della tradizione ebraica s’faradi ma altresì musiche di Autori dell’epoca come Primavera, Radesca, Rodio, ecc. in un luogo particolarmente suggestivo della Giudecca a ridosso della Sinagoga. Giocolieri e menestrelli saranno presenti per le vie del quartiere ebraico e, oltre ad intrattenere i passanti, eseguiranno senza soluzione di continuità villanelle, filastrocche, canzoni levantine nello stile rinascimentale.

 

 

Per ogni informazione, scrivere all'indirizzo email ebraicatrani@fastwebnet.it 

BodyPart2 Comunità Ebraica di Napoli - Sezione di Trani

segretariato via dell’Industria 93 – 70051 Barletta

tel/fax ++39 0883950639 cell ++39 3402381725

Un bus navetta a 6 posti del servizio viaggiatori N.C.C. (tel. 3288415610) garantirà dalle ore 8:00 alle ore 22:00 il trasporto di persone nella città di Trani.la Sezione Ebraica di Trani


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